Portfolio: Antonio Faccilongo

(c) Antonio Faccilongo

(c) Antonio Faccilongo

Antonio Faccilongo è nato a Roma nel 1979. Dopo gli studi in Scienze della comunicazione ha frequentato corsi di fotografia presso l’Istituto Superiore di Fotografia ed Officine Fotografiche oltre a seminari e workshop con molti professionisti di fama internazionale. Nel 2008 ha conseguito anche il master in fotogiornalismo sotto la guida di Rolando Fava ex direttore dell’agenzia Ansa.
Ha raccontato storie in Italia e non solo, realizzando reportage su tematiche sociali, culturali e politiche. Recentemente ha concentrato la sua attenzione in Medio Oriente e in Sud-Est Asia.

(c) Antonio Faccilongo

(c) Antonio Faccilongo

Il suo lavoro in Palestina “(Single) Women” ha ottenuto molti riconoscimenti internazionali tra cui il primo premio al PX3 2011 nella sezione storie, il primo premio assoluto al Kuala Lumpur Photo Award, il primo premio al Worldwide Photography Gala Award, il primo premio Wow World of Women e il secondo premio all’ IPA 2011 nella sezione politica. E’ stato inoltre esposto in Italia, Argentina, Inghilterra, Francia, Cina, Malesia e Stati Uniti.
Attualmente vive e lavora a Roma e collabora con l’agenzia Prospekt.ImmagineImmagine

(c) Antonio Faccilongo

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IL SILENZIO DELLA MEMORIA – WORKSHOP CON IVO SAGLIETTI

The Silence of the Memory – WORKSHOP WITH IVO SAGLIETTI
4 -10 febbraio 2011

Il Silenzio della memoria

“IL SILENZIO DELLA MEMORIA” WORKSHOP CON IVO SAGLIETTI

“Quindi vennero la Seconda Guerra Mondiale, Hitler nelle nostre città e nelle nostre case. A ben guardare i fatti, le società europee, se non gli individui uno per uno, meritavano quel che stava loro capitando: il loro modo di vita valeva veramente troppo poco, basato com’era sull’egoismo da una parte e su ideali non più creduti
dall’altra.”
Albert Camus Febbraio 1946.

Il Workshop, con partenza da Torino in treno il 4 Febbraio e ritorno 10 febbraio, si realizzerà in Polonia, con soggiorno a Cracovia e riprese fotografiche nei campi di concentramento e sterminio di Auschwitz e Birkenau.
Il Treno della Memoria attraverserà l’Europa della deportazione: Austria, Germania, Repubblica Ceca, l’arrivo in Polonia a Cracovia è previsto per il 5 Febbraio.

Costo comprensivo di viaggio, ospitalità in Ostello, trasporto giornaliero Cracovia- Campi: 850 €. Restano escluse cene e spese personali.

Informazioni: Ivo Saglietti ivo@ivosaglietti.com +39 328 72 45 962
http://www.prospekt.it/photographer.php?id=14

NUOVI AUTORI:INTERVISTA A LUCA FERRARI

Luca Ferrari romano del 1977. Laureato presso l’Università del Galles in “Documentary Photography”Vincitore di numerosi premi tra cui: Enzimi 2001 scholarship (Rome City Council), The Reginald Salisbury Award 2003
(University Of Wales, Newport),  the Observer Hodge Award 2004 (first prize student), Ian Parry Scholarship 2004
(commended), Portfolio 2005. Nel 2005 h pubblicato il suo primo libro Rebibbia.E’ rappresentato da Prospekt.

1) Parlaci del tuo lavoro “L38”, attualmente in mostra a Fotoleggendo presso l’ISA. Quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato?

In un lavoro di lunga durata, dove la pianificazione e la scoperta vanno di pari passo la maggiore difficoltà è rimanere concentrati sul processo senza distogliere lo sguardo dal fine. Mi spiego meglio, un lavoro di lunga durata è come una maratona: la corsa deve essere continua e costante bisogna dosare le energie e rimanere concentrati sul passo che si sta facendo in quel momento.

2)Il lavoro “L38” gode di allestimento molto particolare ed azzeccato. Troviamo scritte su i muri, ritagli di giornale, una televisione che trasmette le interviste degli abitanti di L38, ma troviamo anche tanto altro. Come mai una scelta del genere? E’ il segno che la fotografia si sta evolvendo, ma anche la sua fruizione?

Non so se la fotografia si sta evolvendo in questa direzione, di fronte a me in mostra c’è Alexander Gronsky, bravissimo e moderno, che ha un allestimento “classico”. Per quanto riguarda il mio allestimento lo trovo perfetto per i contenuti ed il merito va alla sensibilità, intelligenza e competenza di Tiziana Faraoni e Daniele Zendroni, con i quali mi sono trovato benissimo. La televisione trasmette il promo di un documentario che sto montando e che uscirà nel 2011.

3)La tua formazione fotografica è avvenuta all’estero, ti sei laureato presso l’università del Galles in “documentary photography”, ha inciso nel tuo stile? Ci sono differenze su come viene insegnata al fotografia da paese a paese? Quanto conta avere una formazione “scolastica” piuttosto che essere “autodidatta” quando sei sul campo?

Lo stile si trova con l’esperienza e sicuramente il Galles qualcosa mi ha dato, a parte la bella esperienza umana (poi vivere a Newport è di per se un esperienza), ma il lavoro, questo tipo di lavoro lo si impara sul campo quindi non conta se scuola o autodidatta, una buona scuola è quella che ti butta in strada con una macchina al collo. E’ molto importante però confrontarsi ed avere un “mentore” che ti incoraggia, si incazza e ti segue e io lo avuto nel mio amico Ivo Saglietti. Laurearmi in Sociologia poi mi ha dato una mano in più per interpretare il mondo. E poi Prospekt, la mia agenzia (e famiglia), con loro sono cresciuto molto.

4)A quali fotografi del passato e contemporanei ti ispiri?

Secondo me uno i fotografi li deve ammirare e stimare. L’ispirazione viene da altro, musica, cinema, libri, e tutto il resto.

5)I tuoi lavori spaziano dall’Africa(qui inserisco i titoli), Colombia, Filippine, India all’Italia, a Roma. Quanto è diverso, se lo è,fotografare all’estero piuttosto che in Italia?

Non so esattamente, tra italia e estero forse c’è un tipo di curiosità diverso e quindi una diversa forma di stupore… forse.

Addiction (c) Luca Ferrari

Links:

Luca Ferrari

Prospekt

NUOVI AUTORI:INTERVISTA A CRISTINA VATIELLI

Cristina è nata a Roma nel 1983. Diplomata presso la Scuola Romana di Fotografia, ha iniziato a lavorare nel campo fotografico come assistente, specializzata in  postproduzione. Dal 2006  lavora al progetto  a lungo termine sulla memoria della guerra civile in Spagna. Ha vinto il Concorso WINEPHOTO (2007) e  il Premio Enzo Baldoni (2009). Lavora per Prospekt.

1)Dei tuoi lavori LUNA PARK e TANGO hai anche prodotto un multimediale coniugando musica e fotografia. In più nell’imminente nuova edizione del Festival della Fotografia di Roma i multimediali e gli slideshow saranno presenti massicciamente. E’ questo il futuro della fotografia? Sarà sempre più raro gustarci la classica mostra con l stampe alle pareti e dovremo abituarci a questa fusione di generi?

Sia Luna Park che il Tango sono due lavori la cui anima è la musica. Le immagini sono ispirate dal ritmo che fa muovere i corpi. E’ proprio con questi due lavori che ho voluto sperimentare nuove forme di presentazione. Credo sia interessante approcciarsi alla fotografia in differenti modi, sperimentare ed accostarsi ad altre espressioni d’arte, come possono essere la grafica, il montaggio, il video e la musica.Vivo la fotografia stessa come sperimentazione. Non credo che gli strumenti multimediali possano sostituire la classica esposizione delle stampe, anzi offrono un valore aggiunto.E’ chiaro che di tutte le cose, bisogna vedere l’ uso se ne fa: a volte i video all’interno di una mostra, vengono utilizzati unicamente con lo scopo di mostrare più lavori possibili, puntando quindi solo sulla quantità sminuendo spesso il valore delle esposizioni.

2)Dal 2006 stai seguendo un progetto di lungo termine sulla memoria della guerra civile spagnola (Exilio de dentro). Qual sono le sensazioni che ti ha dato e ti sta dando il progetto? In lavori con tematiche simili si riesce a rimanere oggettivi o la propria cultura e il proprio vissuto ci influenza nelle scelte tra una foto ed un’altra?

La propria cultura e il proprio vissuto credo siano sempre il motivo e per il quale si decide di affrontare un tema o un altro.Il lavoro sulla Memoria della Guerra Civile Spagnola è iniziato nel 2006, periodo in cui si aprivano le prime fosse comuni e di questo pezzo importante di storia se ne parlava ancora sottovoce.La memoria in sé è un tema a me caro e amo confrontarmi con persone più grandi, osservare i loro volti segnati dall’età e dalle esperienze vissute, parlare con loro, ascoltare le loro storie, immedesimarmi nelle loro vite.

3)Sono note le difficoltà che le donne affrontano quotidianamente nel mondo del lavoro, la fotografia rispecchia la vita reale o è un’isola felice? Cosa vuol dire essere donna nel mondo della fotografia?

Credo che ormai, come in tutti i settori, essere donna non sia più uno svantaggio, anzi.La complessità del mondo femminile e la sua sensibilità trova enorme riscontro soprattutto nell’espressione, in questo caso nella fotografia. A volte la stessa vita reale può essere un’isola felice, a volte no.

4)Progetti per il futuro?

Prima di aprire nuovi progetti, vorrei portare a termine quelli già avviati  perché non li  sento ancora conclusi.

5)Come descriveresti Cristina Vatielli come fotografa?

Non ho mai  considerato l’essere fotografo uno status da raggiungere ma un modus vivendi. Non riesco a dare una definizione di me stessa come fotografa, ma posso spiegare il mio rapporto con la fotografia: Raccontare e raccontarmi.
Da un lato c’è  l’inesauribile curiosità che mi porta a osservare il mondo catturando immagini, scoprendo realtà e denunciando situazioni; dall’altro lato  il desiderio di comunicare con i miei lavori, con la speranza di indurre alla riflessione.

Link: Cristina Vatielli

LUNA PARK © Cristina Vatielli

AUTORI:INTERVISTA A IVO SAGLIETTI

Ivo Saglietti nasce a Tolone, in Francia nel 1948. Fino al 1978 dirige di documentari a sfondo sociale, poi passa ala fotografia di reportage. Nel corso della sua attività realizza reportage, mostre, pubblicazioni e missioni fotografiche in Salvador, Nicaragua, Cuba, Libano, Palestina, Cile, Colombia, Haiti, Uganda, Benin, Tanzania, Kosovo, Macedonia, Marocco, Uzbekistan, Nigeria, Ghana, Russia. Tra i suoi progetti più importanti, è in Cile tra il 1986 e il 1988 per documentare la situazione del Paese durante la dittatura di Pinochet.Tra il 1990 e il 1992 è in America Latina per una ricerca fotografica di taglio sociale, politico ed economico a 500 anni dall’arrivo di Cristoforo Colombo. Per due volte vincitore del World Press Photo, del premio Fotografi al servizio della pace e della giustizia, del Grant della Fondazione Arte di Anversa, nel 2000 diventa membro associato dell’ agenzia tedesca Zeitenspiegel e di Prospekt nel 2005.

1)Raccontaci il reportage da quando eri un fotografo alle prime armi ad oggi.

Quello che ricordo meglio di quando ero (ero?) un fotografo alle  prime armi era la mancanza cronica di denaro, poi per fortuna le cose si sono stabilizzate nel senso che il denaro è continuato a mancare ma io non ci ho più fatto caso. Per la verità quello che mi sembra manchi oggi, almeno per quanto mi riguarda, è la possibilità di inseguire e seguire le proprie passioni, i propri sogni e la propria libertà: “mettiti in tasca una manciata di pellicole e vai per i mondo” era l’insegnamento scatenante di HCB, ed io lo seguito alla lettera, tutto quello che chiedevo erano 50 rulli di Tri-X e un biglietto d’aereo.

2)Nasci come regista di documentari ma poi decidi di passare alla fotografia di reportage. Come mai questo passaggio di “strumento”?
Pensi che il linguaggio fotografico meglio rappresenti le tematiche sociali rispetto al linguaggio cinematografic/documentaristico?

Avevo lasciato la Arriflex 16 per la Leica, sono per carattere solitario, e la macchina fotografica anche lei solitaria (e molto più leggera) mi sembrava più adeguata, meno indiscreta e più disponibile alla riflessione e alla soliderietà. La mia borsa è leggera: due Leica M e pochi obbiettivi,  ho due 35mm: un Summaron 3.5 e un Summicron asph. 2 più il 50mm e il 28mm 2, uso da sempre una sola pellicola in B&N che faccio sviluppare in laboratorio, per il medio formato, ho  una ALPA e una Hasselblad SWC. Devo riconoscere che il cinema, assieme ai libri,  è stata una grande passione, è lo è tuttora, devo molto ad alcuni registi, Bergman, Antonioni, Tarkosky, ma soprattutto Angeloupolos, i suoi lunghi piani sequenza il suo stile narrativo a volte mi accompagnano durante tutto un viaggio, (assieme  ad Albert Camus, che considero la mia guida spirituale) e anche dopo nella scelta delle fotografie da stampare, mentre guardo i contatti ascolto la musica dei suoi film. Di Angelopoulos poi la sua volontà di Resistere a volte mi consola, mi sostiene e mi sottrae alla depressione e  alla povertà di questo Paese, di Sette e di mafiette.

3)”Ceuta, The doorway to the sky” o in “Bitter sugar” o in “Niger Delta H2Oil” tre lavori bellissimi che raccontano situazioni estreme,geograficamente lontanissime ma molto vicine per il dramma vissuto dai protagonisti, la lotta per la sopravvivenza.
Che esperienze sono dal punto di vista umano? Potresti raccontarci i tre lavori dal punto di vista stilistico e del linguaggio fotografico?

Ceuta ecc, ho creduto e credo che la fotografia, la fotografia di reportage,  abbia una profonda e insostituibile vocazione Umanistica, che debba raccontare dell’Uomo e del suo Destino, ricercandone e riportandone sempre, nella gioia e nella tragedia, la dignità. Quando mi avvicino a queste realtà, (Haiti è stato il paese più doloroso e dove ho sofferto di più) mi faccio sempre riconoscere, mi avvicino il più possibile, voglio che mi vedano e che siano coscienti che sto per fare fotografie che possano anche rifiutarmi se lo credono, mentre non credo molto nella compartecipazione dei “problemi e del dolore”, ma penso che alla base del mio lavoro, di essere li in quel posto e in quel momento  ci sia un profondo senso di  solidarietà. Lo stile e il linguaggio sono quelli del 35 mm Summaron un po’ di umiltà e molta gratitudine al sig. Atget, HCB, Eugene Smith, Rober Frank ecc.

4)Personalmente credo che il tuo stile e la tua capacità di utilizzare il linguaggio fotografico sia difficilmente riproducibile ma vedi un tuo possibile erede nel panorama italiano?

Purtroppo non ho capitali ne ho grandi proprietà, i miei eredi, se ci sono,  dovranno lavorare e lavorare e poi ricominciare a lavorare e ……

5)Vedendo i tuoi lavori e quelli dei maestri del passato fai mai un confronto con le nuove generazioni? Non pensi che te e pochi altri avete comunque segnato un epoca con il vostro stile, con la vostra ricerca, mentre  le nuove leve(tranne rare eccezioni) non sono troppe simili tra loro e forse troppo “alla moda”?

Ma sono poi così vecchio? comunque  una volta Doisneau, anche lui come me “un maestro del passato”,  mi disse: “…..quando i fotografi cominciano ad essere troppi, non si fanno più fotografie….”

Citta dei bambini (c) Ivo Saglietti

Cuba, Un bambino Ukraino vittima di Chernobyl, riceve cure e affetto da una dott.sa Cubana: Citta dei bambini Ore 06.30 am.

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Conversazioni di fotografia: “I diari della Cortina 1989 – 2009”

Nicola Sessa, Peace Reporter, per il terzo incontro di “Conversazioni di fotografia”, organizzato dall’Ass. Cult. WSP, presenta “I diari della Cortina 1989-2009”.


Due fotografi, due giornalisti, un regista e un fumettista hanno ripercorso la Cortina di ferro, partendo in due gruppi da Berlino e raggiungendo uno Murmansk, in Russia, l’altro Burgas, in Bulgaria. Hanno percorso 6800 km, attraversando 8 stati, racchiusi in 2 ore per un totale si di 33 storie. Il documentario è navigabile sul web seguendo una mappa interattiva, intrecciando grazie alla piattaforma web video, foto, disegni e contributi storici.

THE IRON CURTAIN DIARIES 1989-2009
http://www.theironcurtaindiaries.org/

Una co-produzione Peacereporter, On/Off, Prospekt fotografi, e BeccoGiallo.

“Conversazioni di fotografia” è un’idea dell’Ass. Cult. WSP.

The Iron Curtain Diaries 1989-2009

Un viaggio su una linea che non c’è più. Forse. PeaceReporter, insieme a Prospekt fotografi, On/Off e BeccoGiallo ha aperto da lunedì 9 novembre il web documentario costruito dopo un mese di viaggio, oltre cinquemila kilometri percorsi lungo la linea di quella che, un tempo, era la Cortina di Ferro.

Venti anni fa le immagini delle Germanie che tornavano a guardarsi negli occhi facevano il giro del mondo. Il muro cadeva sotto i colpi dei picconi, si ballava e si stappava lo spumante. E venti anni dopo, quella riunificazione imperfetta ha vissuto tutte le travagliate tappe di un riavvicinamento we una fusione che si sono accompagnati ai mutamenti sociali, politici, economici e finanziari.

Il viaggio che vi proponiamo di fare è quello dei nostri equipaggi: da berlino fino alla gelida Murmansk, Russia. E da Berlino fino alla sperduta Burgas, terra bulgara. In mezzo storie, disegni, fotografie e piccoli film che vivono di annotazioni, giocando sul concetto stesso del ‘diario’. Con gli occhi e orecchi pronti a raccoglere visioni, più che a ricercare la conferma di teorie sociali e politiche. Per accedere a questo monumentale spaccato di lingue, Paesi e storie diverse basta cliccare su questo indirizzo:

www.theironcurtaindiaries.org

Troverete in fondo alla pagina con la mappa d’Europa separata dalla linea spinata un invito a registrarvi e a lasciare le vostre coordinate per uno sviluppo futuro di diffusione del progetto.

Il multimedia è stato aperto alle maggiori testate nazionali on-line, dal Corriere a Repubblica, La Stampa, L’unità, Il Sole 24 ore e internazionali, fra cui Mediastrom per diffondere un esperimento di intreccio di linguaggi – video, foto, disegno e audio – che ha portato I Diari della Cortina a parteipare e arrivare nelle finali di concorsi a Perpignan (Visa pour l’Image – France 24), il Festival des 4 Ecrans di Parigi e il prestigioso IDFA di Amsterdam.

Il 9 novembre a Milano il multimedia è stato presentato alla Galleria Wannabee all’interno di una vernice di una mostra ispirata alla ferita che ha spaccato Berlino e l’Europa. Contemporaneamente a Berlino il festival of Freedom ha proiettato parte del lavoro.

Il 15 novembre una versione ridotta del webdocumentario è stata proiettata al cinema Anteo di Milano.

I video che compongono il lungo itinerario percorso dagli inviati sono stati i protagonisti di una esclusiva televisiva su Bonsai TV dalle 22.00 canale 10 di Alice home TV e sulla web TV YALP!. Da Paul Kalkbrenner deejay di grido delle notti di Berlino; a Alisa Resnik, fotografa ebrea russa; da Andrea Dresen, regista tedesco premiato a Cannes; a Lazlo Nagy, organizzatore del pic-nic paneuropeo di Sopron, l’evento che ha anticipato di qualche mese la caduta del muro di Berlino; allo scrittore berlinese, Ingo Schulze, giudicato dal New York Times uno dei primi dieci autori del nuovo millennio. In tutto potrete vedere 40 storie che formano un grande affresco intergenerazionale che celebra la forza degli ideali ma anche il naufragio dei sogni a contatto con i nuovi stili di vita occidentali. Lo speciale-maratona di tre ore andrà in replica su Bonsai Tv con tre puntate da un’ora, il 16 il 23 e il 30 novembre alle 22 e sempre grazie a Bonsai TV sul canale dedicato di YouTube, all’indirizzo http://www.youtube.com/ironcurtaindiaries

Il team produttivo è composto dai giornalisti di PeaceReoporter Luca Galassi, Nicola Sessa, dal regista Matteo Scanni di On/off, dai fotografi di Prospekt, Samuele Pellecchia e Massimo Sciacca, il disegnatore Davide Toffolo per BeccoGiallo con il coordinamento di Angelo Miotto di PeaceReporter.

info:http://it.peacereporter.net/