Pro-Photographer: workshop con Paolo Marchetti

Associazione Culturale WSP Photography

Presenta

“Pro-Photographer”
Workshop con Paolo Marchetti

 21 – 22 maggio 2016

presenta-2

Questo workshop è destinato a coloro che vogliono trasformare la passione per la fotografia in mestiere.

Marchetti analizzerà la definizione di “Pro Photographer”, al fine di svelare i passaggi necessari ad un cambiamento radicale nel proprio percorso di fotoamatore e condividerà la sua esperienza, per capire come poter pubblicare le proprie storie sui magazine di tutto il mondo e come competere negli Award e i Grant più importanti al fine di affacciarsi al mercato editoriale internazionale.

Progettualità, Editoria e Mercato, Grant & Awards, Photoeditor e Festival, Editing come stato mentale e Identità, questi i punti cruciali del workshop.

Per tutti coloro che si iscriveranno entro il 30 aprile il costo è in promozione a 200 euro anziché 230. 

Venerdì 29 aprile alle ore 19:30, inoltre, Paolo Marchetti terrà un incontro gratuito e aperto a tutti al WSP Photography in cui non solo presenterà il woprkshop, ma parlerà anche del suo lavoro, proiettando alcuni dei suoi progetti più importanti.

Obiettivi del workshop

– Distinguersi in un approccio professionale e acquisire la progettualità necessaria per evolvere nella propria passione.

– Imparare a confrontarsi con la realtà editoriale internazionale e con quella dei concorsi fotografici, al fine di concretizzare l’intento di una globale diffusione delle proprie fotografie.

Programma e argomenti trattati

Il programma prevede lo sviluppo da parte di Paolo Marchetti del concept centrale del workshop, la definizione di “Pro Photographer”, attraverso l’analisi dei passaggi necessari e concreti per trasformare la propria passione per la fotografia in qualcosa di più, fino a poter divenire un mestiere.
Saranno affrontati i punti cruciali della professione del fotografo che oggi, data la saturazione del mercato, richiede requisiti essenziali per ottenere il massimo dalle proprie fotografie. Un approfondimento intensivo sarà dedicato all’editing, oltre il suo consueto e limitante significato confinato nel concetto di selezione e sequenza.
L’editing interpretato come stato mentale, e considerato come presupposto necessario all’attitudine visionaria per indurre se stessi nella ricerca della propria identità di fotografo.
Saranno affrontati tutti gli argomenti basilari come la scrittura, l’importanza di un concept, di un titolo, delle didascalie, di una propria vocalità narrativa al fine di far risuonare insieme tutti questi elementi.

Nello specifico gli argomenti trattati saranno:

  • L’editoria e le sue regole.
  • Le modalità di utilizzo dei molteplici canali mediatici.
  • L’analisi delle possibilità di finanziamento dei propri progetti.
  • La partecipazione ai concorsi fotografici al fine di migliorare le proprie capacità narrative.
  • Le diverse tipologie di awards, concorsi e grant che possono concretamente introdurre in un mercato sempre più difficile.
  • L’analisi dei diversi profili concettuali dei concorsi per capire come affrontarli e migliorare le possibilità di ottenere un riconoscimento.
  • I festival di fotografia: come usarli.
  • Come affrontare un colloquio con un photoeditor, un gallerista, un cliente per un corporate o un giornalista in assignment.

Paolo Marchetti riporterà la sua esperienza sottolineando cosa ha funzionato nel suo percorso, al fine di evidenziare la tempistica di certi passaggi e di quanto in fotografia, velocità e lentezza siano vitali. Tutto questo sarà affrontato facendo totalmente fede alla tradizione fotogiornalistica ma a cavallo con le tendenze del mercato corrente.

Paolo Marchetti è un fotogiornalista rappresentato dall’agenzia Getty Images, ha lavorato per circa tredici anni nel campo cinematografico, ricoprendo ogni ruolo del reparto “Operatori” al fianco di alcuni tra i più autorevoli direttori della fotografia italiani e stranieri e inizia in contemporanea i suoi studi fotogiornalistici prestando particolare attenzione alle tematiche politiche ed antropologiche. Marchetti pubblica i suoi lavori nei magazine internazionali tra cui Time Magazine, Newsweek, New York Times, Vanity Fair, 6MOIS, Sunday Times, British Journal of Photojournalism, Guardian, Geo, De-Spiegel, National Geographic USA, e molti altri. Negli ultimi anni Marchetti ha ricevuto numerosi Grant e riconoscimenti internazionali tra cui: 7 POYi, 6 PDN, 9 NPPA Best of Photojournalism, il Sony Awards, il Leica Photographer Awards, 3 volte il Lens Culture, 4 volte il MIFA – Moscow Award, il Getty Images for Editorial Photography, l’Alexia Foundation Grant, l’SDN, il Days Japan e il World Press Photo e nel 2016 viene nominato dal POY come “Photographer of the Year”. Il suo progetto principale lo ha realizzato in Europa, affrontando un’analisi politico-antropologica sul sentimento della rabbia e sul risveglio del fascismo chiamato “FEVER”. Questo progetto è stato pubblicato per 24 volte in tutto il mondo e ha ricevuto più di 20 Awards.

Costi e durata

Promozione earlybooking
Per iscrizioni e versamento della quota entro il 30 aprile 2016 il costo è di 200 euro, comprensivo della tessera ENAL obbligatoria, da versarsi in un’unica soluzione*.

Per iscrizioni dal 1 maggio il costo è di 230 euro, comprensivo della tessera ENAL obbligatoria, da versarsi in un’unica soluzione.
Il workshop si terrà sabato 21 e domenica 22 maggio dalle ore 10.00 alle ore 19.00 con un’ora di pausa pranzo presso la sede dell’Associazione WSP Photography in Via Costanzo Cloro, 58 – Metro B San Paolo.

* La quota sarà restituita in caso di non attivazione del workshop.

Modalità di partecipazione

Per iscriversi al workshop o per richiedere maggiori informazioni è sufficiente inviare una mail a: info@collettivowsp.org o contattarci al numero 328 1795463.
Le iscrizioni si chiuderanno domenica 15 maggio.

Numero minimo di partecipanti per attivare il workshop: 6 – numero massimo: 15.

 

 

Annunci

WSP Masterclass: al via la seconda edizione

E’ partita in quarta la seconda edizione della nostra Masterclass di reportage tenuta da Giovanni Cocco, Paolo Marchetti e Fausto Podavini.

Una classe piena, un bel gruppo costituito da 16 studenti, provenienti da esperienze e parti del mondo (non sono Italia) diverse, ciascuno con i propri obiettivi, le proprie aspettative e le prime idee da portare avanti in questo intenso anno da vivere insieme.

Libertà, Amante, Analisi, Scoperta, Vita, Curiosità, Emozione, Introspezione, Affrontare le proprie paure, Leggerezza, Sfida, Viaggio, Specchio, Ricerca. Così in una sola parola hanno descritto la fotografia Alita, Luigia, Amelie, Silvia, Cinzia, Caterina, Eleonora, Dario, Giuseppe, Eleonora, Marco, Alfonso, Tommaso, Marco e Bo.

Insieme ai docenti in questo primo weekend si è parlato di  come si racconta una storia e come nasce un’idea e si traduce in progetto; partendo dai portfoli presentati dai partecipanti e iniziando a gettare le basi dei percorsi e delle eventuali problematiche dei nuovi progetti da realizzare.

Il livello di tutti i partecipanti è alto, le motivazioni anche di più. Tra i portfoli presentati, il vincitore della borsa di studio è risultato essere quello di Silvia Longhi. Tra le motivazioni espresse dai docenti, si sottolinea come il suo progetto “Dubai – Un acquario nel deserto” sia riuscito a “restituire con discreta capacità i suoi intenti, esprimendosi con una fotografia capace di parlarci mediante un sapiente gioco di distanze ed emotività. Crediamo che Silvia abbia concepito un progetto accattivante e che lo abbia tradotto in un bellissimo titolo insieme ad uno svolgimento visivo attendibile e pertinente in tutto il suo percorso narrativo”.

Continuate a seguirci per restare aggiornati sullo svolgimento della Masterclass.

Masterclass di reportage: in chiusura la prima edizione, iscrizioni aperte per la seconda.

Manca un solo week-end e la prima edizione della nostra Masterclass di reportage volgerà al termine. I nostri studenti avranno a disposizione i mesi estivi non solo per riprendersi dalle fatiche e dalle emozioni di questo anno inteso, ma anche per terminare e apportare le ultime modifiche ai loro progetti.

Fantastica, estremamente stimolante, illuminante, stupefacente, interessante, un percorso di crescita, esponenziale, efficace, fondamentale, un’esperienza di vita, rivelatrice, completa, interessante, utile. Così i nostri studenti hanno definito la Masterclass.

Alcuni di loro sono riusciti a terminare storie intense, originali, che li hanno continuamente messi alla prova nel corso dell’anno; altri hanno gettato basi importanti di progetti che avranno modo di ultimare e migliorare grazie anche ai preziosi apprendimenti e ai consigli di colleghi e insegnanti, sempre disponibili dentro e fuori dall’aula, e dei tanti ospiti che sono intervenuti durante il corso: Angelo Turetta, protagonista indiscusso di una intensa 3 giorni di fotografia nella bellissima cornice di Sulmona, Emanuela Mirabelli, photoeditor della rivista Marie Claire, Silvana Davanzo, della nota piattaforma di crowdfunding Kisskissbank, Davide Di Gianni, stampatore professionista da circa 20 anni.

Il 3 ottobre presso il WSP ci sarà una serata conclusiva, aperta al pubblico, dedicata alla prima edizione della Masterclass, con “consegna dei diplomi” e soprattutto proiezione dei lavori svolti.

Nell’attesa, ricordiamo insieme alcuni dei momenti più salienti di questa prima edizione e con l’occasione vi ricordiamo che sono aperte le iscrizioni alla seconda edizione.
Per partecipare occorre candidarsi inviando un portfolio. Le iscrizioni si chiuderanno il 5 ottobre. Guarda il video promo della seconda edizione.

Per maggiori informazioni, visitare il sito: http://www.collettivowsp.org/masterclass

WSP Masterclass in trasferta a Sulmona

Si è concluso domenica 3 maggio il week-end intensivo della nostra Masterclass di reportage, questa volta in trasferta a Sulmona, nella splendida cornice dei  monti e delle valli abruzzesi.

Non potevamo trovare modo migliore per festeggiare la festa del lavoro con una tre giorni intensa e appassionante dove i nostri studenti si sono messi in gioco esponendo i loro lavori alla lettura di un grande maestro della fotografica: Angelo Raffale Turetta.

Angelo Raffaele Turetta, già ospite del WSP Photography per una bellissima serata del ciclo conversazioni di fotografiaè uno dei più apprezzati fotografi di scena del cinema italiano, collaborando con registi quali Emanuele Crialese, Sergio Rubini, Dario Argento, Christian De Sica, Giacomo Battiato e Cristina Comencini.
Dal 1982 collabora inoltre con l’Agenzia Contrasto, per la quale realizza reportage su temi sociali e di attuali e nazionali che internazionali.

Un enorme professionista che ha appassionato gli studenti con una bellissima lezione di fotografia, guidandoli in un percorso di approfondimento e conoscenza del mezzo e del linguaggio fotografico che non può prescindere dall’insegnamento e dallo studio dei grandi maestri (su tutti, “nonno Bresson”!).

Sabato e domenica sono poi stati dedicati alla presentazione e discussione dei lavori fotografici sinora realizzati dai 16 studenti, che sin dall’inizio di questo importante percorso formativo, hanno saputo mettersi continuamente in discussione, confrontarsi e crescere grazie, in primis, al loro fervido impegno e alla guida costante dei tre insegnanti, Giovanni Cocco, Paolo Marchetti e Fausto Podavini. I primi, a dire il vero, ad emozionarsi a fronte della forza coinvolgente di un gruppo che in tutti questi mesi è diventato più grande e coeso che mai, riuscendo continuamente a stupire i tre professionisti che, ad ogni incontro, ne escono accresciuti nel loro patrimonio umano e professionale.

Non è mancato infine anche un momento di festa, visto che proprio il 3 maggio è stato il compleanno di Fausto e, come si sa, il WSP e la sua crew è anche altamente specializzata nella realizzazione di feste a sorpresa.

Sarà impossibile dimenticare questa esperienza che ancora batte forte e viva nel cuore di molti di noi.
Vi lasciamo con questa gallery con le fotografie del nostro Massimo Di Tosto per farvi assaggiare un po’ dell’energia di queste bellissime giornate.
A presto!

WSP Masterclass

Intervista a Paolo Marchetti

© Paolo Marchetti - The price of Vanity

© Paolo Marchetti – The price of Vanity

WSP Photography, l’intervista al fotoreporter Paolo Marchetti, III posto World Press Photo 2015 categoria Natura – stories e ultimo vincitore dell’Alexia Foundation Grant. Intervista a cura di Massimiliano Tempesta.

1- Terzo posto nella categoria “Nature – stories” una categoria un po’ “particolare” per un reportagista.

Non trovo che il mio progetto “The Price of Vanity”, la mia investigazione sugli allevamenti intensivi delle specie animali destinate al business dell’alta moda sia particolare né tanto meno inusuale rispetto alle mie produzioni precedenti. L’investigazione e l’approfondimento giornalistico credo non abbiano mai motivo di essere distinti in categorie, se non in un concorso fotogiornalistico appunto.
Questo perché il valore fondamentale dei
progetti reportagistici d’inchiesta sia semplicemente espresso dalla denuncia di un contenuto piuttosto che dall’argomento trattato, questo a prescindere da quanto sia nuovo quell’argomento all’interno della produzione storica di un fotografo. D’altronde quello che mi preme è raccontare storie capaci di innescare una reazione, ma soprattutto mi preme aggiungere domande concrete a dibattiti che spesso si sono interrotti o addirittura vengono ignorati.
Trovo inusuale invece, ma questo credo sia il valore aggiunto del mio progetto, il fatto che solitamente troviamo all’interno della categoria “Natura” storie che elogiano la magnificenza del mondo animale e del suo habitat, mentre il mio tentativo è quello di porre il fuoco sulla posizione di assoluta prevaricazione, di spietato dominio e di
assoluto fallimento da parte dell’uomo nei confronti di madre natura.

2- Il lavoro premiato fa parte di un progetto più ampio: ci puoi svelare la genesi e lo stato dell’arte di questo lavoro?

“The Price of Vanity” è un lungo e difficilissimo percorso all’interno degli allevamenti intensivi delle specie animali destinate all’immenso business dell’alta moda. Sto tentando di raccontare nel mondo, sia geograficamente, coprendo questo settore industriale a livello continentale, che per quanto riguarda la lunghissima lista di specie animali coinvolte da questo gigantesco business. Ho suddiviso il progetto in X capitoli ma solo strada facendo capirò a che punto vorrò o dovrò fermarmi.
Di fatto ciò che voglio sottolineare è il
massacro a norma di legge e la grande ipocrisia che l’uomo racconta a se stesso in nome del lavoro. Lo ha sempre fatto d’altronde, in nome delle ideologie e dello sviluppo, l’uomo ha prontamente sempre trovato delle “buonissime ragioni” per abusare e distorcere certi valori. Quello a cui invito a riflettere è se servono nuove ed altre leggi perché il sacrificio di milioni di animali ogni anno possa cessare. Il protocollo di Washington, il CITES, a quanto pare non basta ed inoltre regolarizza tutto questo ma le mie domande sono le seguenti:
Serve una ulteriore legge per interrompere questo massacro?
Basterebbe forse una concreta presa di coscienza da parte dei cittadini o abbiamo sempre bisogno che le autorità ci dicano cosa è giusto e cosa no?
È giusto conoscere la storia dei prodotti che compriamo o possiamo farci bastare il diritto all’acquisto dei prodotti stessi?
Davvero noi cittadini non siamo responsabili solo per il fatto che non è il nostro mestiere proteggere certi aspetti?
La nostra responsabilità si limita al ruolo che copriamo nella società o esercitare il diritto di cittadinanza nel mondo potrebbe cambiare le cose?
Dunque il mio progetto non vuole assolutamente attaccare l’alta moda, né le autorità competenti, semplicemente perché non sarebbe efficace, ci sono le leggi a proteggerli; voglio invece puntare il dito su di noi, il popolo, con la speranza che mostrargli la storia degli indumenti che riempiono i loro armadi, li spaventi e li induca a farsi una domanda in più la prossima volta che stanno per acquistare un prodotto, che sia il prossimo portafoglio in coccodrillo o altro.

3- Sei uno dei docenti della Masterclass del WSP Photography: com’è essere insegnante? Senti la responsabilità di formare nuovi fotografi?

Questa straordinaria esperienza, condivisa con i miei stimatissimi amici e colleghi Giovanni Cocco e Fausto Podavini, si protrae per un intero anno solare e l’atteggiamento con il quale mi sono posto nei confronti dei partecipanti è di colui che vuole soltanto condividere la propria esperienza ed instaurare una dinamica di scambio. Imparo moltissimo da questo e metto a disposizione tutto me stesso nel restituire, con cura e grandissima passione, a seconda dei differenti profili con i quali mi rapporto. Abbiamo stabilito un confronto che va oltre le lezioni mensili, scambiamo impressioni, idee, anche dopo esserci riuniti in un’aula. Trovo che l’onestà del nostro intento sia più importante del programma didattico che con fatica e attenzione abbiamo concepito. Insomma prima dell’abilità nel trasmettere certi valori viene l’esposizione diretta, umana e personale con ciascuno dei fantastici partecipanti. L’enorme regalo che sto ricevendo è ritrovarmi in un workshop retroattivo: imparo tanto quanto cerco di trasferire.
Con Giovanni e Fausto stiamo già pianificando la prossima edizione e abbiamo in serbo sorprese e innovazioni concrete. L’unica responsabilità che sento è quella di pormi alla pari sul piano umano e di toccare con assoluto rispetto, le corde intime degli studenti, le uniche che costituiscono il cuore di questa incredibile disciplina. Sento la responsabilità di innescare in loro “il pensiero” inducendoli a rinunciare alle sovrastrutture culturali e a dare a se stessi l’opportunità di aprirsi, esercitandosi a restare recettivi nei confronti della vita e non della fotografia. Questa, è solo un pretesto che concede grandi opportunità umane e culturali, espresse prima dagli aspetti antroposofici e solo poi, da quelli antropologici della disciplina stessa.
Condivido con Cocco e Podavini
l’intento di invitarli a leggere e nutrire la fotografia con ogni linguaggio, d’altronde se non si riempie il bagaglio emotivo con la cultura, non può germogliare nessuna immagine. È questo quello che credo.

4- Record di premi al WPP 2015 per gli italiani, sta cambiando qualcosa da noi o è un qualcosa di estemporaneo?

Trovo che non sia una sorpresa che la fotografia italiana si sia imposta nell’’ultima edizione del WPP. Ho cominciato a constatare l’assoluto valore dei miei colleghi italiani dal primo passo che feci anni fa nel mondo del fotogiornalismo e non. Mi sorprendo ancora moltissimo di quanto io sia circondato da tanta qualità e questo mi mette addosso una straordinaria e costruttiva spinta nel fare meglio, ogni giorno. Mi confronto da anni con la scena internazionale, frequentando festival, viaggiando e visitando le redazioni e stringendo direttamente rapporti con editori da tutto il mondo e posso garantire che questo è notorio a tutti. L’Italia, piccolo paese di un pianeta con una immensa scena di autori, sa esserci sempre e non nascondo che a volte percepisco una sorta di scomodità nel panorama internazionale. Basta far caso al numero di fotografi italiani nelle maggiori agenzie o sui podi dei più importanti concorsi internazionali. Siamo sempre lì e con un’indiscussa qualità nelle produzioni.
Siamo alle solite d’altronde, la nostra cultura supera lo sfacelo politico e tristemente lo spazio per l’eccellenza trova da sempre, la sua casa soltanto all’estero. Eccetto pochissime realtà, la nostra editoria non può concedere i giusti spazi a tanta profondità e le ragioni sono complesse certo, ma chiare a tutti. Di fatto questo lo sappiamo già, e soprattutto il discorso sull’editoria rappresenta soltanto un tassello del grande fallimento: la cultura e l’arte sono relegati ancora ad una dimensione di distrazione e non come fondamento nelle scuole o pilastro nell’educazione delle generazioni più giovani.

5- Nel 2016 parteciperai alla categoria “sport” del WPP? Tornando seri, cosa stai preparando per il 2015?

Posso piacevolmente raccontarvi che i miei piani per il 2015 sono saltati, dovrò dunque rivedere i miei piani. Il WPP e l’Alexia Foundation Grant hanno innescato un positivo disordine nei miei programmi, dovrò dunque “risolvere questi intoppi” e affrontarne le straordinarie conseguenze. Scherzi a parte, sono già all’opera sui nuovi capitoli del mio progetto “The Price of Vanity ” e l’obiettivo è quello di trasformarlo in un solido corpo di lavoro, un report che tratta un argomento specifico senza precedenti e capace di far riflettere, emozionare ma soprattutto informare.
Come già detto, è già in fase di studio la programmazione del
successivo Master di Reportage con gli amici e colleghi Cocco e Podavini, ci stiamo confrontando sul bagaglio fatto in questa esperienza ancora in corso, e come è giusto che avvenga, vogliamo stravolgere positivamente ancora di più questo meraviglioso progetto.

Paolo Marchetti è un fotogiornalista freelance, ha lavorato per circa tredici anni nel campo cinematografico, ricoprendo ogni ruolo del reparto Operatori al fianco di alcuni tra i più  autorevoli direttori della fotografia italiani e stranieri e inizia in contemporanea i suoi studi fotogiornalistici prestando particolare attenzione alle tematiche politiche ed antropologiche. Marchetti pubblica regolarmente i suoi lavori nei magazine italiani ed internazionali tra cui Vanity Fair, 6MOIS, Sunday Times, British Journal of Photojournalism, Guardian, Geo, De-Spiegel, Newsweek, New York Times, Time Magazine e L’Espresso (con cui collabora abitualmente).
Negli ultimi anni Marchetti ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali tra cui, oltre agli ultimi premi menzionati:
4 POY, 4 PDN, 4 NPPA Best of Photojournalism, Sony Awards, il Leica Photographer Awards e il Getty Images for Editorial Photography.
Ha raccontato storie lontano dal suo paese, realizzando reportage in Brasile, Centro America, Cuba, Haiti, Stati Uniti, Europa dell’Est, India, Cina, Centro Africa, Colombia ecc. Il suo progetto a lungo termine lo ha realizzato nel suo continente, affrontando un’analisi antropologica e giornalistica sul sentimento della rabbia e sul risveglio del fascismo chiamato
“FEVER”. 

World Press Photo 2015: ecco i vincitori

@ Paolo Marchetti - WPP 2015E anche quest’anno gli agognati risultati del World Press Photo, uno dei concorsi più importanti e ambiti nel panorama del fotogiornalismo, sono arrivati.
E con loro, a breve, sicuramente le solite critiche e/o dietrologie.

Noi quest’anno siamo particolarmente contenti. Dopo la vittoria del nostro Fausto Podavini nella sezione Daily Life nel 2013, quest’anno il nostro amico e docente Paolo Marchetti si aggiudica il terzo posto nella sezione Natura – storie con il lavoro “Cold blood Colombia” sul business dei coccodrilli.
Paolo era con noi a festeggiare nel 2013 e non vediamo l’ora di festeggiare di nuovo al WSP, insieme ad amici e studenti della Masterclass, che a loro volta non vedono l’ora di congratularsi dal vivo con il loro prof!
Sapevamo che Paolo fosse una garanzia, una grande persona oltre che un grande professionista, non avevamo di certo bisogno di questo riconoscimento. Ma non possiamo non esserne strafelici… e orgogliosi.

Orgogliosi anche per il nostro Paese che in questa edizione ha visto tra i premiati ben 10 fotografi italiani, a dimostrazione dell’eccellenza e dell’impegno dei nostri photoreporter:

Michele Palazzi
Massimo Sestini
Fulvio Bugani
Turi Calafato
Giulio Di Sturco
Gianfranco Tripodo
Paolo Verzone
Giovanni Troilo
Andy Rocchelli 

Davvero complimenti a tutti!
Ora, se non l’avete ancora fatto, collegatevi subito al sito per visionare tutte le gallerie: http://www.worldpressphoto.org/

Credit photo: © Paolo Marchetti 

Questa sera ore 19.00: Presentazione Workshop fotografico e incontro con Paolo Marchetti: 19 settembre ore 19:00 @ WSP Photography

 Associazione Culturale WSP Photography

presenta

Photo Reportage
La Costruzione del Progetto Fotografico

Presentazione del Workshop fotografico con Paolo Marchetti
19 settembre ore 19:00

WSP Photography
Via Costanzo Cloro 58 (Metro B San Paolo)

(c) Paolo Marchetti

(c) Paolo Marchetti

 

Il workshop “PHOTO REPORTAGE”con Paolo Marchetti  ha l’obiettivo di approfondire tutte le fasi necessarie alla costruzione di un reportage. Non una simulazione, ma la realizzazione concreta di un servizio, dalla fase di previsualizzazione al confezionamento di un racconto per immagini. Particolare attenzione verrà dedicata agli aspetti etici del gesto fotografico, alla traducibilità visiva dell’intenzione narrativa fino al cuore della costruzione della propria identità fotografica: l’editing.

Il workshop sarà strutturato su due fondamentali fasi, la sessione fotografica che si svolgerà  realizzando un reportage in Cambogia e la sessione didattica, affrontando l’organizzazione del corpo di lavoro, suddiviso in tutti i passaggi necessari. “PHOTO REPORTAGE” è stato concepito e dedicato a coloro che intendono affrontare la tradizione del racconto fotografico, perdendosi nel viaggio, fuori e dentro la tecnica, tra disciplina e istinto.

LA  LOCATION

Siem Reap è una delle più famose città della Cambogia, capoluogo dell’omonima provincia. La città è ubicata tra le rovine di Angkor Wat ed il grande Lago di Tonle Sap, nel nord-ovest del Paese. Il centro storico è attraversato dal fiume Siem Reap, lungo 83 km, che nasce dall’altopiano collinare di Phnom Kulen posto a 487 mt. e incluso nell’omonimo Parco Nazionale, al cui interno si trovano cascate immerse nella foresta, antichi templi, bassorilievi scolpiti nel fiume e un budda coricato sulla cima della collina più elevata. Siem Reap è spesso la principale attrazione per i visitatori della Cambogia e si è trasformata da una tranquilla cittadina di provincia a vero punto di partenza per respirare il paese e comprenderne il variegato stile di vita, dalla campagna ai villaggi galleggianti.

Nella parte didattica che precede la partenza verrà discussa la storia che fotograferemo e che sarà  il  campo dove applicheremo “Il Metodo”.

Programma del Workshop

Il workshop si divide in 3 fasi: una prima fase didattica di preparazione al progetto in aula, la fase di realizzazione sul campo in Cambogia della durata di 10 giorni, la fase finale di editing e ultimazione del progetto in aula.

Durante la presentazione vi sarà illustrato il programma completo, le date di svolgimento, i dettagli tecnici e logistici nonché i relativi costi e modalità di partecipazione.

Paolo Marchetti

Paolo Marchetti nasce a Roma nel 1974, lavora come tecnico di ripresa cinematografica, per oltre dodici anni, al fianco di alcuni tra i più autorevoli direttori della fotografia italiani e stranieri, e inizia in contemporanea i suoi studi fotogiornalistici prestando particolare attenzione alle tematiche politiche ed antropologiche. Ha raccontato storie in tutto il mondo  in Brasile, Centro America, Cuba, Haiti, Stati Uniti, Europa dell’est, India, centro Africa, Cina ed ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali come il PDN, Il Best of Photojournsalism, il Grand Prix de Paris noto come PX3, l’IPA, inoltre ha ottenuto un secondo posto al Sony World Photography Award con un reportage  all’interno delle carceri minorili nel Centro America e il prestigioso Getty Images Grant for Editorial Photography con il progetto “Fever – The Awakening of European Fascism”

La partecipazione alla presentazione è gratuita e riservata ai soci ENAL WSP Photography. E’possibile associarsi il giorno della presentazione. Costo della tessera ENAL 2012 3 euro.

Intervista a Paolo Marchetti

Pubblichiamo un’intervista realizzata al fotografo Paolo Marchetti da Massimiliano Tempesta, del Collettivo WSP. Paolo, recentemente vincitore del prestigioso premio Getty Images Grant for Editorial Photography, sarà presente mercoledì 19 settembre presso la nostra sede per presentare alcuni suoi lavori e contestualmente il workshop di reportage in Cambogia in partenza il prossimo novembre.

1)Prima di tutto complimenti per l’interessantissimo lavoro FEVER che ti ha permesso di vincere il GRANT FOR EDITORIAL PHOTOGRAPHY 2012 di Getty Images. Vista la situazione editoriale italiana vincere premi si può definire l’unica forma di finanziamento per continuare i propri progetti?

I Grants rappresentano una tra le più valide risorse per portare avanti i propri progetti e per ottenere un’ampia visibilità degli stessi, ma non l’unica. Durante i giorni trascorsi al “Visa pour L’Image” ho avuto l’occasione di ascoltare colleghi che hanno affrontato differenti strade, una delle quali è la collaborazione con alcune fondazioni che hanno finanziato e promosso i loro progetti. Un’altra opportunità è quella del fundraising che si concentra sul supporto di organizzazioni no-profit, modalità utilizzata anche da enti pubblici per finanziare le proprie iniziative a sfondo sociale. Conosco colleghi che si sono spinti in questo tipo di esperienza con risultati concreti e ciò mi porta a pensare che, dato il terremoto economico in atto, le nuove risorse andranno sempre più rintracciate in questo tipo di dinamiche.

2)    Tornando al tuo lavoro FEVER che tratta il tema della rinascita del fascismo in Europa, puoi raccontarci come è nato, come si è evoluto nel corso del tempo? Pensi che sia un fenomeno passeggero o ha radici più profonde?

“Fever” e’ il primo grande capitolo di una ricerca più ampia che sto affrontando negli ultimi anni. Sto tentando di approfondire un sentimento primordiale che sta caratterizzando sempre più i nostri tempi: la rabbia.
Ho cominciato ad interrogarmi sui fattori scatenanti e sui molteplici strati emotivi in cui può esprimersi ed ho da subito intuito che il primo passo necessario sarebbe stato quello di farmi investire emotivamente, mediante l’esperienza diretta.
Il canale politico e’ stato il primo passo ed ho compreso da subito che inseguire la rabbia sarebbe stato un cammino denso, come correre nel miele, e il tentativo di impregnarsi completamente in certe dinamiche, attraverso la condivisione del quotidiano, si è spesso rivelato contaminante, faticosissimo. Questa sensazione sulla pelle, come per induzione, della rabbia, mi ha concesso una ulteriore opportunità, conoscere il il nido dove la rabbia nasce, macera e si riproduce, quasi come un germe aerobico.
“FEVER” e’ la mia opportunità di trovare la “traducibilità” visiva di studi personali sulla rabbia in storie autentiche, attuali e tangibili.
Il mio metodo per riuscire a restituire le mie intuizioni? Un solo presupposto, lasciarmi contaminare da tutto questo, perdermi nel coinvolgimento emotivo senza mai abbandonare un presupposto etico imprescindibile, il rispetto e la voglia di conoscere la matrice della rabbia, senza porre filtri, né ideologici né culturali. Sono andato avanti per circa quattro anni soltanto col desiderio di non tradire la fiducia ottenuta dai soggetti di “FEVER” e di restituire un documento trasparente della loro vita, obiettivo di cui ogni giorno, bisogna “sentire” il grande peso. Certo la mia visione delle cose resta un fattore determinante sul processo narrativo, ma non si è mai trattato di un atteggiamento giudicante, mi sono concentrato solo sull’opportunità di accompagnare le persone che ho raccontato.
Dati alla mano, il fenomeno è in grande crescita in tutta Europa e non è assolutamente un fenomeno passeggero. Credo dunque, siano la pertinenza giornalistica e la ricerca antropologica espressa, le ragioni per cui “FEVER” abbia raccolto un consenso tale. Le radici vanno rintracciate con analisi approfondite sull’uomo e sui tempi che viviamo.
La recente rivoluzione Mediterranea, la cosiddetta “primavera araba”, ha fatto impennare esponenzialmente il numero di persone in fuga dai loro paesi, un esodo di disperati che non si verificava da decenni, e questo è uno dei fattori che ha amplificato il germe della paura tra i più giovani in gran parte d’Europa. Un altro importante ruolo lo gioca la crescente crisi, soprattutto in Europa, fattore che sta costringendo l’individuo in un angolo e che soffia ossigeno sulla fiamma della rabbia.

3) Scorrendo le gallerie del tuo sito si può notare una grande varietà di temi e di luoghi, si và dai wrestler ai bambini, dalle favelas alle città italiane, c’è un filo rosso che unisce tutti i tuoi lavori? 

Ovviamente l’uomo è al centro delle mie ricerche, ma ciò che accomuna le storie che racconto è il mio desiderio di spingermi sui bordi dell’esistenza umana e cercarne una “traducibilità” visiva, che sia emozionale ma soprattutto fedele alla realtà. La fotografia nutre l’irreversibile ambizione di vivermi il mondo personalmente, per conoscerlo e per conoscermi. Non c’è storia che mi interessi se non quelle col presupposto di scendere dalle mie strutture mentali e le mie consapevolezze, fare fotografia mi ha maturato molto.
Prima di tutto questo però, c’è la consapevolezza che fare dell’informazione è una pretesa altissima e che rappresenta una responsabilità che non può impastarsi con le smanie personali. Cerco dunque di investigare nelle storie e restituirle con la massima umiltà e con la consapevolezza che il desiderio di perdermi nel mondo è la diretta conseguenza di quello che faccio. Racconto la vita degli altri e questo, in nessun modo può essere il passaggio che cerco per arrivare dove voglio.

4) Nella tua vita professionale c’è anche tanto cinema oltre che tanta fotografia. Come le due realtà , che trattano l’immagine così diversamente, si sono fuse, mescolate, influenzate?

Ho lavorato tredici anni nel reparto Operatori (quello preposto alle cineprese), coprendo ogni ruolo previsto, ed ho quindi una preparazione tecnica basata sulla fotografia statica, la madre del linguaggio filmico. La fotografia è sempre stata presente in maniera centrale dunque, lo studio della luce e la grande opportunità di coprire ruoli preposti alla messa in opera dei direttori della fotografia coi quali ho lavorato, mi hanno insegnato moltissimo. Malgrado la distanza tra i due linguaggi, il bagaglio tecnico ereditato è stato davvero enorme e il carattere narrativo del cinema mi ha senz’altro formato. Quello che mi ha strappato dalla carriera cinematografica è l’amore per la potenza sconvolgente di quel solo fotogramma, a discapito dei 25 fps al secondo di una cinepresa.

5) Citando una recente intervista di Smargiassi a Zizola secondo te esiste uno sguardo fotografico italiano?

Esiste un bagaglio culturale delle arti visive fortemente radicato nella nostra storia e che forse ereditiamo geneticamente, difficile da affermare ma senz’altro esiste una tradizione profonda che troviamo espressa ad ogni angolo delle nostre città in termini di pittura, scultura ed ogni magnificenza dell’arte Rinascimentale.

 6) Nella stessa intervista Zizola afferma di non sapere che tipo di fotografo sia, te invece che tipo di fotografo pensi di essere?

Non credo sia interessante che fotografo sto diventando ma che persona coltivo all’interno del mio cammino fotografico. Mi spendo totalmente per produrre immagini ma la ricerca che affronto, necessaria per fare questo, ha risultati molto più alti sulla mia vita, risultati che si riflettono sulla mia persona. Questo processo è composto da anelli concatenati e la fotografia è l’ultimo. Il gesto fotografico è il pretesto che preferisco per vivermi la vita che voglio.

7)    Sempre più spesso si vedono fotografi squalificati nei concorsi, anche prestigiosi, per un eccessivo uso della post-produzione, secodno te bisogna cambiare le regole perchè comunque la fotorgafia è cambiata o si sta esagerando?

Le regole sono da rintracciare solo nell’etica di chi decide di intervenire “artisticamente” su un’immagine che mostra la vita degli altri. L’arbitrarietà di questa decisione è una questione davvero seria che va affrontata, ma ad un livello personale, ciascuno con se stesso. Di fronte alle proprie fotografie, bisogna interrogarsi davvero sulla necessità dell’estetizzazione esasperata e chiedersi se spingersi oltre un certo punto,  possa amplificare il contenuto dell’immagine. Mi intristisce sentire parlare di regole, ad esempio di depotenziazione dei software, o divieto di usarne certi piuttosto che altri, anche qui, secondo quali canoni? Ma soprattutto, chi può deciderlo? Soltanto i fotografi potranno oscurare questo sciame di polemiche. Trovo comunque che la fase isterica della post-produzione stia volgendo al termine e noto che la condotta generale tra i fotogiornalisti, si sia uniformata a dei “toni” più contenuti.

8)Progetti futuri?

Strutturo il mio lavoro in due tipologie di progetto, a lungo e breve termine, dunque i prossimi passi saranno senz’altro quello di portare a termine il mio approfondimento “FEVER”,  per  onorare l’opportunità che il Getty Grant mi ha dato e continuare la mia ricerca sui canali espressivi dove la rabbia può manifestarsi. Sto lavorando già sui nuovi capitoli ma nel frattempo dovrò dedicarmi a progetti editoriali a breve e medio termine.

 

Presentazione Workshop fotografico e incontro con Paolo Marchetti: 19 settembre ore 19:00 @ WSP Photography

Associazione Culturale WSP Photography

presenta

Photo Reportage
La Costruzione del Progetto Fotografico

Presentazione del Workshop fotografico con Paolo Marchetti
19 settembre ore 19:00

WSP Photography
Via Costanzo Cloro 58 (Metro B San Paolo)

(c) Paolo Marchetti

(c) Paolo Marchetti


Il workshop “PHOTO REPORTAGE”con Paolo Marchetti  ha l’obiettivo di approfondire tutte le fasi necessarie alla costruzione di un reportage. Non una simulazione, ma la realizzazione concreta di un servizio, dalla fase di previsualizzazione al confezionamento di un racconto per immagini. Particolare attenzione verrà dedicata agli aspetti etici del gesto fotografico, alla traducibilità visiva dell’intenzione narrativa fino al cuore della costruzione della propria identità fotografica: l’editing.

Il workshop sarà strutturato su due fondamentali fasi, la sessione fotografica che si svolgerà  realizzando un reportage in Cambogia e la sessione didattica, affrontando l’organizzazione del corpo di lavoro, suddiviso in tutti i passaggi necessari. “PHOTO REPORTAGE” è stato concepito e dedicato a coloro che intendono affrontare la tradizione del racconto fotografico, perdendosi nel viaggio, fuori e dentro la tecnica, tra disciplina e istinto.

LA  LOCATION

Siem Reap è una delle più famose città della Cambogia, capoluogo dell’omonima provincia. La città è ubicata tra le rovine di Angkor Wat ed il grande Lago di Tonle Sap, nel nord-ovest del Paese. Il centro storico è attraversato dal fiume Siem Reap, lungo 83 km, che nasce dall’altopiano collinare di Phnom Kulen posto a 487 mt. e incluso nell’omonimo Parco Nazionale, al cui interno si trovano cascate immerse nella foresta, antichi templi, bassorilievi scolpiti nel fiume e un budda coricato sulla cima della collina più elevata. Siem Reap è spesso la principale attrazione per i visitatori della Cambogia e si è trasformata da una tranquilla cittadina di provincia a vero punto di partenza per respirare il paese e comprenderne il variegato stile di vita, dalla campagna ai villaggi galleggianti.

Nella parte didattica che precede la partenza verrà discussa la storia che fotograferemo e che sarà  il  campo dove applicheremo “Il Metodo”.

 

Programma del Workshop

Il workshop si divide in 3 fasi: una prima fase didattica di preparazione al progetto in aula, la fase di realizzazione sul campo in Cambogia della durata di 10 giorni, la fase finale di editing e ultimazione del progetto in aula.

Durante la presentazione vi sarà illustrato il programma completo, le date di svolgimento, i dettagli tecnici e logistici nonché i relativi costi e modalità di partecipazione.

Paolo Marchetti

Paolo Marchetti nasce a Roma nel 1974, lavora come tecnico di ripresa cinematografica, per oltre dodici anni, al fianco di alcuni tra i più autorevoli direttori della fotografia italiani e stranieri, e inizia in contemporanea i suoi studi fotogiornalistici prestando particolare attenzione alle tematiche politiche ed antropologiche. Ha raccontato storie in tutto il mondo  in Brasile, Centro America, Cuba, Haiti, Stati Uniti, Europa dell’est, India, centro Africa, Cina ed ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali come il PDN, Il Best of Photojournsalism, il Grand Prix de Paris noto come PX3, l’IPA, inoltre ha ottenuto un secondo posto al Sony World Photography Award con un reportage  all’interno delle carceri minorili nel Centro America e il prestigioso Getty Images Grant for Editorial Photography con il progetto “Fever – The Awakening of European Fascism”

La partecipazione alla presentazione è gratuita e riservata ai soci ENAL WSP Photography. E’possibile associarsi il giorno della presentazione. Costo della tessera ENAL 2012 3 euro.

 


Getty Images’ 2012 Grants for Editorial Photography: Paolo Marchetti tra i vincitori

Paolo Marchetti - Fever - Getty Images Grant

Paolo Marchetti – Fever – Getty Images Grant

Sono stati pubblicati i vincitori dei Getty Images’ 2012 Grants for Editorial Photography, tra i premi fotografici più ambiti dai fotoreporter, e che permetterà loro di portare avanti i progetti presentati.

I vincitori sono i Fotoreporter Bharat Choudhary, Kosuke Okahara, Paolo Marchetti e Sebastian Liste. Essi riceveranno 20.000 dollari per sostenere progetti di documentari in corso. Getty Images ha anche annunciato che è stato stabilito un premio di 20.000 dollari al Fondo Chris Hondros. Creato in memoria del fotografo Chris Hondros, che è stato ucciso in Libia nel mese di aprile 2011, il no-profit Chris Hondros Fund si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica su problemi che devono affrontare coloro che dichiarano da zone di conflitto e di sostenere fotogiornalisti tramite sovvenzioni e borse di studio.

I nostri complimenti in particolare vanno al nostro amico Paolo Marchetti, che si aggiudica il premio con il suo progetto “Fever“, che indaga sul fenomeno sempre più in crescita dei movimenti di estrema destra in Italia.
Il WSP Photography promuoverà insieme a Paolo Marchetti un workshop intensivo di photoreportage in Cambogia. Il Workshop “Photo Reportage” verrà presentato presso la nostra sede il prossimo 19 settembre dalle ore 19:00.

Per info su Getty Images Grant: http://reportagebygettyimages.tumblr.com/
Per info su Paolo Marchetti: http://www.paolomarchetti.org