Wsp Social Profiles: come cambia il WSP sui social network

WSP Social Profiles

WSP Social Profiles

Per una comunicazione social più chiara ed efficace, oltre che conferme alle regole di Facebook, dal 1 agosto 2013 il vecchio profilo del CollettivoWSP (oggi David Collettivo) verrà chiuso e tutte le comunicazioni passeranno attraverso:

Pagina Ufficiale WSP Photography
dove trovare notizie e segnalazioni su mostre, fotografi e curiosità, oltre che seguire le nostre attività

Gruppo Ufficiale Collettivo WSP
dove essere sempre aggiornato sui nostri eventi e sulle iniziative, inviare suggerimenti, richiedere informazioni e conoscere gli altri membri dell’Associazione e non; il gruppo non nasce per condividere foto ma potete invitare chiunque a fare parte per far conoscere le nostre attività e vivere insieme questa passione

Profilo Twitter
come ulteriore canale dove comunicare le nostre attività, commentare notizie e segnalazioni fotografiche e chiacchierare

Blog ufficiale Collettivo WSP
da sempre canale importante dell’Associazione e punto di riferimento per chi cerca notizie e segnalazioni sempre aggiornate sul mondo della fotografia romana e non, oltre che interviste ad autori e segnalazioni di fotografi emergenti

Vi invitiamo quindi rimanere in contatto con noi diventando fan della pagina e iscrivendovi al nostro gruppo. Vi aspettiamo numerosi!

Questa sera ore 19 Inaugurazione mostra fotografica di Remmelt Van Veelen + incontro

WSP Photography

presenta

Man made Landscape, di Remmelt Van Veelen

Inaugurazione sabato 4 Maggio 2013 ore19.00
Intervengono l’autore e la curatrice Marguerite Berreklouw

(c) Remmelt Van Veelen 

Man Made Landscape è un viaggio in Italia, tra luoghi arcaici e leggendari. E’ un progetto dedicato al rapporto tra l’uomo e l’impatto che il suo agire ha sulla natura e la forza della natura stessa.
Come in alcuni paesaggi olandesi, “polder”, Remmelt Van Veelen ritrova in alcune regioni d’Italia (Toscana, Umbria, Sicilia) la consapevolezza dell’uomo di essere parte di una natura dove ogni cosa trova il suo posto all’interno di un ecosistema. L’uomo, pur non essendo la misura di tutte le cose, ritrova nel suo agire l’unico elemento visibile. Il progetto è una riflessione sull’instabilità in natura, sull’alternarsi dei cambiamenti e gli equilibri negli ecosistemi. All’interno di questa cornice l’autore sostiene come non ci sia una distinzione sostanziale tra fotografia paesaggistica ed altri generi fotografici: l’uomo stesso è un paesaggio, soggetto a cambiamento e a momenti di equilibrio.

Remmelt Van Veelen fotografo olandese, laureato in arte, storia e geografia antropica. Vive ad Haarlem ed è membro della comunità “Photographers Evening”. Ha esposto in numerose gallerie europee ed internazionali tra cui il Centro di Architettura di Haarlem, la Galleria De Opsteker di Amsterdam, la Scuola di Fotografia di Madrid.

Marguerite Berreklouw lavora per il Politecnico di Amsterdam e negli ultimi dieci anni si è occupata di seguire il percorso artistico degli studenti durante le fasi di tirocinio previste. Si occupa inoltre di organizzare mostre fotografiche all’interno del Politecnico, curandone personalmente la scelta degli autori e dei lavori. E’ appassionata di storia e arti europee.

Ingresso gratuito riservato ai soci ENAL. È possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento. Costo della tessera annuale 2013 3 euro

 

GIOVANNI COZZI: NewYork Miami 1994 1995. Vernissage 18 Aprile ore 18,30 – The Perfect Bun

Frutto di un passato che tra poco compirà 20 anni, queste fotografie riprese nel
1994 e nel 1995 su pellicola negativa bn 135 mm e stampate all’origine dall’autore su
carta fotografica Oriental con sviluppo lith in formato 15×20 cm non sono una
banale ristampa di materiale vintage, ma frutto di una ricerca su immagini che già
all’epoca fossero testimoni del passaggio di ciò che chiamiamo tempo, e che ad un’
ulteriore scorrere, anni dopo la registrazione, rivelassero ancor più la loro
originaria natura di testimoni della memoria insieme del luogo e dell’autore
stesso, immagini di luoghi già visti ed immaginati prima di essere vissuti, la cui
esperienza diventa solo conferma dell’esistenza di un’ archetipo. Si viene così a
creare nel fruitore dell’opera la straniante sensazione di antico, non come
effettivo valore cronologico, ma come fantasma di un elemento presente da sempre:
il Tempo. In questa America ritrovata, che il ragazzo del ’59 già si portava dentro, e
che forse oggi non esiste più, strato disseppellito e nuovamente sepolto di
un’archeologia della memoria, sono presenti i temi classici dell’immaginario mitico
d’oltreoceano: la strada, gli skyline, le scritte, le icone della fama cinematografica
e pop, l’onnipresente bandiera, gli spazi aperti e le lunghe distanze. Rare le presenze
umane, isolate, frequentemente soltanto ombre. A volte esplicito, come in “Dead
End”, “Photoshop”, “MiamiBeach”, altrimenti sotteso, su tutto aleggia il Tempo,
sempre a cavallo tra Eternità ed Oblio.

Giovanni Cozzi nasce a Roma nel 1959. A 18 anni si iscrive alla Facoltà di
Architettura di Roma, dove seguirà i corsi di Storia dell’Arte Moderna e
Contemporanea tenuti da Achille Bonito Oliva. A vent’anni entra a far parte di
un’agenzia d’attualità ed in poco tempo seguendo il jet set internazionale si
afferma come uno dei migliori reporter di quegli anni. In seguito inizia a dedicarsi
alla fotografia di scena ed al ritratto femminile. Nel 1993 vince ad Arles il
prestigioso premio Young European Photographer. Parallelamente all’attività
editoriale come ritrattista, che lo renderà negli anni ampiamente noto come
creatore dell’immagine glamour di modelle e star dello spettacolo, sarà autore di
importanti campagne pubblicitarie e redazionali di moda in Italia ed all’estero
aventi sempre come protagonista l’universo femminile. Negli ultimi anni si è
dedicato prevalentemente alla ricerca esponendo i suoi lavori in musei e gallerie.
Suoi portfolio ed interviste sono stati pubblicati dalla stampa specializzata in
Inghilterra, Germania, Francia, Spagna, Stati Uniti, Australia, Russia e Giappone.
http://www.giovannicozzi.eu
THE PERFECT BUN
LARGO DEL TEATRO VALLE, 4 – ROMA
WWW.THEPERFECTBUN.IT
DAL 18 APRILE AL 19 MAGGIO 2013
VERNISSAGE 18 APRILE ORE 18.30

Immagine

Questa sera ore 19.00: “La settimana dei Misteri” . Mostra fotografica a cura di WSP Photography @ Isola Tiberina


Associazione Culturale WSP Photography

Presenta

Spazio Fotografia @ Isola 39
Isola Tiberina, Roma – Estate 2012

L’Associazione Culturale WSP Photography in collaborazione con Isola 39 è lieta di presentare Spazio Fotografia, una galleria dedicata a mostre fotografiche all’interno della manifestazione dell’Estate Romana che si svolgerà sull’Isola Tiberina, dal 18 giugno al 2 settembre 2012.

2 luglio – 15 luglio 2012
La Settimana dei Misteri

Nell’ambito delle rinomate tradizioni Pasquali in Puglia, la Settimana Santa di Noicattaro, cittadina in provincia di Bari, è famosa per la presenza dei Crociferi in tutte le processioni che si snodano per le vie cittadine dal Giovedì al Sabato Santo, conferendo a questi riti un carattere spiccatamente penitenziale e misterioso. La mostra fotografica presenta gli scatti frutto di un intenso workshop fotografico a cura del WSP Photography  tenutosi lo scrorso Aprile, dove ciascuno autore esprime il proprio personale sguardo per raccontare la solennità e l’intensità dei riti pasquali.

Autori:
Matteo Di Giacomo, Claudio Leoni, Andrea Menozzi, Fabio Renzi.

Le mostre presentate rappresentano una selezione dei lavori di giovani artisti che hanno frequentato i corsi e laboratori di fotografia organizzati dall’Associazione Culturale WSP Photography tenuti dal fotografo Fausto Podavini (WSP), nonché un insieme di alcuni reportage fotografici realizzati negli anni dai fotografi del Collettivo WSP. Dai contadini di Cuba alle tribù Etiopi, dai Misteri della Pasqua Nojana ai colori vivaci dell’EuroPride, dalle Palestre popolari alla squadra multietnica del Piazza Vittorio Cricket Club, dai versi nostalgici del marocchino Hamid alle atmosfere sospese dei Paesi Baltici; lo Spazio Fotografia a cura di WSP Photography vuole essere un breve viaggio attorno al mondo, nell’intento di mostrare una fotografia in grado di valorizzare le diversità e farle dialogare tra loro.

“La settimana dei Misteri” . Mostra fotografica a cura di WSP Photography @ Isola Tiberina. Lunedì 2 Luglio ore 19.00


Associazione Culturale WSP Photography

Presenta

Spazio Fotografia @ Isola 39
Isola Tiberina, Roma – Estate 2012

L’Associazione Culturale WSP Photography in collaborazione con Isola 39 è lieta di presentare Spazio Fotografia, una galleria dedicata a mostre fotografiche all’interno della manifestazione dell’Estate Romana che si svolgerà sull’Isola Tiberina, dal 18 giugno al 2 settembre 2012.

2 luglio – 15 luglio 2012
La Settimana dei Misteri

Nell’ambito delle rinomate tradizioni Pasquali in Puglia, la Settimana Santa di Noicattaro, cittadina in provincia di Bari, è famosa per la presenza dei Crociferi in tutte le processioni che si snodano per le vie cittadine dal Giovedì al Sabato Santo, conferendo a questi riti un carattere spiccatamente penitenziale e misterioso. La mostra fotografica presenta gli scatti frutto di un intenso workshop fotografico a cura del WSP Photography  tenutosi lo scrorso Aprile, dove ciascuno autore esprime il proprio personale sguardo per raccontare la solennità e l’intensità dei riti pasquali.

Autori:
Matteo Di Giacomo, Claudio Leoni, Andrea Menozzi, Fabio Renzi.

Le mostre presentate rappresentano una selezione dei lavori di giovani artisti che hanno frequentato i corsi e laboratori di fotografia organizzati dall’Associazione Culturale WSP Photography tenuti dal fotografo Fausto Podavini (WSP), nonché un insieme di alcuni reportage fotografici realizzati negli anni dai fotografi del Collettivo WSP. Dai contadini di Cuba alle tribù Etiopi, dai Misteri della Pasqua Nojana ai colori vivaci dell’EuroPride, dalle Palestre popolari alla squadra multietnica del Piazza Vittorio Cricket Club, dai versi nostalgici del marocchino Hamid alle atmosfere sospese dei Paesi Baltici; lo Spazio Fotografia a cura di WSP Photography vuole essere un breve viaggio attorno al mondo, nell’intento di mostrare una fotografia in grado di valorizzare le diversità e farle dialogare tra loro.

Pezzi Unici: mostra collettiva di fotografia – Galleria Gallerati di Roma. Inaugurazione giovedì 8 marzo

Giovedì 8 marzo 2012 alle ore 19.00 si inaugura alla Galleria Gallerati di Roma la mostra collettiva di fotografia Pezzi Unici, un progetto ideato da Carlo Gallerati e curato da Noemi Pittaluga.

In mostra opere di Cristina Altieri, Carmine Arrivo, Francesco Belli, Andrea Buia, Agostino Cernilli, Daniele Cinciripini, Armando Corsi, David D’Amore, Anna Maria De Antoniis, Marcello Di Donato, Stefano Esposito, Carlo Gallerati, Gianfranco Gallucci, Fabrizio Intonti, Susan Kammerer, Wai Kit Lam, Alan Marcheselli, Gerardo Mitola, Vincenzo Monticelli Cuggiò, Enrico Nicolò, Patrizia Nicolosi, Novella Oliana, Carmen Palermo, Valentina Parisi, Bruno Parretti, Alberto Placidoli, Renata Romagnoli, Hugues Roussel, Franziska Rutz, Fabio Viscardi.

“L’intento della mostra collettiva è quello di presentare alcuni lavori ottenuti attraverso procedimenti in tutto o in parte fotografici e concepiti come opere singole. Pezzi Unici è una delle possibili risposte a coloro che ancora stentano a riconoscere la fotografia come una tecnica artistica. Ciascun autore invitato a esporre, dichiarando l’unicità della propria opera, non nega la fattuale riproducibilità all’infinito del medium, ma si pone, vietandola a se stesso, nell’àmbito culturale consuetamente riservato alla pittura, alla scultura, al disegno e alle altre forme espressive tradizionali. Si ambisce quindi a innescare nello spettatore una riflessione che lo porti a cogliere pienamente la natura artistica di un oggetto fotografico d’autore. La copia unica è così un espediente per ricondurre l’attenzione verso l’assoluta irripetibilità dello sguardo, nell’hic et nunc dello scatto del fotografo e del pensiero d’artista che l’accompagna.” (Noemi Pittaluga)

“La pittura e la scultura non si sono certo estinte e nessuno si sogna di mettere in discussione la loro nobiltà, ma essere prevenuti verso tecniche espressive nuove solo perché si servono di mezzi più sofisticati è un chiaro segno di scarsa apertura mentale. P.F.: Tu noti che questo tipo di diffidenza continua a prevalere? C.G.: Purtroppo sì, nonostante apprezzabili segni di cambiamento siamo ancora molto indietro. La stragrande maggioranza delle persone continua a pensare alla fotografia soltanto come a un arido sistema per riprodurre fedelmente la realtà visibile; e invece si dovrebbe finalmente cominciare tutti a guardare un’immagine fotografica come un’opera visiva in sé, senza vincolare il giudizio sulla sua artisticità allo strumento con cui è stata prodotta. Questo atteggiamento varrebbe in realtà per tutti i risultati della creatività umana: un quadro a olio su tela, un affresco o una statua di marmo non sono opere d’arte per il semplice motivo di essere fatte ‘a mano’; e così una singola fotografia non è necessariamente meno artistica di un collage di foto, o anche di un dipinto o di un bassorilievo, solo in considerazione del minor tempo e della minore applicazione artigianale necessari per produrla. Quelli della manualità o non manualità sono argomenti fin troppo oziosi e quanto mai inefficaci per escludere a priori il potenziale valore artistico di un oggetto. È ovvio che questo gli addetti ai lavori lo sanno perfettamente: a non saperlo è il pubblico, e infatti un pubblico della fotografia quasi non esiste; almeno in Italia ancora non se ne può parlare: pochissimi collezionisti, pochissimi mecenati, pochissime istituzioni disposte a investire, ma anche pochissimi galleristi con mentalità imprenditoriale. P.F.: Del resto la fotografia non è più neanche recentissima tra le tecniche moderne applicate a fini estetici. C.G.: Infatti. Per rendersene conto basta rivedere attentamente alcuni film stranieri degli anni Cinquanta o Sessanta: già allora v’era oltreoceano qualcuno che sceglieva di arredare le pareti del proprio appartamento con stampe fotografiche d’autore. Da noi però è molto diverso. E non è necessario guardare solo all’esempio statunitense; certo, lì succede tutto molto prima (nel bene e nel male, ovviamente) ma nei settori della cultura e dell’arte anche la Gran Bretagna, la Scandinavia e molti paesi della Mitteleuropa viaggiano anni luce avanti a noi.” (da ‘Fotografie senza frontiere’, intervista di Pierfrancesco Fimiani a Carlo Gallerati, in Urbs, Civitas, Sanctitas, Roma, Banca di Credito Cooperativo, 2003)

A cura di Noemi Pittaluga Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – I-00162 Roma – Tel. +39.06.44258243 – Mob. +39.347.7900049)

Inaugurazione: giovedì 8 marzo 2012, ore 19.00-22.00 Fino a venerdì 30 marzo 2012 (ingresso libero) Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento Mezzi pubblici: bus: 61, 62, 93, 310; metro: linea B, fermata Bologna (da P.zza Bologna: 400 m lungo Via Livorno o Via Michele di Lando) Ufficio stampa: Galleria Gallerati Informazioni: info@galleriagallerati.it, http://www.galleriagallerati.it

Questa sera: Mostra fotografica, proiezioni multimediali e incontro con Matteo Bastianelli

 

WSP Photography

presenta

Conversazioni di fotografia

mostra fotografica, proiezioni multimediali e incontro con Matteo Bastianelli

Venerdì 24 febbraio 2012 ore 19

WSP Photography Via Costanzo Cloro 58 (metro B San Paolo)

a cura di

Matteo Bastianelli e Tiziana Faraoni

Matteo Bastianelli è nato nel 1985 a Velletri (Roma), è un fotografo freelance e giornalista pubblicista. Dopo la maturità scientifica, frequenta la Scuola Romana di Fotografia. Attualmente è impegnato nella realizzazione di progetti a lungo termine sulla condizione di vita dei senzatetto, sui centri sociali a Roma, sul sistema sanitario in Croazia e sul genocidio operato dai serbi nei confronti dei musulmani bosniaci tra Cerska, Srebrenica, Tuzla, Mostar e Sarajevo, dove, a 15 anni di distanza dalla fine della guerra, ancora 30 mila persone mancano all’appello. Le sue immagini sono state pubblicate su alcuni dei maggiori quotidiani nazionali, tra cui il Messaggero, il Corriere della Sera e Liberazione.

Con il lavoro “A silent scream for life” realizzato a Gornja Bistra, 30 chilometri di distanza da Zagabria, dove sorge il più importante Ospedale Pediatrico speciale per malattie croniche della Croazia, si è classificato al primo posto per il premio portfolio di Foliano Fotografia 2009 e ha ottenuto il premio Photo District News annual competition in photojournalism a New York nel 2010. Sempre nel 2009 si classifica al secondo posto come miglio portfolio al Festival di Fotografia di Roma e al terzo posto a Fotoleggendo. Con il lavoro “The Bosnian identity” invece ha vinto da poco un altro premio a Zagabria, l’Internaional Photo contest Art of Emotion promosso dalla rivista Blur Magazine.

Negli ultimi tempi Matteo Bastianelli si sta cimentando nella realizzazione di documentari che utilizzano sia lo strumento della fotografia che quello del video digitale. Nel corso dell’incontro verrà presentata la sua mostra fotografica allestita per l’occasione a WSP Photography e  proiettati i seguenti lavori

“Home sweet homeless”

5′, Velletri (Roma), Italia, 2007- 2012.

Una storia come altre, una tra il miliardo e seicento milioni (secondo le ultime stime di Habitat International Coalition) di storie di senzatetto nel Mondo. Questa è la storia di Patrizia. Cinquantatre anni da un mese. Da otto anni in strada. Porta ancora addosso, e dentro, i segni di un pestaggio di quattro anni fa. Le basta poco per vivere: il cibo della Caritas e i cinquanta euro di sussidio dell’assessorato ai servizi sociali. Questa è Patrizia dal 2003: un matrimonio finito male e lei finita in strada. Ora la sua “casa” a cielo aperto è uno spiazzo vicino la stazione ferroviaria di Velletri, un paese ad una quarantina di chilometri a sud di Roma. Fili tesi tra gli alberi: il guardaroba a più ante. E sotto i suoi vestiti stesi: scarpe. Ballerine, stivali, anfibi e ancora ballerine. Ne è legatissima, li mostra con vezzo; l’essere donna è qualcosa che si ha dentro, non si scorda. Mai. Poco più in là una vecchia Panda e, da poco, una roulotte, sono la sua di camera da letto. «Io non so come iniziare e come finire», il suo non è un racconto facile da seguire. I suoi ricordi sono lucidi ma sfilacciati nelle parole, persi nelle metafore: «mi chiamano la morta vivente. Io da morta sono tornata sulla terra in carne ed ossa. Gli altri non lo possono fare», e con la testa torna indietro al momento del suo divorzio, la sua morte simbolica e la sua resurrezione ad una nuova vita. Da strada. Due vecchie fotografie strette nelle mani. Non le lascia. È il suo legame più forte, il suo dolore più grande. Un dolore che ha due nomi: Marco e Michele. I suoi due figli.

“Back and forth”
5′ The Bronx, New York, 2010.

Una fattoria cittadina nel Bronx, dove ex senzatetto, persone drogate o alcolizzate sono tornate a coltivare una nuova vita. Fondata nel 1954, “The Bridge” è un’associazione newyorkese con un programma di riabilitazione per persone con problemi mentali, un’agenzia della casa e un porto sicuro per malati mentali, persone relegate ai margini della società a cui viene offerta un’opportunità di rinascita. In collavorazione con la società dell’orticultura di New York, è nata dunque una “urban farm” nel cuore di uno dei quartieri più malfamati di New York, il Bronx, luogo simbolo di violenza e criminalità. Qui più di 1500 assistiti lavorano insieme seminando la speranza del riscatto, nel tentativo di allontanare il fantasma della strada dal loro futuro.


“A silent scream for life”
6′, Gornja Bistra, Croazia, 2010.

Un ex castello nobiliare trasformato in un ospedale pediatrico per lunghe degenze legate a patologie genetiche. Non avendo un posto dove andare, abbandonati dalle famiglie, orfani, o con assistenti sociali scarsamente presenti, i bambini ospitati nel nosocomio di Gornja Bistra, in Croazia, sono destinati a trascorrere la loro vita in un letto d’ospedale. Dal 2002 più di 4000 volontari si sono avvicendati per portare sostegno e aiuto alla delicata e precaria vita di queste fragile creature. Al di là dei limiti di una grata, o di una gabbia. Dove luci e ombre disegnano lo spazio sottratto al tempo nell’immagine di un mondo interiore da decifrare e segnano la distanza tra un letto di lamenti e una finestra aperta sul circostante.

“The Bosnian Identity”
92′, Bosnia ed Erzegovina, 2009-2012. Verrà presentato il trailer di 3′

Un viaggio nella memoria della Bosnia. Un sogno, immagine interiore di una generazione perduta, segno di un’impercettibile linea di confine tra ciò che è accaduto e quello che poteva essere. Storie di vita quotidiana di famiglie musulmane segnate dalla guerra in modo diverso. Un continuo percorso di autocoscienza tra l’orrore di un genocidio e il ricordo di una pulizia etnica al di là del  tempo. Una nazione bloccata tra voglia di rinascita e spinte al nazionalismo, in una transizione ancora presente tra passato e futuro. Dove sofferenze, speranze e humor nero delineano i tratti di una comune identità bosniaca, nata o forse solo sopravvissuta tra le ceneri dell’ Ex- Jugoslavia.

(c) Matteo Bastianelli

Il ciclo “Conversazioni di fotografia” prevede una serie di dibattiti con esponenti del mondo della fotografia, reporter, docenti, esperti del settore ed artisti emergenti per parlare e discutere di fotografia con contributi audio, video e racconti di esperienze professionali e non solo. Scopo degli incontri è quello di creare gruppi di pensiero e momenti di condivisione che, attraverso il racconto di esperienze e immagini, accrescano la cultura fotografica di ogni partecipante, fornendo spunti di riflessione, idee per nuovi lavori, nonché consigli pratici per tramutare passione in professione.

Ingresso gratuito con tessera. Costo della tessera annuale 3 euro. E’ possibile fare la tessera il giorno stesso dell’evento.

Leonard Freed: Io amo l’Italia. In mostra a Milano fino all’8 gennaio

Dal 20 ottobre 2011 al 8 gennaio 2012, la Fondazione Stelline di Milano ospita la mostra di Leonard Freed (New York, 1929 – 2006) dal titolo Io amo l’Italia. L’esposizione, curata da Enrica Viganò, con il patrocinio della Regione Lombardia e del Comune di Milano e con il sostegno dall’Ambasciata Americana in Italia, presenta cento immagini, tra modern e vintage print, che ricostruiscono una sorta di diario degli oltre quarantacinque soggiorni compiuti dal fotografo in Italia, terra con la quale intrattenne un rapporto che lui stesso definì “una storia d’amore”.

La selezione di scatti di Leonard Freed – dal 1972 membro della Magnum, la celebre agenzia fotografica – spazia dagli esordi fino alla maturità, abbracciando le numerose tappe della sua prestigiosa carriera.

Il percorso espositivo milanese, attraverso immagini analogiche rigorosamente in bianco e nero, consente di cogliere il lato più dolce e commovente di Freed, capace di ritrarre la nostra società senza usare stereotipi, con scenari che descrivono uno spaccato umano nel quale sono evidenti le influenze maturate grazie agli incontri che il fotoreportage ha reso possibili.

Quando fra il 1952 e il 1958, mosso dall’interesse per l’arte, compie i suoi primi viaggi in Europa, Freed scopre la passione per la fotografia – che inizialmente costituisce solo un espediente per procurarsi da vivere – e viene conquistato dall’Italia, un Paese con il quale l’artista entra in contatto dapprima nella Little Italy di New York e che diventa presto un luogo di ricerca interiore e, contemporaneamente, un campo di osservazione in cui “il passato è sempre presente non solo nei luoghi ma nella vita quotidiana delle gente”.

Molto più che per l’arte, l’architettura o il paesaggio, l’amore di Freed è per gli italiani. È affascinato dalla vita della gente comune, dal calore e dalla spontaneità di una componente umana – sia essa rappresentata da lavoratori siciliani, soldati seduti su un ponte a Firenze o aristocratici veneziani e romani – che nelle sue fotografie non manca mai. Sebbene il punto di vista non sia mai politico, ma riveli l’acutezza nel cogliere diverse condizioni socio-economiche, i soggetti delle sue opere sono spesso ritratti in prossimità di elementi, in perfetto equilibrio fra loro, che sostengono il movimento e ne svelano la storia – come negli scatti di nobili in posa accanto alle immagini dei loro antenati.

La ricerca di Leonard Freed, sensibile all’antropologia culturale e all’indagine etnografica, scaturisce dalla necessità di ritrovare il senso delle proprie origini attraverso lo studio di comunità tradizionali, pur percependo una profonda distanza con la cultura ebraica della sua famiglia.

Come sostenne lo stesso artista: “Sono come uno studente curioso, che vuole imparare. Per poter fotografare devi prima avere un’opinione, devi prendere una decisione. Poi quando stai fotografando, sei immerso nell’esperienza, diventi parte di ciò che stai fotografando. Devi immedesimarti nella psicologia di chi stai per fotografare, pensare ciò che lui pensa, essere sempre molto amichevole e neutrale.”

E ancora: “Voglio una fotografia che si possa estrapolare dal contesto e appendere in parete per essere letta come un poema.”

(c) Leonard Freed

Accompagna la mostra un catalogo Admira Edizioni.

LEONARD FREED

IO AMO L’ITALIA

Milano, Fondazione Stelline (corso Magenta, 61)

20 ottobre 2011 – 8 gennaio 2012

Orari: martedì – domenica 10 – 20 (chiuso lunedì)

Ingresso intero 6 euro, ridotto 4.50, scuole 3

Tano D’Amico – Disordini – 17 ottobre, opening della mostra e presentazione del libro “Di cosa sono fatti i ricordi”

Nell’ambito del circuito di Fotografia Festival Internazionale di Roma, s.t. foto libreria galleria presenta una mostra antologica di Tano D’Amico intitolata Disordini. Nel corso dell’inaugurazione, lunedì 17 ottobre alle 18:00, il direttore di Radio 3 Marino Sinibaldi presenterà inoltre il libro di riflessioni sulla fotografia di Tano D’amico recentemente pubblicato da Postcart: Di cosa sono fatti i ricordi.

Nel linguaggio giornalistico, il termine disordini viene spesso utilizzato per riassumere l’esito più o meno violento di una manifestazione di protesta. Le immagini possono offrire, naturalmente, diversi livelli di documentazione ed interpretazione della dinamica e delle responsabilità di tali accadimenti.

Tano D’Amico è stato ed è il testimone non occasionale e non neutrale di molte di queste situazioni, di cui ha saputo cogliere la drammaticità puntando soprattutto sulle emozioni individuali, sull’intensità della partecipazione degli individui alle vicende della vita pubblica.

Da questa prospettiva, si può dire che per Tano D’Amico il disordine è solo la forma più traumatica, esplosiva, di una precarietà costitutiva del nostro equilibrio sociale; un ordine contraddittorio e dunque fragile, che per essere messo a fuoco richiede un approccio metodico quanto partecipato, amoroso quanto rigoroso: non quello del reporter che si trova casualmente a registrare gli eventi della cronaca; ma quello dell’artista che perlustra l’intera trama del vissuto quotidiano per metterne a fuoco i margini più sfrangiati: quelli capaci di produrre una sospensione, uno scarto e un rivolgimento del nostro sguardo e della nostra coscienza.

La mostra attraversa più di quarant’anni di storia italiana, combinando immagini di disordini veri e propri (cortei, occupazioni, scioperi, interventi della polizia), con quelle che meglio testimoniano la vocazione del fotografo a ritrarre le vibrazioni e gli urti del reale. Alle foto più note del passato, quelle che offrono un ritratto tutt’ora unico dell’Italia degli anni settanta (nei suoi risvolti innovativi ma anche tragici: dalle lotte del movimento femminista all’omicidio di Giorgiana Masi), si affiancano gli scatti più recenti, che testimoniano l’inesauribile curiosità di Tano D’Amico verso i sommovimenti anche più impercettibili della storia.

Oltre alle trenta immagini esposte a parete, selezionate dallo stesso fotografo e stampate per l’occasione, negli spazi di s.t. foto libreria galleria saranno presentate altre opere e documenti riconducibili al lavoro del fotografo: stampe vintage, giornali e riviste del passato, libri rari e fuori commercio.

Fra i suoi libri più recenti e facilmente reperibili in commercio, ricordiamo: Il Giubileo nero degli zingari, Editori Riuniti, 2000; Una storia di donne. Il movimento al femminile dal ’70 agli anni no global, Intra Moenia, 2003; La dolce ala del dissenso. Figure e volti oltre i cliché della violenza, Intra Moenia, 2004; E’ il 77, Manifestolibri, 2007; Volevamo solo cambiare il mondo. Romanzo fotografico degli anni ’70 di Tano D’Amico, Intra Moenia, 2008; Di cosa sono fatti i ricordi. Tempo e luce di un fotografo di strada, Postcart, 2011.

Mai illuso e mai arreso, irriducibile e forse romantico, Tano prosegue tuttora il suo lavoro di fotoreporter, la sua densa e appassionata ricerca sull’incanto e la speranza degli ultimi.

s.t. foto libreria galleria

via degli ombrellari, 25 Roma 00193 t/f +39 0664760105 info@stsenzatitolo.it http://www.stsenzatitolo.it

POSTCART

Ufficio Stampa Paola Contino t/f +39 062591030 +39 0683088581 m +39 3493798647 p.contino@postcart.com http://www.postcart.com

World Press Photo 11: le immagini premiate in mostra al Museo di Roma in Trastevere

Dal 29 Aprile al 22 Maggio al  Museo di Roma in Trastevere

Il Premio World Press Photo è uno dei più importanti riconoscimenti nell’ambito del Fotogiornalismo. Ogni anno, da 54 anni, una giuria indipendente, formata da esperti internazionali, è chiamata a esprimersi su migliaia di domande di partecipazione provenienti da tutto il mondo, inviate alla World Press Photo Foundation di Amsterdam da fotogiornalisti, agenzie, quotidiani e riviste.

Tutta la produzione internazionale viene esaminata e le foto premiate che costituiscono la mostra sono pubblicate nel libro che l’accompagna. Si tratta quindi di un’occasione per vedere le immagini più belle e rappresentative che, per un anno intero, hanno accompagnato, documentato e illustrato gli avvenimenti del nostro tempo sui giornali di tutto il mondo.

Quest’anno il numero di fotografie sottoposte al giudizio della giuria è ancora aumentato: 108.059 immagini contro le 101.960 dell’anno precedente. Il World Press Photo è un premio che continua a crescere ogni anno. La giuria del concorso World Press Photo 2011 ha dovuto selezionare immagini inviate da un numero di 5.847 fotografi professionisti di 125 diverse nazionalità.

La giura ha diviso i lavori in 9 diverse categorie: Vita Quotidiana, Protagonisti dell’attualità, Spot News, Notizie generali, Natura, Storie d’attualità, Arte e spettacolo, Ritratti, Sport.

Sono stati premiati 56 fotografi di 23 diverse nazionalità: Australia, Bangladesh, Brasile, Canada, Cina, Danimarca, Francia, Germania, Haiti, Hong Kong, Ungheria, India, Indonesia, Irlanda, Israele, Italia, Messico, Olanda, Polonia, Somalia, Sud Africa, Spagna e Stati Uniti.

La Foto dell’anno 2010 è della sudafricana Jodie Bibier. L’immagine ritrae Bibi Aisha, una ragazza diciottenne dalla provincia Oruzgan in Afghanistan fuggita via dal marito violento per tornare dalla sua famiglia. Il talebano l’ha poi rapita per consegnarla alla giustizia. Una volta pronunciato il verdetto da parte di un comandante talebano, mentre il cognato di Bibi la teneva, suo marito le amputava le orecchie e il naso. Abbandonata in queste condizioni, Bibi è stata poi salvata e aiutata dai soldati americani. Dopo aver trascorso un breve periodo in un rifugio per donne a Kabul, è stata condotta in America, dove ha ottenuto sostegno psicologico e dove ha effettuato un’operazione di chirurgia plastica. Bibi Aisha ora vive negli Stati Uniti.

Jodi Bibier ha vinto otto volte il World Press Photo ed è la seconda fotografa sudafricana ad essersi mai aggiudicata il premio più prestigioso, la foto dell’anno. Bibier è rappresentata dall’Insitute for Artists Management e dalla Goodman Gallery.

Il presidente della giuria David Burnett ha così commentato la foto vincitrice: “Questa potrebbe diventare una di quelle fotografie – e ne abbiamo forse solo dieci nella nostra vita – dove se qualcuno dicesse “sai, quell’immagine di una ragazza…”, tu sapresti perfettamente di quale foto stia parlando.”

Quest’anno sono otto i fotografi italiani premiati:
Riccardo Venturi (Notizie generali), Massimo Berruti (Notizie generali), Marco Di Lauro (Storie d’attualità), Ivo Saglietti (Storie d’attualità), Davide Monteleone (Arte e Spettacolo), Daniele Tamagni (Arte e Spettacolo), Fabio Cuttica (Arte e Spettacolo), Stefano Unterthiner (Natura).

Contrasto si è aggiudicata tre premi con Riccardo Venturi (Notizie generali, primo premio foto singole), Davide Monteleone(Arte e Spettacolo, secondo premio foto singole) e Fabio Cuttica (Arte e Spettacolo, terzo premio foto singole).
La mostra World Press Photo non è soltanto una galleria di immagini sensazionali, ma è un documento storico che permette di rivivere gli eventi cruciali del nostro tempo. Il suo carattere internazionale, le centinaia di migliaia di persone che ogni anno nel mondo visitano la mostra, sono la dimostrazione della capacità che le immagini hanno di trascendere differenze culturali e linguistiche per raggiungere livelli altissimi e immediati di comunicazione.

La World Press Photo Foundation, nata nel 1955, è un’istituzione internazionale indipendente per il fotogiornalismo senza fini di lucro. Il World Press Photo gode del sostegno della Lotteria olandese dei Codici postali ed è sponsorizzato in tutto il mondo da Canon e TNT.

(c) Stefano Unterthiner

Leggi l’intervista a Stefano Unterthiner per il Collettivo WSP