La foto del giorno

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Calendario Miss Italia 2009, Agosto - All Rights Reserved © Gaia Tofani / ISFCI

NUOVI AUTORI: IL WSP INTERVISTA CHRIS RAIN

Continua la serie delle interviste ai nuovi talenti  e ad autori emergenti con un’intervista a  Chris Rain, un bravissimo fotografo ed artista romano, vincitore di Fotoleggendo 2009 con il lavoro “I’m the snow”

Prima di tutto complimenti per la vittoria. Come nasce un lavoro come “I’m the snow”?


I’m the Snow è come uno di quei diari colmi di pagine dove si scrivono presentimenti e buoni propositi, ma poi vengono interrotti.
Ho cercato di dare una conclusione e rendere onore a qualcosa lasciato a metà,
a quel regno immaginario popolato di luoghi, atmosfere e persone nelle quali trovavo rifugio ma che con il tempo avevo dimenticato.
Ho messo davanti agli occhi vecchi disegni, fotografie, oggetti legati alla mia infanzia che temevo per la loro aura misteriosa
e ho provato a reinterpretare tutte queste visioni per esorcizzare un perenne senso di paura e dissolutezza.

Ti ispiri a qualche autore, non necessariamente fotografo, in particolare? Mi viene da citare Anders Petersen o Michael Ackerman, anche se un pò lontanamente.


Le fotografie non sono direttamente ispirate da autori particolari o melodie,
più correttamente posso dire che ammiro e rispetto delle persone per la loro indole e pensiero incontaminati.
Siccome si parla di immagini posso confessare di avere un debole per Munch, Bacon, Alberto Sughi e il cinema espressionista del primo ‘900.
(Curioso tu abbia citato M. Ackerman, qualche anno fa dopo avergli fatto vedere dei lavori mi chiese di venire a casa mia per farmi delle foto e vedere dove nascevano le mie.)

Al momento di ritirare il premio hai sottolineato che il genere fotografico che fai troppo spesso non viene preso   sul serio, definendo la fotografi “prigioniera di se stessa”.Puoi spiegarci cosa intendevi?


La fotografia è un arte relativamente giovane, e forse per questo è costretta a limitare il suo campo d’azione entro dei confini invisibili
dettati da quell’ equazione che vede l’ autore come intermediario tra il mondo tangibile e lo spettatore.
Ho parlato di emancipazione, e questo significa essere liberi di creare e dialogare con se stessi,
disinteressandosi di chi sarà l’ interlocutore e di come potrà percepire il messaggio.
Una fotografia se vuole, può infrangere e sovvertire i dogmi dell’ estetica, del tempo, della gravità e dei colori.

Chi è Chris Rain fotografo, qual è la sua formazione fotografica?

La mia formazione fotografica non si avvale di alcuna particolare esperienza o studio.
Mi sono fin da subito appassionato di camera oscura per la possibilità che mi offriva di poter controllare interamente il processo produttivo e sperimentale,
successivamente ho sempre cercato di sfruttare ogni tipo di mezzo stilistico avessi la possibilità di usare.
Sono fermamente convinto del fatto che la potenza di un opera non debba essere decretata dagli strumenti utilizzati
o dalle didascalia scritte sotto di essa.

Trovi nella fotografia la forma migliore di espressione o utilizzi anche altri modi per esprimerti?

Scrivo molto, mi piace anche suonare, ma poi in fondo, suppongo che ogni essere umano all’ atto di voler comunicare,
cerca sempre di sfogare la sua irrequietezza espressiva in ogni semplice azione che compie,
dal modo in cui parla agli altri fino al modo in cui sistemerebbe degli oggetti su uno scaffale.

Progetti futuri?

Ho diversi progetti fotografici in corso nei quali ci sono ancora semi e affinità con quelli precedenti.
Aspetto il momento in cui capirò di aver concluso un capitolo,
e se mai accadrà, mi piacerebbe pubblicare un libro di lettere e racconti.

Ancora complimenti Chris e un arrivederci a presto.

Link:

Chris Rain

Nuovi autori: WSP intervista Alessandro Cola

Inauguriamo la sezione dedicata ai vecchi e nuovi talenti  e ad autori emergenti con un’intervista ad  Alessandro Cola, un bravissimo fotografo romano, che espone in questi giorni a Fotoleggendo: Ron y Cuba

Raccontaci la mostra e come è nata.

Lo scorso dicembre, sono stato in viaggio a Cuba, per la precisione ho partecipato ad un workshop tenuto da Dario De Dominicis, all’interno del quale abbiamo girato a lungo la città de L’Avana, e che poi ci ha portato in giro per l’isola di Cuba . Dopo aver partecipato alla toccante cerimonia dei pellegrini di San Lazaro, ci siamo appunto spostati nella piccola cittadina di Remedios, dove ogni anno la notte di Natale tutti gli abitanti partecipano ad una sfida fra rioni : nulla a che vedere con le nostre rievocazioni medievali, ma piuttosto una lucida follia collettiva. A partire dalle 6 di pomeriggio, ed ininterrottamente fino alle 6 del mattino successivo, vengono esplosi decine di migliaia di fuochi d’artificio; ordigni artigianali che colorano la notte cubana e la riempiono di luce e di fumo . I rappresentanti dei quattro rioni si dispongono agli angoli della piazza centrale e si sfidano incessantemente cercando di lanciare i fuochi d’artificio più potenti, più numerosi o con serie migliori rispetto agli altri . Il tutto ampiamente annaffiato dall’immancabile rum, che spesso porta i partecipanti a compiere gesti pericolosi che mettono repentaglio la salute loro e quella degli altri .In ogni caso, al di là delle foto, un’esperienza umana estremamente intensa ed emozionante; dal momento che la festa ha origini religiose, sacro e profano danno vita ad una miscela affascinante che rende la cittadina unica al mondo, almeno per quella notte .

Raccontaci la Cuba che hai visto. Cosa ti ha lasciato?

La permanenza nell’isola, avendo fotografato a lungo persone e situazioni, mi ha fatto entrare in contatto con una cultura profondamente diversa dalla nostra; ho incontrato persone meravigliose, che nonostante le difficoltà dovute alle risorse molto scarse, spesso peggiorate dai ricorrenti uragani che distruggono abitazioni e coltivazioni, conservano una gioia di vivere ed una forza di spirito che nella cultura occidentale sono andate perdute da anni a causa dei ritmi sempre più ossessionanti dettati dal lavoro, dal consumismo e dal vano inseguimento di chissà cosa . Negli occhi dei cubani infatti ho potuto leggere un’umanità ed un’apertura verso il prossimo che mi ha profondamente colpito, anche nei paesini più poveri e nelle abitazioni più umili, le persone ci hanno sempre accolto a cuore aperto offrendoci tutto ciò che avevano, senza mai chiedere nulla in cambio, anzi in alcuni casi rifiutando anche aiuti in denaro che ci sentivamo di offrire, vedendo le loro case distrutte dall’ultimo uragano abbattutosi .Senza dubbio, la situazione attuale di Cuba non potrà durare a lungo, in quanto le libertà personali sono inequivocabilmente ristrette, ma mi chiedo se un domani l’apertura dei mercati e l’ingresso delle multinazionali non distruggeranno la purezza di quegli sguardi e la serenità interiore che ho potuto ammirare in loro .

La tua idea di fotografia di reportage?

E’ la mia grande passione, anche se ancora sono alla ricerca di un linguaggio, credo molto nel racconto e nella trasmissione di sensazioni ed emozioni, per mettere in condizione chi fruisce della foto, di conoscere la situazione con gli occhi di chi l’ha ripresa, è fondamentale infatti l’aggiunta da parte del fotografo di qualcosa di personale che aiuti  a trasmettere l’immagine ed a far si che questa arrivi in tutta la sua pienezza, coinvolgendo l’osservatore . In quest’ottica la mia visione, forse un po’ retrò, è che qualsiasi racconto deve avvenire sempre ( soprattutto per quanto riguarda i lavori di fotografi famosi ) attraverso immagini fotografiche di qualità elevata . E’ la qualità che mi aspetto ogni volta che mi accingo a vedere un lavoro di un fotografo famoso, non credo infatti che la “bella foto” possa distogliere l’attenzione dal racconto o dal messaggio che l’artista voleva trasmettere, anzi tutto il contrario, ed inoltre permette all’osservatore di godere anche di una qualità di immagini che il bombardamento quotidiano cui siamo sottoposti, fra internet, riviste tv ecc.  rischia di rischia di far decadere giorno dopo giorno .

Hai degli autori di riferimento ai quali ti ispiri?

Alla prima lezione di un corso di fotografia cui partecipai anni fa, si parlò Cartier-Bresson, e rimasi affascinato dai suoi scatti … e credo che quelle foto mi hanno spinto ad addentrami nel mondo della fotografia che vivo con passione . Ma mi sembra irriverente anche solo dire che mi ispiro a lui.Sono inoltre affascinato da tempo dai lavori di Bazan, Pellegrin, e Majoli e recentemente seguo con attenzione anche Jonas Bendiksen … vale ovviamente lo stesso discorso fatto sopra

Progetti futuri?

Ho intenzione di tornare a Cuba ed in Romania, e non vedo l’ora di conoscere Argentina e Brasile . Ho un paio di lavori che sto portando avanti a Roma e anche alcune idee da approfondire che sono ancora in fase embrionale .

(c) Alessandro Cola - Ron y Cuba

(c) Alessandro Cola - Ron y Cuba

(c) Alessandro Cola - Ron y Cuba

(c) Alessandro Cola - Ron y Cuba

La mostra di Alessandro rimarrà fino al 26 ottobre a Fotoleggendo.