Inaugurazione mostra WPP 2018

wpp18.jpegAnche quest’anno, la mostra del World Press Photo, l’importante concorso fotogiornalistico che ha recentemente decretato i suoi vincitori ad Amsterdam, arriva a Roma nella sede di Palazzo delle Esposizioni.

La mostra è promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale, ideata da World Press Photo Foundation di Amsterdam e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con 10b Photography.

La mostra del World Press Photo 2018 si tiene a Roma, in prima assoluta italiana, presso il Palazzo delle Esposizioni dal 27 aprile al 27 maggio 2018. Il Premio World Press Photo è uno dei più importanti riconoscimenti nell’ambito del fotogiornalismo. Ogni anno, da più di 60 anni, una giuria indipendente, formata da esperti internazionali, è chiamata ad esprimersi su migliaia di domande di partecipazione inviate alla Fondazione World Press Photo di Amsterdam da fotogiornalisti provenienti da tutto il mondo.
Per l’edizione 2018 la giuria, che ha suddiviso i lavori in otto categorie, tra cui la nuova categoria sull’ambiente, ha nominato 42 fotografi provenienti da 22 paesi. Tra i vincitori anche 5 italiani: Alessio Mamo, secondo nella categoria People – singole; Luca Locatelli, secondo nella categoria Environment – storie; Fausto Podavini, secondo nella categoria Long-Term Projects, Giulio di Sturco, secondo nella categoria Contemporary Issues – singole e Francesco Pistilli, terzo nella categoria General News – storie. In totale, ci sono 307 fotografie nominate nelle otto categorie.
La foto dell’anno, scelta nella categoria Spot News, è di Ronaldo Schemidt (Caracas, 1971), fotografo venezuelano dell’Agence France Presse. Ad essere premiato, uno scatto che ritrae un ragazzo in fuga, avvolto dalle fiamme, durante una manifestazione nel maggio del 2017, contro il presidente Nicolás Maduro, a Caracas. Magdalena Herrera, presidente della giuria e photo editor di Geo France, ha così commentato: “È una foto classica, ma che possiede un’energia fortemente dinamica. I colori, il movimento e la forza della composizione trasmettono un’emozione istantanea”.

L’esposizione del World Press Photo 2018 non è soltanto una galleria di immagini sensazionali, ma è un documento storico che permette di rivivere gli eventi cruciali del nostro tempo. Il suo carattere internazionale, le centinaia di migliaia di persone che ogni anno nel mondo visitano la mostra, sono la dimostrazione della capacità che le immagini hanno di trascendere differenze culturali e linguistiche per raggiungere livelli altissimi e immediati di comunicazione.

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Consigli per una Pasqua fotografica

Pasqua in arrivo e tempo incerto come sempre… se avete a disposizione qualche giorno di vacanza o di pausa dai vostri impegni, ecco qualche evento interessante e una selezione delle mostre fotografiche del momento.

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© Frank Horvart

Frank Horvart. Storia di un fotografo
Torino – Palazzi Reali fino al 20/5/2018
Celebre per le sue fotografie di moda, pubblicate dagli anni ‘50 su riviste quali Vogue e Harper’s Bazaar, Frank Horvat è un fotografo eclettico che, nel corso della sua lunga carriera, ha affrontato a livello altissimo svariati temi: il reportage sociale e di viaggio anche per l’Agenzia Magnum, il paesaggio, i ritratti, il rapporto con l’arte.

Magnum Manifesto. Guardare il mondo e raccontarlo in fotografia.
Roma – Museo dell’Ara Pacis fino al 3/6/18
La mostra raccoglie parte del lavoro realizzato in tutti questi anni e getta uno sguardo nuovo e approfondito sulla storia e sull’archivio dell’Agenzia.
Le immagini celebri e i grandi reportage dei suoi autori permettono di comprendere in che modo e per quale motivo Magnum sia diventata diversa, unica e leggendaria. 

André Kertész. Un Grande Maestro Della Fotografia Del Novecento
Genova – Palazzo ducale fino al 17/6
Oltre 180 fotografie ripercorrono, suddivise in sezioni, l’intero percorso artistico del maestro ungherese, che in più di cinquant’anni di carriera ha sempre utilizzato la fotografia come se fosse un suo diario visivo, atto a rivelare la poesia dietro le semplici e anonime cose quotidiane, catturate attraverso prospettive uniche e rivoluzionarie.

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mostra Robert Doisneau a Pisa

Robert Doisneau. Pescatore D’immagini
Pisa – Museo della grafica
Curata dall’Atelier Robert Doisneau – Francine Deroudille e Annette Doisneau – in collaborazione con Piero Pozzi, prodotta e realizzata da Di Chroma Photography, ViDi – Visit Different, l’esposizione offre l’occasione di ammirare, attraverso una suggestiva selezione di 70 immagini in bianco e nero, l’universo creativo del grande fotografo francese.

Schegge di periferie. Il neorealismo a Milano.
Milano – Fondazione Matalon fino al 31/3
Ultimissimi giorni per visitare l’esposizione curata da maria possenti , emanuela sesti e italo zannier ,  presenta 70 foto da pellicola negativa kodak in bianco e nero che de pietro, con la sua inseparabile leica, ha scattato a milano tra gli anni cinquanta e gli anni ottanta.

Se invece siete alla ricerca di qualche evento pasquale da fotografare, c’è l’imbarazzo della scelta. Qui una piccola selezione di eventi.

Per i romani, segnaliamo:

Processione del venerdì santo di Orte (VT), dalle 21.30
Storica processione nel centro del paese, molto suggestiva.
La Tuscia in generale offre diversi eventi e occasioni, qui potete trovare qualche suggerimento.

Sempre nei dintorni di Roma, interessante è la processione del venerdì Santo a Civitavecchia, dalle 20.30.

Scendendo più a sud, ovviamente la Settimana Santa in Puglia offre tantissime occasioni, già a partire da oggi. Noi stessi del WSP siamo rimasti affascinati dalla Settimana Santa a Noicattaro anni fa.

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© Lucia Perrotta

Altro luogo magico per la Pasqua è certamente la Sicilia.
A questo link potete trovare un ricco calendario di eventi sparsi per tutta l’isola.

Buona Pasqua fotografica a tutti.

La mostra di Cristina Garcia Rodero che lascia “A boca abierta”

Siamo stati a visitare la mostra fotografica “Con la boca abierta” della fotografa spagnola Cristina Garcia Rodero, esposta presso la sede dell’Instituto Cervantes in Piazza Navona, fino al 24 febbraio.

La prima retrospettiva a Roma di Cristina Garcia Rodero.
La mostra raccoglie una summa di oltre 50 foto, frutto di un editing serrato su una produzione di oltre 3000 fotografie dalla fine degli anni 70 ai giorni nostri.
Il fil rouge che lega le opere esposte sono le espressioni che accomunano i soggetti ritratti: sorrisi, sbadigli, urla di gioia o dolore, sorpresa, paura, stupore.
Una carrellata di emozioni che passa di bocca in bocca e che è diventata il tema di una mostra che racchiude alcune delle foto più significative dell’autrice.
Si comincia da un parto, dall’urlo di un neonato che viene al mondo e si finisce con un funerale, dove è la morte a chiudere la bocca al defunto e a spalancare il dolore di amici e familiari, girando dagli angoli più vicini alla sua città natale Puertollano fino a quelli più sperduti del globo e passando per avvenimenti attuali come il Burning Man Festival in Nevada o le Love Parade in Germania.

Non manca quindi quel tocco geniale che caratterizza lo stile della Rodero, la fotografa di Puertollano, prima fotografa spagnola ad entrare nella prestigiosa agenzia fotografica Magnum e diventarne membro permanente dal 2009.

I riti e i popoli: i topos della fotografia di Cristina Garcia Rodero

Ritualità e tradizioni popolari sono sempre il fulcro su cui la fotografa pone il suo occhio attento.

Nella sua fotografia si mischiano antropologia, letteratura, arte, sacro e profano. Attraverso la ricerca delle radici del popolo la fotografa si concentra sul ruolo svolto dalla persone, sempre presenti nelle sue fotografie,  riflettendo sulla relazione che le lega alla natura del luogo grazie alla ritualità stessa.

Le sue indagini su riti e spiritualità partono proprio dal suo paese, la Spagna, grazie ad una borsa di studio che riceve nel 1973. La sintesi di questo grande progetto viene pubblicata nel 1989 con il titolo, “España oculta”, che riceve il premio al miglior libro fotografico alla XX edizione degli Incontri Internazionali della Fotografia di Arles (Francia) e che le porta la vittoria del prestigioso Eugene Smith Grant.

Dalla Spagna la sua attenzione si sposta sulle aree del mediterraneo, concentrandosi su Africa e America latina. Notevole per la sua intensità il racconto sul culto di Maria Lionza in Venezuela,  le bellissime immagini della serie dei  pellegrini haitiani o le immagini dall’Holi Festival in India. Un viaggio intorno al mondo, alla ricerca delle profonde radici che legano i popoli alle proprie terre e alle proprie tradizioni.

La mostra “Con la boca abierta” ci mostra in pieno la bravura e la genialità di Cristina Garcia Rodero, passando per alcune delle sue fotografie più famose a scatti inediti che siamo sicuri vi lasceranno davvero a bocca aperta. Ma affrettatevi, la mostra chiude il 24 febbraio.

Se volete restare aggiornati sulla prossima visita di gruppo organizzata da wsp photography, un modo per condividere insieme la passione e conoscere piccoli e grandi autori, iscrivetevi alla nostra newsletter mandando una richiesta a: info@collettivowsp.org

Athos. I colori della fede. Mostra fotografica di Stratos Kalafatis

ATHOS, I COLORI DELLA FEDE

Mostra fotografica di

STRATOS KALAFATIS

Accademia di Romania in Roma

dal 6 al 22 Maggio 2016

A cura di Afrodite Oikonomidou

Inaugurazione 6 Maggio 2016, ore 18.00 in presenza dell’artista

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L’Ambasciata di Grecia a Roma e la Sezione Italiana della Fondazione Ellenica di Cultura presentano il fotografo greco Stratos Kalafatis con il suo recente lavoro dal titolo “Athos, i colori della fede”. La mostra, curata da Afrodite Oikonomidou, sarà ospitata a Roma dal 6 al 22 Maggio 2016 nella Sala espositiva dell’Accademia di Romania in Roma (Piazza José de San Martin, 1).

Stratos Kalafatis ha dedicato cinque anni all’esplorazione e alla conoscenza del Monte Athos, dei suoi paesaggi e monasteri, ma soprattutto degli uomini che lo abitano. Complessivamente ha realizzato 25 visite per un totale di 200 giorni di pellegrinaggi fotografici tra il 2008 e il 2013, per arrivare ad una profonda comprensione di questo mondo di fede e spiritualità che viene svelato attraverso le 120 immagini che compongono la mostra “Athos, i colori della fede”.

“Il Monte Athos è difficile da fotografare” spiega Stratos Kalafatis “non tanto perché resiste al carattere laico della fotografia, ma piuttosto perché ha bisogno di tempo per essere svelato. Da più di mille anni rimane nascosto dietro una pittoresca semiologia, un folklore sentimentale, dietro interpretazioni mistiche e rivelazioni miracolose. È un mondo fatto di silenzio e di mistero, un luogo sospeso, in bilico tra passato e presente, tradizione e libertà, forza e debolezza, tra il buio e la luce. E non è semplice superare la sua storia poderosa, la sua religiosità esasperata e creare immagini che rispettano il luogo senza ledere l’autonomia creativa del fotografo.”

Attraverso uno sguardo più spirituale che estetico, le immagini di Kalafatis riescono a trasmettere l’essenza di questo posto unico descrivendo la sua storia e tradizione millenaria e documentando la natura rimasta quasi incontaminata e la bellezza selvaggia del paesaggio. Tuttavia la sensibilità del fotografo si rivolge al profondo, si ferma sui volti, sui dettagli della vita quotidiana, sulla lentezza del tempo, sul contrasto tra la ricchezza interiore e la povertà ascetica. Elementi che si combinano a forme e linguaggi del tutto contemporanei, per costruire un racconto insolito del Monte Athos secondo uno stile personalissimo, fedele ai principi fotografici dell’autore.

Nato nel 1966 nella città di Kavala, nel Nord-Est della Grecia, Stratos Kalafatis ha studiato fotografia all’Art Institute di Philadelphia, USA. Dal 1993 ha realizzato numerosi progetti fotografici come: Immagini archetipe, Diario 1998-2002, Saga, Arcipelago, Athos – I colori della fede. Ha ricevuto numerosi premi internazionali e ha partecipato a importanti mostre e manifestazioni culturali come la Biennale di Architettura di Venezia (2006). E’ stato selezionato a rappresentare la Grecia nella grande mostra collettiva Faces Now – il ritratto fotografico in Europa dal 1990 ad oggi. Vive a Salonicco, dove lavora come fotografo e insegna fotografia creativa.

Informazioni: 

Inaugurazione: Venerdì 6 Maggio, ore 18.00
Durata mostra: dal 6 al 22 Maggio 2016
Ingresso libero
Orario di apertura:
Martedì, Mercoledì e Giovedì: dalle ore 14.30 alle ore 19.00
Venerdì, Sabato e Domenica: dalle ore 11.00 alle ore 19.00
Lunedì chiuso

Visite guidate : Venerdì, Sabato e Domenica alle ore 11.30 e 16.00 o su appuntamentoContatti per informazioni e prenotazioni : 3355479031, e-mail: monteathos.mostrafotograficaro@gmail.com

A Roma una mostra fotografica di Mario Giacomelli

Mario Giacomelli: la figura nera incontra il bianco

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© Mario Giacomelli

Palazzo Braschi dedica a Mario Giacomelli, sicuramente uno dei fotografi italiani più amati, una mostra antologica che inaugurerà il prossimo 23 marzo.

Il fotografo originario di Senigallia, ha incantato il mondo con sua poetica in bianco e nero e proprio al suo linguaggio fa riferimento il titolo azzeccato della mostra fotografica “la figura nera aspetta il bianco”.
La mostra  propone per la prima volta a Roma un viaggio appassionante nella fotografia di Mario Giacomelli, nella sua arte, nella sua intima e profonda poesia, nel suo furore creativo.

La mostra, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è prodotta da Fondazione Forma per la Fotografia, in collaborazione con Archivio Giacomelli di Senigallia.

La mostra durerà fino al 25 maggio.

Location e orari della mostra fotografica

Palazzo Braschi Roma – Piazza di San Pantaleo 10
martedì-domenica ore 10.00-19.00

A questo link tutte le ulteriori informazioni.

 

AZ – Il novecento nelle fotografie di Zavattini

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L’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia ospiterà nelle sale del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, a Roma, fino al 28 marzo 2016, una mostra antologica delle fotografie di Arturo Zavattini, ideata e curata da Francesco Faeta e Giacomo Daniele Fragapane.

AZ – Arturo Zavattini fotografo Viaggi e cinema, 1950-1960, prevede l’esposizione di oltre 170 fotografie di grande formato, in massima parte inedite, che illustrano l’intensa attività fotografica di Arturo Zavattini tra il 1950 e il 1960, decennio cruciale della storia del Novecento.

Arturo Zavattini è noto, oltre che come operatore cinematografico e direttore della fotografia di molti film importanti, non solo italiani, come fotografo in ambito etnografico.

La sua cultura fotografica è maturata a stretto contatto con il Neorealismo italiano e con il realismo americano e ha saputo legare aspetti della cinematografia e della fotografia, con curiosità, arguzia, spirito critico.

Arturo Zavattini, figlio di Cesare, è nato a Luzzara nel 1930. Scopre la fotografia nel 1949, quando il padre gli regala la prima macchina fotografica: risalgono all’epoca le prime esperienze in camera oscura. Nel 1951, grazie a Vittorio De Sica che lo presenta ad Aldo Graziati, direttore della fotografia di Umberto D., inizia il suo lavoro nel cinema.
Operatore e direttore della fotografia di molti film italiani e stranieri ha esordito come fotografo accompagnando Ernesto de Martino nella sua prima spedizione etnografica in Lucania, nel giugno 1952. Nel 1982 firma la fotografia di La veritàaaa, unico film scritto, interpretato e diretto da suo padre. Si dedicherà poi interamente alla cura dell’Archivio Cesare Zavattini, che guida tuttora.


La mostra si trova al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari
5 dicembre 2015 – 28 marzo 2016
Per maggiori informazioni visitare il sito. 

Special life, Gymnasium, Guadralis: tre mostre fotografiche al WSP

Inaugura venerdì 8 gennaio dalle 19:30, la mostra fotografica frutto dei lavori realizzati dagli autori durante l’edizione 2014-2015 del Laboratorio di Reportage di Fausto Podavini. Tre storie, tre visioni, tre percorsi fotografici e narrativi che gli autori ci presenteranno e racconteranno nel corso dell’inaugurazione.

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Special Life – di Maurizio Di Pietro
Alessandro ha un ritardo mentale sin dalla nascita, ha 43 anni e vive a Roma con i suoi genitori, Ada e Angelo, che si prendono cura di lui. La sua patologia si manifesta con una compromissione delle abilità a livello globale: cognitive, linguistiche, motorie e sociali. Alessandro impiega il suo tempo in tante attività ludiche, ricreative e formative supportato da Onlus e Cooperative Sociali che per lui, Ada e Angelo sono diventate un punto di riferimento. Per rompere la ripetitività di appuntamenti ciclici che rischiano di rendere il suo tempo come se fosse immobile, Alessandro ha accettato la proposta di lavorare in un bar gestito da una Onlus, da cui quest’estate ha ricevuto il suo primo stipendio, e di suonare le maracas e fare il corista in un gruppo musicale, i Disabilié, felice alla prima occasione di esibirsi difronte a un pubblico. Il week end è dedicato a una passeggiata nel suo quartiere, il quartiere africano, dove con facilità si intrattiene a conversare con gli amici e leggere il giornale. I suoi argomenti preferiti sono il calcio e il cibo. Quando ti incontra ti stringe la mano, forse ti dà un bacio, e sicuramente ti chiede cosa hai mangiato. Alessandro ha un carattere forte, è spesso sorridente, sembra felice. Special Life è il mio sguardo su una persona con disabilità intellettiva, uno sguardo che non indugia sulla malattia, che non si sofferma sulle ordinarie difficoltà e che non intende compiere un atto di denuncia sociale. Uno sguardo che tenta di instaurare un delicato compromesso tra invadenza e rispetto, ponendosi alla giusta distanza: dove è possibile vedere ed essere visti.

Gymnasyum – di Dario Li Gioi
Gymnasium è un lavoro su un luogo ricostruito. Una vecchia mensa nel quartiere di San Lorenzo, diventata palestra popolare. Uno spazio urbano rubato al declino, come altri a Roma. Uno luogo che si è trasformato in qualcos’altro. Un esperienza di un gruppo di persone che ha rinegoziato il concetto di spazio. Attraverso il rapporto corpo – oggetti – spazio, Gymnasium mostra la riappropriazione di un luogo. E il gesto sportivo si perde, rimane sospeso, fino a diventare astrazione. Uno spazio chiuso e aperto al tempo stesso, in cui tutto è transitorio, persino la palestra stessa. Un luogo che non appartiene, ma viene vissuto, al contrario di tanti luoghi che a Roma appartengono a qualcuno, ma sono privi di vita. Non la palestra con il suo caotico, esuberante movimento, ma la rivendicazione di un modo di vedere la vita e la capacità umana di ridare senso alle cose: occupare, resistere e andare avanti rimanendo fermi sulle proprie idee. Probabilmente un’utopia, quantomeno un’aspirazione.

Guadralis – di Giuseppe Nucci
Il Quadraro, derivazione del lemma latino Guadralis, è un quartiere storico alla periferia di Roma-sud. Da quando mi sono trasferito a Roma non l’ho mai veramente esplorato finché non ho iniziato a fotografarlo in un periodo di forte stress. Queste fotografie sono uno spaccato di visioni personali permeate dal senso di pace e solitudine interiore che hanno contraddistinto le mie lunghe incursioni nel quartiere. L’unica costante del Quadraro è il suo essere un crocevia che nell’urbanistica trova rappresentate le sue molteplici anime. Qui non si è in periferia e non si è al centro della città, si vive in una sorta di limbo in cui la pace e il silenzio sono a tratti surreali. Un insieme di luoghi eterogenei dagli scorci poetici ricchi di elementi che parlano della sua storia presente e passata. Un quartiere che s’interroga sui notevoli cambiamenti in atto al suo interno e che non smette di emozionarmi e regalarmi sensazioni sempre diverse.

La mostra fotografica sarà aperta fino al 12 febbraio, tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 19:00 alle 21:00, il sabato in occasione di eventi presso WSP Photography.

Inaugurazione One photo for Everyone

Inaugura oggi alle 19:30 la mostra fotografica One photo for Everyone, un evento di beneficenza volto a sostenere, con il ricavato della vendita delle foto, la campagna Everyone di Save the Children, contro la mortalità infantile.

Nel mondo, ogni 5 secondi, muore un bambino per cause facilmente prevedibili e su cui sarebbe possibile intervenire in modo preventivo. Da anni Save the Children è impegnata a promuovere e sostenere campagne volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto, a volte, basti poco per fare qualcosa.

“One Photo for Every One” nasce da un’idea dell’Associazione fotografica romana WSP Photography , proprio con l’intento di creare un momento di condivisione e conoscenza ma anche un’occasione per dimostrare quanto la fotografia, con la sua potente forza comunicativa, possa giocare un ruolo importante nell’avvicinare e sensibilizzare le persone a sostegno di una causa per cui tutti possiamo impegnarci, anche con un piccolo gesto.

Fotografia e solidarietà: un binomio vincente.

Tutta l’iniziativa è stata possibile soprattutto grazie alla disponibilità e all’impegno degli oltre 30 fotografi che hanno aderito al progetto donando le loro opere.
Fotografi italiani e non, da sempre impegnati nel raccontare, attraverso la fotografia, diritti umani e tematiche sociali e nel dimostrare il valore che il reportage sociale può avere nel portare alla luce storie dimenticate.
Acquistando una loro foto sarà possibile non solo sostenere Save the Children ma anche avere l’opportunità di regalare e regalarsi una foto d’autore.

I fotografi in mostra.

In mostra e in vendita le fotografie di Valerio Bispuri, Fabio Bucciarelli, Fulvio Bugani, Giancarlo Ceraudo, Simone Cerio, Giovanni Cocco, Dario De Dominicis, Marco Di Lauro, Albertina D’Urso, Antonio Faccilongo, Carlo Gianferro, Riccardo Ghilardi, Alessandro Grassani, Meeri Koutaniemi, Francesca Mancini, Emiliano Mancuso, Paolo Marchetti, Giovanni Marrozzini, Pietro Masturzo, Myriam Meloni, Pierpaolo Mittica, Antonella Monzoni, Annalisa Natali Murri, Giorgio Palmera, Alessandro Penso, Lucia Perrotta, Fausto Podavini, Stefano Schirato, Daniela Silvestri, Angelo Turetta, Paolo Verzone.

Durata della mostra.

One photo for Everyone inaugurerà venerdì 11 dicembre alle 19:30 presso la sede del WSP di Roma in Via Costanzo Cloro 58. Saranno presenti gli organizzatori, una delegazione di Save the Children e alcuni dei fotografi.
La mostra e la vendita di beneficenza durerà fino al 19 dicembre.

Per maggiori informazioni: info@collettivowsp.org o 328 1795463

One Photo For Everyone: mostra e vendita fotografica a sostegno di Save the Children

locandinaHiRes-senzanomiL’Associazione culturale WSP Photography inaugurerà venerdì 11 dicembre 2015 alle ore 19.30, presso la sede in Via Costanzo Cloro a Roma, “One Photo for Every One”, una mostra fotografica con vendita di beneficenza volta a sostenere la campagna globale Every One di Save the Children.

Il ricavato della vendita delle foto, gentilmente donate dagli autori in mostra, sarà devoluto alla campagna che l’Organizzazione internazionale porta avanti da anni per dire basta alla mortalità infantile e garantire cibo, cure mediche e salute a mamme e bambini, battendosi, con dedizione e professionalità, per salvare vite e mobilitare sempre più persone su questo argomento.

“One Photo for Every One” nasce da un’idea di WSP Photography con l’intento di creare un momento di condivisione e conoscenza ma anche un’occasione per dimostrare quanto la fotografia, con la sua potente forza comunicativa, possa giocare un ruolo importante nell’avvicinare e sensibilizzare le persone a sostegno di una causa per cui tutti possiamo impegnarci, anche con un piccolo gesto.

Grazie alla vendita delle fotografie in mostra, “One Photo for Every One” offrirà al pubblico la possibilità di acquistare una foto d’autore ma, soprattutto, sostenere Save the Children nella lotta alla mortalità infantile, perché nel mondo ogni 5 secondi muore un bambino per cause facilmente prevenibili.

Tanti i fotografi e le fotografe di fama internazionale che hanno già aderito al progetto impegnandosi in prima persona mettendo a disposizione le loro opere. Professionisti da sempre impegnati nel raccontare diritti umani e tematiche sociali e nel dimostrare il valore che il reportage sociale può avere nel portare alla luce storie nascoste e dimenticate. La lista completa dei fotografi in mostra sarà comunicata nei prossimi giorni.

La mostra sarà aperta dall’11 al 19 dicembre, dal lunedì al venerdì dalle 19:00 alle 21:00 e per tutta la sua durata sarà possibile acquistare le fotografie esposte o aderire al progetto attraverso una donazione libera.

L’Associazione WSP photography sarà onorata di averti al fianco di questa campagna di solidarietà partecipando all’inaugurazione dell’11 dicembre e contribuendo a dare visibilità alla notizia.

Seguiteci su Facebook per conoscere tutti gli aggiornamenti sull’evento: https://www.facebook.com/events/1661732757403374/

 

 

Football Asylum: inaugurazione mostra fotografica

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football asylum: inaugurazione mostra fotografica

Sabato 14 novembre alle ore 19:00 inaugura “FOOTBALL ASYLUM”, il lavoro realizzato da Claudio Cesarano, Marco Mastrojanni e Laura Montanari durante l’edizione 2014-2015 del laboratorio avanzato di reportage con Fausto Podavini. L’inaugurazione sarà affiancata da un incontro con gli autori che ci parleranno del progetto e presenteranno anche il multimediale realizzato.

Football Asylum è uno spaccato della vita di giovani rifugiati ripresi da una prospettiva diversa: quella di una passione condivisa, di uno sport, il calcio, che li unisce al di là di etnie, lingua o religione. È una storia di asilo attraverso lo sport.

Il progetto parte sul campo da gioco di Liberi Nantes, una squadra di calcio di Roma interamente composta da richiedenti asilo politico di diversi paesi dell’Africa centrale (Gambia, Mali, Burkina Faso, etc.) che dal 2008 giocano in un campionato locale di terza categoria.

Lo sport è solo il sipario per entrare più a fondo nelle storie di questi ragazzi, nelle loro vite, nelle loro giornate dentro i centri di accoglienza che li ospitano: giornate fatte di solitudine, silenzio, paure, noia, attesa.. perenne attesa delle riposte alle loro richieste di asilo: un limbo che può durare mesi, o persino anni.

Nell’attuale contesto italiano ed europeo sempre più critico su temi quali immigrazione, rifugiati politici ed integrazione, Football Asylum rappresenta un punto di vista nuovo e alternativo sul tema: è una storia fatta di attese e complessità, ma anche di riscatto, rinascita ed integrazione attraverso la moneta universale del gioco del calcio, perché ricominciare a giocare, per molti ragazzi, può rappresentare un po’ ricominciare a vivere.

La mostra sarà aperta fino al 9 dicembre 2015.

Ricordiamo che WSP Photography è un’associazione culturale affiliata all’ENAL pertanto l’ingresso e tutte le attività, anche quelle gratuite, sono riservate ai soli soci. È possibile associarsi il giorno stesso dell’evento. Costo Tessera ENAL 2015 3 euro.