My Broken World Fotografie di Francesca Cao e Michela Palermo

My Broken World

Alle 19.34 del 23 novembre 1980 la terra ha tremato per novanta secondi in Irpinia, Basilicata ed Alto Sele. Novanta secondi per togliere la vita a 2.998 persone, strappare la casa ad altre 280mila, cambiare la geografia dei luoghi e produrre illusioni che sarebbero state velocemente deluse.

L’area irpina, epicentro del sisma, vide bruscamente interrompersi il già faticoso processo di sviluppo del territorio, tra i più poveri dell’Italia meridionale: i circa 26 miliardi di euro investiti dal Governo per la ricostruzione, parzialmente dispersi in infiniti rivoli di corruzione e distrazione delle risorse, hanno stentato a tradursi, nei decenni successivi, in un reale progresso.

A trent’anni di distanza dall’evento che ha segnato un “prima” e un “dopo” nella storia del Sud Italia, due fotografe hanno incrociato i loro sguardi e le loro rotte in questa terra spezzata, per raccontare il susseguirsi delle stagioni, i colori che cambiano, la vita che si ostina, la fatica quotidiana di quelli per cui il terremoto non è mai finito.

My broken world è allora il racconto per immagini di un mondo andato in frantumi. Di una terra attraversata da crepe profonde, da strappi non ricuciti. Delle vite sospese di chi è rimasto, incastrato in un tempo immobile.
My broken world è uno sguardo sui frutti imprevisti di un sisma che ha scosso la terra come una rivoluzione: allargando orizzonti, liberando energie, creando nuove reti, mettendo in discussione le certezze.

È il mondo spezzato di Michela Palermo, nata in Irpinia nell’anno del terremoto, e tornata nei luoghi della sua infanzia per documentarne il cambiamento.
È il mondo rotto di Ernestina, 66 anni, che Francesca Cao ha messo al centro del suo obiettivo, testimoniando la vita sospesa di una donna che dal 1985 vive in un container di amianto nell’attesa – infinita – di poter entrare nella casa che lo Stato le ha promesso ma che non ha mai finito di costruire.

Con due registri diversi, uno più onirico e evocativo, l’altro più documentaristico, le due fotografe hanno scritto una storia comune: Michela Palermo, nel ritrarre i luoghi del sisma, le cicatrici del territorio, gli strani frutti della ricostruzione, ha documentato il proprio paesaggio interiore, e la sofferta disillusione di chi affonda le proprie radici in una terra dove l’eterno incompiuto non stupisce e non indigna più nessuno. Francesca Cao, nel registrare i dettagli e i rituali dell’intimità domestica di Ernestina, ha dato voce all’ostinata lotta per un’esistenza dignitosa che ha accomunato, in trent’anni, moltissimi abitanti di questa regione ferita.

dal 14 aprile al 7 maggio 2011
Mandeep Photography and Beyond

a cura di Irene Alison

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