Cosa ci è piaciuto e cosa non di Master of Photography

sky_mop_-group-photo-1000x600Si è da poco conclusa la prima edizione del primo talent show dedicato alla fotografia, trasmesso da Sky Arte e che ha incoronato l’italiano Gabriele Micalizzi, master of photography.

Abbiamo seguito con interesse l’intero show, che ha visto destreggiarsi 12 partecipanti, tra fotografi professionisti e fotoamatori, da ogni parte di Europa.

Cosa ci è piaciuto di Master of Photography

1. I temi delle sfide sono stati interessanti e ci hanno permesso di vedere i partecipanti destreggiarsi in diversi stili e linguaggi della fotografia: dalla street photography alla fotografia di paesaggio, di scena, alla ritrattistica fino alla fotografia più intima e personale della penultima prova.

2. Gli ospiti. Sicuramente nomi di grande richiamo che hanno dato valore aggiunto al programma portando le loro esperienze e i loro suggerimenti. Ricordiamo tra gli ospiti Franco Fontana, Alex Webb, Bruce Gilden fino alla star dell’ultima puntata: David Lachapelle.

3. Ritmo e montaggio. I tempi televisivi e le logiche del talent hanno reso lo show molto dinamico e fruibile, senza appesantire e lasciando la curiosità di seguire gli sviluppi futuri.

4. L’aver portato la fotografia all’attenzione dei grandi media e delle persone, soprattutto la fotografia di reportage, che è emersa nello stile del vincitore, portando all’attenzione un genere che ultimamente viene troppo spesso dichiarato morto o storpiato nella sua essenza.

Fuori classifica: la goduria nel vedere tutto quel ben di dio di attrezzature, godimento puro!

Ma, quelli che sono stati i pregi della trasmissione, si sono rivelati per certi versi anche i suoi stessi difetti. Ecco

Cosa non ci è piaciuto di Master of Photography

1. Superficialità e approssimazione. Tutto è rimasto molto superficiale e non c’è stato mai modo di approfondire niente dei temi, dei generi, degli ospiti e delle scelte dei giudici, per venire incontro ad un ritmo più snello e veloce. Il risultato però è stato spesso deludente e fastidioso, soprattutto quando alla mercé di grandi autori si è potuto sentir dir loro al massimo due parole e sono state presentate al massimo due fotografie.

2. Il poco tempo dedicato a conoscere di più i partecipanti stessi, soprattutto nella fase di editing.Che cosa li ha spinti di volta in volta a fare una scelta piuttosto che un’altra.A molti sono sembrati fotografi inesperti, sebbene invece abbiano dimostrato di sapersi destreggiare, chi più e chi meglio, in molte situazioni, combattendo con tempistiche e situazioni a volte davvero difficili.

3. Il poco tempo dedicato ai criteri di selezione dei giudici, troppo spesso interrotti all’improvviso dalla Rossellini, sul momento più bello delle loro dinamiche di scelta. Anche le motivazioni per cui di fatto abbia vinto Gabriele Micalizzi sono mancate e per i fotografi che sono soliti partecipare a contest, grant e awards, questo è molto insolito.

4. La presenza della Rossellini è stata più fastidiosa che utile. Con tutto il rispetto, la simpatia  e l’ammirazione, serviva qualcuno più preparato in grado di introdurre e commentare in modo più professionale e competente le sfide.
Una cosa che certamente abbiamo imparato è la conferma di come un bravo fotografo reportagista abbia la capacità, la creatività, la tenacia e la tecnica per destreggiarsi in ogni situazione e genere. Per cui, grandissimi complimenti a Gabriele Micalizzi, che noi già conoscevamo per i suoi lavori, insieme al collettivo Cesura Lab.

14192737_904714126299333_2631034731121244462_n
Aspettiamo ora la seconda edizione sperando in qualche miglioramento.

A proposito, se siete interessati, dal 14 settembre potete iniziare ad inviare le vostre candidature: http://www.masterofphotography.tv/

2 thoughts on “Cosa ci è piaciuto e cosa non di Master of Photography

  1. Un feuilleton indegno. Anzitutto la fotografia è come l’amore, facile no? S’introduce l’apposita anatomia in altra adatta a riceverla, sia secondo natura che contro va da sé, è tutto facile e pure divertente, no?.
    Fotografia ultima discoverta dopo l’abbuffata di piatti in ogno dove (poi si parla di bulimia!) e stordente come non mai, con truci cuochi assurti a fama grazie, metti caso, ad un Giovanni Gastel durante la fiera dell’Expo mafiopolitico in quel di Milano (dove si spara per strada alla grande e meglio di Palemmo, ah) che riprende il Cracco tenebroso, forse umbratile sicuro, della situazione. E dopo gli Archistar (il cemento dura meno di un secolo se tutto va bene e non ci han manggiato sopra o fatti esplodere con finti areoplanini in grafica 3d, Towers 11/9 docet non a caso) adesso gli Archifotografi di complemento arredo: e cosa centri la Rossellini stagionata e mano più adatto a “cremature” prestigiose? Un tot a kilo, come la stazza letterale di un Oliviero Toscani, il finto vero “rivoluzionario” che ha bagnato biscottini nel lattuccio del mainstream (!). Lo conosciamo come le nostre tasche il furbo di tre cotte. Gli altri: non pervenuti solo per alzare il livello (infimo) il solito amerikano (k kome killer) che fa scena, specie nel Belpaese di sottosviluppati tout court, figuriamoci di fotografia w se basata nella Milano da bere: Tompoba oops obsoleta per Bingo, very nice.
    Fa specie, quindi, questi lai a telecomando circa il fatto di essere rimasti, il serial, in “superficie” che è parte della giostra. Si lagna vero-finto come il resto il “reality” posticcio. Tutto gira intorno al “giovane” ivi Futuro (quale please?) e meno male che è finita l’ennesima replica di Rimini Rimini et assimilati. Un giovane fortunatissimo per aver superato la selezione naturale (!) si ma darwiniana. Giovane che compra e consuma, e moltiplica l’effetto Werther ad libitum, vuoi non farlo vincere nella società dello spettacolo? E poi ci avrà una mamma e papà, altri voti oops altri emulatori-sostenitori-compratori-consumatori? Si, infatti, così come lo “struemnto2 anatomico maschine e femminile, uso dire non vuole pensieri, paro paro la fottografia, nel caso non è errore bensì un costruito nottetempo a tavolino un Master (english c’est tres chic) di fotografia, e non devi fargli vedere il backstage cadrebbe letteralmente il mondo, l’Immagine di essa. E ne soffrirebbero i consigli per gli acquisti…

    Ps. L’immagine del vincente, strano un uomo e non la Dea Madre solforata, nel tenere in mano la targa trofeo, le mani ricordano molto ma molto la mimica “anatomia” posteriore: insomma “ve lo faccio così”. E così sia, Amen.

    Pss. In una società che non ha più poli il contenitore è già il contenuto: grazie McLuhan.

    Manunzio, fotografo da oltre mezzo secolo con sito senza alcuna “marketta” pubblicitaria che vanta duemilonietrecentomila e rotti: miracolo? No onestà intellettuale, roba che nell’italiota paesaggio non si trova: sarà questo i lai a telecomando dei nostri “revisori” conti? Puro loro tengono famiglia, ah.

    www. manunzio.it

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...