Leonard Freed: Io amo l’Italia. In mostra a Milano fino all’8 gennaio

Dal 20 ottobre 2011 al 8 gennaio 2012, la Fondazione Stelline di Milano ospita la mostra di Leonard Freed (New York, 1929 – 2006) dal titolo Io amo l’Italia. L’esposizione, curata da Enrica Viganò, con il patrocinio della Regione Lombardia e del Comune di Milano e con il sostegno dall’Ambasciata Americana in Italia, presenta cento immagini, tra modern e vintage print, che ricostruiscono una sorta di diario degli oltre quarantacinque soggiorni compiuti dal fotografo in Italia, terra con la quale intrattenne un rapporto che lui stesso definì “una storia d’amore”.

La selezione di scatti di Leonard Freed – dal 1972 membro della Magnum, la celebre agenzia fotografica – spazia dagli esordi fino alla maturità, abbracciando le numerose tappe della sua prestigiosa carriera.

Il percorso espositivo milanese, attraverso immagini analogiche rigorosamente in bianco e nero, consente di cogliere il lato più dolce e commovente di Freed, capace di ritrarre la nostra società senza usare stereotipi, con scenari che descrivono uno spaccato umano nel quale sono evidenti le influenze maturate grazie agli incontri che il fotoreportage ha reso possibili.

Quando fra il 1952 e il 1958, mosso dall’interesse per l’arte, compie i suoi primi viaggi in Europa, Freed scopre la passione per la fotografia – che inizialmente costituisce solo un espediente per procurarsi da vivere – e viene conquistato dall’Italia, un Paese con il quale l’artista entra in contatto dapprima nella Little Italy di New York e che diventa presto un luogo di ricerca interiore e, contemporaneamente, un campo di osservazione in cui “il passato è sempre presente non solo nei luoghi ma nella vita quotidiana delle gente”.

Molto più che per l’arte, l’architettura o il paesaggio, l’amore di Freed è per gli italiani. È affascinato dalla vita della gente comune, dal calore e dalla spontaneità di una componente umana – sia essa rappresentata da lavoratori siciliani, soldati seduti su un ponte a Firenze o aristocratici veneziani e romani – che nelle sue fotografie non manca mai. Sebbene il punto di vista non sia mai politico, ma riveli l’acutezza nel cogliere diverse condizioni socio-economiche, i soggetti delle sue opere sono spesso ritratti in prossimità di elementi, in perfetto equilibrio fra loro, che sostengono il movimento e ne svelano la storia – come negli scatti di nobili in posa accanto alle immagini dei loro antenati.

La ricerca di Leonard Freed, sensibile all’antropologia culturale e all’indagine etnografica, scaturisce dalla necessità di ritrovare il senso delle proprie origini attraverso lo studio di comunità tradizionali, pur percependo una profonda distanza con la cultura ebraica della sua famiglia.

Come sostenne lo stesso artista: “Sono come uno studente curioso, che vuole imparare. Per poter fotografare devi prima avere un’opinione, devi prendere una decisione. Poi quando stai fotografando, sei immerso nell’esperienza, diventi parte di ciò che stai fotografando. Devi immedesimarti nella psicologia di chi stai per fotografare, pensare ciò che lui pensa, essere sempre molto amichevole e neutrale.”

E ancora: “Voglio una fotografia che si possa estrapolare dal contesto e appendere in parete per essere letta come un poema.”

(c) Leonard Freed

Accompagna la mostra un catalogo Admira Edizioni.

LEONARD FREED

IO AMO L’ITALIA

Milano, Fondazione Stelline (corso Magenta, 61)

20 ottobre 2011 – 8 gennaio 2012

Orari: martedì – domenica 10 – 20 (chiuso lunedì)

Ingresso intero 6 euro, ridotto 4.50, scuole 3

MIA – Milan Image Art Fair – La fiera dedicata alla fotografia

Sarà la multi-location creativa milanese Superstudio Più ad ospitare la prima edizione di MIA Milan Image Art Fair, l’unica fiera organizzata in Italia dedicata unicamente al mondo della fotografia e della video arte. Nata da un’idea di Fabio Castelli, collezionista d’arte e di fotografia oltre che curatore di numerose mostre personali e collettive in spazi pubblici e privati, MIA sarà aperta al pubblico dal 12 al 15 maggio 2011.

Alla base del progetto vi sarà una forte novità che distinguerà MIA dal tradizionale schema delle fiere italiane: a ciascun espositore, infatti, verrà richiesto di proporre le opere di un solo artista per ogni stand così da offrire al pubblico un percorso, il più esaustivo e coinvolgente possibile, sulla ricerca di ciascun fotografo. Questa scelta si fonda sulla consapevolezza del ruolo sempre più decisivo e trasversale che la fotografia ha assunto tra i linguaggi espressivi nel sistema dell’arte contemporanea. MIA intende creare un appuntamento imprescindibile dove tutti gli operatori e attori del mondo della fotografia, professionisti ma anche semplici appassionati, possano incontrarsi e confrontarsi, dagli artisti/fotografi ai galleristi, dai collezionisti, agli editori, critici e stampa specializzata.

La fiera, che si svilupperà per una estensione complessiva di 8.000 mq, ospiterà 200 operatori tra gallerie e artisti tra i più qualificati sulla scena italiana ed internazionale, tra i quali si anticipano: Arps & Co, Amsterdam con Andrea Floris; Allegrini Arte, Brescia con Maurizio Galimberti; Photographica Fine Art, Lugano con Lee Friedlander, Frank Horvat, Luigi Ghirri e Mario Giacomelli; Oredaria, Roma con Roberto De Paolis, Alberto Petrò, Lorenza Lucchi Basili; Movimento Arte, Milano con Giovanni Sesia; Moriarty, Madrid con Chema Madoz; Studio Marconi ’65, Milano con Man Ray e ancora Giovanni Guadagnoli, Michael Loos, Valentina Angeloni e molti altri. MIA estende la propria visione innovativa anche verso il catalogo di fiera, inteso non più come classico volume riassuntivo con schede su artisti e opere esposte, bensì come un vero e proprio selfbook, un libro che ciascun visitatore potrà assemblare ed arricchire nel corso del percorso di visita. Attraverso un programma di impaginazione fornito al pubblico al momento dell’ingresso, ciascun visitatore potrà così creare un fascicolo personalizzato ed assolutamente unico.

La selezione degli espositori compete ad un comitato scientifico presieduto dall’ideatore Fabio Castelli e composto da: 3/3, studio nato con l’intento di promuovere progetti incentrati sull’oggetto fotografico; Gigliola Foschi, curatrice e giornalista; Elio Grazioli, critico d’arte contemporanea e curatore; Roberto Mutti, curatore e critico fotografico; Enrica Viganò, organizzatrice di eventi legati alla fotografia e critica. A loro sarà affidato anche il compito di mettere a punto un programma di importanti eventi collaterali, quali workshop, conferenze e laboratori didattici. I temi trattati spazieranno dalla storia dell’immagine al sistema del mercato fino al mondo del collezionismo e alle esperienze curatoriali ed espositive. Da segnalare le lezioni magistrali tenute da due grandi maestri della fotografia come Andres Serrano e Joel-Peter Witkin.

Info: http://www.miafair.it/

PHOTOFESTIVAL 2011 Percorso espositivo di mostre fotografiche d’autore a Milano Marzo-Aprile 2011

 Le gallerie d’arte e i luoghi più rappresentativi di Milano si preparano ad ospitare la quinta edizione di Photofestival, circuito di mostre fotografiche d’autore. Questo progetto è stato fortemente voluto dagli organizzatori di Photoshow – principale rassegna annuale di fotografia e immagine digitale (Fiera Milano City, 25-28 marzo 2011) – con l’obiettivo di coniugare il momento espositivo con un momento culturale che coinvolga la Città di Milano. In questo senso è strategica la recente collaborazione tra Photofestival e START Milano, importante associazione cittadina che riunisce una quarantina di gallerie d’arte tra le più autorevoli e prestigiose sedi espositive per l’arte contemporanea. Il percorso di Photofestival parte idealmente dagli spazi di Photoshow per ramificarsi in tutta la città con un programma espositivo qualitativamente alto e molto vario, che spazia dal reportage alla ricerca, dalla proposizione di autori affermati a quelli emergenti.

A seguire una suggestione di alcune mostre.

Joel Peter Witkin -17 marzo – 29 aprile 2011 CA’ DI FRA’ Arte Contemporanea- Via Carlo Farini 2 – Milano I nuovi lavori di uno dei Maestri della Fotografia Internazionale. Una personale progettata con la collaborazione della Galerie Baudoin Lebon di Parigi, dove J.P. Witkin ha presentato nel 2010 una parte delle opere esposte. Mitologia, Storia dell’Arte, Storia dell’Uomo si mescolano e si intersecano come sempre nel suo lavoro. La mostra prevede circa 20 opere di varie dimensioni, alcune inedite e create negli ultimi mesi proprio per questo evento.

Maja Galli – Rajasthan Circle Line -22 marzo – 15 aprile 2011 -Galleria AREA B -Via Cesare Balbo 3 – Milano Maja Galli, fotografa professionista di moda e reportage, gira per il mondo e viaggia a lungo alla ricerca continua e incessante di volti e immagini da catturare all’istante. E’ interessata all’umanità e alle sue mille sfaccettature. Tutto può essere fermato da un sibilante clic fotografico. 

Edward Burtynsky – L’uomo e la terra. Luci e ombre a cura di Enrica Viganò -26 gennaio – 27 marzo 2011 Sala Verri, Centro Culturale di Milano -Via Zebedia, 2 – Milano                                                     

La prima personale in Italia del grande fotografo canadese. Grandi immagini di immensi scenari del mondo (dagli States al Bangladesh, dall’Italia alla Cina, dall’Australia al Portogallo), in bilico tra virtuosismo della tecnica e potenza della natura caratterizzate da inquadrature amplissime e realizzate con una tecnica unica e macchinari complessi: Burtynsky conferisce così alle immagini una straordinaria forza pittorica.

(c) Edward Burtynsky's Nickel Tailings No. 35,

 info: http://www.photoshow.it

Il mondo di Francesca

Segnaliamo l’articolo di Sandro Iovine sul mondo di Francesca Woodman pubblicato sul blog Fotografia:parliamone! in occasione della mostra “Ritratti interiori tra Providence, Roma e New York” esposta al Palazzo della Ragione a Milano.

“Si ha l’impressione di non riuscire ad abbandonare l’universo evocato dalle immagini. Ci si allontana fisicamente certo, ma dentro di sé non si riesce ad abbandonarlo del tutto. Questo è quello che si prova scendendo gli scalini che dalla sala della mostra porta all’esterno di Palazzo della Ragione a Milano, dove fino al 24 ottobre sono esposte le immagini di Francesca Woodman. La distanza aumenta ogni passo, il mondo della ragazza di Denver ti resta dentro, anche quando ti allontani dal reliquiario dove sono esposte le immagini che ha prodotto in meno di dieci anni di attività. L’uso di un sostantivo con tanto palesi evocazioni funebri non è per altro casuale e ben si attaglia, a mio modo di vedere, all’improbabile illuminazione che in molti punti sarebbe più adatta a una camera ardente che non a un’esposizione. Pesanti cadute di luce su intere fotografie affliggono infatti in più punti la mostra, non inficiando in non poche occasioni la scelta dei curatori, per certi versi filologicamente corretta, che hanno optato per stampe di dimensioni mediamente piccole. Ma chi è avvezzo alla frequentazione di mostre di fotografia nel nostro Paese, non si sarà certo sorpreso, soprattutto se ha già avuto la ventura di inoltrarsi in qualche evento in aree afferenti la meneghina piazza del Duomo. Del resto per farsi un’idea dell’approccio estremamente rigoroso con cui si lavora in zona, non è nemmeno necessario venire a Milano,  basta dare un’occhiata al sito dedicato alla mostra, dove nelle didascalie delle opere utilizzabili recensire la mostra, Francesca Woodman, cambia cognome e diventa,  per ben dieci volte, Francesca Wodman (potenza del Copia e Incolla e della professionalità)”.  Continua sul blog di Sandro Iovine.

Francesca Woodman, Senza titolo, Boulder, Colorado, 1972-1975, stampa alla gelatina d’argento.

Enrico Cattaneo: Milano, le nude cose

“Milano, fine anni Cinquanta-primi anni Sessanta. Le fotografie di Enrico Cattaneo ci parlano di un luogo, di una piana urbanizzata, di casermoni inanimati, di un orizzonte edificato con segni remoti di una comunità laboriosa (sullo sfondo la locomativa a carbone sulle Varesine, le ciminiere alte e mute all’orizzonte), e ci raccontano lo spaesamento di queste terre di nessuno, l’estraneità globale di quei luoghi, la loro alienazione.

Sono i panorami della città che muta, smottamenti e invasi, rovine e resti, cascine in abbandono e grattacieli, profili di fabbriche nel grigiore, nella nebbia leggera di orizzonti inesorabilmente padani. Nessuna frenesia progressista percorre queste immagini, nessuna eccitazione collettiva per la città che sale, non cavalli possenti che trainano massi, ma carretto e cavallo malinconici e residuali, non folle che attraversano la città a sciami secondo le cadenze dei turni alle linee della fabbrica – della apertura e chiusura degli uffici – ma rari passanti che tagliano – incappottati e in fretta – la scena della mutazione e del disastro, o immobili, inscritti nella damnatio incertae sedis.

Cattaneo, il documentarista di ciò che è a margine, dello spaesamento e del conflitto sociale. Colui che molti anni prima dei fotografiparvenus della scena urbana capisce e rappresenta la solitudine della fabbrica, il carattere segregato, concentrazionario, extrareale, sironiana metafisica minaccia, dei luoghi del lavoro. Il fotografo che primo mette in scena i quartieri periferici della manutenzione e del ricambio dei collettivi della forza lavoro, che coglie nella consapevolezza di essere protagonisti, i pittori che fondano una pittura metropolitana, una scuola di Milano…” [dalla presentazione di Piero Del Giudice]

(c) Enrico Cattaneo - Paesaggio - 1958 1960

Biografia
Enrico Cattaneo è nato a Milano nel 1933. Studia in una facoltà scientifica e si occupa di fotografia amatoriale dal 1955; predilige in quegli anni il reportage e il racconto sociale. Fotografo professionista dal 1963, si dedica quasi esclusivamente alla riproduzione di opere d’arte lavorando per pittori, scultori, architetti, galleristi ed editori d’arte contemporanea. Le sue fotografie illustrano numerosissime monografie e cataloghi per artisti di tutto il mondo. Ha allestito oltre sessanta personali con importanti partecipazioni collettive in Italia e all’estero. Vive e lavora a Milano.

La Galleria Ostrakon, attenta a un’idea di arte come coinvolgimento, rende omaggio al grande fotografo milanese Enrico Cattaneo (Milano, 1933) con una carrellata di immagini – marcatamente espressionistiche – raffiguranti il volto meneghino negli anni del boom economico e tutte presaghe di un incombente sfacelo identitario. Circa una cinquantina di opere (formato 30×40), uniche nella loro esecuzione e potenza espressiva, stampate personalmente dallo stesso fotografo.

GALLERIA OSTRAKON
Via Pastrengo 15, 20159 Milano
dorino.iemmi@fastwebnet.it
Tel. 3312565640
Orari: da Martedì a Sabato ore 15.30-19.30

Inaugurazione: venerdì 18 Giugno ore 19.00

Stanley Kubrick Fotografo – Gli anni di Look (1945 – 1950)

Stanley Kubrick, è stato anche un fotografo professionista. Fu assunto come fotoreporter a soli 17 anni, dalla rivista americana Look, che utilizzava uno stile reportagistico molto originale per l’epoca.Lo stile di pedinare in modo ossessivo i soggetti da ritrarre per sorprenderli in ogni circostanza della loro esistenza – affascinò il giovanissimo Kubrick. Dell’esperienza di Kubrick fotografo ci racconta la mostra in programma dal 16 aprile al 4 luglio 2010, a Palazzo della Ragione di Milano. Sono esposte trecento fotografie, molte delle quali inedite e stampate dai negativi originali, scattate da Kubrick dal 1945 al 1950: documenti della vita quotidiana dell’America dell’immediato dopoguerra.
Tra le storie più significative ricordiamo:Portogallo racconta il viaggio in terra lusitana di due americani nell’immediato dopoguerra; Crimini testimonia l’arresto di due malviventi seguendo i movimenti dei poliziotti, le loro strategie, fino alla cattura.
Betsy Furstenberg, protagonista  della vivace vita newyorkese di quegli anni, farà da contraltare alle vicende dei piccoli shoe shine, i lustrascarpe che si trovavano agli angoli delle strade di New York.
Due sezioni dedicate alla vita che si svolgeva all’interno della Columbia University, dove l’America formava la classe dirigente del futuro, e all’interno del Campus Mooseheart nell’Illinois, una residenza universitaria, costruita da benefattori, per educare figli orfani di guerra che sarebbero andati a ingrossare le fila della middle class americana.
Storie dedicate al giovane Montgomery Clift, quelle del pugile Rocky Graziano, l’epopea dei musicisti dixieland di New Orleans.
Mostra  curata da Rainer Crone e realizzata dal Comune di Milano – Cultura e da Giunti Arte Mostre Musei, in collaborazione con la Library of Congress di Washington e il Museum of the City of New York – che custodiscono un patrimonio ancora inedito di oltre 20.000 negativi di Stanley Kubrick.

Stanley Kubrick Fotografo - Gli anni di Look (1945 – 1950)

Stanley Kubrick Fotografo – Gli anni di Look (1945 – 1950)
Milano, Palazzo della Ragione (piazza Mercanti 1)
16 aprile – 4 luglio 2010
Lunedì h 14.30 – 19.30
Da martedì a domenica h 9.30 – 19.30
Giovedì h 9.30 – 22.30
La biglietteria chiude un’ora prima
Biglietti: intero € 8,50; ridotto € 7,00: studenti, over 65, minori di 18 anni;
ridotto speciale scuole 3,00
Informazioni e prenotazioni: tel 02.43.35.35.22; servizi@civita.it
Sito internet: www.mostrakubrick.it
francesca.cassani@comune.milano.it

Omaggio a Indro Montanelli.1909-2009

“Indro pareva nato apposta per essere fotografato. Tutto aiutava in lui. L’alta statura, il corpo filiforme, l’eleganza ossuta delle mani che artigliavano idee e battute. E soprattutto quel volto che avrebbe fatto invidia, per come forava l’obiettivo e per come rifletteva i sentimenti, a un Eduardo De Filippo. Passava, il volto di Indro, dal sorriso al cipiglio, dalla tenerezza alla tristezza, dalla riflessione alla severità”. Curare una mostra di immagini montanelliane è il mestiere più facile del mondo” – spiega Mario Cervi, curatore insieme a Luigi Mascheroni dell’esposizione “Omaggio a Indro Montanelli 1909-2009” promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Milano n collaborazione con le Civiche Raccolte Storiche, Palazzo Reale e l’agenzia Contrasto.

Montanelli ripreso da Fedele Toscani nella sede del Corriere della Sera a Milano nel 1940

Una selezione di 45 scatti  racconta la vita, gli incontri, il lavoro di Montanelli ed attraverso questi si ripercorrono cento anni di storia italiana. Le immagini sono di Guido Harari, Giorgio Liotti, Giuseppe Pino, Giancolombo, Ferdinando Scianna.

Accanto alle fotografie sono riportate frasi di Montanelli tratte da articoli, libri, trasmissioni televisive, interviste, ma anche ascoltate e “tramandate” dai redattori de Il Giornale, quotidiano che fondò e diresse fino al 1994.

info: www. museodistoriacontemporanea.it



Lisette Model: fotografa per caso

“Un’artista per caso che ha fatto la storia della fotografia e che ha influenzato generazioni di fotografi, da Diane Arbus a Bruce Weber”

Lisette Model, Coney Island, Standing 1942 - Courtesy Hasted Hunt, New York and Baudoin Lebon Gallery, Paris / Keitelman

Viene presentata così l’opera di Lisette e quella dei suoi successori nella mostra itinerante Lisette Model and Her Successors presso la Galleria Carla Sozzani in corso Como a Milano fino all’8 febbraio 2009.

L’esposizione, a cura di Diana Edkins e Larry Fink, è un’esplosione di energia visiva allo stato puro. E’ la prova lampante di cosa significhi e abbia significato per Lisette ritrarre nell’intimo la gente e rappresentarla attraverso immagini inconsuete, spesso al limite della caricatura.

Lisette Model nasce a Vienna nel 1901 in una famiglia benestante di origine ebrea e prima di stabilirsi a New York dove incontrerà la sua fortuna artistica, vive quindici anni in Francia. Qui comincia a fotografare e le sue immagini sulla Promenade des Anglais vengono pubblicate sulla rivista PM di New York: uno strepitoso  successo a cui seguono numerose mostre. Lisette collabora con Harper’s Bazar e diventa docente della New School for Social Research dove insegnerà fino al 1983, anno della sua morte.

Nel 1942 scatta il suo clic più celebre: accovacciata con le mani sulle ginocchia, una donna cannone sorride spavalda in costume da bagno. Dalle spiagge ai locali fumosi di musica jazz, dalle sfilate di moda ai quartieri di periferia, Lisette è costantemente alla ricerca di una realtà che ai suoi occhi e ai nostri diventa poesia, disincanto, inquietudine, libertà assoluta.

La mostra chiama a raccolta Diane Arbus, Bruce Cratsley, Elaine Ellman, Larry Fink, Peter Hujar, Raymond Jacobs, Ruth Kaplan, Leon Levinstein, Eva Rubinstein, Gary Schneider, Rosalind Solomon, Bruce Weber e ci offre l’opportunità di vedere più da vicino l’orizzonte dei più grandi fotografi del Novecento newyorkese.

“Americana”: una mostra a Milano sulle orme del romanzo di De Lillo

Una panoramica sulla vita e sulle contraddizioni della società statunitense attraverso il fermo immagine e l’occhio sagace di alcuni importanti fotografi: è quello che è proposto a Milano, alla Galleria Rubin, con la mostra“Americana”. La rassegna, allestita dal 27 novembre al 31 dicembre, presenta gli scatti di Per Billgreen  Dennis Santella e Sara Greenberger Rafferty.

L’itinerario di visita, costruito all’ombra del romanzo Americana di Don DeLillo, mette in luce la vita dell’americano medio e soprattutto quella dei personaggi televisivi e dello star system hollywoodiano evidenziandone il lato più vulnerabile. L’esposizione, realizzata in modo da permettere di riflettere sulle molteplici identità della società Usa attraverso alcune particolari sfaccettature,  pone l’accento, in particolare, sul quel variegato mondo di umanità che affolla le convention negli alberghi in cui ci si incontra per condividere passioni comuni, sul fenomeno dei community gardens e sui protagonisti della Comedy del XX secolo.

Sara Greenberger Rafferty, "Lee", stampa fotografica a colori, 2009

Nel dettaglio, la serie fotografica di Per Billgreen presenta i frequentatori e i protagonisti dei congressi come ventriloqui, impagliatori di animali, maghi e pornostar, Dennis Santella illustra il problema dei lotti non edificati che le amministrazioni comunali lasciano in stato di abbandono e di cui talvolta i residenti si appropriano per destinarli ad usi più diversi, mentre Sara Greenberger Rafferty regala al visitatore dei ritratti di Bill Crosby, Goldie Hawn e Madeline Kahn realizzati con una tecnica particolare che li vede stampati con una macchina non professionale, elaborati manualmente e digitalmente per poi essere ristampati in forma di fotografia.

info: www.culturaitalia.it

“Steve McCurry. Sud-Est”, fino al 31 gennaio al Palazzo della Ragione di Milano

Trent’anni di viaggi del fotografo statunitense Steve McCurry nel Sud e nell’Est del mondo, tra i paesaggi , i luoghi, i volti e i colori dell’Afghanistan, dell’India, del Tibet e della Birmania, sono raccontati nella mostra “Steve McCurry. Sud-Est”, ospitata dall’11 novembre 2009 al 31 gennaio 2010 al Palazzo della Ragione di Milano, la nuova sede del Comune dedicata alle mostre fotografiche.

Duecento scatti del già due volte vincitore del World Press Photo Awards, il premio Nobel per la Fotografia, ci traspostano nelle atmosfere di luoghi lontani, alla scoperta di una realtà viva ed emozionante. Ragazze afgane, monaci tebetani, bambini, paesaggi sono i protagonisti delle inquadrature del maestro del fotogoiornalismo e raccontano come in un mosaico l’esperienza della conoscenza e la meraviglia di incontri casuali dell’autore durante i suoi lunghi viaggi, divenuti una dimensione di vita. Scorci di realtà si mescolano nel suggestivo allestimento di Peter Bottazzi, che propone ai vitatori una fitta foresta dove tutto è sospeso e il pubblico può immergersi e camminare tra gli alberi nella realtà e nel mondo catturato dall’obiettivo del grande fotografo.

Steve McCurry, Boy, in MidFlight, Jodhpur, India 2007

Il percorso si compone di sei sezioni: “Portraits”, “Silence and travel”, “War”, “Joy and life”, “Children” e “Beauty”.

“Portraits”, trasporta subito lo spettatore tra i ritratti, le icone sacre per l’artsita, che ha sempre testimoniato il valore della dignità della persona umana. La seconda sezione “Silence and travel”, racconta il viaggio e il silenzio, l’essere umano in rapporto con l’Assoluto testimoniato da persone raccolte in preghiera e scenari silenziosi, mentre “War”, trasporta lo spettatore nella guerra, nel dramma dell’umanità contro l’umanità. Questa sezione, il cuore della mostra, comunica la tragedia e il dolore senza retorica ma trasfigurandoli con l’armonia delle immagini. Dalla Cambogia a Beirut, dal Kuweit alla Jugoslavia fino all’Afghanistan, McCurry si è sempre spinto in prima linea per testimoniare le conseguenze dei conflitti in tutto il mondo.

“Joy and life” è invece la quarta sezione, che dopo gli orrori della guerra ci offre uno sguardo carico di colori, di vita e di allegria. “Children” è dedicata ai bambini, e alle loro diverse realtà, fatte non solo di giochi ma anche di sfruttamento. L’ultima sezione, “Beauty”, raccoglie tre immagini, tutti ritratti divenuti icone della fotografia del nostro tempo, tra le quali spicca quella celeberrima della ragazza afgana apparsa sulle pagine del «National Geographic».

 Altre tre sezioni fotografiche, costruite come cortometraggi, concludono il percorso. Una ininterrotta serie di immagini che compongono tre diverse storie: Monsoni, Aids, Ritratti.

L’esposizione è promossa dal Comune di Milano e prodotta da Palazzo Reale in collaborazione con Civita.

STEVE McCURRY
SUD-EST
Milano, Palazzo della Ragione
(piazza Mercanti 1)
11 novembre 2009 – 31 gennaio 2010
Ideata e curata da Tanja Solci

Orari
Da martedì a domenica h 9.30 – 19.30
Giovedì h 9.30 – 22.30
Lunedì h 14.30 – 19.30

info: tel. 02.43353522
servizi@civita.it