Questa sera incontro con il fotoreporter Emiliano Mancuso ore 19:00 @ WSP Photography

WSP Photography presenta VideoReportage: Fotografia e Video per raccontare la Realtà. Conversazioni di Fotografia con Emiliano Mancuso. Venerdì 16 novembre ore 19:00 Via Costanzo Cloro 58, Roma.

Nel 2004 la Magnum, una delle più importanti agenzie fotografiche del mondo, fonda lo studio multimediale Inmotion. L’obiettivo è quello di creare brevi/brevissimi documentari, partendo dal materiale d’archivio dell’agenzia: dagli slideshow con sottofondo musicale o con commento del fotografo, ai filmati d’epoca spiegati dai protagonisti.

Negli ultimi anni l’uso del video in campo fotografico si è notevolmente evoluto, tra sperimentazioni e incursioni fugaci, sino a diventare un vero e proprio genere a parte: il multimediale. Sono sempre più i fotografi che decidono di raccontare e documentare storie attraverso fotografia, riprese audio-video, musica e grafica, fondendo in un unico prodotto linguaggi diversi.

Emiliano Mancuso, una laurea in Filosofia e oltre 10 anni di esperienza come fotoreporter, collabora conl’Agenzia Contrasto e quest’anno si è occupato della direzione della prima sezione dedicata ai video all’interno di Fotoleggendo 2012. Nel corso della manifestazione sono stati presentati progetti multimediali ad opera di fotografi e reporter come Massimo Berruti, Fabio Cuttica, Massimo Mastrorillo, Anastasia Taylor e agenzie internazionali come VU, Panos Pictures, LUZphoto, Contrasto, Prospekt Photographers, TerraProject, Rat Creatives.

Insieme ad Emiliano parleremo della nascita ed evoluzione del multimediale in fotografia, delle sue caratteristiche e peculiarità, e verrà presentato il suo documentario “Stato d’Italia” un viaggio lungo tre anni attraverso il nostro Paese, alla ricerca di storie, cronache e volti della crisi economica e sociale che stiamo vivendo

Emiliano Mancuso. Laureatosi in Filosofia nel 1997 e successivamente specializzatosi in Estetica, ha iniziato la professione di fotogiornalista nel 1999 dedicandosi specialmente al racconto fotografico di temi sociali legati all’Italia. Rappresentato dal 2009 dall’Agenzia Contrasto ha pubblicato i suoi lavori sulle principali testate italiane ed internazionali e ha visto esposte le sue immagini in numerose mostre.

VideoReportage: Conversazioni di fotografia con Emiliano Mancuso 16 novembre ore 19:00 @WSP

Associazione Culturale WSP Photography
presenta


VideoReportage
Fotografia e Video per raccontare la Realtà

Conversazioni di Fotografia con Emiliano Mancuso

Venerdì 16 novembre ore 19:00 Via Costanzo Cloro 58, Roma

Nel 2004 la Magnum, una delle più importanti agenzie fotografiche del mondo, fonda lo studio multimediale Inmotion. L’obiettivo è quello di creare brevi/brevissimi documentari, partendo dal materiale d’archivio dell’agenzia: dagli slideshow con sottofondo musicale o con commento del fotografo, ai filmati d’epoca spiegati dai protagonisti.

Negli ultimi anni l’uso del video in campo fotografico si è notevolmente evoluto, tra sperimentazioni e incursioni fugaci, sino a diventare un vero e proprio genere a parte: il multimediale. Sono sempre più i fotografi che decidono di raccontare e documentare storie attraverso fotografia, riprese audio-video, musica e grafica, fondendo in un unico prodotto linguaggi diversi.

Emiliano Mancuso, una laurea in Filosofia e oltre 10 anni di esperienza come fotoreporter, collabora con l’Agenzia Contrasto e quest’anno si è occupato della direzione della prima sezione dedicata ai video all’interno di Fotoleggendo 2012. Nel corso della manifestazione sono stati presentati progetti multimediali ad opera di fotografi e reporter come Massimo Berruti, Fabio Cuttica, Massimo Mastrorillo, Anastasia Taylor e agenzie internazionali come VU, Panos Pictures, LUZphoto, Contrasto, Prospekt Photographers, TerraProject, Rat Creatives.

Insieme ad Emiliano parleremo della nascita ed evoluzione del multimediale in fotografia, delle sue caratteristiche e peculiarità, e verrà presentato il suo documentario “Stato d’Italia” un viaggio lungo tre anni attraverso il nostro Paese, alla ricerca di storie, cronache e volti della crisi economica e sociale che stiamo vivendo.

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Questa sera: Conversazioni di fotografia con Emiliano Mancuso e Massimo Berruti

Associazione Culturale WSP

presenta

Conversazioni di fotografia

“Visioni dal mondo”
Incontro con Massimo Berruti ed Emiliano Mancuso

Martedì 19 ottobre 2010 – ore 19.30
Oblomov – Via Macerata 58 – Roma
INGRESSO GRATUITO


Due fotografi a confronto, due stili diversi, un’amicizia profonda, una passione totalizzante: la fotografia. Amato e agognato da molti giovani, il mestiere di fotoreporter sta vivendo un momento di profondo cambiamento che si scontra con un settore in affanno in un Paese, come l’Italia, che forse più di altri sta scontando gli effetti di una crisi mondiale, sociale e valoriale, prima che economica. La fotografia può diventare allora lo strumento attraverso cui raccontare o immaginare un Paese, con tutte le contraddizioni, le paure, le angosce e le prospettive future.

Massimo Berruti smette di studiare biologia dopo aver frequentato un breve corso di fotografia. Fotografo freelance dal 2004, vincitore di numerosi riconoscimenti internazionali tra cui Il World Press Photo, attualmente vive a Roma ma il suo cuore batte in Pakistan, dove ha trascorso gran parte degli ultimi mesi, documentando la dignità e le contraddizioni di un popolo in bilico tra guerra e pace.
Emiliano Mancuso dopo una laurea in filosofia, inizia a interessarsi all’immagine come mezzo espressivo di rappresentazione della realtà. Negli ultimi anni i suoi lavori si concentrano su un’analisi approfondita della situazione politica, economica e sociale che sta vivendo la nostra penisola. Prima con il libro “Terre di Sud” e ora con l’associazione “Extra media” fotografa con occhio attento e scevro da pregiudizi la quotidianità e la criticità in cui vessa attualmente il nostro Paese.

Il ciclo “Conversazioni di fotografia” prevede una serie di dibattiti con esponenti del mondo della fotografia, fotografi, docenti, esperti di fotografia ed artisti emergenti per parlare e discutere di fotografia con contributi audio, video e racconti di esperienze professionali e non solo. Scopo degli incontri è quello di creare gruppi di pensiero e momenti di condivisione che, attraverso il racconto di esperienze e immagini, accrescano la cultura fotografica di ogni partecipante, fornendo spunti di riflessione, idee per nuovi lavori, nonché consigli pratici per tramutare passione in professione.

Conversazioni di Fotografia: Incontro con Massimo Berruti ed Emiliano Mancuso

Associazione Culturale WSP

presenta

Conversazioni di fotografia

“Visioni dal mondo”
Incontro con Massimo Berruti ed Emiliano Mancuso

Martedì 19 ottobre 2010 – ore 19.30
Oblomov – Via Macerata 58 – Roma
INGRESSO GRATUITO


Due fotografi a confronto, due stili diversi, un’amicizia profonda, una passione totalizzante: la fotografia. Amato e agognato da molti giovani, il mestiere di fotoreporter sta vivendo un momento di profondo cambiamento che si scontra con un settore in affanno in un Paese, come l’Italia, che forse più di altri sta scontando gli effetti di una crisi mondiale, sociale e valoriale, prima che economica. La fotografia può diventare allora lo strumento attraverso cui raccontare o immaginare un Paese, con tutte le contraddizioni, le paure, le angosce e le prospettive future.

Massimo Berruti smette di studiare biologia dopo aver frequentato un breve corso di fotografia. Fotografo freelance dal 2004, vincitore di numerosi riconoscimenti internazionali tra cui Il World Press Photo, attualmente vive a Roma ma il suo cuore batte in Pakistan, dove ha trascorso gran parte degli ultimi mesi, documentando la dignità e le contraddizioni di un popolo in bilico tra guerra e pace.
Emiliano Mancuso dopo una laurea in filosofia, inizia a interessarsi all’immagine come mezzo espressivo di rappresentazione della realtà. Negli ultimi anni i suoi lavori si concentrano su un’analisi approfondita della situazione politica, economica e sociale che sta vivendo la nostra penisola. Prima con il libro “Terre di Sud” e ora con l’associazione “Extra media” fotografa con occhio attento e scevro da pregiudizi la quotidianità e la criticità in cui vessa attualmente il nostro Paese.

Il ciclo “Conversazioni di fotografia” prevede una serie di dibattiti con esponenti del mondo della fotografia, fotografi, docenti, esperti di fotografia ed artisti emergenti per parlare e discutere di fotografia con contributi audio, video e racconti di esperienze professionali e non solo. Scopo degli incontri è quello di creare gruppi di pensiero e momenti di condivisione che, attraverso il racconto di esperienze e immagini, accrescano la cultura fotografica di ogni partecipante, fornendo spunti di riflessione, idee per nuovi lavori, nonché consigli pratici per tramutare passione in professione.

 

A conversazioni di fotografia protagonisti il fotografo Emiliano Mancuso e il progetto Extramedia

Grazie a tutti i partecipanti di “Conversazioni di fotografia” che ieri ha visto protagonisti il fotografo Emiliano Mancuso e i giornalisti Laura Eduati e Andrea Milluzzi che ci hanno raccontato il progetto Extra media, viaggio in italia al tempo della crisi:  www.extramedia.org

(c) Emiliano Mancuso

“Siamo giornalisti, fotografi e scrittori e non abbiamo le risposte. D’altra parte questo gruppo di lavoro non nasce per dare risposte ma per porre nuove domande. Viaggiamo in camper, una redazione mobile con cui aggiornare il più rapidamente possibile questo blog. Abbiamo pochi mezzi, ma un’idea molto forte di una nuova forma di realismo digitale, o almeno così noi lo chiamiamo. Testi, foto e micro documentari. Stiamo girando il Paese alla ricerca di storie, di “casi”, per fare di questo viaggio un racconto unico, un ritratto in movimento dell’Italia al tempo della crisi. Senza ideologia o pregiudizio, sperando di essere aiutati da voi, con i vostri commenti e segnalazioni. Durante uno dei nostri primi viaggi, uno di noi ha letto questo passo da La Peste di Camus. Sarà per il clima paludoso che avvolge l’Italia di oggi, ma ci siamo subito riconosciuti tutti quanti in questo passo, ci sentiamo tutti un po’ abitanti di Orano”

Conversazioni di fotografia con Emiliano Mancuso

Associazione Culturale WSP
presenta

Conversazioni di fotografia
Emiliano Mancuso
La fotografia sociale e d’inchiesta: viaggio nella crisi

Martedì 27 aprile 2010 – ore 19,30

Oblomov – Via Macerata 58, Pigneto

INGRESSO GRATUITO

L’Associazione Culturale Wide Shut Photography – WSP propone un nuovo incontro del ciclo “Conversazioni di fotografia” con il fotografo Emiliano Mancuso.

Laureato in filosofia, inizia a interessarsi all’immagine come mezzo espressivo di rappresentazione della realtà. Negli ultimi anni i suoi lavori si concentrano su un’analisi approfondita della situazione politica, economica e sociale che sta vivendo la nostra penisola. Prima con il libro “Terre di Sud” e ora con l’associazione “Extra media” investiga con occhio attento e scevro da pregiudizi la quotidianità e la criticità in cui vessa attualmente il nostro Paese.

“Conversazioni di fotografia” è un’idea dell’Associazione Culturale WSP. Il ciclo di incontri prevede una serie di dibattiti con esponenti del mondo della fotografia, fotografi, docenti, esperti di fotografia ed artisti emergenti per parlare e discutere di fotografia con contributi audio, video e racconti di esperienze professionali e non solo. Scopo degli incontri è quello di creare gruppi di pensiero e momenti di condivisione che, attraverso il racconto di esperienze e immagini, accrescano la cultura fotografica di ogni partecipante, fornendo spunti di riflessione, idee per nuovi lavori, nonché consigli pratici per tramutare passione in professione.

WSP SEGNALA

Venerdi 20 Novembre presso la Galleria Mandeep ci sarà la proiezioni dei lavori di Emiliano Mancuso (Agenzia Contrasto)
nell’ambito della presentazione del corso di reportage di Exusphoto.
Galleria Mandeep
viale Scalo di San Lorenzo 55
ore 21 – ingresso libero.
Link:

AUTORI:INTERVISTA A EMILIANO MANCUSO

Il WSP propone un interessante intervista ad uno dei protagonisti contemporanei del reportage italiano, Emiliano Mancuso.
Nato nel 1971 a Roma, dove vive. Laureato in filosofia, inizia a interessarsi all’immagine come mezzo espressivo di rappresentazione della realtà. Sue fotografie sono state pubblicate dai più importanti magazine italiani e stranieri. E’ vincitore nel 2005 del concorso Attenzione Talento Fotografico Fnac. Fotografa per Contrasto

1)Parlando del lavoro “Terre di sud” dici che:”Negli ultimi anni la fotografia di reportage soffre troppo il peso del digitale, soffre di una vera e propria deriva formalistica. Questo lavoro vuole essere impressionistico, immediato, direi quasi più sporco”. Il digitale ha impoverito il linguaggio del reportage?

Sono ormai passati due anni da “Terre di sud” e in questo tempo ho sicuramentematurato un distacco da quel lavoro, il naturale distacco che sempre si pone fra sè e una propria opera, una volta conclusa. Questo per dire che oggi andrei più cauto nel ripetere quell’affermazione. Il digitale in realtà ha modificato inevitabilmente la gamma e le possibilità espressive della fotografia, è strumento simile e insieme diverso dalla pellicola, ma non per questo di per sè “formalistico”, è più l’uso che ne facciamo. Quello che in realtà volevo dire, cercando al contempo di valorizzare la scelta della pellicola in “Terre di Sud”, è che l’ingombrante presenza della postproduzione nella fotografia digitale (e intendiamoci: è una tentazione in cui cadiamo tutti, io per primo) spesso tende a livellare le differenze fra i fotografi e le storie narrate, e che l’infinita quantità di immagini che permette di realizzare spesso toglie immediatezza e concentrazione al singolo scatto fotografico. Ma è rischio che dobbiamo correre, è inevitabile, perchè il digitale è ormai il mezzo espressivo più diffuso al mondo, e non si torna indietro. Saranno i singoli fotografi a sondarne le possibilità e le eventuali derive, anche formalistiche. Ed è per questo motivo, dopo “Terre di Sud”, che ho abbandonato la pellicola e scelto di lavorare esclusivamente in digitale. Magari cercando di mantenere quell’idea di sporco e di impressionistico che ho cercato con “Terre di Sud”

2)In un numero di giugno de “L’Espresso” fotografi le tendopoli aquilane, in situazioni particolari come questa che tipo di approccio utilizzi con le persone? Come fai a rimanere “invisibile”?

Spesso, quasi come una battuta, mi ritrovo che la fotografia si fa più con le gambe che con gli occhi. E’ davvero una specie di danza nello spazio. E questa danza sempre riflette il carattere del fotografo. Io di mio sono (o almeno credo di essere) una persona abbastanza timida e che ci mette sempre un po’ prima di sentirsi a suo agio in una situazione nuova. E questo limite (evidentemente poco adatto al reportage) cerco di volgerlo a mio favore. E’ difficile che una persona o un gruppo di persone in cui mi sono ‘intrufolato’ avvertano la presenza di un fotografo che s’impone all’attenzione, anzi, probabilmente quasi nemmeno se ne accorgono. Ma davvero più per una forma di discrezione e timidezza che non per chissà quale tecnica. Insomma, dietro l’invisibilità spesso c’è un farsi da parte, quasi un nascondersi. Nel caso specifico del reportage sulle tendopoli, ero davvero il primo a sentire l’imbarazzo di stare lì a osservare le perquisizioni della polizia o comunque a volermi introdurre nella vita di altre persone. E così spesso mi faccio quasi invisibile, lasciando ad altri il primo piano della scena. E’ davvero un modo di occupare lo spazio, emotivamente.

3)Raccontaci qualcosa del progetto “Extra media”.

Extramedia è nato dopo “Terre di Sud” e in qualche modo ne conserva e ne amplifica le motivazioni. Il viaggio per il nostro mezzogiorno non ha soddisfatto la mia curiosità sulla realtà italiana, mi sento che è ancora poco quello che ho fatto e quello che si dovrebbe fare per raccontare un paese che è davvero un caso unico e anomalo nel cosidetto “occidente”. Extramedia è così innanziutto la voglia di rimettersi in viaggio attraversando l’Italia contemporanea, l’Italia della crisi, come diciamo. Questa volta però, al contrario di “Terre di Sud” che è stato un lavoro solitario, avevo voglia di viaggiare insieme a dei giornalisti e di raccontare e capire insieme a loro. Avevo voglia di ricreare la coppia fondativa, per così dire, del fotogiornalismo: un giornalista e un fotografo, un testo e delle immagini. L’idea è quella di recuperare idealmente il lavoro che Dorothea Lange e Paul Taylor fecero per conto dell’FSA durante la crisi americana del 1929: viaggiare, raccontare e raccogliere date. E così è nata l’idea del nostro blog: di Extramedia. A noi della redazione ci piace parlare di “realismo digitale”: fotografie, testi e video, viaggiando attraverso l’Italia e raccolti in un blog. Perchè siamo convinti che sempre di più (un po’ come prima si diceva del digitale) il giornalismo si sposterà sul web. Nei paesi anglosassoni (sempre all’avanguardia, debbo dire, per quanto riguardo le forme del giornalismo) è già una realtà consolidata, in Italia siamo in ritardo, ma stiamo cominciando, e noi siamo tra i primi.

4)Che profilo viene fuori dell’Italia dai viaggi di extramedia.

Un’Italia bloccata, dove sotto la cenere cova la novità, quella che da qui a poco tempo (non so dire quanto ma è sicuro) vedremo venir fuori, anche in modo conflittuale. Dopo la fine della cosiddetta “Prima Repubblica” è nato il bonapartismo italiano: l’era di Berlusconi, le televisioni che si fanno Stato. l’Italia che stiamo attraversando, ci sembra, è insieme l’Italia del suo massimo potere (e del sistema che in realtà incarna) e insieme l’Italia che sta cominciando a far scricchiolare gli equilibri che ci hanno dominato negli ultimi due decenni. Per dirla semplice, la crisi mondiale imporrà anche al nostro paese di cambiare, altrimenti fai crack. Sarà il suo portato positivo. Il vecchio sistema non reggerà ancora molto, è troppo concentrato a conservare se stesso e non si accorge di quello che sta cambiando sotto la spinta delle nuove generazioni, dell’immigrazione, del web. Insomma, l’Italia berlusconiana potrà ancora conservarsi per un po’ ma è ormai soltanto un freno che blocca l’emergere di una nuova realtà. Ed è proprio questa ambivalenza, questo stare in equilibrio fra vecchio e nuovo, fra un paese bloccato e un paese che comincia ad aver voglia di sbloccarsi quello che stiamo cercando di raccontare. Al di fuori di ideologie e di preconcetti. Il nostro motto è davvero andiamo a vedere come le stanno le cose, la realtà sorprende sempre. E l’Italia con lei.

5)Da ex-filosofo quali leggi governano, se esistono, l’estetica nella fotografia?

Bella domanda. Per provare a rispondere però, in poche righe, smetto i panni del fotografo e indosso quelli del filosofo (di una vita fà). Più che leggi sono convinto che la fotografia abbia una sua matrice estetica, che è esattamente quello che inviduò Roland Barthes: la fotografia è comunque e sempre una traccia di qualcosa che è stato. Un “indice” si direbbe in semiologia. Anche nel digitale, anche nelle fotografie più astratte e/o rarefatte. Se è una fotografia è sempre un indice di una realtà, sempre. Altrimenti, passiamo dal campo della fotografia a quello dell’immagine. Non condivido molto le discussioni che da ormai un decennio ci sono intorno alla realtà o finzione della fotografia (tanto più se di reportage). Da un punto di vista filosofico la questione è mal posta (si direbbe) perchè una fotografia è sempre una finzione che rimanda a qualcosa che non lo è (una realtà che ha impresso l’immagine in un tempo passato), sia che si voglia essere più documentativi sia che si voglia essere più onirici. Non cambia nulla. Anche nei casi più estremi (vedi Robert Frank o Ackermann e D’Agata oggi) dove dei fotografi hanno cercato di mostrare la finzione insita nella fotografia stessa, specie di reportage, comunque quell’indice di qualcosa al di fuori di noi non si cancella mai, altrimenti siamo nell’immagine, ma non nella fotografia. Per capirci in un esempio semplice, ciò che c’è di ancora straordinario nei paesaggi dall’alto di Giacomelli è che pur trovandoci di fronte a delle immagini oniriche (sembrano quasi i disegni di Nazca fatti da chissà quale extraterrestre di passaggio) sempre siamo rimandati fuori di noi, quei segni astratti sono sempre qualcosa, un albero, un campo. L’astratto non annulla mai del tutto cio che è stato. Più o meno è questo quello che penso sia l’estetica fotografica (sperando di non essere stato troppo un ex-filosofo).

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© Emiliano Mancuso