Dal 5 giugno Fotoleggendo decima edizione

fotoleggendo 10Quest’anno Fotoleggendo, la rassegna fotografica promossa da Officine Fotografiche, compie 10 anni e anticipa i tempi. Il consueto appuntamento con mostre, incontri, letture portfolio e workshop nella cornice dell’ISA si svolgerà durante il primo week-end di giugno.

Si cominicia il 5 giugno presso i locali di Officine Fotografiche con l’inaugurazione della mostra di Emiliano Mancuso “La coda dell’occhio” (il diario di Felix) a cura di Renata Ferri per proseguire il 6 giugno all’ISA con la grande collettiva che comprende 10 mostre e le letture portfolio per partecipare al Portfolio Italia, che si svolgeranno il 7 e l’8 giugno.

FotoLeggendo è a cura di Tiziana Faraoni, Resp. Photoeditor de L’Espresso, affiancata da un Comitato Scientifico composto da Annalisa D’Angelo, curatrice, Emilio D’Itri, Direttore Officine Fotografiche Roma, Lina Pallotta, docente e fotografa, Marco Pinna, photoeditor National Geographic Italia e Alberto Placidoli, rappresentante FIAF.

Per aggiornamenti e per il programmo completo visitate il sito della manifestazione: http://www.fotoleggendo.it

Fotoleggendo 2013

Yakuza - Fotoleggendo 2013

Come ogni anno ad ottobre, torna Fotoleggendo, la rassegna fotografica organizzata da Officine Fotografiche e ospitata nei saloni dell’ISA, la scuola del Vigili del Fuoco del quartiere Ostiense a Roma, e in altre location della città. Appuntamento imperdibile a Roma per gli amanti della fotografia e per i professionisti o aspiranti tali, che hanno l’occasione di visitare mostre, frequentare corsi e workshop, incontrare professionisti e sottoporre i propri lavori a fotografi ed esperti del settore durante le consuete giornate dedicate alle letture Portfolio per il premio Fotoleggendo 2013, legato al circuito FIAF che assegna il prestigioso premio annuale Portfolio Italia.

Yakuza – Fotoleggendo 2013

Le mostre di quest’anno vedono protagonisti grandi fotografi di livello internazionale, molti dei quali saranno presenti all’inaugurazione dell’11 a Roma: da Robin Hammond,  autore di un reportage sullo Zimbabwe, al belga Anton Kusters, riuscito a entrare nel tessuto della Yakuza, la potente mafia giapponese, fino a Morten Andersen, che ci racconta Oslo in bianco e nero, o al polacco Rafal Milach, che propone un’interpretazione fuori dagli schemi di un road trip in Islanda, alla francese Brigitte Grignet che esplora con la sua Holga il remoto arcipelago cileno di Chiloé, fino alla nota fotoreporter Anastasia Taylor-Lind con il lavoroThe National Womb, che svela i retroscena di uno strano baby-boom nell’isolata repubblica autonoma del Nagorno-Karabach.

Giovanni Cocco – Fotoleggendo 2013

Ma molti anche gli artisti italiani in mostra, da Giovanni Cocco con il suo Forgotten memories, un lavoro sul genocidio culturale perpetrato in Kosovo, a Salvatore Santoro con la sua Pinetamare, a Giuseppe Moccia, alla Sarajevo di Camilla De Maffei, al visionario Asankojo di Martina Cirese, al vincitore del premio fotoleggendo 2012, il giovane Tommaso Protti, intervistato da noi lo scorso anno in occasione della vittoria e altri autori, più la consueta sezione dedicata agli studenti della scuola (Spazio OF) tra cui segnaliamo Fabio Renzi, che espone un reportage effettuato a Cuba durante il workshop organizzato da Fausto Podavini con l’Associazione Culturale WSP.

Si parte questa sera con l’inaugurazione della mostra Yakuza presso la sede di Officine Fotografiche, ma il clou del festival si raggiungerà durante il week-end 12-13 ottobre. 

Per maggiori informazioni e dettagli, consultate fotoleggendo.it

Nature morte ed altre storie. Fotografie di Antonio Manta

Antonio Manta : “Nature morte ed altre storie”
Galleria FIAF Torino 19 novembre – 3 dicembre 2010 Inaugurazione venerdì 19 novembre ore 21 alla presenza dell’Autore

Apertura serale straordinaria lunedì 22 novembre ore 20,30-22

(c) Antonio Manta

Antonio Manta è nato ad Empoli nel 1966. Stampatore per importanti fotografi quali Pepi Merisio e Nino Migliori, propone una serie di servizi per la stampa Fine Art digitale rivolti sia agli appassionati che ai professionisti. Inizia la sua avventura fotografica all’età di quattordici anni, frequentando lo studio di un importante fotografo della città che gli insegna i segreti e le alchimie della camera oscura. Nel 1998 fonda “M.I.P” (Multimedia Information Projet) che si occupa di comunicazioni multimediali e stampe fotografiche professionali. Nel 1999 vince il primo premio ex-equo con Rai Educational al festival “100 città d’arte” di Ferrara. Da questa importante esperienza nasce l’idea di utilizzare la tecnologia digitale quale nuovo e alternativo approccio alla camera oscura tradizionale. Partecipa così a numerosi corsi di aggiornamento professionali con l’obiettivo di raggiungere livelli di eccellenza. Dal 2001 inizia una nuova fase tesa alla continua ricerca di innovativi supporti tecnologici e materiali atti a realizzare fotografie di altissima qualità. In parallelo svolge una sua ricerca fotografica e numerose sono le mostre personali che gli hanno dedicato.

AUTORI: INTERVISTA AD ANTONELLA MONZONI

Antonella Monzoni vive e lavora a Modena. Nel 2010 è nominata Autrice dell’Anno dalla FIAF, Federazione Italiana Associazioni Fotografiche che le dedica la monografia Il delicato sentimento del vedere. Nel corso degli anni ha conseguito numerosi premi fra cui il Premio Mario Giacomelli 2007 per il lavoro Madame. Nel 2009 ha ricevuto la Menzione Speciale Amnesty Interntional dei Festival dei Diritti con Ferita Armena, un’opera con cui è giunta finalista al Premio Amilcare Ponchielli e selezionata al Visa pour l’image 2009 di Perpignan.

1) Hai dedicato il premio FIAF Autore dell’anno 2010 alle donne fotografe e in generale alle donne appassionate di fotografia che hai incontrato e avuto modo di conoscere. Qual è il significato di questa dedica?

E’ una dedica al ruolo delle donne nella fotografia e alla loro grande capacità. Ne ho incontrate tante in questi miei primi dieci anni di fotografia, da fotografe a photoeditor, curatori e critici. E tutte innamorate della fotografia, con un sentimento tipicamente femminile che unisce il privato all’immagine prodotta o visionata, alle storie vissute; un amore protettivo, di cuore e di stomaco, con una proiezione forse troppo poco competitiva rispetto a quella maschile. Ma forte e necessaria.

2) Oltre al Premio Fiaf, tra i tanti riconoscimenti che hai avuto qual è quello a cui sei più legata e per quale motivo?

Senz’altro essere stata selezionata alle proiezioni del VISA 2009 di Perpignan con il mio lavoro sull’Armenia. Da otto anni visitavo questa splendida manifestazione che offre spaccati di fotografia fotogiornalistica assolutamente unici per attualità, qualità ed argomenti. Mai avrei pensato di poterne vivere come interprete un piccolo spazio.

3) Cosa ti ha spinto verso la fotografia. E’ stato un avvicinarsi graduale od un innamoramento improvviso?

Direi una necessità, un’urgenza che mi è venuta incontro a quarant’anni, età critica in cui una persona cambia, una donna in modo particolare, è quasi una questione “ormonale”, un passaggio obbligato dove si soppesano tante cose: il lavoro, lo stile di vita, la coppia, i figli non avuti, si tirano le somme e la voglia di cambiamento ti balza addosso. La fotografia mi ha aiutata e sono stata fortunata, da subito ho capito che tipo di fotografia amavo: il reportage.

4) In molti dei tuoi progetti racconti le religioni, come nel lavoro indiano Kumbha Mela o in Lalibela, realizzato in Etiopia, sei più interessata a cogliere i momenti identitari dei vari culti o la loro spiritualità intesa come elemento trasversale?

Religione è identità, ma è la spiritualità è l’elemento in cui mi interessa immergermi. E’ il leit motiv delle religioni. È la forza trasversale e imprescindibile. Provo un forte sentimento di rispetto e di riconoscenza nei confronti di qualsiasi forma posso assumere il divino, mi sono successe cose assolutamente uniche ed irripetibili in questi incontri. Ed ho sempre più la certezza che se succede non è mai un caso.

5) Da quando hai iniziato a fotografare ad oggi si è trasformato – e se si come – il tuo “sentimento del vedere”?

Sicuramente, per una forma di maturità, per interessi che cambiamo o si trasformano. Per la curiosità che mi accompagna sempre. Dai rituali religiosi sono passata a raccontare rivelazioni del privato di piccole comunità (villaggi che raccontano la silenziosa bellezza africana, piccole comunità della Russia che parlano di alienazione e abbandono, cittadine border-line in Ucraina che vivono all’ombra di centrali nucleari e producono badanti per l’ovest europeo, dettagli di vita di vignerons benestanti della Borgogna francese, …) a racconti intimi di persone “speciali” che ho incontrato come Madame Henriette Niépce (lavoro con il quale vinsi il Premio Giacomelli nel 2007), al tormento di un popolo come quello armeno che ha ancora aperta una grande ferita: il genocidio subito nel 1915 ma non ancora riconosciuto totalmente. Poi nell’ultimo lavoro (The faceless guest) sono passata ad un’indagine più voyeuristica, scattando nelle stanze d’albergo ancora abitate in assenza dell’ospite, per riportare come in un piccolo spazio impersonale come la stanza d’hotel, un ospite senza volto, sconosciuto, può raccontarci tanto della sua vita.

(c) Antonella Monzoni