Steve McCurry si racconta

“È necessario molto tempo per sviluppare una propria visione e avere un proprio stile, non bastano settimane o mesi ma servono anni. Ci vogliono pratica, disciplina e perfezionamento per riuscire: le foto sono una cosa così immediata e scattare è un gesto così veloce che la gente pensa che si possano fare in fretta. È qui che si sbagliano; se vuoi essere un fotografo devi guardare molto e provare molto. Io ho guardato tantissimo, soprattutto Henri Cartier-Bresson, nessun altro è arrivato così vicino all’eleganza, alla completezza e alla perfezione”.

Steve McCurry – estratto da “A occhi aperti” di Mario Calabresi – Contrasto Editore.

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Toscana Foto Festival 2011

Giunge quest’anno alla XIX edizione una delle manifestazioni di fotografia fra le più importanti non solo in Toscana, ma anche e soprattutto in ambito nazionale ed internazionale. Grandi nomi della fotografia, Guy Le Querrec, Douglas Kirkland, Giovanni Gastel, Heiko Hosoe, Francesco Zizola, Lucian Clergue, Oliviero Toscani, Alex Webb, Andrea Pistolesi, Antonio Guccione, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Larry Fink…), si sono succeduti nei numerosi workshop che ogni anno a Luglio vengono effettuati a Massa Marittima, location incantevole dell’Alta Maremma. I corsisti provenienti da tutte le parti sono non solo studenti o fotoamatori, ma una sostanziale percentuale è rappresentata da professionisti che aspirano a migliorare le loro competenze. Francia, Austria, Svizzera, Olanda, Stati Uniti sono alcuni paesi da cui provengono i nostri iscritti.
La XIX edizione del Toscana Foto Festival si svolgerà nel mese di Luglio 2011. Il programma prevede come sempre una serie di mostre fotografiche che saranno aperte al pubblico dal 2 al 31 luglio, i workshop dal 7 al 16 luglio, le serate a tema, le proiezioni dei corsisti, la lettura portfolio e i premi fotografici. Insomma un programma, molto ricco e intenso, degno di un Festival con la effe maiuscola.
Per le mostre fotografiche oltre al vincitore del Premio “Epson le Logge”, che quest’anno coincide con il vincitore del “Portfolio Italia”, Stefano Giogli, abbiamo “Quelli di Franco Fontana”, una serie di immagini di ex corsisti dei workshop del grande Maestro. Inoltre una selezione delle più belle immagini pervenute da tutto il mondo, per il concorso dell’edizione 2010 “Fra il tramonto e l’alba”. Sicuramente, e non per caso, la mostra più attesa è quella di Steve McCurry “Instants Suspendus” che sarà allestita al Palazzo dell’Abbondanza. Una
mostra fotografica che non vogliamo descrivere perchè ogni parola può essere di troppo. Vi invitiamo a visitarla, sarete voi stessi a trovare le parole giuste per raccontare queste meravigliose immagini.
Naturalmente e come sempre, il momento più atteso del Toscana Foto Festival sono le due settimane dei workshop. Dal 7 al 16 Luglio le “cattedre” del TFF saranno occupate da nomi eccellenti della fotografia. Da Giovanni Gastel a Amedeo M.Turello, da Martine Voyeux a Steve McCurry, per proseguire con Maurizio Galimberti, Roberto Rocchi e Cristina Garcia Rodero. E non dimentichiamo Franco Fontana, Art Director del Toscana Foto Festival fin dalla prima edizione che ogni anno ripete il suo “Creatività” e che ogni anno conferma il tutto esaurito. La novità per quanto riguarda i workshop è sicuramente Orsola Sinisi che propone un “Videosafari tra le Colline Metallifere”. Promosso da pibinko.org questo workshop dedicato alla videoripresa è un po’ fuori dagli schemi del tradizionale Toscana Foto Festival. Il risultato atteso è quello di comporre il quadro di un territorio in cui turismo, agricoltura, archeologia industriale si sommano e offrono spunti, soggetti spesso inediti e personaggi inaspettati. Insomma: un’occasione particolare, sia per chi già frequenta la bassa Toscana che per chi ancora non la conosce, per rileggere il territorio attraverso l’occhio della videocamera. Altri appuntamenti importanti e ormai consolidati sono: “Incontri con l’autore”, serate a
tema che in questa edizione vedranno impegnati Amedeo M.Turello con una lecture dal titolo: “La fotografia di Moda. Dal sogno alla realtà” e Steve McCurry con la presentazione del film “Search for the Afghan Girl”.
Proseguirà il premio “Epson Le Logge” ormai giunto alla quindicesima edizione. Il primo e il secondo classificato parteciperanno alla finale del Portfolio Italia. Inoltre per il quarto anno sarà consegnato il Premio “Epson Città di Massa Marittima” che ad oggi è andato rispettivamente al regista Giuseppe Tornatore,alla diva Gina Lollobrigida e alla Contessa Marina Volpi Cicogna. Per il 2011 il comitato artistico, presieduto dal Direttore Artistico Franco Fontana e dal Sindaco Lidia Bai stanno valutando tra una rosa di nomi colui o colei
alla quale verrà consegnata l’ambita statuetta nella serata conclusiva della XIX edizione del Toscana foto festival.

Per informazioni:
http://www.toscanafotofestival.com
info@toscanafotofestival.com
Tel. 0566 901526

I colori del mondo: mostra del National Geographic Italia a Roma

A cura di Guglielmo Pepe
12 febbraio  –  1 maggio 2011

Spazio ‘fontana’
via Milano 13
INGRESSO LIBERO

I colori del mondo

Un’altra grande mostra fotografica organizzata da National Geographic Italia al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 12 febbraio al 1 maggio, che quest’anno focalizza l’attenzione su “I Colori del Mondo”.
Le novantacinque immagini, inedite per il magazine e di grande impatto visivo ed emotivo, sono infatti declinate attraverso quattro colori. Rosso, colore della terra, del fuoco, delle comunità, degli usi e costumi, delle donne, dei bambini, degli uomini. E’ il colore del cuore, del sangue, della passione. Verde: il mondo green in tutte le sue espressioni, il green come colore dell’oggi e del domani, il verde della speranza. E’ il colore della natura, della vegetazione, dell’esistenza stessa.
Bianco: l’immacolato dei luoghi colpiti dal riscaldamento globale, degli animali a rischio di sopravvivenza, dell’innocenza, della purezza. Azzurro: il colore dell’acqua e del cielo, dei mari e dei suoi “abitanti”, della gioia di esistere e della tranquillità.
Quattro colori per descrivere, tra contrasti e suggestioni, il presente e il futuro del mondo, la forza e la debolezza della natura e degli animali, l’umiltà, l’orgoglio, il dolore e la felicità degli esseri umani.
Un affascinante viaggio fotografico realizzato con gli scatti dei più grandi fotografi che lavorano e collaborano con il magazine a livello internazionale e nazionale.
“La mostra nasce dal desiderio di illustrare come i fotografi National Geographic sono riusciti, e riescono, a interpretare la vita sul nostro pianeta facendone risaltare i colori”, spiega Guglielmo Pepe, curatore della mostra ed editorialista di National Geographic Italia. “Attraverso i colori capiamo come vivono donne, bambini, uomini in tanti paesi vicini e lontani da noi; qual è la condizione dell’esistenza per chi deve combattere contro fame, povertà, guerra, malattia; come gli animali riescono a resistere alle trasformazioni del loro habitat; che cosa succede all’ambiente sotto i colpi dei cambiamenti climatici. Ma vediamo anche la Terra nella sua unicità, le persone in momenti felici, le altre specie nella loro fantastica diversità, la natura e la sua straordinaria bellezza.”

Quarantotto i fotografi in mostra, tra cui quattro italiani: Sam Abell, Lynsey Addario, William Albert Allard, Stephen Alvarez, Ira Block, Robert Clark, Jodi Cobb, Bill Curtsinger, Peter Essick, Melissa Farlow, Alessandro Gandolfi, George Grall, David Alan Harvey, Chris Johns, Lynn Johnson, Ed Kashi, Karen Kasmauski, Tim Laman, Brian Lanker, Sarah Leen, Gerd Ludwig, Pascal Maitre, Manoocher, Steve McCurry, James Nachtwey, Michael Nichols, Paul Nicklen, Flip Nicklin, Randy Olson, Carsten Peter, Antonio Politano, Reza, Jim Richardson, Sandro Santioli, Joel Sartore, Shaul Schwarz, Stephanie Sinclair, Brian J. Skerry, James L.Stanfield, George Steinmetz, Brent Stirton, Amy Toensing, Tomasz Tomaszewski, Stefano Unterthiner, Alex Webb, Steve Winter, Cary Wolinsky, Michael S.Yamashita.

Piero Gilardi – Steve McCurry: Time after Time

Plotino afferma che l’esistere del tempo è una forma di realtà imperfetta: Dio nella sua perfezione esiste al di fuori di esso. L’individuo vive fin dalla nascita immerso in un fiume che gli scorre intorno: è il corso d’acqua del tempo oggettivo legato al flusso della propria consapevolezza dell’essere. Nessuna realtà relazionata all’uomo può considerarsi eterna e nessuna situazione può contrapporsi allo scorrere del tempo cronologico. Jean Paul Sartre scrive che il tempo risulta dalla funzione azzerante dell’io sociale ed è per questo che la sua dimensione corrisponde a un continuo fuggire da se stesso, verso la presa di coscienza dell’io umano dell’individuo intraprendente e senza maschera. La stessa consapevolezza di noi stessi è unita al pensiero di infinito, alla possibilità di passaggi dimensionali per indagare l’oltre. Le nostre possibilità, in questo caso, non potrebbero esistere se non fossero legate alla continuità dell’esperienza profonda e al concetto di tempo esistenziale. Al tempo possiamo rivolgerci per comprendere l’ora in cui viviamo (tempo cronologico), oppure per testare, in un lucido stato di grazia privo di tangibili riferimenti spazio-temporali, dimensioni altre nelle quali la realtà è vissuta attraverso ottiche non convenzionali (tempo esistenziale). La mostra “ Piero Gilardi – Steve McCurry. Time after Time” parte dal presupposto che ogni individuo, a prescindere dal proprio momento storico, può avere un rapporto oggettivo e soggettivo con il tempo: i due artisti manifestano l’intraprendenza di riflettere sul concetto del tempo che passa e che si dissolve, ma al tempo stesso, bloccando o ri-creando frammenti di vita, manifestano dimensioni di un tempo senza tempo. I due artisti riescono a dare origine a una lucida e solenne danza del tempo che ci suggerisce quanto l’agire umano possa essere condizionato dallo scorrere, più o meno controllabile, degli eventi.

(c) Steve McCurry

Dal10 luglio al 5 settembre al Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art

info: http://www.luccamuseum.com/

Steve McCurry si racconta

Cerco il momento incustodito, l’essenza dell’anima che fa capolino, l’esperienza scavata sul volto di una persona. Dopo l’Afghanistan, ho fotografato conflitti in altre parti del mondo, ma in genere rimango attaccato all’Asia. E’ un mondo che mi attrae irresistibilmente; anche senza macchina fotografica. Semplicemente, mi piacciono le persone e la cultura. Sono affascinato dal buddismo, così finisco sempre in posti come la Birmania, la Cambogia e il Tibet. Ho in corso talmente tanti progetti in Asia, che potrei passare altri 10 o 20 anni solo a concludere quelli già iniziati.

Soprattutto, mi nutro dei colori dell’Asia: henné scuro, oro martellato, curry e zafferano, l’intenso nero della lacca e la decomposizione coperta di colore. Se ci penso, capisco che è il colore vibrante dell’Asia che mi ha insegnato a vedere e a scrivere con la luce. Entri in quel vicolo. Segui quel bambino. Scopri la luminosità della vita nell’eterno grigiore polveroso di Calcutta. Aspetti la luce, quella più profonda e intensa, con l’ansia di un contadino che aspetta la pioggia. E’ incredibile come, nel terzo occhio della macchina fotografica, la polvere dell’Asia componga tali preziose trasparenze, e in tale profusione, tali profondità sottomarine.

di Steve McCurry

Il mio approccio è molto umanistico. La maggior parte delle mie fotografie è basata sulle persone e io cerco in qualche modo di trasmettere ciò che quella persona mi sembra essere, una persona colta in un paesaggio più vasto, quello che immagino si chiami condizione umana.

Ciò che voglio che la gente capisca dal mio lavoro è questa relazione umana tra tutti noi, sia che si viva in India, in Africa o in America latina. C’è una specie di comunanza tra tutti noi. Al di là della religione, della lingua o dell’etnicità, siamo di fondo uguali.

Entro sempre in relazione con il soggetto, sia che mi trovi in un campo di rifugiati sia in un sobborgo di Bombay. Cerco sempre di stabilire una qualche specie di rapporto personale, per quanto breve. Capita anche che mi trovi a camminare lungo una strada e fotografi la gente in una frazione di secondo. E qualche volta capita che l’immagine appaia come se fosse il frutto di una lunga interazione, quando di fatto è stata brevissima.

Se dovessi smettere di fotografare, penso che continuerei a viaggiare. Viaggio e fotografia sono come intrecciati. E sono affascinato da entrambi. Così, se non mi dedicassi alla fotografia, farei il nomade di professione.

Tratto da  ”I Grandi Fotografi – Testimonianze e visioni del nostro tempo” Magnum Photos – Edizioni Hachette