Portfolio: Paolo Marchetti

Paolo Marchetti nasce a Roma nel 1974, lavora come tecnico di ripresa cinematografica, per
oltre dodici anni , al fianco di alcuni tra i più autorevoli direttori della fotografia italiani e stranieri, e inizia in contemporanea i suoi studi fotogiornalistici prestando particolare attenzione alle tematiche politiche ed antropologiche. Ha raccontato storie lontano dal suo
paese, realizzando reportage in Brasile, Centro America, Cuba, Haiti, Stati Uniti, Europa dell’est, India, centro Africa, ma il suo progetto a lungo termine lo sta realizzando nel suo paese l’Italia, da ormai quattro anni: “L’estrema destra”.

(c) Paolo Marchetti

(c) Paolo Marchetti

(c) Paolo Marchetti

(c) Paolo Marchetti

(c) Paolo Marchetti

Portfolio: Graziano Panfili

Graziano Panfili è nato a Frosinone nel 1971. Ha studiato reportage presso la Scuola permanente di fotografia Graffiti a Roma e ha frequentato seminari e workshop con molti professionisti.
Numerosi sono i progetti che ha realizzato finora e che gli hanno fruttato prestigiosi riconoscimenti. Attualmente è testimonial della casa nipponica Ricoh per le fotocamere digitali e tiene seminari e workshop in tutta l’Italia. Sue foto sono state pubblicate in diversi quotidiani e periodici su carta e on line, libri e copertine CD. Attualmente fa parte dell’agenzia fotogiornalistica Onoff Picure http://www.onoffpicture.com

Paesaggio Italiano
L’insegna di una vecchia rimessa di taxi diventa inconsueto elemento decorativo di un paesaggio di periferia. Vecchie auto americane dismesse appaiono, invece, come installazioni all’aperto, ai lati di una strada di campagna o sul tetto di un’abitazione. Il gusto borghese importato dalle sontuose ville della West Coast viene mescolato e reinterpretato “in salsa italiana”.
Questo progetto propone un’analisi inedita sul paesaggio, sul modo in cui una delle vicende più significative nella storia sociale del nostro Paese – l’emigrazione negli Stati Uniti d’America dell’inizio del secolo scorso e il successivo rientro in patria mezzo secolo dopo – ha lasciato tracce nelle preferenze estetiche e per certi versi culturali, visibili in alcuni angoli d’Italia.
Da qui scaturiscono atmosfere stranianti, sospese, flash di fotogrammi di vecchi film eppure parte della realtà presente e del territorio.

© Graziano Panfili / Onoffpicture.com

© Graziano Panfili / Onoffpicture.com

© Graziano Panfili / Onoffpicture.com

© Graziano Panfili / Onoffpicture.com

Portfolio: Daniele Cinciripini

(c) Daniele Cinciripini

Daniele Cinciripini, vincitore dell’ultima edizione di Fotoleggendo, nasce a San Benedetto del Tronto, fin da giovanissimo si appassiona di fotografia bianco e nero.
Scopre le Antiche Tecniche attraverso il Gruppo Rodolfo Namias di Parma, rimanendone affascinato fino a farne parte come autore specializzato in stampe al Platino/Palladio.
La crescita fotografica è stata alimentata, sia dalle attività culturali con il Fotocineclub di Fermo, incentrate soprattutto sul Racconto Fotografico, sul Reportage e sui principi teorici-pratici che sono alla base del linguaggio fotografico, sia dai laboratori di SavignanoImmagine “Modus Vivendi” con Mario Cresci e “Sin_Tesis”, che il workshop di 3/3 con Rinko Kawauchi.

Dal 2010 lavora a tempo pieno a progetti personali e per conto di associazioni di utilità sociale. Dopo una stretta collaborazione come fotografo, dal 2011 diventa photo editor della rivista PrimaPersona, semestrale della Fondazione Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano (Arezzo). La rivista dà voce ai diari dell’Archivio, ma anche al dibattito sui temi legati all’autobiografia. Scrivono per la rivista i referenti scientifici della Fondazione e degli esperti europei di autobiografia.
L’attività fotografica è contornata da pubblicazioni, premi e segnalazioni a concorsi nazionali e partecipazioni a mostre fotografiche sia personali che collettive. Conduce periodicamente corsi di “Platinotipia e Digitale”.
Tra i premi più importanti, segnaliamo:
Vincitore di Fotoleggendo 2011.
Vincitore del “2° Portfoli della Strega” Sassoferrato 2011.
Autore dell’anno 2010 – FIAF Regione Marche
Vincitore di “Paesaggio del Lavoro 2009”.
Vincitore al “2° Premio Internazionale Flavio Faganello” a RoveretoImmagini 2008
Opera segnalata a Portfolio in Rocca – San Felice sul Panaro 2008
Vincitore e Menzione d’Onore al 2° Concorso Città di Salerno.

Le foto pubblicate fanno parte del lavoro premiato a fotoleggendo Vorrei tra le mie mani il tuo viso, che è terra (come la terra)

“L’essere soli in questi luoghi, strettamente legati alla mia infanzia e rifugio dei momenti importanti, ha portato i pensieri e lo sguardo oltre la soglia. I luoghi, dalle forme elementari che si susseguono ed in continuo cambiamento, si sono fusi con il desiderio di regalarci un momento tutto nostro, incontrare il paesaggio ed esserne un tutt’uno.”

 

(c) Daniele Cinciripini

(c) Daniele Cinciripini

(c) Daniele Cinciripini

(c) Daniele Cinciripini

(c) Daniele Cinciripini

Portfolio: Giuseppe Carotenuto

 

(c) Giuseppe Carotenuto

Giuseppe Carotenuto nasce a Pompei (Napoli) il 31 ottobre 1984. Nel 2003 consegue il
diploma statale in “Tecnico della Produzione e Progettazione dell’Immagine Fotografica”.
Nel 2004, l’iscrizione presso l’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Presta servizio presso
l’Esercito Italiano con incarico di fotografo per l’ufficio stampa dello Stato Maggiore
dell’Esercito e dopo tre anni, lascia la divisa per dedicarsi completamente al
fotogiornalismo, lavorando per alcuno agenzie fotogiornalistiche italiane.
Nel 2008 spinto da una forte passione e una continua ricerca verso il fotogiornalismo
decide di iniziare a lavorare per i maggiori magazine italiani come LʼEspresso e Vanity
Fair, in forma completamente autonoma, realizzando servizi fotografici di approfondimento
su storie dai contenuti politici, sociali ed economici dell’Italia; ponendo inoltre particolare
attenzione ai maggiori eventi di carattere internazionale.
Dal febbraio 2010 viene rappresentato in Italia e nel mondo dallʼAgenzia LUZphoto erede
della storica agenzia Grazia Neri.

Diary of Italian troops from Afghanistan

La “Task Force South East” è la maggiore novità operativa che ha caratterizzato l’area a responsabilità italiana negli ultimi mesi nella missione ISAF in Afghanistan. I reparti dell’esercito italiano sono subentrati a 350 militari tra georgiani e statunitensi delle Forze Speciali dei Marines nel controllo dei distretti di Bakwa, Gulistan e Por Chaman. Una zona in precedenza battezzata dagli Americani come “Operational Box Tripoli”, dove sono dislocate due Forward Operating Base (FOB) ovvero le basi avanzate “Lavaredo” a Bakwa, “Ice” in Gulistan e infine l’avamposto “Snow” di Buji. Quest’ultimo è un Combat OutPost attualmente considerato il sito più difficilmente difendibile e tatticamente pericoloso dell’intero dispositivo italiano in Afghanistan.
Buji è un avamposto di quindici metri per quaranta delimitati da una muraglia di hesco bastion addossati a un burrone che affaccia sul greto asciutto di un fiume. Per difenderla si alternano plotoni di circa 15 soldati sotto il comando di un sottufficiale.
Le foto ritraggono i giovani soldati del 3° Plotone della 66ma Compagnia “El Camors” del 7° Reggimento Alpini di Belluno in partenza
per l’avamposto “Snow” di Buji. Ognuno di loro ha raccontato in una pagina di diario la propria esperienza in Afghanistan. Documenti inediti che contengono pensieri, sentimenti, emozioni e paure di chi vive giorno e notte al fronte nell’ultimo avamposto ai confini della zona di competenza italiana dove a dominare è la desolata valle del Gulistan, un’area vasta e scarsamente abitata, al centro di traffici e da sempre a forte presenza di insurgents.
In quella che si potrebbe considerare una “missione censura”, dal Ministero della Difesa non è mai trapelato nulla sull’esistenza dell’avamposto di Buji fino al tragico evento del 31 dicembre 2010, quando a perdere la vita durante uno dei frequenti scontri a fuoco con insurgents fu il Caporale Maggiore Matteo Miotto del 3° Plotone della 66ma Compagnia “El Camors” del 7° Reggimento Alpini di Belluno.

(c) Giuseppe Carotenuto

(c) Giuseppe Carotenuto

(c) Giuseppe Carotenuto

(c) Giuseppe Carotenuto

 

(c) Giuseppe Carotenuto

 

Portfolio: Lorenzo Papadia

 

 

(c) Lorenzo Papadia

Lorenzo Papadia  vive e lavora come fotografo a Lecce, nel Salento, e si appassiona al mondo della fotografia fin da piccolo, affascinato dalla Yashica in possesso della madre, per poi abbandonarla e riprenderla da grande, subito dopo i vent’anni.

Con l’acquisto della prima Leica, l’amore per la scrittura con la luce rinasce, così Lorenzo costruisce una camera oscura dove sviluppa e stampa (ancora) i propri lavori.

Prende parte ad corso di fotogiornalismo ed editing con il fotoreporter Kash Gabriele Torsello.

La sua fotografia nasce come studio sul sociale, collaborando prima con il giornale d’inchiesta “L’Impaziente”  e poi con il quadrimestrale “Palascia-l’informazione migrante”, per i quali cura numerosi reportage. Tiene anche un proprio corso di fototerapia nel 2010, presso la struttura socio sanitaria e assistenziale “Prima Meta”, utilizzando la fotografia a scopo terapeutico.

L’essere umano è sempre al centro dei suoi lavori, direttamente, fino a quando lo studio approfondito di fotografi come Luigi Ghirri, Gabriele Basilico e Andrea Tonellotto o di pittori come Giorgio De Chirico, lo portano a navigare in lidi differenti, ossia quelli in cui spesso l’essere umano lascia spazio alle cose, all’architettura e agli interni.

Così, mentre da un lato l’uomo è presente, negli altri sottintende la sua presenza, come se fosse appena uscito di scena.

Da qui nasce “Una luce sul muro”, un lavoro sugli interni -spesso in disuso- ripresi tra l’Italia e l’Europa dell’est, che Lorenzo fotografa con lo scopo di ridar dignità a quelle cose di cui spesso nessuno si cura più. Lorenzo lavora attualmente presso Fotoscuolalecce come docente in composizione e ritratto ambientato.
Cura inoltre numerosi eventi, mostre e manifestazioni, per i quali realizza fotoreportage.

Queste foto fanno parte del progetto “Una luce sul muro”

info: lorenzopapadia@gmail.com

(c) Lorenzo Papadia

(c) Lorenzo Papadia

(c) Lorenzo Papadia

(c) Lorenzo Papadia

(c) Lorenzo Papadia

Portfolio: Elisabetta Zavoli

(c) Elisa Zavoli - Terra Nostra

Elisabetta Zavoli (Rimini, 1976), fotografa freelance, ha una laurea in Scienze Ambientali e una formazione fotografica che la porta dalla Scuola di Fotografia “Graffiti” in Roma ad essere selezionata per il primo Master Class in Fotogiornalismo organizzato dall’Agenzia Contrasto a Milano nel 2009. Da sempre interessata a realizzare storie che raccontino il rapporto uomo-ambiente sia in chiave conflittuale che risolutiva. Il suo reportage “RAEE+carcere” viene segnalato al Concorso Lavoro e Sicurezza organizzato da INAIL e Prospekt Photographers. Dall’inizio del 2009 vive tra Rimini ed Algeri, dove ha seguito, per testate italiane e internazionali, l’atipicità algerina nei confronti delle rivoluzioni nord africane. Nel 2011 ha fondato con due colleghi, Vincenzo Cammarata e Francesco Pistilli, il collettivo FOS Photographers.

Ha pubblicato su: E-Il Mensile, Il Reportage, Witness Journal (on-line), The National (Abu Dhabi), Terre di Mezzo. Ha lavorato con i giornalisti Christian Elia (Peace Reporter) e Ferry Biederman (The National). Ha esposto a Rimini (Palazzo del Podestà), Ravenna (Festival delle Culture), Algeri (Istituto di Cultura Italiano), Londra (Festival della Cultura Araba Contemporanea).

 

(c) Elisa Zavoli - Terra Nostra

Terra Nostra

1995: nasce “Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, fondata da Don Luigi Ciotti ed il Magistrato Giancarlo Caselli, una rete nazionale che coordina gruppi, associazioni e scuole per la diffusione della cultura della responsabilità sociale a contrasto delle criminalità organizzate. Grazie ad una straordinaria raccolta di firme, ottiene l’approvazione della legge 109/96 per il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.

Palermo, 6 maggio 2011: tre siciliane e una campana. Sono quattro le nuove cooperative entrate a far parte del Consorzio di “Libera Terra Mediterraneo”, nato per rafforzare la capacità imprenditoriale delle cooperative che lavorano sui terreni confiscati alle mafie. Uno strumento che funziona, come testimonia il bilancio 2010 che vede – tra l’altro – un aumento del fatturato superiore al 30%.

Le cooperative dimostrano infatti come la rinascita alla legalità, di queste terre, non solo è possibile, ma è conveniente: dove le mafie sfruttavano l’ambiente e lo degradavano, oggi c’è un’agricoltura biologica, rispettosa dei cicli naturali e del paesaggio; dove le mafie imponevano il lavoro nero e umiliavano la libertà delle persone, oggi le cooperative promuovono la risorsa umana con contratti regolari e dignitosi; dove le mafie prelevavano risorse economiche dal territorio, oggi le cooperative dimostrano come si possa produrre ricchezza, onestamente ed ecologicamente.

Contatti

www.elisabettazavoli.photoshelter.com
www.fosphotographers.com

(c) Elisa Zavoli - Terra Nostra

(c) Elisa Zavoli - Terra Nostra

(c) Elisa Zavoli - Terra Nostra

Portfolio: Poesie d’amore (o della pietra) di Carlotta Napolitano e Martin Errichiello

(c) Errichiello Martin_Series 1_Lebe River Tales_

(c) Errichiello Martin_Series 1_Lebe River Tales_

Vedere e far vedere, tornare a raccontare quel che si è visto, potremmo dire che ha un senso
esistenzialistico, come l’abitudine a mangiare, a dormire, ma bisogna fare i conti con i propri limiti
linguistici, quelli che ci portiamo con noi dalla nascita, che si sviluppano nella società in cui viviamo, che riconosciamo nei silenzi dei versi, nella familiarità dei dialoghi muti.

In “poesie d’amore (o della pietra)” un progetto narrativo-visuale realizzato in Mali, stato dell’Africa nord- occidentale, abbiamo ricercato, accolto e provato a restituire un tipo di narrazione fedele alla cronologia dei sensi, fedele a tutto ciò che si sottrae ad una percepibilità spazio temporale, l’esperienza, e così il racconto non ha durata, né principio, né fine.
Il carattere processuale della narrazione viene vissuto e rappresentato all’interno del primo passaggio di una ricerca personale, un impegno né ideologico, né politico, ma un mero impegno umano, un ritorno alle origini.
Il progetto si concentra sull’atto dell’osservazione, la sua nascita dialogica, i suoi limiti, i suoi ostacoli, le sue scelte, il suo percorso.
Bisogna muovere all’azione partendo dalla propria identità più autentica, cercare il legame tra la parola e la terra.

“Albero, casa, uomo, e nasce e muore. Albero, casa, uomo e nasce e muore a tutta forza.”

La cultura nella sua interezza è traduzione, e se non sogni come sogna tuo fratello, come sogna tua madre o come sogna tuo padre sarebbe impossibile che qualcuno riuscisse a tradurre il sogno, o tradurre alcune immagini, o tradurre alcuni nessi. Ma la poesia, nel senso profondo del termine, è quanto non può essere tradotto. È solo assistendo autenticamente al respiro delle cose, che possiamo tornare all’origine dei nostri legami, e sfidando l’idea di una sola immagine ci lasciamo condurre…
“Divengo ciò che vedo”.

“Abbiamo lasciato cadere quel sicuro sguardo diretto su ciò che è reale. Non perché il nostro immaginale ci abbia condotto altrove, o perché tutte le forme di abusi alle quali siamo costretti ad assistere abbiano assorbito la sete e la fame di verità, tutt’altro, perché non siamo più capaci di amare, e quindi di scegliere,
e quindi di inseguire, e quindi di esprimere e di nuovo di amare senza simulare, nel senso di mascherare, inalberare, oscurare, travestire, imbarazzare, tacere, turbare, sbandierare, dissimulare, senza trasformare soprattutto, è per questo che questa storia e ogni storia ha cambiato e cambia i nostri corpi riempiendoli di forza d’acqua.”

“poesie d’amore (o della pietra)” progetto narrativo-visuale di Carlotta Napolitano e Martin
Errichiello.
Fotografie di Martin Errichiello.
Testi di Carlotta Napolitano.

Prefazione di Erri De Luca e Alberto Sobrero.
Casa editrice “ad est dell’equatore”, collana “i cubi”.
Istallazione fotografica dal 27 dicembre al 15 gennaio 2011 a Napoli, Castel dell’Ovo, sala delle
prigioni.

(c) Errichiello Martin_Series 1_Lebe River Tales_

(c) Errichiello Martin_Series 1_Lebe River Tales_

(c) Errichiello Martin_Series 1_Lebe River Tales_

Portfolio: Elisa Figoli

(c) Elisa Figoli

Elisa Figoli (Massa 1979) lavora attualmente come fotografa freelance. Dopo gli studi universitari si trasferisce a Londra per studiare fotografia alla University of Westminster. Da sempre interessata a tematiche politiche e sociali si dedica al reportage e al video collaborando con varie ONG.

Il lavoro “L’Aquila: frammenti dal post-terremoto” fa parte di un progetto, iniziato nel 2010 e volto a documentare la difficile rinascita della città dell’Aquila dopo il terremoto che l’ha distrutta nel 2009.

(c) Elisa Figoli

(c) Elisa Figoli

(c) Elisa Figoli

(c) Elisa Figoli

Portfolio: Simona Pampallona

(c) Simona Pampallona

Simona Pampallona è una giovane fotografa romana nota per il suo lavoro nel campo del reportage sociale, tematica che le ha già consentito di aggiudicarsi il premio “Foianofotografia 2010”. Tra le molteplici esperienze dell’artista, un posto di riguardo va alla fotografia di scena: un impegno che svolge prestando una speciale attenzione alle interazioni tra lo spazio urbano e quello cinematografico e al ritratto ambientale.
Vincitrice nella sezione “Storie e persone” del Concorso Fotografico “Metropoli Rurale”, organizzato dal Collettivo WSP in collaborazione con il Municipio XII.
Il suo ultimo lavoro, “Corpus Celeste – Behind the scenes” di cui questa selezione fa parte, è attualmente esposto presso la Mondo Bizzarro Gallery.

(c) Simona Pampallona

(c) Simona Pampallona

(c) Simona Pampallona

(c) Simona Pampallona

Portfolio: Loretta Fiore

(c) Loretta Fiore - Blackbird

Loretta Fiore Nasce a Fondi (LT) nel 1974, vive a Milano. Laureata in scienze economiche e bancarie a Siena, decide nel 2010 di percorrere altre strade professionali e si iscrive al corso Digital Graphics allo IED di Milano. Da sempre appassionata di fotografia, nel 2008 avviene l’ incontro con l’elaborazione digitale dell’immagine. La sua ricerca personale si concentra sull’autoritratto. Tutto ciò che siamo e sentiamo ha un riscontro immediato all’esterno a livello di immagine e di postura; allo stesso tempo la costruzione dell’identità individuale passa anche da una fase di immaginazione e di autorappresentazione in sembianze sovrannaturali o immaginifiche: è in questa fase che interviene la fotomanipolazione.
Nel 2011 ha frequentato i workshop “La pagina come spazio artistico” a cura di Dario Zeruto (NABA, Milano) e “FARE ARTE. Creatività e progettualità nella fotografia contemporanea” a cura di di Silvia Camporesi (MiCamera – photography and lens-based arts, Milano).
Nello stesso anno ha anche la sua prima mostra personale virtuale, “Marie Anoinette”
(virtual.cantierizisa.it)
Primo premio concorso fotografico “Questione di sguardi” (Associazione Culturale Chimera,
Arezzo).

(c) Loretta Fiore - I've a call

(c) Loretta Fiore - I'vechangedmyroutine

(c) Loretta Fiore - Lost in Translation

(c) Loretta Fiore - Lost in Translation

(c) Loretta Fiore - Marie Antoinette

Contatti:
web site: cargocollective.com/lorettafiore
lollifio.tumblr.com/
email: lollifio@yahoo.it