Maja Daniels vince il premio Contour by Getty Images per la fotografia di ritratto

Maja Daniels - Contour by Getty Images

Maja Daniels – Contour by Getty Images

Conosciamo una nuova fotografa grazie al nuovo premio di Getty Images

Getty Images ha annunciato che la prima edizione dell’iniziativa Contour by Getty Images Portrait Prize è stata vinta dalla fotografa svedese Maja Daniels, scelta tra 721 partecipanti provenienti da ben 68 Paesi, il più elevato numero di adesioni mai registrato da Getty Images in un concorso di questo tipo.   

Maja Daniels riceverà la somma di 10.000 dollari e vedrà esposto il proprio lavoro presso la prestigiosa Polka Galerie di Parigi per un mese a partire dal 10 ottobre. Maja Daniels, che lavora a Londra, si concentra su ritratto e documentari creativi attingendo ai propri studi di giornalismo e sociologia per impostare ricerca e approccio operativo. Per il Contour by Getty Images Portrait Prize ha deciso di esplorare ciò che lei stessa definisce una mancanza di rappresentazione visiva delle tematiche legate alle generazioni più anziane: ‘Mady e Monette’ è infatti il racconto visivo di due gemelle sessantenni e della loro vita quotidiana parigina nel privato e sul palcoscenico (come artiste).

Elodie Mailliet Storm, Senior Director, Contour by Getty Images, ha commentato: “Siamo assolutamente soddisfatti del fenomenale riscontro ottenuto da questa prima edizione del nuovo premio Portrait. Il lavoro presentato dai fotografi è stato eccellente per qualità e varietà e testimonia le enormi potenzialità dei talenti emergenti nel settore della fotografia di ritratto. In particolare Maja Daniels ha presentato un progetto straordinario con il quale ha saputo cogliere e raccontare nel profondo la particolare relazione delle due gemelle sia nella vita privata che in quella lavorativa. Non vedo l’ora di seguirne i progressi che potrà compiere anche grazie alla sovvenzione del premio Contour by Getty Images Portrait”.

Maja Daniels ha così commentato: “Sono entusiasta di essere stata scelta per questo premio. Da tre anni conosco e fotografo Mady e Monette, e più passa il tempo più questo progetto diventa coinvolgente e personalmente gratificante. Vedere i miei scatti in mostra a Parigi sarà allo stesso tempo emozionante e incredibile, anche perché le protagoniste Mady e Monette potranno prendere parte all’inaugurazione”.

Gli altri finalisti del Contour Portrait Prize sono stati:

  • Tatiana Vinogradova, Russia
  • Jessie Craig, Canada
  • Ananda van der Pluijm, Olanda

I lavori sono stati esaminati da una giuria composta da un gruppo di esperti guidati dal noto fotografo di moda Peter Lindbergh:

  • Georges Mohammed-Chérif, Founder and President, Buzzman
  • Edouard Genestar, CEO, Polka Image
  • Jean-Jacques Naudet, Founder and Editor-In-Chief, La Lettre de la Photographie
  • Laurence Vecten, Director of Photography, Glamour

Contour è l’offerta esclusiva di Getty Images nel settore del ritratto, che combina l’attenzione e il tocco di una boutique creativa con la forza della rete distributiva globale di Getty Images. Tra i nomi internazionali rappresentati vi sono David Lachapelle, George Holz, Greg Gorman, Harry Benson, Jonathan Becker, Julian Broad, Steve Pyke, Lorenzo Agius, oltre a partner quali Los Angeles Times, Figaro Madame e Paris Match, per citarne alcuni.

La gamma di premi e sovvenzioni che Getty Images mette a disposizione di fotografi, registi e professionisti della comunicazione è completa e articolata: Grants for Editorial Photography, Getty Images Creative Grants, Emerging Talent Award e il Getty Images and Chris Hondros Fund Award.

Per maggiori informazioni è possibile visitare l’indirizzo: www.gettyimages.com/grants 

 

Maja Daniels - photo by Zed Nelson

Maja Daniels – photo by Zed Nelson

Chi è Maja Daniels
Nata nel 1985 in Svezia, Maja Daniels vive a Londra. Lo studio di discipline molto diverse tra loro come il giornalismo, la fotografia e la sociologia la porta a focalizzare il proprio lavoro su ritratto e documentari creativi. La sociologia funge da cornice alla ricerca e all’approccio che Maja Daniels ha nel suo lavoro, una lente di ingrandimento sull’interazione tra l’uomo e la società occidentale contemporanea. Maja ha vinto il Taylor Wessing Portrait Prize, ed è arrivata seconda in occasione dell’edizione 2012 del premio Sony World Photography Awards. Ha partecipato alla 2012 World Press Photo Joop Swart Masterclass, ed è stata selezionata tra i Magenta Foundations Flash Forward Emerging Photographers sia nel 2011 che nel 2012. Di recente è stata candidata al 2013 Prix Pictet. Infine, è stata selezionata tra i finalisti dell’edizione 2010 del PhotoVisura Grant con un eccellente progetto di fotografia di ritratto.

I lavori di Maja Daniels sono stati esposti in diverse mostre tenutesi alla Royal Academy of Arts (Londra), The Photographers Gallery (Londra), The National Portrait Gallery (Londra), Somerset House (Londra), Belfast Exposed (Belfast) e Getxophoto (Bilbao). Ha vinto alcune borse di studio da parte della John Kobal Foundation e del British Arts Council; oltre ai progetti privati, lavora per diverse testate settimanali e mensili quali New York Magazine, The Guardian Weekend, Intelligent Life, Monocle Magazine, FT Magazine e Le Monde Magazine. Maja Daniels collabora infine con esperti di sociologia a una serie di progetti accademici nell’ambito dei quali utilizza la fotografia come strumento per la ricerca di natura sociologica e culturale.

 

Getty Images

Getty Images è tra i leader mondiali nella creazione e distribuzione di immagini, video, musica e prodotti multimediali, nonché fornitore di altre forme di contenuti digitali, disponibili attraverso i suoi brands, tra cui iStock© e Thinkstock©. Grazie alla ricerca avanzata e alla tecnologia di riconoscimento delle immagini, Getty Images soddisfa una clientela di professionisti in oltre 100 nazioni, rappresentando il principale punto di riferimento per i creativi e i media alla ricerca di immagini e di altri contenuti digitali. I fotografi e le immagini di Getty Images permettono ai clienti di produrre lavori di alta qualità e di grande impatto che compaiono quotidianamente nelle riviste, nei quotidiani, nelle campagne pubblicitarie, nei film, nei programmi televisivi, nei libri e media online più influenti del mondo. Il sito www.gettyimages.it illustra come Getty Images contribuisca allo sviluppo del ruolo dei media digitali nella comunicazione e nel business, favorendo la realizzazione di idee creative. Per saperne di più sui contenuti Getty Images e sulla sua tecnologia, è possibile visitare il Blog Getty Images all’indirizzo blog.gettyimages.com.  Altre informazioni su Facebook all’indirizzo http://www.facebook.com/gettyimagesitalia e Twitter all’indirizzo https://twitter.com/GettyImages_IT.

 

Per ulteriori informazioni e immagini contattare:
Seigradi
Barbara Gemma La Malfa / Ilaria Sala
02 84560801 – gettyimages@seigradi.com

 

 

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Intervista a Paolo Marchetti

Pubblichiamo un’intervista realizzata al fotografo Paolo Marchetti da Massimiliano Tempesta, del Collettivo WSP. Paolo, recentemente vincitore del prestigioso premio Getty Images Grant for Editorial Photography, sarà presente mercoledì 19 settembre presso la nostra sede per presentare alcuni suoi lavori e contestualmente il workshop di reportage in Cambogia in partenza il prossimo novembre.

1)Prima di tutto complimenti per l’interessantissimo lavoro FEVER che ti ha permesso di vincere il GRANT FOR EDITORIAL PHOTOGRAPHY 2012 di Getty Images. Vista la situazione editoriale italiana vincere premi si può definire l’unica forma di finanziamento per continuare i propri progetti?

I Grants rappresentano una tra le più valide risorse per portare avanti i propri progetti e per ottenere un’ampia visibilità degli stessi, ma non l’unica. Durante i giorni trascorsi al “Visa pour L’Image” ho avuto l’occasione di ascoltare colleghi che hanno affrontato differenti strade, una delle quali è la collaborazione con alcune fondazioni che hanno finanziato e promosso i loro progetti. Un’altra opportunità è quella del fundraising che si concentra sul supporto di organizzazioni no-profit, modalità utilizzata anche da enti pubblici per finanziare le proprie iniziative a sfondo sociale. Conosco colleghi che si sono spinti in questo tipo di esperienza con risultati concreti e ciò mi porta a pensare che, dato il terremoto economico in atto, le nuove risorse andranno sempre più rintracciate in questo tipo di dinamiche.

2)    Tornando al tuo lavoro FEVER che tratta il tema della rinascita del fascismo in Europa, puoi raccontarci come è nato, come si è evoluto nel corso del tempo? Pensi che sia un fenomeno passeggero o ha radici più profonde?

“Fever” e’ il primo grande capitolo di una ricerca più ampia che sto affrontando negli ultimi anni. Sto tentando di approfondire un sentimento primordiale che sta caratterizzando sempre più i nostri tempi: la rabbia.
Ho cominciato ad interrogarmi sui fattori scatenanti e sui molteplici strati emotivi in cui può esprimersi ed ho da subito intuito che il primo passo necessario sarebbe stato quello di farmi investire emotivamente, mediante l’esperienza diretta.
Il canale politico e’ stato il primo passo ed ho compreso da subito che inseguire la rabbia sarebbe stato un cammino denso, come correre nel miele, e il tentativo di impregnarsi completamente in certe dinamiche, attraverso la condivisione del quotidiano, si è spesso rivelato contaminante, faticosissimo. Questa sensazione sulla pelle, come per induzione, della rabbia, mi ha concesso una ulteriore opportunità, conoscere il il nido dove la rabbia nasce, macera e si riproduce, quasi come un germe aerobico.
“FEVER” e’ la mia opportunità di trovare la “traducibilità” visiva di studi personali sulla rabbia in storie autentiche, attuali e tangibili.
Il mio metodo per riuscire a restituire le mie intuizioni? Un solo presupposto, lasciarmi contaminare da tutto questo, perdermi nel coinvolgimento emotivo senza mai abbandonare un presupposto etico imprescindibile, il rispetto e la voglia di conoscere la matrice della rabbia, senza porre filtri, né ideologici né culturali. Sono andato avanti per circa quattro anni soltanto col desiderio di non tradire la fiducia ottenuta dai soggetti di “FEVER” e di restituire un documento trasparente della loro vita, obiettivo di cui ogni giorno, bisogna “sentire” il grande peso. Certo la mia visione delle cose resta un fattore determinante sul processo narrativo, ma non si è mai trattato di un atteggiamento giudicante, mi sono concentrato solo sull’opportunità di accompagnare le persone che ho raccontato.
Dati alla mano, il fenomeno è in grande crescita in tutta Europa e non è assolutamente un fenomeno passeggero. Credo dunque, siano la pertinenza giornalistica e la ricerca antropologica espressa, le ragioni per cui “FEVER” abbia raccolto un consenso tale. Le radici vanno rintracciate con analisi approfondite sull’uomo e sui tempi che viviamo.
La recente rivoluzione Mediterranea, la cosiddetta “primavera araba”, ha fatto impennare esponenzialmente il numero di persone in fuga dai loro paesi, un esodo di disperati che non si verificava da decenni, e questo è uno dei fattori che ha amplificato il germe della paura tra i più giovani in gran parte d’Europa. Un altro importante ruolo lo gioca la crescente crisi, soprattutto in Europa, fattore che sta costringendo l’individuo in un angolo e che soffia ossigeno sulla fiamma della rabbia.

3) Scorrendo le gallerie del tuo sito si può notare una grande varietà di temi e di luoghi, si và dai wrestler ai bambini, dalle favelas alle città italiane, c’è un filo rosso che unisce tutti i tuoi lavori? 

Ovviamente l’uomo è al centro delle mie ricerche, ma ciò che accomuna le storie che racconto è il mio desiderio di spingermi sui bordi dell’esistenza umana e cercarne una “traducibilità” visiva, che sia emozionale ma soprattutto fedele alla realtà. La fotografia nutre l’irreversibile ambizione di vivermi il mondo personalmente, per conoscerlo e per conoscermi. Non c’è storia che mi interessi se non quelle col presupposto di scendere dalle mie strutture mentali e le mie consapevolezze, fare fotografia mi ha maturato molto.
Prima di tutto questo però, c’è la consapevolezza che fare dell’informazione è una pretesa altissima e che rappresenta una responsabilità che non può impastarsi con le smanie personali. Cerco dunque di investigare nelle storie e restituirle con la massima umiltà e con la consapevolezza che il desiderio di perdermi nel mondo è la diretta conseguenza di quello che faccio. Racconto la vita degli altri e questo, in nessun modo può essere il passaggio che cerco per arrivare dove voglio.

4) Nella tua vita professionale c’è anche tanto cinema oltre che tanta fotografia. Come le due realtà , che trattano l’immagine così diversamente, si sono fuse, mescolate, influenzate?

Ho lavorato tredici anni nel reparto Operatori (quello preposto alle cineprese), coprendo ogni ruolo previsto, ed ho quindi una preparazione tecnica basata sulla fotografia statica, la madre del linguaggio filmico. La fotografia è sempre stata presente in maniera centrale dunque, lo studio della luce e la grande opportunità di coprire ruoli preposti alla messa in opera dei direttori della fotografia coi quali ho lavorato, mi hanno insegnato moltissimo. Malgrado la distanza tra i due linguaggi, il bagaglio tecnico ereditato è stato davvero enorme e il carattere narrativo del cinema mi ha senz’altro formato. Quello che mi ha strappato dalla carriera cinematografica è l’amore per la potenza sconvolgente di quel solo fotogramma, a discapito dei 25 fps al secondo di una cinepresa.

5) Citando una recente intervista di Smargiassi a Zizola secondo te esiste uno sguardo fotografico italiano?

Esiste un bagaglio culturale delle arti visive fortemente radicato nella nostra storia e che forse ereditiamo geneticamente, difficile da affermare ma senz’altro esiste una tradizione profonda che troviamo espressa ad ogni angolo delle nostre città in termini di pittura, scultura ed ogni magnificenza dell’arte Rinascimentale.

 6) Nella stessa intervista Zizola afferma di non sapere che tipo di fotografo sia, te invece che tipo di fotografo pensi di essere?

Non credo sia interessante che fotografo sto diventando ma che persona coltivo all’interno del mio cammino fotografico. Mi spendo totalmente per produrre immagini ma la ricerca che affronto, necessaria per fare questo, ha risultati molto più alti sulla mia vita, risultati che si riflettono sulla mia persona. Questo processo è composto da anelli concatenati e la fotografia è l’ultimo. Il gesto fotografico è il pretesto che preferisco per vivermi la vita che voglio.

7)    Sempre più spesso si vedono fotografi squalificati nei concorsi, anche prestigiosi, per un eccessivo uso della post-produzione, secodno te bisogna cambiare le regole perchè comunque la fotorgafia è cambiata o si sta esagerando?

Le regole sono da rintracciare solo nell’etica di chi decide di intervenire “artisticamente” su un’immagine che mostra la vita degli altri. L’arbitrarietà di questa decisione è una questione davvero seria che va affrontata, ma ad un livello personale, ciascuno con se stesso. Di fronte alle proprie fotografie, bisogna interrogarsi davvero sulla necessità dell’estetizzazione esasperata e chiedersi se spingersi oltre un certo punto,  possa amplificare il contenuto dell’immagine. Mi intristisce sentire parlare di regole, ad esempio di depotenziazione dei software, o divieto di usarne certi piuttosto che altri, anche qui, secondo quali canoni? Ma soprattutto, chi può deciderlo? Soltanto i fotografi potranno oscurare questo sciame di polemiche. Trovo comunque che la fase isterica della post-produzione stia volgendo al termine e noto che la condotta generale tra i fotogiornalisti, si sia uniformata a dei “toni” più contenuti.

8)Progetti futuri?

Strutturo il mio lavoro in due tipologie di progetto, a lungo e breve termine, dunque i prossimi passi saranno senz’altro quello di portare a termine il mio approfondimento “FEVER”,  per  onorare l’opportunità che il Getty Grant mi ha dato e continuare la mia ricerca sui canali espressivi dove la rabbia può manifestarsi. Sto lavorando già sui nuovi capitoli ma nel frattempo dovrò dedicarmi a progetti editoriali a breve e medio termine.