A tu per tu con il photoeditor. Incontro con Monica Di Brigida

WSP Photography presenta un incontro gratuito e aperto a tutti con Monica Di Brigida, che si svolgerà il prossimo 27 maggio dalle ore 19:30 presso la sede dell’associazione.

Monica Di Brigida è photoeditor del settimanale Left e del mensile Il Test, due redazioni per due magazine dal contenuto molto diverso. Partendo dal suo lavoro e dalla sua esperienza, l’incontro sarà occasione per mettere a confronto le esigenze e i criteri che orientano le scelte con cui vengono cercate e selezionate le immagini, della velocità e dei tempi differenti di lavorazione delle due redazioni; di come vengono scelte le copertine fotografiche, le aperture di sezione nel caso del mensile e delle sequenze nel settimanale, le differenze della foto singola e dell’uso del fotoreportage nelle due riviste, l’importanza del titolo e delle didascalie.
Si parlerà, inoltre, dei rapporti con le agenzie di news e di stock, con gli archivi e con i freelance e di come impostare e presentare un lavoro fotografico ai fini della pubblicazione su una rivista.


Il ciclo “Conversazioni di fotografia” prevede una serie di dibattiti con esponenti del mondo della fotografia, reporter, docenti, esperti del settore e artisti emergenti per parlare e discutere di fotografia con contributi audio, video e racconti di esperienze professionali e non solo. Scopo degli incontri è quello di creare gruppi di pensiero e momenti di condivisione che, attraverso il racconto di esperienze e immagini, accrescano la cultura fotografica di ogni partecipante, fornendo spunti di riflessione, idee per nuovi lavori, nonché consigli pratici per tramutare passione in professione.

Ricordiamo che WSP Photography è un’associazione culturale affiliata all’ENAL pertanto l’ingresso e tutte le attività, anche quelle gratuite, sono riservate ai soli soci con tessera. È possibile associarsi il giorno stesso dell’evento.
Il costo della tessera annuale è di 3 euro.

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Intervista a Marco Bulgarelli

Danubius - (c) Marco Bulgarelli

Danubius – (c) Marco Bulgarelli

Il WSP intervista il fotografo Marco Bulgarelli, che sarà presente il prossimo 25 gennaio insieme al photoeditor Marco Pinna, per presentare il suo lavoro Danubius, recentemente diventato un libro.

Romano, classe ’73, Marco Bulgarelli si diploma nel 2002 in fotografia documentaria alla scuola romana di fotografia, ed inizia la sua carriera nel 2003. Si interessa alla cultura giovanile e alle trasformazioni urbane e sociali nelle capitali europee, lavorando principalmente per l’Espresso. Il suo interesse per il sud-est asiatico l’ ha portato prima in Birmania e poi, nel 2008, per vari mesi in India dove ha documentato la situazione attuale del paese. Nel 2011 il suo interesse si è focalizzato sul mondo Arabo, Siria – Egitto. Nel 2010 con “Abruzzo earthquake” si è classificato finalista al SONY PHOTOGRAPHY AWARDS e ricevuto la menzione d’onore al PRIX DE LA PHOTOGRAPHIE PARIS.

Ha lavorato e lavora con diverse agenzie, tra cui Corbis, GAMMA, LUZphoto e collabora con le più importanti case editrici italiane e internazionali. Ha esposto in diverse gallerie e musei.

Danubius

  1. Il reportage Danubius è un lavoro complesso, dove si evidenzia sia un approccio più personale e autoriale, che un approccio reportagistico. Nel corso della lavorazione com’è cambiato il tuo sguardo?

In ogni paese visitato, ho cercato di trasformare in pensiero visivo l’anima dei luoghi e gli stati d’animo della gente, “respirando” le atmosfere e “sentendo” le persone, al fine di coglierne la quintessenza. Di conseguenza, affiorano aspetti che non collocano il lavoro in un ambito estetico definito ed esclusivo, ma sono la conseguenza di una continua ricerca comunicativa, dovuta alla diversità delle esperienze vissute. Spero che queste modulazioni riescano a restituire l’essenza di ogni paese, il nodo inestricabile tra geografia e antropologia che uno stile preordinato violenterebbe in una forma estranea.

  1. Il lavoro Danubius è stato recentemente esposto al museo di Roma in Trastevere. È stato difficile realizzare l’editing della mostra? Ci sono foto a cui hai dovuto rinunciare, a cui sei più legato, al posto di altre?

L’editing della mostra è lo stesso del libro, leggermente modificato e adattato allo spazio museale. Durante la fase di editing siamo spesso costretti a sacrificare delle foto. Il primo scarto c’è stato quando ho deciso di dividere il lavoro in capitoli che corrispondessero ai diversi gruppi linguistici presenti nell’area, ma anche alle diverse stagioni. Così nel terzo capitolo riguardante la Serbia e la Croazia, ad esempio, ho dovuto escludere le foto realizzate durante l’inverno. In seguito ho dovuto sacrificare molte altre foto. Nel libro la fotografia sacrificata che non ho ancora digerito, perché esprime pianamente il mio concetto di alienazione metropolitana, è stata esclusa dall’editore, ma l’ho inserita nella mostra.

  1. Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata il tuo mestiere e quali sono le principali difficoltà che hai incontrato? Quali consigli ti sentiresti di dare ai giovani fotografi emergenti?

Non c’è stato un momento preciso in cui ho capito che la fotografia sarebbe diventata il mio lavoro, tutto è avvenuto senza che io prendessi alcuna decisione. Ho lasciato semplicemente parlare il tempo, solo il corso degli eventi mi ha portato qui oggi. Sicuramente se non avessi avuto una naturale predisposizione per la fotografia avrei percorso un’altra strada. Le prime vere difficoltà le ho incontrate all’interno della mia coscienza; conciliare la mia filosofia di vita con questo mestiere non è stato facile e non lo è ancora oggi. Adeguarsi a un sistema e giungere a certi compromessi con il mercato del lavoro non è semplice. Fortunatamente non mi sono snaturato, ma ho conosciuto chi ha subìto un processo lento e lungo che pian piano l’ha cambiato senza che se ne accorgesse. Se non si è ben centrati e non si ha una forte identità, si potrebbe cadere in un meccanismo insano, dove il lavoro e il mercato prendono il sopravvento su ciò che siamo nel profondo del nostro essere.  Ai giovani emergenti consiglio di ascoltare la propria voce interiore  prima di ogni scelta, senza essere condizionati dall’esterno, e affrontare i temi che appartengono di più al proprio modo di essere e di sentire.

  1. La comunità cinese appare spesso come diffidente e chiusa, come sei riuscito a superare questo ostacolo e in generale come ti relazioni con il soggetto dei tuoi lavori?

Fin dai miei primi lavori documentaristici ho scelto dei soggetti adatti alla mia personalità. Come nei lavori sui giovani del XXI secolo (Generazione y) o sul mondo omosessuale, anche per quanto riguarda la comunità cinese ho utilizzato la mia capacità d’inserirmi con una certa facilità in diversi contesti sociali. Cerco di comprendere “l’altro” in modo da poterci interagire, e acquisto la fiducia altrui attraverso la sincerità e l’onestà.  Probabilmente riesco ad adattarmi all’ambiente estraneo con una certa naturalezza.

  1. Il tipo di formato fotografico e di supporto (analogico o digitale), ad esempio in Danubius hai scelto il 6×7 diapositiva, influenza il tuo linguaggio fotografico? Come effettui questa scelta?

In linea di massima nei progetti personali ho preferito l’analogico, per il resto il digitale. In base al soggetto scelto cerco il mezzo che possa maggiormente esprimere la mia personale visione e rappresentazione del medesimo.

Intervista a cura di Daniela Silvestri – WSP Photography

Danubius - (c) Marco Bulgarelli

Danubius – (c) Marco Bulgarelli

Lecture about scenic landscape photography. Conversazioni di fotografia con Riccardo Improta

WSP Photography
presenta
Lecture about scenic landscape photography
5 aprile ore 19:00
Conversazioni di fotografia con Riccardo Improta
(c) Riccardo Improta
La fotografia di paesaggio vuole raccontare luoghi e momenti, annullando la distanza dell’osservatore dagli scenari ritratti. E’ l’arte di saper far immedesimare chi la guarda al suo interno, di restituire sensazioni non solo visive. E’ libera interpretazione della realtà ed esaltazione di quanto visto e sentito. E’ amare la natura, evidenziarne il profondo respiro, cantarne la magnificenza. E’ plasmare lo spazio e fissare il tempo. E’ ricondurre l’uomo alla sua unica, vera e reale condizione di essere compartecipe al miracolo della vita.Riccardo Improta, fotografo landscape, condivide le proprie esperienze. Quattro chiacchiere a 360° sulla fotografia di paesaggio: dalle opere dei grandi maestri all’utilizzo consapevole delle attrezzature, dalla ricerca dei luoghi e dei tempi al giusto approccio, dall’educazione al “sentire” ai suggerimenti frutto di anni di sperimentazione sul campo.

WSP Photography
VIa Costanzo Cloro 58, Roma

Ingresso gratuito riservato ai soci ENAL. E’ possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento. Costo della tessera annuale 2013 3 euro

“Una vita nella fotografia”: Conversazioni di fotografia con Giovanni Cocco 7 dicembre ore 19:00 @ WSP Photography

Associazione Culturale WSP Photography
presenta

Una Vita nella Fotografia

Conversazioni di fotografia con Giovanni Cocco

Venerdì 7 novembre ore 19:00 Via Costanzo Cloro 58, Roma

(c) Giovanni Cocco - Monia

(c) Giovanni Cocco – Monia

Giovanni Cocco nasce a Sulmona nel 1973. Si dedica integralmente alla fotografia dal 2000, lavorando per numerosi editori italiani. Inizialmente concentrato a fotografare la sua terra nativa, l’Abruzzo, dal 2004 si impegna nel campo della fotografia di reportage e di indagine antropologica e sociale. Nel 2006 realizza un reportage nei Balcani, a Sarajevo, in occasione dei 10 anni trascorsi dal termine dei conflitti, esposto in seguito nel Festival Internazionale di Fotografia “L’oeil en Seyne” a Toulon in Francia. Dal 2007 porta avanti in contemporanea diversi progetti fotografici. “Islam Denied””, uno studio sulla Comunità Musulmana in Italia, è presentato al Festival di Fotografia di Roma nel 2007. “Vanishing”, ricerca del rapporto tra uomo e terra nel sud della Francia, vince il primo premio all’International Wine photo Contest nel 2008 e viene pubblicato nel volume n. 2 di BURN/2011. Dal 2007 al 2010, inoltre, completa “Burladies”, una serie di ritratti sulla vita delle donne nel mondo del Burlesque. Il lavoro è pubblicato in diverse riviste internazionali e entra a far parte di una mostra itinerante in tutta Italia. Attualmente si occupa di un progetto a lungo termine sui Monasteri Ortodossi in Kosovo, i luoghi simbolo dell’identità collettiva serba, con un lavoro di ricerca sul ruolo dei monaci all’interno del conflitto etnico serbo-albanese nei Balcani.

Da 5 anni si occupa di un progetto sulla vita di sua sorella e della sua famiglia, “Monia“, che vince il secondo premio all’Emerging Photographer Grant di Burn Magazine e della fondazione Magnum, e viene segnalato dalla giuria del Premio Roger Pic della Scam di Parigi, che gli dedica un’esposizione in occasione del Mois de la Photo 2012. Dal 2010 al 2012, Giovanni Cocco è selezionato per il programma “Mentor” dall’Agenzia Internazionale VII.

Insieme a Giovanni Cocco e ai suoi lavori parleremo del mestiere del fotoreporter e di una fotografia intimista capace di entrare nelle case e nelle vite di tutti i giorni, legata profondamente alle storie delle persone ritratte e di chi è dietro l’obiettivo.

Ingresso riservato ai soli soci ENAL 2012. È possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento. Tessera ENAL 2012 gratuita.


Ufficio Stampa WSP Photography
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