Nuova collaborazione con Erodoto108

erodoto108_15_feat-1200x600WSP photography inizia una nuova ed entusiasmante collaborazione con la rivista online Erotodo108.

Erodoto108 è una rivista on-line trimestrale, dedicata al ‘reportage’ di viaggio ma anche un portale di fotografia e video documentari. Di scrittura creativa, disegno d’autore, di cultura e di cibo.

Erodoto108 ha la finalità di raccogliere testimonianze di viaggio e di presentare i contributi di nuovi e consolidati talenti nell’ambito della letteratura, della fotografia, del video e del disegno di autore.
Attraverso Erodoto108 gli autori hanno la possibilità di presentare opere inedite, di pubblicizzare le loro pubblicazioni e di condividere i propri viaggi con un vasto pubblico senza alcuna tassa o spesa di iscrizione.

Per WSP photography sarà una grande possibilità di crescita, per noi e per i nostri studenti e speriamo anche per la rivista stessa, grazie al supporto e alla collaborazione con una redazione rodata e fatta da persone con passione, esperienza e competenza.
E grazie ad Andrea Semplici, il direttore, per questa nuova opportunità.

In questo numero muoviamo i primi passi con una fotografia di Daniela Silvestri nell’articolo sui combattimenti dei galli, frutto di un workshop fotografico a Cuba nel dicembre 2012. E poi la fotografa Cinzia Canneri, attuale studentessa della WSP masterclass  ci offre una bellissima intervista alla fotografa Letizia Battaglia, che ha avuto modo di incontrare a Follonica nell’ultima edizione del Festival internazionale Arte ai Margini.

Seguiteci in questa nuova avventura, date subito un’occhiata al numero online di Erodoto108 e immergetevi in un mondo di letture, viaggi, fotografie, pensieri e ispirazioni.

 

ISLA: incontro con Ernesto Bazan e presentazione del libro

ISLA di Ernesto Bazan

ISLA di Ernesto Bazan

WSP Photography e BazanPhotos Publishing presentano “ISLA”: Conversazioni di fotografia e presentazione del libro con Ernesto Bazan. Venerdì 17 aprile ore 19:30

Isla rappresenta l’ultima parte di un inaspettato viaggio fotografico intrapreso dall’autore.

È la massima espressione di amore e di un addio definitivo per l’isola che tanto ha amato e che tanto ha cambiato la sua vita.

“Tutto il mio lavoro nasce istintivamente e si affida alla spontaneità. Trovo un luogo che m’interessa e mi tuffo dentro questa realtà senza preoccuparmi tanto quando ritornerò a galla o che sarà delle foto che scatterò.
Se qualcuno mi avesse detto al mio arrivo a Cuba che ci avrei vissuto per oltre un decennio e che sarebbero sorti tre libri, avrei sorriso sorpreso. Dal 1992 al 2000 ho lavorato esclusivamente in bianco e nero e con una reflex. Poi nel 2001 mi fu chiesto di lavorare a colori per un progetto e, sempre lo steso anno, mi fu offerta una macchina fotografica panoramica di seconda mano che acquistai senza esitazione. Cominciai a fotografare con queste tre macchine fotografiche per il piacere di farlo, senza immaginarmi lontanamente che stavo creando tre diversi corpi di lavoro.

Il formato panoramico mi ha costretto a sviluppare una nuova disposizione all’interno della mia sensibilità e a modificare il mio approccio. Ho letteralmente dovuto fare qualche passo indietro per riempire la scena più ampia. Se si guardano le immagini con attenzione, anche quando mi trovavo in momenti intimi, nella maggior parte dei casi, vi è una maggiore distanza fisica tra me e i miei soggetti proprio perché che ho dovuto comporre utilizzando un’inquadratura più estesa.

La macchina fotografica panoramica mi ha anche aiutato a esprimere meglio ciò che sento per i miei soggetti e per me stesso. Queste immagini sono probabilmente le più delicate, meditative e metafisiche che abbia mai scattato. L’impiego di quest’apparecchio mi ha offerto un terzo approccio rispetto alla vita, una sorta di trampolino da cui lanciarmi per rivisitare la vita cubana nuovamente. Molte delle immagini s’insinuano sottopelle: sono più sottili, più dolci e più dure allo stesso tempo. I miei soggetti sembrano contemplare la propria esistenza, chiedendosi quale destino li attenda; dove li condurrà la loro caducità; e se dopo un’attesa infinita, potranno finalmente trovare sollievo.

ISLA è il risultato finale di questo lavoro cubano in cui ho “solo” impiegato quattordici anni di scatti e otto anni di editing e di mille altre cose per il self-publishing di questa insperata trilogia”. Ernesto Bazan

Ingresso riservato ai soli soci ENAL 2014. È possibile tesserarsi il giorno dell’evento. Costo della Tessera ENAL annuale 2015 3€.

Workshop a Cuba con Dario De Dominicis

Per il quarto anno consecutivo ripeterò il workshop cubano, che durerà 13 giorni e si svolgerà dal 14 al 26 di dicembre 2010. Trascorreremo all’Avana i primi quattro giorni per respirare la magia che avvolge la vita quotidiana di questa incredibile capitale. Questo ci permetterà anche di fotografare il pellegrinaggio di San Lazaro che si svolge tra la notte del 16 e la mattina del 17. Migliaia di pellegrini dal pomeriggio del giorno 16, si incamminano verso il santuario di “El Rincon”, nei pressi di Santiago de las Vegas, un piccolo centro a 20 km dall’Avana (per sfoggiare un po’ di cultura personale vi informo anche che a Santiago de Las Vegas è nato il nostro amato Italo Calvino, non serve a niente per le fotografie ma ha sempre il suo fascino!). Per tutta la notte e la mattinata del 17 le persone continuano a raggiungere la “Iglesia del Rincon”, ognuno con le sue penitenze o con le sue richieste da fare al santo, il tutto in un clima tra il mistico e il teatrale. Saremo sul posto dalle prime ore dell’alba per catturare le atmosfere più suggestive di questa celebrazione che non solo è la più importante ricorrenza della santeria cubana, ma è anche ogni anno la meta di tanti fotografi di fama internazionale che arrivano, naturalmente, per fotografare. Successivamente ci sposteremo a Viñales un incantevole paesino che si trova nell’omonima valle preistorica, 150 Km a ovest dell’Avana. Questa località, situata nella zona nord della provincia di Pinar del Rio, non solo offre uno dei panorami più straordinari e unici di tutta l’isola, ma è anche famosa per produrre una delle migliori qualità di tabacco di tutta Cuba. Dicembre è un mese speciale per questa valle: la magia della luce, in questa stagione rende ancora più suggestivo il paesaggio , le eleganti piantagioni di tabacco invadono lo sguardo in ogni direzione, e la vita di tutta la valle ferve intorno alle attività che riguardano questa preziosa pianta. I miei amici campesinos, uomini semplici e allo stesso tempo straordinari, hanno saputo accoglierci ogni volta con rinnovato affetto ed é emozionante poterli seguire nella loro quotidianità, fatta di duro lavoro ma anche di momenti più giocosi e familiari. Dopo 4 o 5 giorni ci muoveremo per raggiungere Remedios un piccolo centro nella provincia di Santa Clara. Qui, il 24 di dicembre si svolge una affascinante parranda, una particolare festa campesina che culmina la sera in una competizione con fuochi d’artificio. I campesinos si sfidano lanciando razzi che vengono accesi e tenuti a mani nude fino all’ultimo istante, per poi lasciarli partire in una folle corsa verso l’alto (………diciamo “quasi sempre” verso l’alto! ). E’ uno spettacolo incredibile e coinvolgente, dove bisogna imparare a muoversi con prudenza, ma che spesso, fotograficamente, ripaga di tutti i rischi e gli sforzi. Il giorno successivo ritorneremo verso l’Avana dove arriveremo per la sera. Il viaggio tra Remedios e la capitale è di circa 3 ore e mezza, quindi può essere affrontato con calma, per vedere e scoprire qualcosa in più dell’isola ma soprattutto per fermarci a fotografare in una qualsiasi situazione interessante che si dovesse presentare lungo la strada.
Il 26, ultimo giorno del workshop, lo dedicheremo esclusivamente all’editing per realizzare la selezione finale del lavoro svolto. Ci lasceremo naturalmente lo spazio per riposare o per un ultimo giro in città, senza dimenticare che la sera ci riuniremo per una cena di “despedida”. Per coloro che avranno voglia e naturalmente energie di riserva, sarebbe divertente concludere la serata in “stile cubano”, cioè ballando e divertendosi fino allo sfinimento.
Io aggiungo che potrebbe anche essere l’occasione per qualche ultima fotografia… chissà !

(c) Dario De Dominicis

info: www.dariodedominicis.com

AUTORI:INTERVISTA A IVO SAGLIETTI

Ivo Saglietti nasce a Tolone, in Francia nel 1948. Fino al 1978 dirige di documentari a sfondo sociale, poi passa ala fotografia di reportage. Nel corso della sua attività realizza reportage, mostre, pubblicazioni e missioni fotografiche in Salvador, Nicaragua, Cuba, Libano, Palestina, Cile, Colombia, Haiti, Uganda, Benin, Tanzania, Kosovo, Macedonia, Marocco, Uzbekistan, Nigeria, Ghana, Russia. Tra i suoi progetti più importanti, è in Cile tra il 1986 e il 1988 per documentare la situazione del Paese durante la dittatura di Pinochet.Tra il 1990 e il 1992 è in America Latina per una ricerca fotografica di taglio sociale, politico ed economico a 500 anni dall’arrivo di Cristoforo Colombo. Per due volte vincitore del World Press Photo, del premio Fotografi al servizio della pace e della giustizia, del Grant della Fondazione Arte di Anversa, nel 2000 diventa membro associato dell’ agenzia tedesca Zeitenspiegel e di Prospekt nel 2005.

1)Raccontaci il reportage da quando eri un fotografo alle prime armi ad oggi.

Quello che ricordo meglio di quando ero (ero?) un fotografo alle  prime armi era la mancanza cronica di denaro, poi per fortuna le cose si sono stabilizzate nel senso che il denaro è continuato a mancare ma io non ci ho più fatto caso. Per la verità quello che mi sembra manchi oggi, almeno per quanto mi riguarda, è la possibilità di inseguire e seguire le proprie passioni, i propri sogni e la propria libertà: “mettiti in tasca una manciata di pellicole e vai per i mondo” era l’insegnamento scatenante di HCB, ed io lo seguito alla lettera, tutto quello che chiedevo erano 50 rulli di Tri-X e un biglietto d’aereo.

2)Nasci come regista di documentari ma poi decidi di passare alla fotografia di reportage. Come mai questo passaggio di “strumento”?
Pensi che il linguaggio fotografico meglio rappresenti le tematiche sociali rispetto al linguaggio cinematografic/documentaristico?

Avevo lasciato la Arriflex 16 per la Leica, sono per carattere solitario, e la macchina fotografica anche lei solitaria (e molto più leggera) mi sembrava più adeguata, meno indiscreta e più disponibile alla riflessione e alla soliderietà. La mia borsa è leggera: due Leica M e pochi obbiettivi,  ho due 35mm: un Summaron 3.5 e un Summicron asph. 2 più il 50mm e il 28mm 2, uso da sempre una sola pellicola in B&N che faccio sviluppare in laboratorio, per il medio formato, ho  una ALPA e una Hasselblad SWC. Devo riconoscere che il cinema, assieme ai libri,  è stata una grande passione, è lo è tuttora, devo molto ad alcuni registi, Bergman, Antonioni, Tarkosky, ma soprattutto Angeloupolos, i suoi lunghi piani sequenza il suo stile narrativo a volte mi accompagnano durante tutto un viaggio, (assieme  ad Albert Camus, che considero la mia guida spirituale) e anche dopo nella scelta delle fotografie da stampare, mentre guardo i contatti ascolto la musica dei suoi film. Di Angelopoulos poi la sua volontà di Resistere a volte mi consola, mi sostiene e mi sottrae alla depressione e  alla povertà di questo Paese, di Sette e di mafiette.

3)”Ceuta, The doorway to the sky” o in “Bitter sugar” o in “Niger Delta H2Oil” tre lavori bellissimi che raccontano situazioni estreme,geograficamente lontanissime ma molto vicine per il dramma vissuto dai protagonisti, la lotta per la sopravvivenza.
Che esperienze sono dal punto di vista umano? Potresti raccontarci i tre lavori dal punto di vista stilistico e del linguaggio fotografico?

Ceuta ecc, ho creduto e credo che la fotografia, la fotografia di reportage,  abbia una profonda e insostituibile vocazione Umanistica, che debba raccontare dell’Uomo e del suo Destino, ricercandone e riportandone sempre, nella gioia e nella tragedia, la dignità. Quando mi avvicino a queste realtà, (Haiti è stato il paese più doloroso e dove ho sofferto di più) mi faccio sempre riconoscere, mi avvicino il più possibile, voglio che mi vedano e che siano coscienti che sto per fare fotografie che possano anche rifiutarmi se lo credono, mentre non credo molto nella compartecipazione dei “problemi e del dolore”, ma penso che alla base del mio lavoro, di essere li in quel posto e in quel momento  ci sia un profondo senso di  solidarietà. Lo stile e il linguaggio sono quelli del 35 mm Summaron un po’ di umiltà e molta gratitudine al sig. Atget, HCB, Eugene Smith, Rober Frank ecc.

4)Personalmente credo che il tuo stile e la tua capacità di utilizzare il linguaggio fotografico sia difficilmente riproducibile ma vedi un tuo possibile erede nel panorama italiano?

Purtroppo non ho capitali ne ho grandi proprietà, i miei eredi, se ci sono,  dovranno lavorare e lavorare e poi ricominciare a lavorare e ……

5)Vedendo i tuoi lavori e quelli dei maestri del passato fai mai un confronto con le nuove generazioni? Non pensi che te e pochi altri avete comunque segnato un epoca con il vostro stile, con la vostra ricerca, mentre  le nuove leve(tranne rare eccezioni) non sono troppe simili tra loro e forse troppo “alla moda”?

Ma sono poi così vecchio? comunque  una volta Doisneau, anche lui come me “un maestro del passato”,  mi disse: “…..quando i fotografi cominciano ad essere troppi, non si fanno più fotografie….”

Citta dei bambini (c) Ivo Saglietti

Cuba, Un bambino Ukraino vittima di Chernobyl, riceve cure e affetto da una dott.sa Cubana: Citta dei bambini Ore 06.30 am.

Link:

Solidarietà per Yoani Sanchez

Yoani SanchezEsprimiamo massima solidarietà a Yoani Sanchez, la blogger cubana, vincitrice di numerosi premi e che da anni attraverso il suo blog “generazione Y” denuncia e critica il governo cubano, è stata fermata e sequestrata ieri dalla polizia cubana mentre si stava recando ad una manifestazione per la non violenza all’Avana.

Come si legge su Repubblica la donna si stava recando insieme a un altro blogger, Luis Pardo, a una manifestazione contro la violenza nel mondo nel quartiere Vedado ma a un certo punto tre agenti usciti da una vettura nera li hanno costretti a salire a bordo. Una volta in auto gli uomini, di “corporatura possente”, hanno gettato dal finestrino la borsetta della blogger.

Yoani Sanchez ha chiesto aiuto ai passanti, spiegando loro che la stavano sequestrando, ma gli agenti hanno subito avvertito la folla: “Questi qui sono controrivoluzionari. Non v’immischiate”. La blogger e il suo collega son stati portati in un’abitazione e lì interrogati.

Yoani Sanchez è stata premiata in Spagna e negli Usa per il suo lavoro di reporter digitale, ma non ha potuto ritirare i riconoscimenti perché non le è stato permesso di uscire dal suo Paese. Nel suo blog “Generazione Y”, ha criticato duramente il sistema politico cubano. E’ più conosciuta all’estero che in patria, poiché nell’isola l’accesso a internet è molto limitato.

Nuovi autori: intervista a Fausto Podavini, vincitore premio National Geographic – Persone

Un plauso al nostro amico Fausto Podavini, romano, che si è aggiudicato il primo posto nella categoria Persone dell’ambito premio organizzato dalla famosa rivista National Geographic.

1. Raccontaci qual è la storia che è dietro la foto vincitrice
Mi trovavo a Remedios che è una cittadina Cubana, in occasione di un workshop fotografico dove nella notte tra il 24 e il 25 Dicembre fanno una festa unica nel mondo. Si tratta in pratica di una vera e propria guerra di fuochi e botti d’artificio. L’impatto per chi non c’è mai stato è devastante, nel senso che appena ha inzio il tutto sono talmente tante le cose che accadono e le sensazioni miste a “paura” che si provano, che o ti butti a capofitto tra la popolazione o rischi di rimanere immobilizzato a guardare. Io per fortuna sono riusicto ad entrare quasi da subito nelle situazioni calde cercando di rimanere lucido, fotograficamente parlando. Ho visto la persona che fa da quinta allo scatto vestita in maniera molto singolare e così mi sono messo vicino a lei proprio nel momento in cui insieme ad altri ragazzi facevano a gara a chi rimaneva più vicino all’esplosione del botto. La situazione somigliava molto ad una situzione di guerriglia vera e propria, molto adrenalinica e coinvolgente.

2. La foto ha vinto nella categoria “Persone”. In tutti questi anni di fotografia, quali sono le persone, le storie, che più ti hanno colpito e ti porti dietro
Facendo per lo più fotografia di reportage, mi piace molto entrare in contatto con le realtà e le persone che fotografo, ed ogni situazione, ogni persona ha emozioni da trasmettere. Ogni persona incontrata e ogni storia che ho provato a raccontare mi ha lasciato qualcosa, anche se sono particolarmente legato al lavoro fatto, insieme ad altri fotografi, sulle associzioni sportive presenti sul territorio romano che si occupano dei diversamente abili. E’ stata un esperienza prima di tutto umana e successivamente fotografica.

3. Quali sono le persone e i fotografi che più ti hanno ispirato nella creazione del tuo stile, nella scelta dei temi?
Se già parliamo di stile, mi sento lusingato! A parte le battute credo che l’avere un proprio stile faccia parte di un lungo percorso personale, fatto di foto sia scattate che viste,anzi molto più viste che scattate! E’ molto importante vedere i lavori dei grandi, sfogliare i libri dei “minori”  studiare ed ammirare gli scatti degli emergenti cercando ogni volta di andare oltre ad una analisi superficiale. Io ho imparato molto dai lavori fatti dai ragazzi che conosco che fanno fotografia come me in particolar modo durante i workshop. E’ normale che poi, ognuno di noi ha i suoi Fotografi di riferimento…adoro la sensibilità di De Dominicis, l’intensità emotiva negli scatti di Bazan, i tagli e lo stile di Pep Bonnet e il colpire dritto di Nachtwey. Per la scelta dei temi invece è sempre qualcosa di personale, e a volte nascono anche come “semplice” sfida con se stessi.
4. Quali sono i tuoi progetti futuri?
Tanti! Per ora mi sto concentrando su un lavoro a più mani sui rifugiati politici, molto impengativo sia a livello tematico che a livello fotografico. Sto inoltre portando avanti un lavoro sulla Settimana Santa in italia che forse tra qualche anno riuscirà ad avere una sua struttura portante.

Remedios Cuba

(c) Fausto Podavini – Remedios Cuba

Info:
Fausto Podavini

Workshop fotografico a Cuba

Aperte le iscrizioni al Workshop cubano del fotografo Dario De Dominicis, un’esperienza a cui noi del WSP siamo particolarmente legati dal momento che, la maggio parte di noi, ha tratto da questa esperienza molta ispirazione per i propri lavori.
è quindi un workshop che ci sentiamo di consigliare tantissimo e a cui, qualcuno di noi, parteciperà nuovamente!!

(c)Fausto Podavini

Per il terzo anno consecutivo ripeterò il workshop a Cuba nel mese di dicembre. Tredici giorni scattando fotografie e facendone un severo editing, a caccia di qualche buona immagine da aggiungere nel proprio portfolio. Un esperienza umana e fotografica veramente indimenticabile, attraverso la vita quotidiana e le tradizioni di questa straordinaria isola.La foto che utilizzo per promuovere l’evento è stata scattata da uno dei miei studenti, durante il workshop del 2008, ed ha ottenuto il primo posto nella categoria “Persone” del concorso organizzato da National Geographic Italia, edizione 2009.

Per informazioni e costi potete contattarmi a questo indirizzo mail: dariophotosdd@gmail.com
Sito: http://www.dariodedominicis.com/workshop/2009/cuba-workshop/

 

(c) Lucia Perrotta - Malecon

 

 

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(c) Giuseppe Chiantera - San lazaro

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(c) Alessandro Cola - Ron y Fuego

Nuovi autori: WSP intervista Alessandro Cola

Inauguriamo la sezione dedicata ai vecchi e nuovi talenti  e ad autori emergenti con un’intervista ad  Alessandro Cola, un bravissimo fotografo romano, che espone in questi giorni a Fotoleggendo: Ron y Cuba

Raccontaci la mostra e come è nata.

Lo scorso dicembre, sono stato in viaggio a Cuba, per la precisione ho partecipato ad un workshop tenuto da Dario De Dominicis, all’interno del quale abbiamo girato a lungo la città de L’Avana, e che poi ci ha portato in giro per l’isola di Cuba . Dopo aver partecipato alla toccante cerimonia dei pellegrini di San Lazaro, ci siamo appunto spostati nella piccola cittadina di Remedios, dove ogni anno la notte di Natale tutti gli abitanti partecipano ad una sfida fra rioni : nulla a che vedere con le nostre rievocazioni medievali, ma piuttosto una lucida follia collettiva. A partire dalle 6 di pomeriggio, ed ininterrottamente fino alle 6 del mattino successivo, vengono esplosi decine di migliaia di fuochi d’artificio; ordigni artigianali che colorano la notte cubana e la riempiono di luce e di fumo . I rappresentanti dei quattro rioni si dispongono agli angoli della piazza centrale e si sfidano incessantemente cercando di lanciare i fuochi d’artificio più potenti, più numerosi o con serie migliori rispetto agli altri . Il tutto ampiamente annaffiato dall’immancabile rum, che spesso porta i partecipanti a compiere gesti pericolosi che mettono repentaglio la salute loro e quella degli altri .In ogni caso, al di là delle foto, un’esperienza umana estremamente intensa ed emozionante; dal momento che la festa ha origini religiose, sacro e profano danno vita ad una miscela affascinante che rende la cittadina unica al mondo, almeno per quella notte .

Raccontaci la Cuba che hai visto. Cosa ti ha lasciato?

La permanenza nell’isola, avendo fotografato a lungo persone e situazioni, mi ha fatto entrare in contatto con una cultura profondamente diversa dalla nostra; ho incontrato persone meravigliose, che nonostante le difficoltà dovute alle risorse molto scarse, spesso peggiorate dai ricorrenti uragani che distruggono abitazioni e coltivazioni, conservano una gioia di vivere ed una forza di spirito che nella cultura occidentale sono andate perdute da anni a causa dei ritmi sempre più ossessionanti dettati dal lavoro, dal consumismo e dal vano inseguimento di chissà cosa . Negli occhi dei cubani infatti ho potuto leggere un’umanità ed un’apertura verso il prossimo che mi ha profondamente colpito, anche nei paesini più poveri e nelle abitazioni più umili, le persone ci hanno sempre accolto a cuore aperto offrendoci tutto ciò che avevano, senza mai chiedere nulla in cambio, anzi in alcuni casi rifiutando anche aiuti in denaro che ci sentivamo di offrire, vedendo le loro case distrutte dall’ultimo uragano abbattutosi .Senza dubbio, la situazione attuale di Cuba non potrà durare a lungo, in quanto le libertà personali sono inequivocabilmente ristrette, ma mi chiedo se un domani l’apertura dei mercati e l’ingresso delle multinazionali non distruggeranno la purezza di quegli sguardi e la serenità interiore che ho potuto ammirare in loro .

La tua idea di fotografia di reportage?

E’ la mia grande passione, anche se ancora sono alla ricerca di un linguaggio, credo molto nel racconto e nella trasmissione di sensazioni ed emozioni, per mettere in condizione chi fruisce della foto, di conoscere la situazione con gli occhi di chi l’ha ripresa, è fondamentale infatti l’aggiunta da parte del fotografo di qualcosa di personale che aiuti  a trasmettere l’immagine ed a far si che questa arrivi in tutta la sua pienezza, coinvolgendo l’osservatore . In quest’ottica la mia visione, forse un po’ retrò, è che qualsiasi racconto deve avvenire sempre ( soprattutto per quanto riguarda i lavori di fotografi famosi ) attraverso immagini fotografiche di qualità elevata . E’ la qualità che mi aspetto ogni volta che mi accingo a vedere un lavoro di un fotografo famoso, non credo infatti che la “bella foto” possa distogliere l’attenzione dal racconto o dal messaggio che l’artista voleva trasmettere, anzi tutto il contrario, ed inoltre permette all’osservatore di godere anche di una qualità di immagini che il bombardamento quotidiano cui siamo sottoposti, fra internet, riviste tv ecc.  rischia di rischia di far decadere giorno dopo giorno .

Hai degli autori di riferimento ai quali ti ispiri?

Alla prima lezione di un corso di fotografia cui partecipai anni fa, si parlò Cartier-Bresson, e rimasi affascinato dai suoi scatti … e credo che quelle foto mi hanno spinto ad addentrami nel mondo della fotografia che vivo con passione . Ma mi sembra irriverente anche solo dire che mi ispiro a lui.Sono inoltre affascinato da tempo dai lavori di Bazan, Pellegrin, e Majoli e recentemente seguo con attenzione anche Jonas Bendiksen … vale ovviamente lo stesso discorso fatto sopra

Progetti futuri?

Ho intenzione di tornare a Cuba ed in Romania, e non vedo l’ora di conoscere Argentina e Brasile . Ho un paio di lavori che sto portando avanti a Roma e anche alcune idee da approfondire che sono ancora in fase embrionale .

(c) Alessandro Cola - Ron y Cuba

(c) Alessandro Cola - Ron y Cuba

(c) Alessandro Cola - Ron y Cuba

(c) Alessandro Cola - Ron y Cuba

La mostra di Alessandro rimarrà fino al 26 ottobre a Fotoleggendo.