Hotel Immagine. Presentazione del libro e incontro con Simone Donati

WSP Photography in collaborazione con TerraProject Photographers

Presenta

“Hotel Immagine”
Presentazione del libro e incontro con Simone Donati


Venerdì 20 maggio ore 19:30 – Via Costanzo Cloro 58, Roma

locandina_donati.jpg

WSP Photography è lieta di ospitare il fotografo Simone Donati, membro del collettivo di fotogiornalisti TerraProject, che presenterà il suo libro “Hotel Immagine”.

Dalla politica alla religione, passando per la musica, lo sport e la televisione, tra il 2009 ed il 2015 Simone Donati ha attraversato la penisola alla ricerca di miti e icone presenti nell’immaginario contemporaneo italiano. Questo progetto mostra uno spaccato della società italiana con uno sguardo ironico ma anche prettamente documentativo.

Il libro che ne deriva contiene una selezione di 48 immagini insieme a frasi prese da pagine di gruppi Facebook delle varie situazioni fotografate. Inoltre è presente una postfazione dello scrittore Daniele Rielli (Quit the Doner), che oltre a dare una sua opinione sul tema commenta anche le frasi prese da Facebook.

 

“Dall’inizio del 2009 mi sono interessato a fenomeni di massa dove comunità eterogenee mostrano comportamenti simili tra di loro. Attraversando la penisola alla ricerca di miti e icone dell’immaginario contemporaneo e partecipando a eventi tra i più disparati, ho capito come il mio paese fosse il posto più grottesco, divertente, ingenuo ed esaltato dove poter vivere e fotografare. Ho cercato quello che spinge le persone ad aggregarsi per perseguire un interesse personale, che nella rappresentazione su palchi, reali o ideali, diventa collettiva”. Simone Donati.

Al termine della presentazione sarà possibile acquistare il libro firmato dall’autore.

 

Simone Donati (1977) è nato a Firenze dove vive e lavora. Nel 2005 completa il corso triennale di fotografia alla  Fondazione  Studio  Marangoni  di  Firenze.  Dopo uno stage all’agenzia Magnum Photos di New York dal 2006 si occupa a livello professionale di fotografia documentaria. Negli ultimi anni la sua attenzione si è focalizzata sulla situazione politica e sociale italiana. Simone nel 2011 con il lavoro “Valley of Angels” è finalista al Fotografia Festival Roma, al Voies Off di Arles ed  all’OjodePez  Award  for  Human  Values  e  nel  2010  il  premio  Ponchielli  gli  ha riconosciuto il 3° posto per il lavoro “Welcome to Berlusconistan”. Nel 2009 è scelto come “Merit Winner” al Fujifilm Distinctions Awards e nel 2008 è selezionato come uno dei tre finalisti nella sezione ritratto al Sony World Photography Awards. Le sue fotografie  sono  esibite  in  mostre  sia  in  Italia  che  all’estero  e  sono  pubblicate  dalle maggiori riviste italiane ed estere tra cui Der Spiegel, D \ La Repubblica, Geo, IL, Internazionale, Io Donna,  L’Espresso, Le  Monde  Magazine,  Monocle,  Newsweek,  Newsweek  Japan,  Panorama, Sette e Vanity Fair.
WSP Photography è un’associazione culturale affiliata all’ENAL pertanto l’ingresso e tutte le attività, anche quelle gratuite, sono riservate ai soli soci. Il costo della tessera 2016 è di 3 euro ed è possibile farla il giorno dell’evento.

LOGOS – Festival della Parola con mostre fotografiche a cura di Occhirossi

OcchiRossi partecipa a LOGOS Festa della Parola

11-14 ottobre 2012, csoa ExSnia, Parco delle Energie / via Prenestina 173, Roma – www.logosfest.org www.occhirossifestival.org

Proiezioni fotografiche: Alessandro Ciccarelli, Alfredo Covino, Michela Palermo, Stefano Parrini, Giordano Pennisi, Alessandro Penso e Michele Palazzi,  Terra Project.

domenica 14 ore 17:00 presentazione dei lavori con i fotografi e le fotografe

 

GUARDARE ALLA TERRA

Una serie di lavori fotografici per significare in immagini parole chiave legate alla Terra: risorse, lavoro, inquinamento, colonialismo, sfruttamento, identità, immigrazione, memoria. OcchiRossi ha selezionato per LOGOS lo sguardo di un gruppo di fotografi che individualmente, o in un lavorare collettivo, ha indagato il mondo che abitiamo: Alessandro Ciccarelli, Alessandro Penso e Michele Palazzi, Alfredo Covino, Giordano Pennisi, Michela Palermo, Stefano Parrini, Terra Project.

La selezione andrà in slide per tutta la durata del festival. Domenica 14 Ottobre, alle ore 17:00, incontro di presentazione a cura di OcchiRossi, saranno presenti alcuni dei fotografi in mostra.

 

_________________________________________

 Mostre fotografiche

alessandro ciccarelli

Alessandro Ciccarelli. “Lato Selvatico”. La parola natura deriva da natus, nascere, e urus, e significa forza che genera.
La parola selvatico deriva da selva, che ha la stessa radice di sole, e vuol dire ardere.
La parola wilderness deriva dall’inglese antico wildeornes, dove deor è l’animale della foresta, e significa, in senso lato, un luogo di pericolo e difficoltà in cui tutto dipende dalla capacità di sopravvivenza.

Tuttavia.
Se volessimo tornare all’etimologia reale di queste parole, dovremmo fare molta più strada e fatica, uscire dalla città, raggiungere uno spazio di natura abbastanza esteso – a volte è necessaria molta molta strada – e trascorrervi una quantità significativa di tempo.
In silenzio. Possibilmente camminando.
Il primo senso a riattivarsi, a essere stupito, sarebbe l’olfatto: il fresco che sale dalla terra umida, l’ambra balsamica delle resine, l’odore che fa il muschio calpestato.
Poi, per non inciampare, torneremmo a far caso a dove mettiamo i piedi, e a toccare con le mani le cose intorno, ruvide, collose, scivolose: un pavimento levigato in fondo è solo una forzatura a cui siamo troppo abituati. (In partenza qualcuno ha tracciato per noi un percorso, qualcuno potrebbe dire un solco, senza ostacoli.)
I benefici legati alla vista e all’udito potrebbero riguardare una capacità ritrovata di guardare e ascoltare.
Al crepuscolo, potrebbe sopraffarci un senso primordiale di smarrimento misto a eccitazione.
Nel buio pesto, tutti i sensi si riunirebbero in assemblea, innescando meccanismi sopiti.
Un sistema arcaico in cui ogni elemento, vivente e non, è in armonia con l’altro, perché conosciuto e condiviso, in poco tempo finirebbe per sostituirsi al ridicolo ordine di idee imposto dalla cosiddetta civiltà.

Datemi come amici e vicini esseri umani selvatici, non addomesticati. Henry David Thoreau

 

alfredo covino / onoff

Alfredo Covino. Casale Monferrato è la seconda città della provincia di Alessandria, con circa 36 mila abitanti è situata sulla riva destra del fiume Po, in un’area pianeggiante tra le colline del Monferrato. In questi luoghi nel 1906 venne costruito lo stabilimento della Eternit, una fabbrica che ha tristemente segnato la storia di questa cittadina e dei suoi abitanti, lasciando dentro di loro un vuoto purtroppo incolmabile. La Eternit produceva un composto di cemento e amianto, la cui fibra è causa di diverse malattie respiratorie tra cui l’asbestosi e di un tumore specifico e incurabile: il mesotelioma pleurico. Ad aver contratto malattie non sono purtroppo solo ex-lavoratori della Eternit, ma familiari e cittadini di Casale che mai hanno lavorato all’interno della fabbrica della morte. Questo perché i dirigenti della Eternit non hanno mai impiegato misure di sicurezza tali da preservare le condizioni di salute dei propri operai e operaie, e noncuranti del rischio, hanno persino distribuito tra gli abitanti del paese la pericolosa polvere di scarto, usata poi come isolante per tetti o nella pavimentazione esterna.A dicembre del 2009 ha preso il via a Torino il maxi-processo Eternit, con 2900 parti lese e 2100 parti civili, e che vede imputati gli ex vertici della multinazionale: il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, il barone belga Ghislain de Cartier de Marchienne e i proprietari dei 4 stabilimenti Eternit di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Sono accusati di disastro doloso e di omissione dolosa di controlli antinfortunistici. È la prima volta che in Europa in una causa per danni ambientali sarà un collegio internazionale a difendere le parti civili in un processo che dovrà fare luce sulla morte di circa 3000 persone. Ma a Casale ci si ammala ancora di mesotelioma. A Casale si continua a morire.

 

michela palermo

Michela Palermo, nel ritrarre i luoghi del sisma, le cicatrici del territorio, gli strani frutti della ricostruzione, ha documentato il proprio paesaggio interiore, e la sofferta disillusione di chi affonda le proprie radici in una terra dove l’eterno incompiuto non stupisce e non indigna più nessuno.

stefano parrini

Stefano Parrini. Land Market e’ un progetto che analizza il rapporto ormai contorto tra globalizzazione e sfruttamento delle risorse naturali attraverso una serie di fotografie tragico-ironiche ispirate alla land art. Fil rouge della sottile critica è un carrello della spesa inserito in un ambiente naturale come un’installazione simbolo dell’intervento freddo e costante dell’uomo. Questo per lasciare la traccia di una riflessione sul nostro sistema consumistico e sull’impatto che esso ha sul nostro pianeta.

giordano pennisi

Giordano Pennisi. Dopo la rivolta e la conseguente cacciata da Rosarno i migranti si sparpagliano per il paese e provano a cominciare una nuova vita, o tornano periodicamente a sud per il periodo delle raccolte.
Altri di loro a Roma trovano accoglienza presso associazioni per il diritto all’abitare; in un laboratorio autogestito di arte e comunicazione in cui attraverso la condivisione di spazi e saperi non vincolata al denaro vengono sostenuti autoproduzioni e progetti di autoreddito. Migrante come loro a Roma, siciliano d’adozione, ho insegnato loro i procedimenti serigrafici; disegnando e stampando su borse e magliette le loro immagini, raccontano la loro storia, le loro speranze e preoccupazioni, passando dal raccogliere le arance per gli altri a disegnarle per loro stessi.. contro la mafia, contro il razzismo, contro la crisi.

alessandro penso & michele palazzi

Alessandro Penso & Michele Palazzi. Si muovono tra la Basilicata e la Campania, tra la Sicilia e la Calabria, alla ricerca di un lavoro che duri anche lo spazio di pochi mesi. I cosiddetti ‘lavoratori stagionali’ arrivano da Paesi devastati da anni di guerre civili. Ma in Italia si trovano a dover pagare anche cinque euro al giorno per raccogliere meloni, pomodori, uva, olive e arance. E a peregrinare tra le regioni del Sud alla ricerca del raccolto più ricco. Per raccontare le condizioni umane e sociali in cui vivono questi ‘irregolari dell’agricoltura’, Michele Palazzi (Prospekt) e Alessandro Penso (OnOff) hanno ricostruito e documentato i viaggi, le rotte, il lavoro nei campi.

TerraProject

TerraProject. “La terra sarà uno dei migliori investimenti di tutti i tempi” Jim Rogers, investitore Dopo la crisi alimentare del 2008 è iniziata una corsa globale verso terra coltivabili, un fenomeno chiamato land grabbing. Quello che molti ricercatori considerano come una nuova forma di colonialismo si basa sull’acquisizione di terreni, da parte dei governi e di compagnie private, in paesi in cui gli accordi commerciali di agribusiness sono favoriti da leggi e corruzione. Il presente progetto si propone di documentare gli effetti del land grabbing in alcuni paesi del mondo, concentrandoci sulle persone che sono state sfrattate dalle loro terre, sullo sfruttamento del territorio da società straniere che investono in legno, biocarburanti, colture alimentari e altre risorse, e sugli effetti sull’ambiente e sull’economia locale della rimozione dei terreni agricoli. Nei mesi passati siamo stati in Etiopia, Brasile, Filippine ed Ucraina, per evidenziare le dinamiche e le peculiarità degli investimenti nella terra. I quattro paesi sono stati selezionati per documentare le diverse forme che gli investimenti nella terra possono avere nel mondo.

 LOGOS Festa della Parola

11-14 ottobre 2012, csoa ExSnia, Parco delle Energie / via Prenestina 173, Roma – www.logosfest.org www.occhirossifestival.org

 

Incontro con Pietro Paolini (TerraProject) @ CSF ADAMS

PIETRO PAOLINI AL CSFADAMS

Ingresso libero consigliata la prenotazione
Giovedi 7 giugno ore 19,00

(c) Pietro Paolini Bolivianas

(c) Pietro Paolini Bolivianas

Presentazione del lavoro “Bolivianas”, premiato con un award al World Press Photo 2012 . Descrizione del metodo di produzione e presentazione dei lavori editoriali realizzati parallelamente.
Discussione sullo sviluppo e il futuro della fotografia documentaria.

“Pietro Paolini è nato a Firenze nel 1981. Ha frequentato il corso triennale presso la Fondazione Studio Marangoni a Firenze nel 2005. Dal 2004 ha iniziato il suo interesse per la realtà del Sud America, con particolare attenzione i paesi del nuovo socialismo latino americano, Venezuela, Bolivia ed Ecuador. Nel 2006 fonda insieme ad altri quattro fotografi il collettivo TerraProject, che si occupa di tematiche sociali e geografiche italiane realizzando progetti collettivi di fotografia documentaria. Le sue fotografie sono state esposte in Italia e all’estero. Collabora come free lance con molte riviste italiane e internazionali. Nel 2009 ha vinto la sezione “borsa di studio” al premio “Canon giovani fotografi”. Dal 2001 è stato selezionato per fare parte del Reflexion masterclass di Giorgia Fiorio e Gabriel Bauret. Nel 2012 il suo lavoro “Bolivianas” viene premiato al World Press Photo 2012 con il secondo premio storie nella categoria Daily life”.

http://www.terraproject.net/

http://csfadams.wordpress.com/

Fotoleggendo 2010: Incontro con Terra Project

(c) Michele Borzoni - World Press Photo 2010

Mercoledì 13 ottobre alle ore 19.00 nei nuovi spazi di Officine Fotografiche si terrà un incontro con il collettivo TerraProject Photographers.L’incontro è gratuito ed è inserito all’interno degli appuntamenti di FotoLeggendo 2010.
TerraProject Photographers e’ un collettivo italiano di fotografia documentaria fondato nel 2006 a Firenze. I membri di TerraProject sono quattro: Michele Borzoni, Simone Donati, Pietro Paolini e Rocco Rorandelli. Ciascuno proveniente da background diversi, i fotografi del collettivo si complementano a vicenda nei vari aspetti del lavoro fotografico, dalla progettazione alla distribuzione.
TerraProject Photographers si propone come strumento di promozione dei suoi membri e dei loro lavori personali, come luogo di confronto e crescita collettiva. La sperimentazione di nuove strutture narrative nell’ambito della fotografia documentaria è uno dei principali obiettivi di TerraProject, ed avviene tramite la realizzazione di progetti collettivi e prodotti multimediali. I membri del collettivo lavorano anche indipendentemente sia su lavori commissionati che su tematiche da loro scelte.
I progetti collettivi sono lavori realizzati da tutti i membri in un costante confronto dall’individuazione dell’idea, all’editing. L’approccio stilistico e giornalistico è definito a priori, lasciando ai singoli la facoltà di interpretare la propria storia ma senza dimenticare la necessità di un’unità stilistica e di una chiave di lettura comune. L’obiettivo è quello di costruire un corpo di lavoro unitario in cui le visioni dei singoli sono strumento per realizzare l’opera di un autore collettivo.
I reportage del collettivo sono stati pubblicati sulle pagine di riviste nazionali ed estere tra le quali Newsweek, Der Spiegel, GEO, D di Repubblica, Io Donna, Vanity Fair, Magazine del Corriere della Sera, Financial Times Magazine, Internazionale, L’Espresso, Le Monde Magazine, Paris Match, TIME ed altre. I loro lavori sono stati esposti a New York, Beijing, Berlino, San Paolo ed in numerose città italiane e i membri del collettivo sono stati ospiti di vari festival fotografici.
Membri del collettivo sono stati premiati con prestigiosi riconoscimenti internazionali tra cui il World Press Photo (2010) ed il Premio Canon (2010).

http://www.terraproject.net
http://www.fotoleggendo.it

Nuovi autori: Intervista a Simone Donati – Terraproject

Simone Donati è membro fondatore, assieme a Michele Borzoni, Pietro Paolini e Rocco Rorandelli, di uno dei più interessanti collettivi fotografici italiani TerraProject di Firenze. vincitore di importanti premi i suoi lavori sono stati pubblicati dalle più importanti riviste italiane ed internazionali.

Il tuo lavoro “Welcome To Berlusconistan” ha ottenuto una menzione al Premio Ponchielli 2010. Come nasce l’idea di questo reportage. Qual è il quadro dell’Italia che ne esce fuori a tuo parere?

Il lavoro è iniziato nel marzo del 2009, durante il congresso formativo del PDL. Sono andato a fotografare durante i 3 giorni del congresso quasi per caso, spinto da una curiosità verso la realtà politica di Berlusconi e delle persone che lo seguono. Non pensavo potesse diventare un progetto a lungo termine ma dopo aver visto gli scatti di quel weekend ho deciso di continuare. Ho così iniziato a seguire convention, comizi ed incontri nei mesi successivi e via via a mettere insieme il lavoro, che ancora non ritengo concluso. L’Italia che ne viene fuori credo dipenda dal giudizio politico di ognuno, cerco di tenere un certo distacco nelle immagini e sono convinto che la maggior parte di esse possa essere interpretata in modo diverso a seconda dello schieramento di appartenenza.

Fai parte del collettivo “TerraProject”: come nasce l’idea del collettivo e quale pensi sia la forza di un realtà del genere nel panorama fotografico odierno?

Il collettivo è nato nel 2006, eravamo, e siamo tutt’ora, 4 amici che hanno deciso di unire le “forze” e di lavorare insieme a progetti collettivi, non dimenticandosi però di continuare i propri progetti personali. Penso che il lavoro del collettivo porti ad una confronto continuo sulla fotografia, che ci aiuta nel proseguire il nostro percorso, anche se bisogna stare attenti a continuare anche i progetti personali per non perdere di vista l’autorialità di ognuno.

Il caso di Marco Vernaschi (leggi qui) ha suscitato una serie di polemiche e discussioni inerenti la deontologia professionale e le conseguenze etiche del mestiere del fotoreporter. Come ti poni al riguardo? Ti sei mai trovato di fronte a situazioni in cui hai preferito “non scattare”?

Ho seguito il caso di Vernaschi e ciò ha confermato l’opinione che già avevo. Bisogna che il fotografo sia prima di tutto onesto con chi ha di fronte e con se stesso, l’onestà penso sia la qualità principale che un fotografo debba avere. Questo non vuol dire che Marco non sia stato onesto, sinceramente non so se abbia davvero chiesto di riesumare quel corpo o no, sono però certo che io non lo avrei fatto, mi sembra che si vada oltre la pura documentazione giornalistica.

Quali sono secondo te i principali ostacoli che un giovane fotografo che vuole intraprendere questo mestiere si trova ad affrontare?

Sicuramente il farsi conoscere e l’emergere in un panorama sempre più saturo di fotografi è l’ostacolo maggiore. Ormai chiunque possegga una buona reflex digitale si può definire fotografo. Il passo successivo è quello però che fa la differenza, cioè riuscire a trovare una propria visione, svilupparla e concretizzarla in lavori fotografici di alto livello. Ci vogliono molta costanza e tanta tanta pazienza.

Ritieni che in Italia ci sia un’adeguata cultura dell’immagine, una formazione valida che permetta anche una conoscenza della storia della fotografia (le cosiddette “basi”)? Chi sono stati i tuoi “maestri”?

In Italia io conosco la realtà dello Studio Marangoni di Firenze, dove mi sono formato, partendo proprio dalle “basi”, storia della fotografia, storia dell’arte, camera oscura b/n, etc. Posso dire che se si vuole davvero intraprendere questo percorso la formazione di questo tipo è fondamentale. Poi si deve chiaramente integrare con lo studio degli autori, passati e contemporanei, il cinema, la musica. Non ci si può legare solo alla fotografia. Non conosco altre realtà didattiche in Italia ma sicuramente ce ne saranno di altrettanto valide. Non so se ho avuto dei veri e propri “maestri”, ho iniziato come tanti altri guardando le foto di Cartier Bresson, poi avvicinandomi al reportage classico in b/n e verso la fine della scuola passando al colore ed al medio formato. Ultimamente mi sto avvicinando al video ed ai multimedia anche se il mettere insieme fotografia ed audio mi accompagna dal primo anno di scuola, nell’ormai “lontano” 2002.