Tim Hetherington e Chris Hondros: fotoreporter uccisi in Libia

Tim Hetherington e Chris Hondros

Massima solidarità per le famiglie dei due fotoreporter uccisi a Misurata, mentre erano intenti a documentare con passione e professionalità gli ultimi cruenti accadimenti degli scontri in Libia.

Fotogiornalista, nato a Liverpool nel 1970 e laureato in letteratura a Oxford, Tim Hetherington è stato un fotografo di guerra e ha documentato tutti i conflitti degli ultimi anni dalla Liberia, alla Sierra Leone, passando per la Nigeria e l’Afghanistan, dove aveva realizzato un documentario «Restrepo» che ha ottenuto la nomination agli Oscar e ha vinto il famoso Sundance Film Festival. Durante la guerra civile in Liberia del 2003, Hetherington ed il suo collega James Brabazon sono stati gli unici giornalisti stranieri a vivere dietro le linee ribelli, tanto che l’allora presidente Charles Taylor aveva emesso un ordine di esecuzione nei loro confronti. Gli scatti di quella guerra sono stati raccolti in due libri, An Uncivil War (2004) e The Devil Came on Horseback (2007). Un conflitto che coinvolge Hetherington al punto che nel 2006, lasciata a riposo la macchina fotografica, lavora per il Security Council’s Liberia Sanctions Committee delle Nazioni Unite. Nel 2007 il fotografo ha vinto il World Press Photo of the Year 2007 grazie alla fotografia scattata ad un soldato statunitense in Afghanistan, realizzata per Vanity Fair. Tanti i riconoscimenti che il 41enne fotografo ha ricevuto: nel 2009 ha ricevuto un Alfred I. duPont Award nel giornalismo televisivo e nel 2008 il Rory Peck Award per il suo servizio televisivo intitolato Afghanistan – The Other War, sempre realizzato in Afghanistan e trasmesso da Nightline della Abc.

L’altra vittima, l’americano Chris Hondros, è un reporter di 41 anni e candidato al premio Pulitzer, l’Oscar del giornalismo americano. Nato a New York , lavorava per l’agenzia Getty Images. Nel 2005 aveva vinto il premio Capa, il più prestigioso riconoscimento di fotogiornalismo dedicato al grandissimo fotografo Roberto Capa. Figlio di immigrati, aveva trascorso gli anni ’90 lavorando come fotoreporter nella aree più calde del pianeta inclusi il Kosovo, l’Angola, la Sierra Leone, l’Iraq e l’Afghanistan. Le sue opere erano apparse sulle copertine di riviste come Newsweek ed Economist e sulle prime pagine di quotidiani come il New York Times, il Washington Post e il Los Angeles Times. Tra le sue immagini più famose c’erano quelle, del gennaio 2005, di una famiglia irachena uccisa da soldati americani. Le immagini avevano provocato turbate e commosse reazioni in tutto il mondo.

Fonte: http://www.corriere.it

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