La mostra di Cristina Garcia Rodero che lascia “A boca abierta”

Siamo stati a visitare la mostra fotografica “Con la boca abierta” della fotografa spagnola Cristina Garcia Rodero, esposta presso la sede dell’Instituto Cervantes in Piazza Navona, fino al 24 febbraio.

La prima retrospettiva a Roma di Cristina Garcia Rodero.
La mostra raccoglie una summa di oltre 50 foto, frutto di un editing serrato su una produzione di oltre 3000 fotografie dalla fine degli anni 70 ai giorni nostri.
Il fil rouge che lega le opere esposte sono le espressioni che accomunano i soggetti ritratti: sorrisi, sbadigli, urla di gioia o dolore, sorpresa, paura, stupore.
Una carrellata di emozioni che passa di bocca in bocca e che è diventata il tema di una mostra che racchiude alcune delle foto più significative dell’autrice.
Si comincia da un parto, dall’urlo di un neonato che viene al mondo e si finisce con un funerale, dove è la morte a chiudere la bocca al defunto e a spalancare il dolore di amici e familiari, girando dagli angoli più vicini alla sua città natale Puertollano fino a quelli più sperduti del globo e passando per avvenimenti attuali come il Burning Man Festival in Nevada o le Love Parade in Germania.

Non manca quindi quel tocco geniale che caratterizza lo stile della Rodero, la fotografa di Puertollano, prima fotografa spagnola ad entrare nella prestigiosa agenzia fotografica Magnum e diventarne membro permanente dal 2009.

I riti e i popoli: i topos della fotografia di Cristina Garcia Rodero

Ritualità e tradizioni popolari sono sempre il fulcro su cui la fotografa pone il suo occhio attento.

Nella sua fotografia si mischiano antropologia, letteratura, arte, sacro e profano. Attraverso la ricerca delle radici del popolo la fotografa si concentra sul ruolo svolto dalla persone, sempre presenti nelle sue fotografie,  riflettendo sulla relazione che le lega alla natura del luogo grazie alla ritualità stessa.

Le sue indagini su riti e spiritualità partono proprio dal suo paese, la Spagna, grazie ad una borsa di studio che riceve nel 1973. La sintesi di questo grande progetto viene pubblicata nel 1989 con il titolo, “España oculta”, che riceve il premio al miglior libro fotografico alla XX edizione degli Incontri Internazionali della Fotografia di Arles (Francia) e che le porta la vittoria del prestigioso Eugene Smith Grant.

Dalla Spagna la sua attenzione si sposta sulle aree del mediterraneo, concentrandosi su Africa e America latina. Notevole per la sua intensità il racconto sul culto di Maria Lionza in Venezuela,  le bellissime immagini della serie dei  pellegrini haitiani o le immagini dall’Holi Festival in India. Un viaggio intorno al mondo, alla ricerca delle profonde radici che legano i popoli alle proprie terre e alle proprie tradizioni.

La mostra “Con la boca abierta” ci mostra in pieno la bravura e la genialità di Cristina Garcia Rodero, passando per alcune delle sue fotografie più famose a scatti inediti che siamo sicuri vi lasceranno davvero a bocca aperta. Ma affrettatevi, la mostra chiude il 24 febbraio.

Se volete restare aggiornati sulla prossima visita di gruppo organizzata da wsp photography, un modo per condividere insieme la passione e conoscere piccoli e grandi autori, iscrivetevi alla nostra newsletter mandando una richiesta a: info@collettivowsp.org

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Il museo fotografico di Siauliai

Questa estate siamo tornati nelle Repubbliche Baltiche, toccando varie tappe tra Lituania, Lettonia ed Estonia alla scoperta di questi meravigliosi paesi e della loro cultura.

In visita a Siauliai, una piccola cittadina dell’entroterra Lituano, famosa soprattutto per la sua Collina delle croci, una piccola altura su cui si ergono oltre quattrocentomila  croci piantate per devozione dai pellegrini secondo una tradizione popolare che dura da alcuni secoli, abbiamo scoperto un piccolo tesoro.

Il Fotografijos muziejus è un piccolo angolo di paradiso. Dispone di un’ampia galleria espositiva, dedicata ad ospitare mostre di artisti locali e internazionali, un piccolo bookshop che è affiancato da una splendida e ben nutrita biblioteca fotografia.
Davvero utile per tutti gli amanti e studiosi della fotografia, che possono così accedere ad un nutrito catalogo di testi e ampliare le proprie conoscenze.

La sala dedicata ai laboratori è molto bella, apprendiamo che sono tante le attività formative organizzate dal museo e tantissime attività sono dedicate ai più piccoli.

Al momento della nostra visita abbiamo trovato esposta la mostra “Požiūris į senovinę fotografiją” (L’approccio ad una vecchia fotografia) che comprende tredici diverse generazioni di autori lituani e stranieri che reinterpretano con nuovi linguaggi antiche fotografie.

Tra gli autori in mostra, a noi sconosciuti, anche un italiano Maurizio Anzeri.

Ma il pezzo top della struttura è sicuramente il roof garden. Una bellissima terrazza dedicata ad ospitare eventi che assicura una splendida vista sulla strada principale della città, e che ospita inoltre una camera oscura e diversi visori “pinhole” attraverso cui guardare la città.

Se state pensando ad un viaggio in Lituania, vi consigliamo di includere anche questa tappa (Siauliai dista circa 210 km dalla capitale Vilnius).
Tenete sott’occhio il sito del museo per conoscere gli eventi in programma.

fotografie di Daniela Silvestri – WSP photography

Athos. I colori della fede. Mostra fotografica di Stratos Kalafatis

ATHOS, I COLORI DELLA FEDE

Mostra fotografica di

STRATOS KALAFATIS

Accademia di Romania in Roma

dal 6 al 22 Maggio 2016

A cura di Afrodite Oikonomidou

Inaugurazione 6 Maggio 2016, ore 18.00 in presenza dell’artista

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L’Ambasciata di Grecia a Roma e la Sezione Italiana della Fondazione Ellenica di Cultura presentano il fotografo greco Stratos Kalafatis con il suo recente lavoro dal titolo “Athos, i colori della fede”. La mostra, curata da Afrodite Oikonomidou, sarà ospitata a Roma dal 6 al 22 Maggio 2016 nella Sala espositiva dell’Accademia di Romania in Roma (Piazza José de San Martin, 1).

Stratos Kalafatis ha dedicato cinque anni all’esplorazione e alla conoscenza del Monte Athos, dei suoi paesaggi e monasteri, ma soprattutto degli uomini che lo abitano. Complessivamente ha realizzato 25 visite per un totale di 200 giorni di pellegrinaggi fotografici tra il 2008 e il 2013, per arrivare ad una profonda comprensione di questo mondo di fede e spiritualità che viene svelato attraverso le 120 immagini che compongono la mostra “Athos, i colori della fede”.

“Il Monte Athos è difficile da fotografare” spiega Stratos Kalafatis “non tanto perché resiste al carattere laico della fotografia, ma piuttosto perché ha bisogno di tempo per essere svelato. Da più di mille anni rimane nascosto dietro una pittoresca semiologia, un folklore sentimentale, dietro interpretazioni mistiche e rivelazioni miracolose. È un mondo fatto di silenzio e di mistero, un luogo sospeso, in bilico tra passato e presente, tradizione e libertà, forza e debolezza, tra il buio e la luce. E non è semplice superare la sua storia poderosa, la sua religiosità esasperata e creare immagini che rispettano il luogo senza ledere l’autonomia creativa del fotografo.”

Attraverso uno sguardo più spirituale che estetico, le immagini di Kalafatis riescono a trasmettere l’essenza di questo posto unico descrivendo la sua storia e tradizione millenaria e documentando la natura rimasta quasi incontaminata e la bellezza selvaggia del paesaggio. Tuttavia la sensibilità del fotografo si rivolge al profondo, si ferma sui volti, sui dettagli della vita quotidiana, sulla lentezza del tempo, sul contrasto tra la ricchezza interiore e la povertà ascetica. Elementi che si combinano a forme e linguaggi del tutto contemporanei, per costruire un racconto insolito del Monte Athos secondo uno stile personalissimo, fedele ai principi fotografici dell’autore.

Nato nel 1966 nella città di Kavala, nel Nord-Est della Grecia, Stratos Kalafatis ha studiato fotografia all’Art Institute di Philadelphia, USA. Dal 1993 ha realizzato numerosi progetti fotografici come: Immagini archetipe, Diario 1998-2002, Saga, Arcipelago, Athos – I colori della fede. Ha ricevuto numerosi premi internazionali e ha partecipato a importanti mostre e manifestazioni culturali come la Biennale di Architettura di Venezia (2006). E’ stato selezionato a rappresentare la Grecia nella grande mostra collettiva Faces Now – il ritratto fotografico in Europa dal 1990 ad oggi. Vive a Salonicco, dove lavora come fotografo e insegna fotografia creativa.

Informazioni: 

Inaugurazione: Venerdì 6 Maggio, ore 18.00
Durata mostra: dal 6 al 22 Maggio 2016
Ingresso libero
Orario di apertura:
Martedì, Mercoledì e Giovedì: dalle ore 14.30 alle ore 19.00
Venerdì, Sabato e Domenica: dalle ore 11.00 alle ore 19.00
Lunedì chiuso

Visite guidate : Venerdì, Sabato e Domenica alle ore 11.30 e 16.00 o su appuntamentoContatti per informazioni e prenotazioni : 3355479031, e-mail: monteathos.mostrafotograficaro@gmail.com

Consigli fotografici per il weekend

Inaugurazione “Fragile” mostra fotografica di Giorgio Bianchi

Sabato 16 aprile dalle ore 19 inaugurazione e incontro con il fotografo Giorgio Bianchi che presenterà il suo lungo lavoro svolto durante il conflitto in Ucraina.
Roma – WSP Photography, Via Costanzo Cloro 58

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© Giorgio Bianchi – Fragile

Funzilla Festival
Un Festival dedicato alle fanzine fotografiche, con mostre, corsi, eventi e workshop.
Roma – 16-17 aprile presso Galleria Microprisma

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Mister G e Le Donne di Picasso
Presso la magnifica Galleria del Cembalo, a Roma, dal 16 aprile al 18 giugno, due mostre fotografiche entrambe dedicate al rapporto ambiguo tra fotografia della finzione e verità della rappresentazione.

Mister G. Per la prima volta a Roma, e a 9 anni dalla sua prima e unica mostra a Milano del 2007, a cura di Paola Stacchini Cavazza, presenta un’ampia selezione di opere di Gilbert Garcin che coprono un arco temporale di circa vent’anni.

Le donne di Picasso Ispirato allo spettacolo teatrale Loves of Picasso di Terry D’Alfonso la mostra di Cristina Vatielli, curata da Annalisa D’angelo, si compone di otto grandi ritratti che rappresentano ciascuno le donne che hanno maggiormente influenzato la vita sentimentale e lavorativa di Pablo Picasso: Olga Khokhlova, Eva Gouel, Fernande Olivier, Marie Thérèse Walter, Dora Maar, Francoise Gilot, Gaby Depeyre, Jacqueline Roque.
Roma – Galleria del Cembalo.
Verificare sul sito gli orari di apertura.

Le Donne di PIcasso

© Cristina Vatielli – Gaby Depeyre

 

4 giornate di fotografia al Cinema Meravigli di Milano

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Da giovedì 14 a domenica 17 aprile 2016Forma Meravigli ospita quattro giornate tematiche di proiezioni video ispirate al mondo dell’immagine fotografica.
In particolare questo il programma per il week-end:

 

SABATO 16 APRILE

UNA GIORNATA PER TIM HETHERINGTON

> ore 18.30

Restrepo

di Tim Hetherington e Sebastian Junger

Un film-documentario girato nell’estremo avamposto afghano di Restepo, una piccola postazione nella valle del Korengal, occupata da un plotone di quindici marines con compito di sorveglianza e pattugliamento. Il fotoreporter Tim Hetherington e il giornalista Sebastian Junger hanno voluto “catturare l’esperienza del combattimento, della noia e della paura attraverso gli occhi dei soldati”.

> ore 20.30

Tim Hetherington: dalla linea del fronte

di Sebastian Junger

Un ritratto commovente dell’acclamato fotografo di guerra e regista, presentato dal giornalista Sebastian Junger, suo co-regista in Restrepo in Afghanistan.

 

DOMENICA 17 APRILE

PROTAGONISTI

> ore 18.30

Alla ricerca di Vivian Maier

di John Maloof, Charlie Siskel

Tra i fotografi più sorprendenti del XX secolo, Vivian Maier occupa un posto d’onore, faticosamente conquistato dopo anni di anonimato, e grazie a una progressiva scoperta, lenta ed entusiasmante, del suo inedito patrimonio iconografico. Il documentario ne racconta la storia e la personalità affascinante ed enigmatica di Vivian Maier.

> ore 20.30

ANTICIPAZIONI SPECIALI

Koudelka Shooting Holy Land

di Gilad Baram

Speciale preview dell’attesissimo documentario su Josef Koudelka. Uno sguardo intimo e unico nel processo creativo del grande fotografo durante il suo viaggio in Israele e Palestina.

Pearl

di Jessica Dimmock

Speciale preview del lavoro della fotografa Jessica Dimmock che ha seguito il profondo cambiamento, fisico ed emotivo, di una donna transgender di mezza età nel Pacifico nordoccidentale.

A SEGUIRE

Il sale della terra

di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado

Da quarant’anni a questa parte, il fotografo Sebastião Salgado viaggia in tutti i continenti seguendo le tracce di un’umanità in costante mutazione. La vita e il lavoro di Sebastião Salgado ci vengono rivelati attraverso gli sguardi incrociati di Wim Wenders, anch’egli fotografo e di suo figlio Juliano che lo ha accompagnato nei suoi ultimi viaggi.

Per tutti i dettagli visitate il sito: http://www.formafoto.it

 

Consigli fotografici per il weekend

In arrivo un nuovo weekend, in cui sembra che la primavera voglia prendersi qualche giorno di riposo. Allora perché non approfittarne per visitare qualche mostra fotografica tra le tante in programma?

“SÎNOR (CONFINE). Kurdistan, immagini negate”.

Venerdì dalle 19 alle 21:30 è possibile ancora visitare la collettiva di fotografi curdi esposta presso WSP Photography Roma e a curadel Centro Culturale Curdo Ararat, la Rete Kurdistan Italia.
Via Costanzo Cloro 58, Metro B San Paolo.

© Ferhat-Arslan

© Ferhat-Arslan

La figura nera aspetta il bianco

L’attesissima mostra del grande maestro Mario Giacomelli, a cura di Alessandra Mauro, vi aspetta a Roma, a palazzo Braschi.
Da martedì a domenica dalle 10 alle 19.
Palazzo Braschi – Piazza San Pantaleo, Roma.

© Paolo Mengucci

© Paolo Mengucci

Fotografia d’autore a sostegno del premio Amilcare Ponchielli

Domenica 10 aprile a Milano, dalle 10,00 alle 18,00 nella sede di LINKE, Il gruppo GRIN, che riunisce Photo Editors e Ricercatori Iconografici delle maggiori testate italiane, promuove una vendita di fotografia d’autore per rilanciare la tredicesima edizione del Premio Amilcare G. Ponchielli, dedicato al primo photo editor italiano.

Tra i talenti e grandi autori che hanno aderito: Gabriele Basilico, Gian Paolo Barbieri, Settimio Benedusi, Gianni Berengo Gardin, Maurizio Camagna, Carla Cerati,Lorenzo Castore, Pierfrancesco Celada, Marisa Chiodo, Matteo Cirenei, Lorenzo Cicconi Massi, Cesare Colombo, Mario Cresci, Riccardo Del Conte, Albertina D’Urso, Andrea Di Martino, Luigi Erba, Maurizio Galimberti, Giovanni Hänninen, Marco Introini, Cosmo Laera, Martino Lombezzi, Beatrice Mancini, Cristina Omenetto, l’Archivio Federico Patellani, Francesco Radino, Rocco Rorandelli, Claudio Sabatino, Toni Thorimbert.

LINKE – Milano. Via Avancinio Avancini 8 a Milano, il GRIN (Gruppo Redattori Iconografici Nazionali)

Festival della fotografia paesaggistica a Reggio Calabria

Inaugura l’8 aprile la prima edizione di Photopia, con mostre di fotografi italiani e stranieri, seminari, workshop e letture portfolio con un premio del valore di 500 euro che saranno gli spunti per “parlare di luoghi e spazi, stimolare ed imporre riflessioni ampie sul paesaggio, con l’idea di un fotografia non intesa come mero esercizio di stile, bensì come strumento di conoscenza ed esame di società e culture”, come recita il comunicato stampa della manifestazione.

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8-17 aprile al Parco Ecolandia di Arghillà (RC)
Inaugurazione venerdì 8 aprile alle ore 18,30

© Alesandro Penso, dalla mostra Pictures from Lesbos, Lost Generation, Refugees in Bulgaria

© Alesandro Penso, dalla mostra Pictures from Lesbos, Lost Generation, Refugees in Bulgaria

A Roma una mostra fotografica di Mario Giacomelli

Mario Giacomelli: la figura nera incontra il bianco

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© Mario Giacomelli

Palazzo Braschi dedica a Mario Giacomelli, sicuramente uno dei fotografi italiani più amati, una mostra antologica che inaugurerà il prossimo 23 marzo.

Il fotografo originario di Senigallia, ha incantato il mondo con sua poetica in bianco e nero e proprio al suo linguaggio fa riferimento il titolo azzeccato della mostra fotografica “la figura nera aspetta il bianco”.
La mostra  propone per la prima volta a Roma un viaggio appassionante nella fotografia di Mario Giacomelli, nella sua arte, nella sua intima e profonda poesia, nel suo furore creativo.

La mostra, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è prodotta da Fondazione Forma per la Fotografia, in collaborazione con Archivio Giacomelli di Senigallia.

La mostra durerà fino al 25 maggio.

Location e orari della mostra fotografica

Palazzo Braschi Roma – Piazza di San Pantaleo 10
martedì-domenica ore 10.00-19.00

A questo link tutte le ulteriori informazioni.

 

Consigli fotografici per il week-end

Gina Alessandra Sangermano: una ragazza senza borsa. Incontro d’autore con Loredana De Pace e Leo Scagliarini

In questa serata d’autore – organizzata per la prima volta e in anteprima nazionale negli spazi dell’associazione culturale WPS Photography di Roma – attraverso le fotografie racconteremo la storia di Gina, il suo pensiero, la sua visione e gli strumenti che hanno orientato questa giovane autrice calabrese  venuta a mancare giovanissima e senza mai aver esposto in vita sua. Per l’occasione sarà allestita anche una mostra fotografica temporanea e alcune delle sue fotografie, stampate in formato 13×18, saranno messe in vendita per supportare i progetti volti a diffondere e far conoscere i suoi lavori.
Dalle 19:30 al WSP Photography di Roma – Via Costanzo Cloro 58. Ingresso libero (con tessera associativa).

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Incontro con il fotografo Fausto Podavini.

Il fotografo e docente del WSP Photography Fausto Podavini sarà ospite presso FotoImage Bologna in una serata aperta al pubblico per raccontare il suo lavoro di fotoreporter e documentarista e rispondere alle domande e curiosità del pubblico. Con l’occasione sarà presentato MiRelLa, il lavoro che gli è valso il primo posto Storie – categoria “Daily Life” al prestigioso concorso fotografico World Press Photo 2013. Un reportage intenso ed attuale, che racconta con grande umanità e dolcezza le difficili condizioni di vita di chi soffre di Alzheimer.
Dalle 19.00 presso Foto Image, Via delle Belle Arti 19, Bologna. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. 

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Contaminazioni con Giovanni Marrozzini e Monika Bulaj.

Il teatro imperiale di Guidonia apre ad una tre giorni di eventi in cui la fotografia avrà un ruolo da protagonista.
Si comincia il 18 marzo con la mostra fotografica “Echi” e l’incontro con il fotografo Giovanni Marrozzini. Fotografo di fama internazionale, Marrozzini nella mostra ha voluto incontrare la memoria di un rimpianto mai sopito in cui gli eroi della migrazione sono i personaggi incantati dei desideri più forti, come dei qualunque Mastro Geppetto.
Alle 18 di sabato invece un’altra ospite di fama internazionale, la fotografa Monika Bulaj che si esibirà in una performance teatrale dal titolo “Dove gli Dei si parlano”, un vero e proprio “viaggio nelle ultime oasi d’incontro tra fedi, zone franche assediate dai fanatismi armati, patrie perdute dei fuggiaschi di oggi. Luoghi dove gli dei parlano spesso la stessa lingua franca, e dove, dietro ai monoteismi, appaiono segni, presenze, gesti, danze, sguardi”.
Dalle 18:00 presso Teatro Imperiale, Piazza Matteotti, Guidonia. Ingresso libero. Evento a cura dell’Associazione culturale Battiti.

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Mostra fotografica “Dedica a Pasolini. I funerali a Casarsa”.

Una galleria di 24 immagini scattate in occasione dei funerali di Pier Paolo Pasolini tenutisi a Casarsa il 6 novembre 1975 nella chiesetta di Santa Croce, a pochi giorni dal tragico assassinio del poeta avvenuto nella notte tra il 1 e il 2 novembre all’Idroscalo di Ostia.
La mostra fotografica è stata organizzata dall’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, dalla Città Metropolitana di Roma Capitale, dal Comune di Ciampino, dall’Archivio Pier Paolo Pasolini Ciampino-Roma e dall’Associazione Microcosmi Onlus.
Presso Palazzo Valentini – Via IV Novembre, 119/A – Roma. Controllare orari di visita e apertura.

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In buona fede: mostra fotografica di Umberto Sommaruga. Dal 9 maggio al WSP

Associazione Culturale WSP Photography

Presenta

“In buona fede”
Riti, processioni e preghiere dei popoli credenti

Mostra fotografica di Umberto Sommaruga

Inaugurazione e incontro con l’autore
Sabato 9 maggio ore 19:30 – WSP Photography

L’alfabeto delle Fedi compone parole identiche in tutto il mondo.
Sono Riti, Processioni e Preghiere a chiamare a raccolta, in modo uguale anno per anno, i Popoli di chi crede. Gesti identici e parole sancite dall’uso che, dovunque nel mondo, scandiscono il Sacro che unisce, per un solo giorno, o per poche ore, spesso per notti lunghe di veglia e fatica. Nel silenzio dei gesti quotidiani messi da parte, tutti diventano attori della Rappresentazione. Lo è chi assiste e diventa quinta perfetta della scena che sfila e si compie.
Lo è ancor più chi di questa scena è protagonista: il penitente sorretto da parenti e amici, il battente pronto a mostrare per ore il sacrificio della propria carne, l’incappucciato secondo tradizione, il portatore di simboli e baldacchini, il cantore di litanie, il musico.
Ed è sempre la fede il richiamo potente di eventi unici, come può essere per i Cattolici la Beatificazione di un Papa molto amato e venerato già in vita. Lì sono migliaia i volti, in cui la fatica delle veglie e la gioia di ciò che sta per accadere si leggono chiare. In Buona Fede. Per tutta la vita.

Le immagini di Umberto Sommaruga vengono da anni di reportage sul tema della Fede. Si riconoscono le Processioni della Semana Santa, che per la Spagna sono da sempre manifestazioni rispettate anche da chi la Fede non ce l’ha. Ci sono le immagini dei riti del nostro Meridione, che difende queste tradizioni con appassionato orgoglio. Altrettanto palesi e riconoscibili sono gli scatti che documentano la lunga notte della Beatificazione di Giovanni Paolo II.Un’intensità che resta identica nell’altra lunga notte, quella caraibica della Festa di San Lazaro, esempio lampante di un popolo che onora i suoi Santi, ma non dimentica le credenze ancestrali portate dall’Africa.

Umberto Carlo Sommaruga nasce a Milano nel 1953. Seguendo la passione del Papà e grazie alla Rolley biottica del Nonno inizia a fotografare prestissimo e senza sosta. Agli anni 70 risalgono le stampe in B/N, il perfezionamento della tecnica e la collaborazione con lo stampatore milanese Rodegher. La prima esposizione, ancora negli anni Settanta, è milanese, a “La Rinascente”. Negli anni successivi esplora la diapositiva e il diaporama sonorizzato in multiproiezione, privilegiando foto di viaggio e paesaggio. Soltanto nel 2007 si accosta al digitale, trovando nuovi stimoli nel fotoreportage. Con il fotografo romano e amico Dario de Dominicis parte per un secondo viaggio in terra cubana nel 2008. Un’occasione che non resta unica e che porta a Umberto i primi riconoscimenti di prestigio: negli Usa il Black&White Bronze Award per foto singola (sezione fotogiornalismo), esposizioni e serate di videoproiezione in Italia e nuove pubblicazioni in Usa, in Gran Bretagna e in Italia. Nel 2010 viene invitato a Trento, nel centrale “Spazio Pretto”, e poi in altri centri trentini, per una corposa esposizione degli scatti cubani in B/N. Sempre nel 2010, a Palazzo Cusani (Milano) espone “Immaginando Milano” sull’evoluzione urbanistica e umana della sua città.
Del 2012 sono i due Excellence Award della rivista statunitense B&W, che gli vengono conferiti per un reportage su “Religione e Penitenza” e per il reportage “Noche de Parrandas”, che viene subito ripreso e pubblicato in primavera anche in Italia, dalla prestigiosa rivista “Gente di Fotografia”.
I riconoscimenti più recenti gli vengono dallo scatto in B/N “Waiting for J.P. II Beatification”, che gli vale due Honorable Mention, sia al Grand Prix internazionale di Novi Sad (Serbia), sia al britannico WPGA Portrait Award e l’ammissione all’esposizione internazionale di dicembre 2012 a Buenos Aires, al Centro Cultural J.L. Borges.
Tra il 2011 e il 2013 espone due volte per la Provincia di Milano e per lo stesso ente tiene alcuni incontri con l’autore. Sempre nel 2013 due fotografie di Sommaruga vengono inserite nella esposizione “Urban” a Cracovia. In ottobre due audiovisivi vengono inclusi nel programma ella manifestazione “Dia Sotto le Stelle” a cura di Lido Andreella.
È invitato a partecipare alla mostra collettiva “Imagining Cuba”, a cura di Carmen Lorenzetti, esposta a New York (2013) e all’Accademia de Fotografia di Cuba all’Avana (gennaio 2014).

Ingresso gratuito riservato ai soci ENAL. È possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento. Costo della tessera annuale 2015 3 euro. La mostra resterà aperta fino al 9 giugno 2015.

Verso una fotografia di confine: rassegna di fotografia a Palermo

Verso una Fotografia di Confine è una rassegna fotografica che prevede un ciclo di cinque mostre che si inaugureranno tra il 30 aprile e il 25 giugno prossimi, presso la Galleria XXS di via XX Settembre n. 13 a, Palermo.

I cinque autori – rispettivamente Anna Fici (30 aprile – 12 maggio), Carlo Columba (14 – 26 maggio), Lorenzo Maria D’Acquisto (28 maggio – 9 giugno), Giancarlo Marcocchi (11 – 23 giugno), e Maria Cardamone (25 giugno – 7 luglio) si sono riuniti fondando Polpolessolab. 

Con questo nome un po’ scherzoso e un po’ provocatorio, i cinque intendono indicare quale sia oggi la tragicomica posizione della fotografia nel panorama delle Arti e delle forme di espressione culturale. 

A fronte di un costante incremento dell’attività fotografica e dei Photographers, si sta verificando una pesantissima crisi di orientamento nell’ambito della produzione. Tra il 2003 e il 2013 si è assistito sì ad un incremento delle vendite di opere fotografiche nel mercato dell’Arte. Tuttavia la fotografia rappresenta ancora oggi solo il 4% dei lotti venduti e solo l’1,2% dei ricavi. Nelle aste, la percentuale di invenduto delle opere fotografiche è pari al 41%, in riferimento al panorama mondiale [Il mercato dell’Arte nel 2013, fonte: Artprice.com]. Insomma, la fotografia risente ancora, e forse oggi più che mai, di una scarsa legittimazione. E questi dati lo dicono a voce alta.  

La realtà della città di Palermo, a sua volta, rappresenta il Quarto Mondo della sensibilità per la fotografia: tantissimi praticanti da una parte, un pubblico di soli amici dall’altra.

Tutto questo richiede una riflessione da parte dei fotografi, dei galleristi e degli operatori tutti. E’ sicuramente mancato, negli ultimi anni, il supporto della divulgazione, anche giornalistica e della critica per il largo pubblico dei quotidiani cartacei e on line. E’ sicuramente mancato un anello di congiunzione ad accesso gratuito e pubblico, che è l’anello della recensione, il cui compito sarebbe proprio quello di mettere in comunicazione artisti e fruitori, offrendo qualche strumento di lettura. 

Ma se una riflessione occorre, le riflessioni non necessariamente devono riflettere, nella modalità, la pesantezza dei temi oggetto. Si può anche riflettere con delle azioni che vogliono essere serie ma non seriose, come la costituzione di Polpolessolab. 

PolpolessoLab propone – quale prima azione – questa particolare rassegna dedicata all’esplorazione dei confini dell’espressione fotografica forse perché convinti che affinché oggi la fotografia sia riconosciuta e adeguatamente valorizzata occorre presentarla in una veste poco fotografica. Utilizzando mezzi espressivi quali la Polaroid manipolata (è il caso di Anna Fici e di Giancarlo Marcocchi), la lomografia (Maria Cardamone), la graficizzazione e pittorializzazione dell’immagine (Carlo Columba e Lorenzo Maria D’Acquisto), si intende indagare sulle possibilità di esplorazione del linguaggio fotografico nei territori che si estendono al di là dei classici paradigmi e delle classiche retoriche del linguaggio fotografico come storicamente determinatosi. Ma questo è solo l’inizio… 

Anna Fici è docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università degli Studi di Palermo. Fotografa da molti anni ed ha al suo attivo numerose mostre. Predilige, in maniera non esclusiva, il reportage a sfondo sociale in bianco e nero.  Nel 2002 il suo lavoro Facce di Ballarò è stato premiato all’Internazionale di Fotografia di Solighetto (Treviso). Nel 2003, un suo portfolio in Polaroid manipolate in fase di sviluppo sul World Festival on the Beach di Mondello (Palermo), ha vinto il Photo contest legato a quella manifestazione ed è stato pubblicato dalla rivista Il Fotografo. Qualche anno più tardi, un altro suo lavoro a colori sulla medesima manifestazione ha vinto il premio della critica. Nel 2007 un ulteriore reportage in bianco e nero ha vinto il Photo contest del World Festival on the Beach. Tra il 2007 e il 2011 ha esposto in più ambiti un lavoro – Tam Tam Tamil – dedicato alla popolazione Tamil di Palermo che rappresenta la comunità di immigrati più numerosa in città. Dal 2011 ha lavorato alla produzione del film per le sale cinematografiche Ore diciotto in punto, per la regia di Giuseppe Gigliorosso. Oltre ad aver collaborato alla stesura della sceneggiatura, ne ha in particolare realizzato le foto di scena e di back stage, insieme a Giancarlo Marcocchi. Oggi aderisce ad un progetto fotografico per il web – humansofsicily.photo – che intende sfociare in un work in progress di narrazione visiva sulle realtà siciliane contemporanee.

Info: http://annafici.it  E-mail: info@annafici.it

30 aprile – 12 maggio 2015

Palermo Polaroid Art di Anna Fici è una mostra che raccoglie ventidue originali Polaroid – da pellicole Image e SX70 – scattate tra il 2000 e il 2002 a Palermo e dintorni. Si tratta di scatti assolutamente unici sia perché ciascuno è stato inciso a mano durante lo sviluppo, e rappresenta quindi a tutti gli effetti un unicum e un ibrido tra fotografia, pittura e incisione, sia perché le pellicole originali Polaroid da circa otto anni non vengono più prodotte. Quelle che le hanno sostituite, le Impossible, prodotte da chi ha rilevato il brand Polaroid, presentano caratteristiche del tutto diverse che non consentono interventi sull’emulsione. 

Si tratta di una visione della realtà cittadina che ne mette particolarmente in evidenza i graffi e le ferite, non con l’intento della denuncia ma con quello della ricerca dell’identità e della firma: essere palermitani ed essere Palermo, senza alcun compiacimento del degrado, sono due condizioni di cui il lavoro presenta il reciproco rispecchiamento. Essere palermitani ed essere Palermo, nelle crepe create dal graffio del tempo, grazie alle crepe create dal graffio del tempo. Agli originali che consistono in piccoli oggetti di pregio, di circa dieci centimetri per dieci, verranno accostate delle stampe Fine Art marcate digigraphie e certificate, in tiratura limitata. 

Carlo Columba, classe 1956, maturità classica, laurea in ingegneria, di fatto, non ha mai esercitato la professione. Insieme alla natura, al silenzio e alle buone letture la fotografia è la sua passione più schietta e duratura con un’esperienza professionale di realizzazione di spettacoli in multivisione datata negli ormai lontani anni Ottanta. Nel tempo bazzica un po’ tutti i media, non tralasciando i cd rom interattivi e i siti web. Approfondisce le tecniche e le tecnologie per l’apprendimento in rete e in ambiente tecnologico. L’avvento del digitale “risveglia il neurone fotografico” dando l’avvio ad una nuova fase, quella attuale, nella quale si dedica ad una ricerca personale verso una fotografia “poco fotografica”

http://fotografia.columba.it mail: carlocolumba@gmail.com

14 – 26 maggio 2015

Habitat di Carlo Columba. Chi sono stati i progenitori della specie homo, i più antichi, ancor prima del periodo cacciatore – raccoglitore? Branchi di scimmie ciarliere  (le si possono immaginare perfettamente a richiamarsi e ad inseguirsi) dovevano popolare le foreste vivendo le fronde degli alberi e mangiandone i frutti. Da questa suggestione parte una ricerca fotografica, nonché da una personale predisposizione dell’autore a sentire “vicini” gli alberi come “compagni” di vita sul pianeta Terra. Una suggestione che spinge a tentare di indovinare una visione primordiale dell’ambiente che doveva ospitare quelle popolazioni e una interpretazione, per così dire “in soggettiva”, del campo visivo di individui il cui orizzonte è interamente e solamente costituito dall’intrico dei rami e delle foglie. Il tipo di immagine suggerisce una possibile funzionalità dell’antico occhio di focalizzare l’attenzione solo su determinati elementi lasciando al di fuori della soglia di intellegibilità quella moltitudine di altri che altrimenti costituirebbero solo una distrazione o un sovraccarico cognitivo: lo sguardo va dove la necessità del momento lo conduce e si focalizza su alcuni elementi chiave che sono quelli importanti a determinare l’azione. Si assiste qui, tra l’altro, al ribaltamento del concetto di barriera: se, oggi, per noi una selva intricata costituisce un ostacolo, per le scimmie ciarliere doveva, al contrario, rappresentare la migliore opportunità di spostamento. L’atmosfera non è surreale ma semmai apocalitticamente carezzevole nel tentativo di sottolineare la persistenza di quelle contraddizioni che nelle società evolute vengono chiamate “ferocia” (brutalità, efferatezza, spietatezza) ma che in natura sono da sempre la regola.

Alla luce di queste immagini Il nostro più disinteressato amore per il verde diventa strumento per capire se almeno qualcosa di quel mondo e quella situazione stia ancora vivendo in noi.

Lorenzo Maria D’Aquisto vive sul mare di Porticello. Ha studiato Architettura a Palermo. 

E’ stato per alcuni anni un collaboratore dell’Arch. Prof.ssa Jole Lima, partecipando alla ricerca di etnoarchitettura sul territorio siciliano sfociata nel volume “La dimensione sacrale del paesaggio siciliano” pubblicato nel 1979 da Flaccovio Editore. Negli stessi anni, per una collana di Storia dell’Urbanistica diretta dal Prof. Enrico Guidoni, ha curato il corredo grafico e i rilievi per i numeri dell’Arch. Lima e dell’Arch. Marsala. Con le foto di Giò Martorana ha pubblicato “Porticello” (Ediz. Eidos). 

Si occupa di storia locale e di fotografia.

La fotografia la frequenta dagli anni Settanta, fin dai tempi degli studi in Architettura e Urbanistica,  facendola diventare poi il principale interesse con ricerche personali.

Proprio in questo campo ha partecipato a mostre collettive e ha realizzato alcune personali.

Alcuni suoi articoli di tema turistico sono apparsi su Panorama Travel, Milano Finanza Magazine,  AD – Architectural Digest e Room.

Da qualche anno “gioca” con il dialetto, scrivendo delle ballate in siciliano, di cui sono protagonisti i pesci che “parlano, odiano, amano esattamente come gli uomini”

28 maggio – 9 giugno 2015

Rivugghio” è un termine siciliano che in lingua può essere reso con “Ribollire”. Nel vocabolario a questo termine sono associati, come sinonimi, i termini agitarsi, fremere, palpitare, tumultuare. 

All’autore è successo più volte, nel corso degli anni, di vivere da molto vicino il tumultuare, l’agitarsi del Mare. Vederlo crescere, ingrossarsi ed esplodere nella sua incredibile forza per poi ritornare a illanguidirsi. Lo si osserva poi carezzare la stessa costa, gli stessi scogli che appena prima aveva tentato di squassare e da questi, con pari potente risposta, venire ridotto alla sua essenza di gocce d’acqua che, dopo l’urto, tentano di ricongiungersi alla massa che le ha originate e che sempre le contiene.

Spesso anche l’uomo può essere come un’onda, potente e inutilmente distruttivo per poi acquietarsi in una carezza. 

Giancarlo Marcocchi fotografa da circa quarant’anni. E’ nato e vissuto a Cremona fino al 2003. Da quell’anno vive e lavora a Palermo, dove ha svolto il ruolo di docente di fotografia in diversi contesti. Col tempo si è specializzato nella fotografia di scena: danza, Jazz, teatro d’avanguardia, cinema, ritratto, figura e glamour. 

Ha una lunga esperienza con la fotografia analogica che sviluppava e stampava personalmente.  Ha utilizzato supporti Polaroid manipolandoli in fase di sviluppo o trasferendo l’emulsione su vari tipi di supporti. Oggi utilizza con soddisfazione carta Fine Art per il digitale. Non disdegna la fotografia a colori ma sente di riuscire ad essere più intenso con il bianco e nero.

http://www.marcocchiphoto.it – mail: giancarlomarcocchi.photo@yahoo.it

11 – 23 giugno 2015

Milano in Polaroid fu il suo primo lavoro su materiale Polaroid poi manipolato in fase di sviluppo. Realizzato sul finire degli anni Novanta, racconta la città nel suo rapporto con la pubblicità. Il tratto rende unico il lavoro a metà tra lo street e il reportage. Si tratta di diciannove immagini originali, di dimensioni minute (10×10 cm) che nei colori e nelle inquadrature esprimono egregiamente la milanesità di quegli anni che già prefiguravano il tramonto del clima sociale che aveva caratterizzato la Milano da bere degli anni Ottanta. 

Maria Cardamone si occupa di fotografia dal 2008. Si è laureata in Lettere Antiche nel 2012 con una tesi sull’uso politico della fotografia in ambito geografico.  Dopo le prime sperimentazioni nel mondo della fotografia, si è prevalentemente concentrata sulla fotografia sociale e di reportage, non tralasciando le indagini sul paesaggio. Ha esposto in mostre personali e collettive, in Italia e all’estero. 

Sito: http://www.mariacardamone.com – mail: maria@mariacardamone.com

Penultimo paesaggio in fondo di Maria Cardamone è un progetto fotografico iniziato nel 2012 e realizzato in parte in Italia e in parte in Gran Bretagna. L’autrice si confronta con una tematica classica per la fotografia: cosa è il paesaggio? E ancora: cosa rende il paesaggio, un paesaggio? La figura del testimone fotografico a questo punto ha dato una risposta. Il paesaggio si pone laddove vi è un’interpretazione parziale della realtà: esso cioè il frutto dell’intervento di un osservatore all’interno di un contesto. Per evidenziare questo, l’autrice rinuncia all’oggettività di una visione nitida e descrittiva ed esalta il suo ruolo interpretativo attraverso doppie esposizioni, mosso, effetti fantasmagorici. Il progetto diventa un intimistico viaggio nelle emozioni: ai prolungamenti dell’esposizione fotografica, quasi come fosse la memoria umana ad estendersi verso il passato o il futuro, si aggiungono delle immagini di piccoli particolari, richiami di vita e attimi fuori dal tempo. In tal modo il paesaggio, svuotato dalla pretesa di essere un dato fermo e stabile, si trasforma in movimento e rapporto col tempo, cioè coscienza. In questa visione personale il paesaggio in fondo viene continuamente riscritto, e la visione del paesaggio non può escludere l’essere umano, i luoghi della sua storia e coscienza personale, del significato che ha il paesaggio per lui. Per questo esso non può essere mai definitivo, ma perennemente il penultimo. Il progetto è stato scattato in formato pellicola 120 con macchina fotografica Lomo (Diana).

  

 

Perugia Social Photo Fest: un festival fotografico da non perdere

Perugia Social Photo FestAbbiamo visitato questo week-end il Perugia Social Photo Fest, un festival fotografico davvero interessante nella splendida Perugia.
Una kermesse con mostre fotografiche di altissimo livello e una serie di eventi fotografici, incontri e presentazioni gratuite davvero da non perdere.

Due le declinazioni del PerugiaSocialPhotoFest. Da un lato la fotografia sociale quale mezzo di comunicazione, di denuncia e riflessione, di presa di coscienza sui problemi del contemporaneo. Strumento per raccontare storie spesso ignorate ma che necessitano di essere portate alla luce e condivise, per spingere a riflettere sulla necessità di un cambiamento sociale. Dall’altro la fotografia terapeutica come potente mezzo per dare voce a chi spesso viene dimenticato dalla nostra società. La fotografia quindi come strumento per riattivare la percezione, promuovere una comunicazione interno – esterno, sostenere processi di auto affermazione.

Resisto” è il concept su cui ruota il PSPF 14. Una parola semplice ma di forte impatto che si basa sul concetto psico-sociale della “resilienza”. La resilienza viene vista come la capacità dell’uomo di affrontare le avversità della vita, di superarle e di uscirne rinforzato  e trasformato positivamente. Le persone resilienti non sono dei super eroi, ma solo individui che hanno trovato in se stessi, nelle relazioni umane, nei contesti di vita, gli elementi e la forza di continuare a progettare il proprio futuro a dispetto di avvenimenti destabilizzanti, di condizioni di vita difficili, di traumi anche importanti. Nell’ambito della prospettiva psicosociale il concetto di resilienza è utilizzato anche in riferimento ai gruppi e alle comunità per indicare una condizione che amplifica la coesione dei membri fortificando le risorse vitali di coloro che ne sono coinvolti. Per coltivare l’umanità bisogna essere legati agli altri esseri umani e riconoscerli.

Tra le mostre esposte nella splendida cornice di Palazzo Penna, segnaliamo in particolare il lavoro di Sara Naomi Lewcowicz “Shane & Maggie”, vincitore del Festival della fotografia etica; “Behind the absence”, di Myriam Meloni, vincitore Call for entry 2014 insieme al lavoro di Simone Cerio “When the others go away” e la mostra di Giovanni Cocco, docente della nostra Masterclass di Reportage, “Monia”.
Anche i nostri studenti Marianna Ciuffreda, Chiara Moncada e Marco Vignola si sono fatti valere e hanno ottenuto, nell’ambito del concorso Call for entry, una menzione speciale per il lavoro “Lucha”.

Con l’occasione di una visita a Perugia e con l’acquisto del biglietto del festival, potrete approfittarne per dare un’occhiata anche alla mostra di Steve McCurry, Sensational Umbria, dedicata alla promozione turistica del territorio.

A questo link potrete trovare tutte le notizie sulle mostre e gli eventi in programma: http://www.perugiasocialphotofest.org/