Intervista a Silvia Landi

Spesso nel nostro blog ci occupiamo di segnalare e intervistare grandi autori e fotografi. 
Abbiamo pensato di iniziare a dar voce anche a giovani fotografi e nostri studenti, per raccontare le loro storie e cosa significhi, per un un nuovo autore, iniziare a muovere i primi passi nell’attuale mondo della fotografia.

Cominciamo con Silvia Landi, una nostra studentessa e amica di vecchia data, che da anni si sta impegnando in un percorso di crescita personale e professionale nel mondo della fotografia che le sta regalando diversi riconoscimenti, tra cui l’essere risultata vincitrice della borsa di studio della nostra Masterclass di reportage.

1) Parlaci del lavoro che ha vinto la borsa di studio.

Il lavoro che ho presentato per la borsa di studio si intitola “Tra fede e mistero” e le foto sono state scattate in Etiopia durante un workshop con Fausto Podavini. Si tratta di un reportage sui festeggiamenti del Timkat e San Giorgio, due tra le festività più importanti per i fedeli cristiani ortodossi etiopi. Ho assistito per la prima volta ai riti religiosi della comunità Etiope a Roma, diversi anni fa, ed è stata un’esperienze fotografica davvero coinvolgente ed entusiasmante. Così quando sono partita per l’Etiopia, sono andata a ricercare quelle stesse emozioni. Con le mie foto non volevo tanto raccontare la cronologia degli eventi e dei riti, quanto le sensazioni che respiravo in quei luoghi pieni di misticismo e mistero. È stata un’esperienza incredibile camminare in quelle strade millenarie, assistere alle veglie notturne, ascoltare le preghiere sussurrate negli angoli bui delle chiese rupestri di Lalibela e spero che il mio lavoro riesca a restituire, almeno in parte, quello che ho vissuto.

2) Sono già alcuni mesi che la Masterclass è iniziata un primo bilancio di questa esperienza?

La masterclass è un’esperienza molto stimolante e professionalizzante. A me personalmente, che ho iniziato a fotografare seriamente da pochi anni, sta dando la preziosa possibilità di confrontarmi con professionisti di altissimo calibro, che mi stanno aiutando a prendere coscienza delle mie capacità, ma anche dei miei limiti e della mia inesperienza dandomi degli strumenti utili per crescere. Fausto, Paolo  e Giovanni sono sempre molto disponibili a condividere tutto quello che sanno e non parlo solo di tecnica, ma di esperienze umane, che sono poi la parte più preziosa e difficile della fotografia. Poi c’è il fantastico contributo dei compagni di corso, con i quali ci facciamo tantissime risate, ma anche tante discussioni.È stato bello scoprire che questa masterclass è anche un luogo di pensiero, di riflessione, di confronto anche tra studenti, dove ogni partecipante è invitato a sperimentare, a condividere, ad esprimersi a superare i propri limiti con l’idea che si possa crescere anche dalle esperienze degli altri.

3) Che progetto stai sviluppando nel corso della Masterclass?

Durante la mastercalss ho deciso di sviluppare un progetto sul tema dell’obesità che ho iniziato circa un annetto fa, con molte interruzioni di percorso. È per me un tema difficile e delicato, che implica tantissime sfaccettature, chi soffre di obesità  vive moltissime difficoltà ed è spesso costretto a subire una sorta di discriminazione, frutto di pregiudizi, paragonabile a quella razziale e sessuale, tanto che in Inghilterra hanno coniato un apposito neologismo “pesismo”.  Quando ho portato le foto per la prima volta in aula, ero molto confusa, avevo molti dubbi su come procedere, anche perché sto raccontando l’obesità attraverso la vita di una persona afflitta da questa patologia, quindi volevo farlo con tutta la delicatezza e il rispetto possibile. Confrontarmi con i docenti e i compagni mi ha aiutata a trovare un percorso, un filo conduttore e anche a dare metodo a quello che prima facevo in modo più istintivo e disorganizzato. Sarà un percorso ancora molto lungo, questo tipo di progetti ha bisogno di molto tempo, necessitano del tempo che serve perché le cose accadano spontaneamente, del tempo per superare certe barriere psicologiche etc., ma è anche il tipo di progetto che a me stimola di più perché mi costringe a mettermi in gioco come persona.

Silvia Landi è nata 1974 a Varese, vive e lavora attualmente a Roma, dove si è laureata in psicologia e specializzata in psicoterapia. È approdata alla fotografia quasi per caso nel 2010 e si è formata frequentando diversi corsi organizzati dal Collettivo WSP Photography di Roma, e svolgendo diversi workshop in Italia e all’estero. La fotografia è per lei il mezzo elettivo per attraversare e conoscere mondi e vissuti sconosciuti, uno strumento per porsi domande più che darsi risposte, una via per conoscere se stessa e condividere esperienze.

Predilige il reportage sociale con progetti a lungo termine che le permettano di entrare profondamente in contatto con le realtà che fotografa. Inoltre, dal 2013, la fotografia è diventata strumento professionale anche nel campo della psicoterapia e della promozione del benessere, attraverso l’uso delle tecniche di phototerapy.

Ecco una breve selezione del portfolio “Tra fede e mistero”. 

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