Portfolio: Giuseppe Carotenuto

 

(c) Giuseppe Carotenuto

Giuseppe Carotenuto nasce a Pompei (Napoli) il 31 ottobre 1984. Nel 2003 consegue il
diploma statale in “Tecnico della Produzione e Progettazione dell’Immagine Fotografica”.
Nel 2004, l’iscrizione presso l’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Presta servizio presso
l’Esercito Italiano con incarico di fotografo per l’ufficio stampa dello Stato Maggiore
dell’Esercito e dopo tre anni, lascia la divisa per dedicarsi completamente al
fotogiornalismo, lavorando per alcuno agenzie fotogiornalistiche italiane.
Nel 2008 spinto da una forte passione e una continua ricerca verso il fotogiornalismo
decide di iniziare a lavorare per i maggiori magazine italiani come LʼEspresso e Vanity
Fair, in forma completamente autonoma, realizzando servizi fotografici di approfondimento
su storie dai contenuti politici, sociali ed economici dell’Italia; ponendo inoltre particolare
attenzione ai maggiori eventi di carattere internazionale.
Dal febbraio 2010 viene rappresentato in Italia e nel mondo dallʼAgenzia LUZphoto erede
della storica agenzia Grazia Neri.

Diary of Italian troops from Afghanistan

La “Task Force South East” è la maggiore novità operativa che ha caratterizzato l’area a responsabilità italiana negli ultimi mesi nella missione ISAF in Afghanistan. I reparti dell’esercito italiano sono subentrati a 350 militari tra georgiani e statunitensi delle Forze Speciali dei Marines nel controllo dei distretti di Bakwa, Gulistan e Por Chaman. Una zona in precedenza battezzata dagli Americani come “Operational Box Tripoli”, dove sono dislocate due Forward Operating Base (FOB) ovvero le basi avanzate “Lavaredo” a Bakwa, “Ice” in Gulistan e infine l’avamposto “Snow” di Buji. Quest’ultimo è un Combat OutPost attualmente considerato il sito più difficilmente difendibile e tatticamente pericoloso dell’intero dispositivo italiano in Afghanistan.
Buji è un avamposto di quindici metri per quaranta delimitati da una muraglia di hesco bastion addossati a un burrone che affaccia sul greto asciutto di un fiume. Per difenderla si alternano plotoni di circa 15 soldati sotto il comando di un sottufficiale.
Le foto ritraggono i giovani soldati del 3° Plotone della 66ma Compagnia “El Camors” del 7° Reggimento Alpini di Belluno in partenza
per l’avamposto “Snow” di Buji. Ognuno di loro ha raccontato in una pagina di diario la propria esperienza in Afghanistan. Documenti inediti che contengono pensieri, sentimenti, emozioni e paure di chi vive giorno e notte al fronte nell’ultimo avamposto ai confini della zona di competenza italiana dove a dominare è la desolata valle del Gulistan, un’area vasta e scarsamente abitata, al centro di traffici e da sempre a forte presenza di insurgents.
In quella che si potrebbe considerare una “missione censura”, dal Ministero della Difesa non è mai trapelato nulla sull’esistenza dell’avamposto di Buji fino al tragico evento del 31 dicembre 2010, quando a perdere la vita durante uno dei frequenti scontri a fuoco con insurgents fu il Caporale Maggiore Matteo Miotto del 3° Plotone della 66ma Compagnia “El Camors” del 7° Reggimento Alpini di Belluno.

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