Nuovi autori: Intervista a Simone Donati – Terraproject

Simone Donati è membro fondatore, assieme a Michele Borzoni, Pietro Paolini e Rocco Rorandelli, di uno dei più interessanti collettivi fotografici italiani TerraProject di Firenze. vincitore di importanti premi i suoi lavori sono stati pubblicati dalle più importanti riviste italiane ed internazionali.

Il tuo lavoro “Welcome To Berlusconistan” ha ottenuto una menzione al Premio Ponchielli 2010. Come nasce l’idea di questo reportage. Qual è il quadro dell’Italia che ne esce fuori a tuo parere?

Il lavoro è iniziato nel marzo del 2009, durante il congresso formativo del PDL. Sono andato a fotografare durante i 3 giorni del congresso quasi per caso, spinto da una curiosità verso la realtà politica di Berlusconi e delle persone che lo seguono. Non pensavo potesse diventare un progetto a lungo termine ma dopo aver visto gli scatti di quel weekend ho deciso di continuare. Ho così iniziato a seguire convention, comizi ed incontri nei mesi successivi e via via a mettere insieme il lavoro, che ancora non ritengo concluso. L’Italia che ne viene fuori credo dipenda dal giudizio politico di ognuno, cerco di tenere un certo distacco nelle immagini e sono convinto che la maggior parte di esse possa essere interpretata in modo diverso a seconda dello schieramento di appartenenza.

Fai parte del collettivo “TerraProject”: come nasce l’idea del collettivo e quale pensi sia la forza di un realtà del genere nel panorama fotografico odierno?

Il collettivo è nato nel 2006, eravamo, e siamo tutt’ora, 4 amici che hanno deciso di unire le “forze” e di lavorare insieme a progetti collettivi, non dimenticandosi però di continuare i propri progetti personali. Penso che il lavoro del collettivo porti ad una confronto continuo sulla fotografia, che ci aiuta nel proseguire il nostro percorso, anche se bisogna stare attenti a continuare anche i progetti personali per non perdere di vista l’autorialità di ognuno.

Il caso di Marco Vernaschi (leggi qui) ha suscitato una serie di polemiche e discussioni inerenti la deontologia professionale e le conseguenze etiche del mestiere del fotoreporter. Come ti poni al riguardo? Ti sei mai trovato di fronte a situazioni in cui hai preferito “non scattare”?

Ho seguito il caso di Vernaschi e ciò ha confermato l’opinione che già avevo. Bisogna che il fotografo sia prima di tutto onesto con chi ha di fronte e con se stesso, l’onestà penso sia la qualità principale che un fotografo debba avere. Questo non vuol dire che Marco non sia stato onesto, sinceramente non so se abbia davvero chiesto di riesumare quel corpo o no, sono però certo che io non lo avrei fatto, mi sembra che si vada oltre la pura documentazione giornalistica.

Quali sono secondo te i principali ostacoli che un giovane fotografo che vuole intraprendere questo mestiere si trova ad affrontare?

Sicuramente il farsi conoscere e l’emergere in un panorama sempre più saturo di fotografi è l’ostacolo maggiore. Ormai chiunque possegga una buona reflex digitale si può definire fotografo. Il passo successivo è quello però che fa la differenza, cioè riuscire a trovare una propria visione, svilupparla e concretizzarla in lavori fotografici di alto livello. Ci vogliono molta costanza e tanta tanta pazienza.

Ritieni che in Italia ci sia un’adeguata cultura dell’immagine, una formazione valida che permetta anche una conoscenza della storia della fotografia (le cosiddette “basi”)? Chi sono stati i tuoi “maestri”?

In Italia io conosco la realtà dello Studio Marangoni di Firenze, dove mi sono formato, partendo proprio dalle “basi”, storia della fotografia, storia dell’arte, camera oscura b/n, etc. Posso dire che se si vuole davvero intraprendere questo percorso la formazione di questo tipo è fondamentale. Poi si deve chiaramente integrare con lo studio degli autori, passati e contemporanei, il cinema, la musica. Non ci si può legare solo alla fotografia. Non conosco altre realtà didattiche in Italia ma sicuramente ce ne saranno di altrettanto valide. Non so se ho avuto dei veri e propri “maestri”, ho iniziato come tanti altri guardando le foto di Cartier Bresson, poi avvicinandomi al reportage classico in b/n e verso la fine della scuola passando al colore ed al medio formato. Ultimamente mi sto avvicinando al video ed ai multimedia anche se il mettere insieme fotografia ed audio mi accompagna dal primo anno di scuola, nell’ormai “lontano” 2002.

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