Intervista a Marco Bulgarelli

Danubius - (c) Marco Bulgarelli

Danubius – (c) Marco Bulgarelli

Il WSP intervista il fotografo Marco Bulgarelli, che sarà presente il prossimo 25 gennaio insieme al photoeditor Marco Pinna, per presentare il suo lavoro Danubius, recentemente diventato un libro.

Romano, classe ’73, Marco Bulgarelli si diploma nel 2002 in fotografia documentaria alla scuola romana di fotografia, ed inizia la sua carriera nel 2003. Si interessa alla cultura giovanile e alle trasformazioni urbane e sociali nelle capitali europee, lavorando principalmente per l’Espresso. Il suo interesse per il sud-est asiatico l’ ha portato prima in Birmania e poi, nel 2008, per vari mesi in India dove ha documentato la situazione attuale del paese. Nel 2011 il suo interesse si è focalizzato sul mondo Arabo, Siria – Egitto. Nel 2010 con “Abruzzo earthquake” si è classificato finalista al SONY PHOTOGRAPHY AWARDS e ricevuto la menzione d’onore al PRIX DE LA PHOTOGRAPHIE PARIS.

Ha lavorato e lavora con diverse agenzie, tra cui Corbis, GAMMA, LUZphoto e collabora con le più importanti case editrici italiane e internazionali. Ha esposto in diverse gallerie e musei.

Danubius

  1. Il reportage Danubius è un lavoro complesso, dove si evidenzia sia un approccio più personale e autoriale, che un approccio reportagistico. Nel corso della lavorazione com’è cambiato il tuo sguardo?

In ogni paese visitato, ho cercato di trasformare in pensiero visivo l’anima dei luoghi e gli stati d’animo della gente, “respirando” le atmosfere e “sentendo” le persone, al fine di coglierne la quintessenza. Di conseguenza, affiorano aspetti che non collocano il lavoro in un ambito estetico definito ed esclusivo, ma sono la conseguenza di una continua ricerca comunicativa, dovuta alla diversità delle esperienze vissute. Spero che queste modulazioni riescano a restituire l’essenza di ogni paese, il nodo inestricabile tra geografia e antropologia che uno stile preordinato violenterebbe in una forma estranea.

  1. Il lavoro Danubius è stato recentemente esposto al museo di Roma in Trastevere. È stato difficile realizzare l’editing della mostra? Ci sono foto a cui hai dovuto rinunciare, a cui sei più legato, al posto di altre?

L’editing della mostra è lo stesso del libro, leggermente modificato e adattato allo spazio museale. Durante la fase di editing siamo spesso costretti a sacrificare delle foto. Il primo scarto c’è stato quando ho deciso di dividere il lavoro in capitoli che corrispondessero ai diversi gruppi linguistici presenti nell’area, ma anche alle diverse stagioni. Così nel terzo capitolo riguardante la Serbia e la Croazia, ad esempio, ho dovuto escludere le foto realizzate durante l’inverno. In seguito ho dovuto sacrificare molte altre foto. Nel libro la fotografia sacrificata che non ho ancora digerito, perché esprime pianamente il mio concetto di alienazione metropolitana, è stata esclusa dall’editore, ma l’ho inserita nella mostra.

  1. Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata il tuo mestiere e quali sono le principali difficoltà che hai incontrato? Quali consigli ti sentiresti di dare ai giovani fotografi emergenti?

Non c’è stato un momento preciso in cui ho capito che la fotografia sarebbe diventata il mio lavoro, tutto è avvenuto senza che io prendessi alcuna decisione. Ho lasciato semplicemente parlare il tempo, solo il corso degli eventi mi ha portato qui oggi. Sicuramente se non avessi avuto una naturale predisposizione per la fotografia avrei percorso un’altra strada. Le prime vere difficoltà le ho incontrate all’interno della mia coscienza; conciliare la mia filosofia di vita con questo mestiere non è stato facile e non lo è ancora oggi. Adeguarsi a un sistema e giungere a certi compromessi con il mercato del lavoro non è semplice. Fortunatamente non mi sono snaturato, ma ho conosciuto chi ha subìto un processo lento e lungo che pian piano l’ha cambiato senza che se ne accorgesse. Se non si è ben centrati e non si ha una forte identità, si potrebbe cadere in un meccanismo insano, dove il lavoro e il mercato prendono il sopravvento su ciò che siamo nel profondo del nostro essere.  Ai giovani emergenti consiglio di ascoltare la propria voce interiore  prima di ogni scelta, senza essere condizionati dall’esterno, e affrontare i temi che appartengono di più al proprio modo di essere e di sentire.

  1. La comunità cinese appare spesso come diffidente e chiusa, come sei riuscito a superare questo ostacolo e in generale come ti relazioni con il soggetto dei tuoi lavori?

Fin dai miei primi lavori documentaristici ho scelto dei soggetti adatti alla mia personalità. Come nei lavori sui giovani del XXI secolo (Generazione y) o sul mondo omosessuale, anche per quanto riguarda la comunità cinese ho utilizzato la mia capacità d’inserirmi con una certa facilità in diversi contesti sociali. Cerco di comprendere “l’altro” in modo da poterci interagire, e acquisto la fiducia altrui attraverso la sincerità e l’onestà.  Probabilmente riesco ad adattarmi all’ambiente estraneo con una certa naturalezza.

  1. Il tipo di formato fotografico e di supporto (analogico o digitale), ad esempio in Danubius hai scelto il 6×7 diapositiva, influenza il tuo linguaggio fotografico? Come effettui questa scelta?

In linea di massima nei progetti personali ho preferito l’analogico, per il resto il digitale. In base al soggetto scelto cerco il mezzo che possa maggiormente esprimere la mia personale visione e rappresentazione del medesimo.

Intervista a cura di Daniela Silvestri – WSP Photography

Danubius - (c) Marco Bulgarelli

Danubius – (c) Marco Bulgarelli

Azadì – Mostra fotografica al caffè letterario

Le Biblioteche di Roma, in seguito ai drammatici avvenimenti di Lampedusa, hanno dato vita a una serie di iniziative di solidarietà e di sensibilizzazione. Tra queste l’iniziativa Roma come Lampedusa. Racconti dalla Città invisibile, che affronterà in diverse biblioteche il tema delle migliaia di Rifugiati invisibili, abitanti degli insediamenti informali e di fortuna, in condizioni di vera emarginazione ed esclusione sociale. Il secondo incontro si svolgerà al Bibliocaffè letterario,via Ostiense 95, giovedì 19 dicembre 2013 dalle 17.30 alle 21. Il programma prevede una maratona di testimonianze dal vivo di rifugiati, richiedenti asilo, volontari e operatori, che provengono sia dagli insediamenti/occupazioni sia dai centri di accoglienza, intervallate dalle proiezioni di corti e documentari girati da registi migranti prodotti dall’Archivio Memorie Migranti. Si parlerà in particolare degli insediamenti di rifugiati curdi e afghani nella zona limitrofa al quartiere Ostiense. Alla fine della serata un concerto di musica e danza persiana di Barbad Project.

Testimonianze di:
 Hevi Dilara, regista curda
 Said Dursun, mediatore culturale curdo
Mamoste, musicista curdo del Centro Ararat
Chaide Özel, rifugiata curda
 Aldo Canestrari, Senza Confine
Associazione Laboratorio 53
Narrazioni a cura degli studenti di Asinitas
 Chiara Peri, Centro Astalli
 Amini Yossuf, associazione Afgani Italia
Paolo Martino, giornalista e regista
 Rahell Ali Mohammad, Afghanistan
A. Speranza, D. Yousefi, A. Khavari, Binario 15

Concerto finale di
Barbad Project dei fratelli Mohsenipour, accompagnati dalla ballerina Paola Stella

Proiezioni:
Bilal di Hevi Dilara, tratto da Benvenuti in Italia (Archivio Memorie Migranti -2012)
Del colore del grano, a cura di Laboratorio 53
Materiale inedito sul viaggio dei ragazzi afgani di Ostiense verso il Nord Europa di Paolo Martino.
Interverranno: Hevi DilaraPaolo Martino e il protagonista del suo film, Rahell Ali Mohammad.

azadì - mostra fotografica
All’interno dell’iniziativa, nella saletta video, sarà esposta la mostra fotografica Azadi, libertà di Federica AracoPaolo Fumanti e Laura Santopietro, studenti del nostro Laboratorio Avanzato di reportage, accompagnata dal video con testimonianze degli ospiti del Centro culturale Ararat.

Nella biblioteca saranno esposti banchetti con artigianato prodotto dai rifugiati:
Associazione Binario 15
Associazione Asinitas
Else Edizioni, libri serigrafici ed altro
Fattorie Migranti, prodotti biologici, Cooperativa sociale PID
Bereket, Eritrea, artigianato in pelle, Palazzo Selam
Ikhlas, Pakistan, artigianato in legno, Cooperativa Abitus
Fondazione Integra/Azione
Centro Astalli

Servizio Intercultura Biblioteche di Roma
tel. 06 45430264
info@romamultietnica.it
www.romamultietnica.it

Bibliocaffè Letterario
via Ostiense, 95 (Metro Garbatella o Piramide)
tel. 06 45460710

Informazioni aggiuntive

  • data inizio:19-12-2013
  • data fine:19-12-2013
  • Indirizzo:via Ostiense, 95 roma

– See more at: http://www.romamultietnica.it/news/biblioteche-di-roma/item/10934-roma-come-lampedusa-racconti-dalla-citt%C3%A0-invisibile-al-bibliocaff%C3%A9-letterario.html#sthash.DOBOgexm.dpuf

Asankojo: inaugurazione mostra fotografica di Martina Cirese e incontro @WSP 14 dicembre

Associazione Culturale WSP Photography

Presenta

Mostra fotografica “Asankojo” di Martina Cirese

Inaugurazione mostra e incontro con la fotografa
14 dicembre ore 19:00

Asankojo - di Martina Cirese

Asankojo – di Martina Cirese

Che succede quando comincia un cerchio?
Sai che il cerchio finirà. La questione è come, finirà.
(La questione è, come puoi sapere come finirà?)
Un fotografo trova una storia: non è come l’aveva immaginata, ma soltanto come merita di essere.
La pelle è un confine, e [quindi] un’opportunità.


Ho incontrato Asan a Parigi. Mi ha colpito il suo modo ansioso di fuggire e cercare, nascondere e svelarsi, la relazione nomade e viscerale che lo lega alle persone e agli spazi. Un vivere nevrotico in bilico tra un’autenticità fragile e accogliente e la rappresentazione di un sé cinico e deciso. Ho cominciato a fotografarlo, sempre, in un modo istintivo e invasivo che non conoscevo. Tra Europa e Asia, ho viaggiato nei luoghi in cui è cresciuto, nelle città in cui si è perso e scoperto. L’ho seguito come una traccia, un segno, un indizio, esplorando le mie e le sue contraddizioni. Asan è una persona e un’entità, in lui vedo l’espressione del rapporto complesso che lega identità, alterità simboli e istituzioni: una rappresentazione onirica della crisi individuale nella nostra società.

Martina Cirese

Martina Cirese nasce a Roma nel 1988. Iscritta all’istituto di fotografia “ISFCI” di Roma tra il 2008 e il 2010, si laurea in Storia Contemporanea nel 2013. Il suo primo lavoro, sul movimento studentesco italiano, viene pubblicato su varie riviste e giornali dal 2008. Con il suo progetto “Asankojo” nel 2012 vince una borsa di studio di un anno con Enrico Bossan (capo del dipartimento di fotografia di “Fabrica”) ed è menzionata in diversi premi internazionali.

Sabato 14 dicembre dalle ore 19:00 durante l’inaugurazione della mostra, insieme a Martina Cirese parleremo del suo lavoro e dei suoi progetti.

 

La mostra sarà aperta fino al 7 febbraio 2014 dal lunedì al sabato (escluso martedì) dalle 19:00 alle 23:00.

 

Ingresso riservato ai soli soci ENAL 2013. È possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento.
Costo della Tessera ENAL annuale 2013 3 euro. 

Io sono Africa: inaugurazione mostra fotografica di Gabriele Orlini 23 novembre @WSP

Associazione Culturale WSP Photography

Presenta

Mostra fotografica “Io sono Africa” di Gabriele Orlini
Inaugurazione mostra e incontro con l’autore

23 novembre ore 19:00

orlini

Si inaugura sabato 23 novembre alle ore 19:00 la mostra fotografica di Gabriele Orlini. “Io sono Africa” è una storia, fatta da Attimi, Momenti, Persone, e Luoghi. Diversi tra loro ma indissolubilmente legati da sottili fili invisibili ed indivisibili. Non è il racconto dell’Africa ma una storia dove tanti sono i protagonisti, legati tra loro da un filo indissolubile. È una storia fatta di uomini e di un solo uomo, Mondele, di alberi secolari, donne, fiumi che scorrono da millenni, colori e pioggia. È la storia di una malattia che non trova medicina. È la storia di una Terra che ti entra dentro e di chi quella terra la vive e la consuma.  

Insieme a Gabriele parleremo della sua Africa e del suo lavoro di reportagista visionando insieme alcuni dei suoi lavori più importanti.

Gabriele Orlini, nato a Trieste ma milanese d’adozione, è un fotografo professionista vagabondo per vocazione. Affascinato dalle “storie dell’uomo”, dalle sue contraddizioni e dalle sue “lotte d’amore con il mondo”, alla metà del 2009 trova nella Fotografia il mezzo ideale per raccontare ciò che vede. Ha realizzato reportage in diverse parti del mondo: Palestina, Cameroon, Argentina. Per la ONG Salvatorian Office for the International Aid ha realizzato un reportage in Africa sulla “Vita senza Elettricità” nella zona di Kapanga a sud-ovest della Repubblica Democratica del Congo e un reportage sulle etnie Garros e Khasis nello stato di Meghalaya, in India, e sulle piccole colonie cristiane nello stato di Assam sul confine con il Bangladesh. Nel 2012 ritorna nella Repubblica Democratica del Congo – portando avanti, tra gli altri un progetto (mAma – 9Lune) sull’abuso sessuale in alcuni villaggi nella Prov. Du Katanga , in Tanzania, ed infine in Mozambico. Attualmente si sta preparando per un nuovo progetto a Caracas (Venezuela), ed un altro sulla Linea di Confine nel nord-est italiano e gli stati della ex Yugoslavia.

Le foto della mostra e l’intera mostra sono in vendita. Per info contattare info@collettivowsp.org.

La mostra sarà aperta fino al 13 dicembre 2013, dal lunedì al sabato (escluso martedì) dalle 19:00 alle 23:00. Ingresso riservato ai soli soci ENAL 2013. È possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento. Costo della Tessera ENAL annuale 2013 3 euro. 

 

12 ottobre: inaugurazione mostra fotografica Laboratorio Avanzato di Reportage 2012-2013

Associazione Culturale WSP Photography

Presenta

Mostra fotografica Laboratorio avanzato di reportage 2012-2013
Inaugurazione mostra e Incontro con gli autori

12 ottobre ore 20:00 Via Costanzo Cloro 58, Roma

mostra laboratorio avanzato di ReportageSi inaugura sabato 12 ottobre dalle ore 20:00 la mostra fotografica degli studenti che hanno frequentato la prima edizione del Laboratorio avanzato di reportage organizzato dal WSP Photography.
Scopo del laboratorio, tenuto dal fotografo Fausto Podavini – World Press Photo 2013 – con il supporto dell’associazione WSP Photography, è stato quello di coinvolgere i partecipanti  in un lavoro fotografico sul campo facendoli cimentare in tutte le fasi di realizzazione di un progetto fotografico. Gli studenti, divisi in piccoli gruppi, si sono cimentati nel raccontare diverse realtà in cui si sono calati durante tutto il corso dell’anno, per ritrovare al loro interno sfumature e piccole storie, nel libero e voluto esercizio della propria creatività e del proprio stile.
Oltre alla mostra ci sarà un incontro con tutti gli studenti coinvolti e il docente: ogni gruppo presenterà un multimediale del proprio progetto e racconterà la propria esperienza.

Elenco dei progetti fotografici esposti:

AzadiLibertà – foto di Federica Araco, Paolo Fumanti, Laura Santopietro.
Sola(mente) – foto di Lucia Cattaneo, Ernesto D’Amico, Matteo Di Giacomo.
Cadere senza farsi male – foto di Laura Cirmi, Claudio Leoni, Gijs Pyckwett.
Circo Bahalo – foto di Violetta Canitano, Silvia Landi, Andrea Menozzi.
Niente di troppo – foto di Marco Di Traglia, Alita Spano.
Eterotopia – foto di Emanuele Donazza, Gennaro Senatore.

 

La mostra sarà aperta fino al 9 novembre 2013, dal lunedì al sabato (escluso martedì) dalle 19:00 alle 23:00.

Ingresso riservato ai soli soci ENAL 2013. È possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento.
Costo della Tessera ENAL annuale 2013 3 euro.

Ufficio Stampa WSP Photography
http://www.collettivowsp.orgufficiostampa@collettivowsp.org

Questa sera inaugurazione mostra “Cè stato il terremoto”. Incontro con il fotografo e il giornalista Sandro Iovine.

WSP Photography presenta, sabato 25 maggio, alle ore 19, la mostra fotografica di Andrea CarrubbaC’è stato il terremoto, un reportage fotografico nei luoghi colpiti dal sisma del 2012 in Emilia Romagna.

L’autore si muove nei campi di accoglienza tra chi ha perso la casa e i volontari e nei paesi più colpiti. In occasione dell’inaugurazione incontreremo l’autore Andrea Carrubba e Sandro Iovine, con cui parleremo anche di “fotogiornalismo” e del ruolo del reporter di fronte a tragedie così grandi come quella del terremoto.

terremo

Pensiamo di saperlo tutti. Ma cos’è il “fotogiornalismo”, il “reportage”, cosa voglia dire raccontare le storie degli altri, in realtà è informazione riservata a pochi oltre agli addetti ai lavori. Di fronte a una tragedia il ruolo del reporter, già delicato per definizione, diviene critico. Da una parte c’è l’urgenza della cronaca, il farsi tramite tra la “notizia” e il “lettore” utilizzando gli strumenti del giornalismo per mediare la soggettività aspirando a una dovuta imparzialità. Dall’altra invece c’è il dramma dei singoli. Il reporter, fotografo o giornalista di penna che sia, deve entrare nell’intimo della vita delle persone, irrompendo da fuori quasi sempre in momenti drammatici. E deve portare via informazioni, immagini, ma al tempo stesso esercitare il senso del rispetto nella condivisione dell’esperienza. Perché per raccontare davvero una storia è necessario viverla. Certo il fotografo che si reca nelle aree terremotate e viene da lontano potrà tornare a casa e ritrovare le sue cose, le geometrie della sua vita. Chi rimane no, ma poter poter raccontare come vive chi non ha potuto scegliere di essere attore della tragedia, è necessario almeno provare a condividerne la quotidianità. Il fotoreporter traduce la realtà a un pubblico che non può presenziare e per questo deve comprendere profondamente, passare settimane vivendo nei campi allestiti dalla protezione civile, esercitare la “compassione” (in senso etimologico) tanto da scegliere di non fotografare, come farebbe un parente, i corpi senza vita di chi è rimasto intrappolato nel crollo di una fabbrica. Quegli stessi corpi che altri, venuti per poche ore e con poca etica, si affannano a profanare con il loro teleobiettivi. La grandi ferite dell’Uomo vanno raccontate, ma senza oltraggiare chi le ha subite con l’esposizione delle piaghe. Questo dovrebbe essere il ruolo del fotogiornalista e questo è il racconto del terremoto dell’Emilia.

Sandro Iovine

Andrea Carrubba, nato nel 1984, dopo gli studi universitari si diploma in Fotografia Professionale presso l’Accademia John Kaverdash di Milano e, tra gli altri, consegue i master di Fotogiornalismo e di Linguaggio della comunicazione visiva tenuti da Sandro Iovine. Fotogiornalista freelance, copre le notizie nazionali ed internazionali e segue temi di carattere sociale e culturale. Ha collaborato con le maggiori testate nazionali, università, organizzazioni umanitarie, siti web e con l’editoria. Il suo ultimo lavoro “… c’è stato il terremoto”, a cura di Sandro Iovine, è stato presentato nelle province di Milano, Reggio Emilia, Varese, Modena e Roma. Attualmente è impegnato in più progetti, in Italia e all’estero.

Ingresso gratuito riservato ai soci ENAL. È possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento. Costo della tessera annuale 2013 3 euro.

C’è stato il terremoto: inaugurazione mostra fotografica di Andrea Carrubba 25 maggio @WSP

WSP Photography presenta, sabato 25 maggio, alle ore 19, la mostra fotografica di Andrea CarrubbaC’è stato il terremoto, un reportage fotografico nei luoghi colpiti dal sisma del 2012 in Emilia Romagna.

L’autore si muove nei campi di accoglienza tra chi ha perso la casa e i volontari e nei paesi più colpiti. In occasione dell’inaugurazione incontreremo l’autore Andrea Carrubba e Sandro Iovine, con cui parleremo anche di “fotogiornalismo” e del ruolo del reporter di fronte a tragedie così grandi come quella del terremoto.

Anndrea carrubba

“Pensiamo di saperlo tutti. Ma cos’è il “fotogiornalismo”, il “reportage”, cosa voglia dire raccontare le storie degli altri, in realtà è informazione riservata a pochi oltre agli addetti ai lavori. Di fronte a una tragedia il ruolo del reporter, già delicato per definizione, diviene critico. Da una parte c’è l’urgenza della cronaca, il farsi tramite tra la “notizia” e il “lettore” utilizzando gli strumenti del giornalismo per mediare la soggettività aspirando a una dovuta imparzialità. Dall’altra invece c’è il dramma dei singoli. Il reporter, fotografo o giornalista di penna che sia, deve entrare nell’intimo della vita delle persone, irrompendo da fuori quasi sempre in momenti drammatici. E deve portare via informazioni, immagini, ma al tempo stesso esercitare il senso del rispetto nella condivisione dell’esperienza. Perché per raccontare davvero una storia è necessario viverla. Certo il fotografo che si reca nelle aree terremotate e viene da lontano potrà tornare a casa e ritrovare le sue cose, le geometrie della sua vita. Chi rimane no, ma poter poter raccontare come vive chi non ha potuto scegliere di essere attore della tragedia, è necessario almeno provare a condividerne la quotidianità. Il fotoreporter traduce la realtà a un pubblico che non può presenziare e per questo deve comprendere profondamente, passare settimane vivendo nei campi allestiti dalla protezione civile, esercitare la “compassione” (in senso etimologico) tanto da scegliere di non fotografare, come farebbe un parente, i corpi senza vita di chi è rimasto intrappolato nel crollo di una fabbrica. Quegli stessi corpi che altri, venuti per poche ore e con poca etica, si affannano a profanare con il loro teleobiettivi. La grandi ferite dell’Uomo vanno raccontate, ma senza oltraggiare chi le ha subite con l’esposizione delle piaghe. Questo dovrebbe essere il ruolo del fotogiornalista e questo è il racconto del terremoto dell’Emilia”.

Sandro Iovine

Andrea Carrubba, nato nel 1984, dopo gli studi universitari si diploma in Fotografia Professionale presso l’Accademia John Kaverdash di Milano e, tra gli altri, consegue i master di Fotogiornalismo e di Linguaggio della comunicazione visiva tenuti da Sandro Iovine. Fotogiornalista freelance, copre le notizie nazionali ed internazionali e segue temi di carattere sociale e culturale. Ha collaborato con le maggiori testate nazionali, università, organizzazioni umanitarie, siti web e con l’editoria. Il suo ultimo lavoro “… c’è stato il terremoto”, a cura di Sandro Iovine, è stato presentato nelle province di Milano, Reggio Emilia, Varese, Modena e Roma. Attualmente è impegnato in più progetti, in Italia e all’estero.

Ingresso gratuito riservato ai soci ENAL. È possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento. Costo della tessera annuale 2013 3 euro.
La mostra rimarrà esposta fino al 20 giugno 2013.

Mostra di Luigi Ghirri al MAXXI Roma

24 aprile – 27 ottobre 2013
Galleria 2 e 2a
a cura di Francesca Fabiani, Laura Gasparini, Giuliano Sergio

“Come pensare per immagini”. In questa frase è contenuto il senso di tutto il mio lavoro.
Luigi Ghirri
(c) Luigi Ghirri

(c) Luigi Ghirri

Il MAXXI dedica all’opera di Luigi Ghirri, tra i maestri indiscussi della fotografia in Italia, una grande mostra antologica, nata dalla collaborazione tra il Museo e il Comune di Reggio Emilia, la città dove il fotografo ha vissuto e alla quale ha lasciato il suo archivio. E proprio dai materiali originali – fotografie, menabò, libri, cataloghi e negativi – oggi conservati presso la Biblioteca Panizzi, partner istituzionale del progetto, la mostra intende partire per raccontare i diversi profili di questa complessa figura di artista.

La mostra è organizzata in tre sezioni tematiche – Icone, Paesaggi, Architetture – e invita a ripercorrere la fasi della ricerca artistica di Ghirri: le icone di quotidiano, i paesaggi come luoghi di attenzione e di affezione e le architetture, da quelle anonime a quelle d’autore, attraverso oltre 300 scatti, con particolare attenzione ai vintage prints stampati direttamente dall’autore.

Accanto alle fotografie verranno presentati anche i menabò dei cataloghi, i libri pubblicati, le riviste, le recensioni che testimoniano la sua attività di editore, critico e curatore; una selezione di fotografie e libri d’artista che documentano l’incontro e la collaborazione con gli artisti concettuali modenesi nei primi anni ‘70; le cartoline illustrate e le fotografie anonime che Ghirri collezionava; una selezione di libri tratti dalla biblioteca personale di Ghirri che raccontano dei suoi interessi e dei riferimenti culturali e artistici; le copertine dei dischi che testimoniano l’interesse di Ghirri per la musica e il rapporto con musicisti come i CCCP e Lucio Dalla.

Icone
La ricerca concettuale è un punto di partenza che permette a Ghirri di costruire un nuovo linguaggio che indaga i luoghi abituali per svelare le icone che popolano il mondo contemporaneo. Vetrine, pubblicità, immagini di immagini, cartoline e quadri che interagiscono con la realtà, così come le giostre, i cieli e le persone nei momenti di svago, sono immagini che indagano i processi del vedere ma che allo stesso tempo coinvolgono per la loro capacità evocativa, icone di una memoria collettiva.

Paesaggi
Nei paesaggi compaiono ancora le icone ma l’orizzonte si amplia. I capannoni, le stazioni di servizio, le periferie anonime disegnano una società che Ghirri guarda con affetto e stupore accostando i paesaggi artificiali alle prospettive reali per cercare una nuova identità al di fuori dello stereotipo. Ghirri sarà tra i principali promotori del rinnovamento della fotografia di paesaggio degli anni ’80 che coinvolse un’intera generazione di fotografi. Confrontandosi con la tradizione iconografica dell’Italia Ghirri la rigenera con immagini semplici, in cui i panorami si alternano alle chiese, ai teatri, agli interni, alle piazze, ai “traguardi” dei cancelli.

Architetture
Anche le architetture sono uno strumento costante della narrazione di Ghirri. Il fotografo costruisce una sorta di inventario delle anonime tipologie edilizie e riflette sulla loro interazione con gli spazi verdi. Interpreta l’architettura d’autore e rivela le prospettive delle ville e dei giardini con una solenne e irripetibile leggerezza. Lo sguardo sugli interni apre una dimensione intima sullo spazio del vissuto che si conclude in mostra con un autoritratto narrato attraverso gli oggetti, i libri e gli spazi della propria casa.

MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo ∙ Via Guido Reni 4A – 00196 Roma ∙ t 06 3225178

Questa sera ore 19 Conversazioni di fotografia con Francesca Mancini @WSP

Associazione Culturale WSP Photography

Presenta

“Asylum”

Conversazioni di fotografia con Francesca Mancini

Venerdì 10 Maggio h: 19.00 WSP Photography

(c) Francesca Mancini

(c) Francesca Mancini

Per il ciclo Conversazioni di fotografia, WSP Photography presenta venerdì 10 Maggioalle ore 19: “Asylum”, il progetto della fotogiornalista Francesca Mancini.

Il progetto Asylum nasce nel maggio del 2009 in seguito all’accordo tra l’Italia e la Libia per il controllo del flusso migratorio e i conseguenti rimpatri forzati in violazione della  Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati.

Il progetto racconta le condizioni di estrema precarietà e abbandono in cui versano i rifugiati politici riusciti a giungere in Italia, attraverso le immagini scattate nei centri di accoglienza previsti dal governo, nei palazzi ghetto, nelle periferie, sulla strada.

Il progetto si sviluppa poi  sul transito dei rifugiati dalla guerra in  Libia del campo profughi tunisino di Ras Ajdir.

Insieme a Francesca Mancini parleremo della tecnica e de linguaggio fotografico e multimediale utilizzato,  volto a proteggere l’identità dei soggetti ritratti ed evocare la loro condizione invisibilità  nella società che dovrebbe accoglierli.

L’incontro sarà inoltre l’occasione per conoscere gli altri lavori di Francesca Mancini, il suo percorso professionale, dagli anni della guerra in Kosovo ad oggi.

Francesca Mancini è una fotogiornalista dal 1999. Le sue foto sono state pubblicate da Le Monde Magazine, Le Temps, The Independent, Newsweek Japan, Epsilon, Burn, IL, Internazionale, L’Espresso, Panorama, Vanity Fair, Ventiquattro. I suoi lavori hanno vinto il premio Enzo Baldoni, il Premio Atri per il Reportage, Anthropographia, Story Telling for Human Rights, il Prix de la Photographie. Ha esposto alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, al Wanderbilt Hall di New York, al Palazzo Lombardia di Milano, al Palazzo Attems di Gorizia, alla Noorderlicht Gallery di Amsterdam.

Ingresso gratuito riservato ai soci ENAL. È possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento. Costo della tessera annuale 2013 3 euro

Questa sera ore 19 Inaugurazione mostra fotografica di Remmelt Van Veelen + incontro

WSP Photography

presenta

Man made Landscape, di Remmelt Van Veelen

Inaugurazione sabato 4 Maggio 2013 ore19.00
Intervengono l’autore e la curatrice Marguerite Berreklouw

(c) Remmelt Van Veelen 

Man Made Landscape è un viaggio in Italia, tra luoghi arcaici e leggendari. E’ un progetto dedicato al rapporto tra l’uomo e l’impatto che il suo agire ha sulla natura e la forza della natura stessa.
Come in alcuni paesaggi olandesi, “polder”, Remmelt Van Veelen ritrova in alcune regioni d’Italia (Toscana, Umbria, Sicilia) la consapevolezza dell’uomo di essere parte di una natura dove ogni cosa trova il suo posto all’interno di un ecosistema. L’uomo, pur non essendo la misura di tutte le cose, ritrova nel suo agire l’unico elemento visibile. Il progetto è una riflessione sull’instabilità in natura, sull’alternarsi dei cambiamenti e gli equilibri negli ecosistemi. All’interno di questa cornice l’autore sostiene come non ci sia una distinzione sostanziale tra fotografia paesaggistica ed altri generi fotografici: l’uomo stesso è un paesaggio, soggetto a cambiamento e a momenti di equilibrio.

Remmelt Van Veelen fotografo olandese, laureato in arte, storia e geografia antropica. Vive ad Haarlem ed è membro della comunità “Photographers Evening”. Ha esposto in numerose gallerie europee ed internazionali tra cui il Centro di Architettura di Haarlem, la Galleria De Opsteker di Amsterdam, la Scuola di Fotografia di Madrid.

Marguerite Berreklouw lavora per il Politecnico di Amsterdam e negli ultimi dieci anni si è occupata di seguire il percorso artistico degli studenti durante le fasi di tirocinio previste. Si occupa inoltre di organizzare mostre fotografiche all’interno del Politecnico, curandone personalmente la scelta degli autori e dei lavori. E’ appassionata di storia e arti europee.

Ingresso gratuito riservato ai soci ENAL. È possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento. Costo della tessera annuale 2013 3 euro