INTERVISTA A LUISA BRIGANTI

Luisa Briganti lavora come fotografa, prediligendo l’analogico. E’ responsabile del Centro Sperimentale di Fotografia Adams di Roma, nella quale è docente dei corsi Master e dei corsi di antiche tecniche di stampa e camera oscura.
Curatrice della promozione degli allievi del centro. Al sua attivo  innumerevoli mostra tra le quali: Assolo metropolitano (i pendolari  di quartiere dopo l’11 settembre), i luoghi della memoria (omaggio a Pierpaolo Pasolini). Ha esposto presso il Fotografia Festival Internazionale di Roma, la settimana della cultura italiana presso l’Università di Pechino. In altre rassegne e manifestazioni espositive.

1)Scorrendo l’offerta dei corsi della scuola si trova il corso di regia di documentari, il corrispettivo cinematografico del reportage, poi si scopre che anche fotografi famosi fanno i videomaker, o li producono. Ma di sola fotografia non si può più vivere o è un evoluzione naturale?

La trasformazione dell’editoria in concentrazioni industriali, l’introduzione di nuove tecnologie, la nascita di nuovi media, muta l’analisi dei processi di formazione dell’informazione. La notizia diviene merce. Pertanto il ruolo del giornalista subisce una trasformazione.  All’operatore dell’informazione l’industria editoriale chiede non più analisi e oggettività, che scaturiscono da una rigorosa idea della propria autonomia deontologica e professionale, ma di produrre merce a buon mercato, consentendo di abbattere i costi e massimizzare i profitti. Questo si ottiene anche facendo assumere alla stessa persona competenze che in altri tempi erano assolte da più figure professionali con le loro rispettive sensibilità e autonomie linguistiche. E’ evidente che tutto ciò produce un decadimento della qualità dell’offerta informativa, assenza di analisi, omologazione della notizia e impoverimento linguistico. Sono ormai lontani i tempi in cui il fotografo, il giornalista, il video operatore, il fonico con le loro specifiche professionalità e sensibilità intervenivano negli eventi e costruivano la notizia. A questo dobbiamo aggiungere che l’immagine fotografica trova sempre meno legittimità di presenza autonoma nella editoria, questa è una constatazione generale ma che in Italia si manifesta in modo più evidente. Una scuola di fotografia che prevede all’interno dei propri percorsi formativi il “reportage” come corso di insegnamento, non può non considerare “l’evoluzione” dell’editoria e conseguentemente l’offerta di corsi di regia per il documentario. Ritengo questo non un’evoluzione naturale, bensì un adeguamento alle necessità di un sistema produttivo mutato che relega la qualità dell’informazione in fondo alle proprie priorità. La nota positiva è rappresentata dalla  specificità dei nuovi media: socialnetwork, blog, reti informali… luoghi dove il processo di formazione dell’informazione nella gran parte dei casi non subisce condizionamenti e censure esercitate da lobby e potentati economico  politici. Dove, anche grazie alla peculiarità tecnica del mezzo, è possibile e garantito l’accesso anche a soggetti ritenuti marginali ed appartenenti ad aree geografiche finora escluse. In poche parole, potenzialmente, si aprono spazi di nuova democrazia.

2)Narraci la storia del CSF-Adams.

La storia del Centro Sperimentale di Fotografia Adams inizia nel 1995. Quattro fotografi decidono di intraprendere insieme questa avventura: coniugare la propria professione con la funzione pedagogica dell’insegnamento della fotografia e più in generale dell’immagine. Da allora molte cose sono cambiate; oggi l’Associazione conta più di duemilacinquecento soci, e la didattica e l’organizzazione di manifestazioni espositive nell’ambito della fotografia sono divenute l’attività prevalente. Ovviamente il corpo docenti si è notevolmente ampliato così come le collaborazioni di saperi altri apparentemente non riconducibili alla fotografia: grafici, storici dell’arte, archeologi, archivisti, tecnici della conservazione dei beni culturali ecc. Da settembre a luglio, presso i locali della nostra associazione si svolgono corsi di formazione ad alta qualificazione professionale. La proposta didattica per la fotografia prevede ben 18 corsi articolati secondo un didattica progressiva All’interno dei corsi sono previsti seminari con interventi di noti professionisti del settore e dei workshop tematici. Per gli associati è prevista la possibilità del nolo della struttura e delle attrezzature: sala pose, luci flash e continue, macchina del vento, macchina del fumo, assistente, truccatrice, stylist, modelli e modelle, camera oscura con possibilità di stampa con negativi fino al formato 20×25 cm.
L’Associazione offre inoltre la possibilità di organizzare viaggi reportage all’estero: India, Nepal, Filippine, Cuba, Thailandia, Marocco ecc. sono state le mete ultime in ordine di tempo. Numerose le collaborazioni con Enti, Istituzioni e privati: Comune di Roma, Provincia di Roma, Provincia di Potenza, Comune di Monteporzio Catone, Comune di Capalbio, ASL, Big Carrot, Mc Cain, Operà… L’Associazione promuove, gestisce ed organizza spazi espositivi di mostre fotografiche. L’Associazione è presente al Festival Internazionale di Cinematografia a Capalbio, alla Rassegna Cinematografica Cineporto a Roma, alla rassegna d’arte Rose’s Choice presso il Comune di Scontrone (AQ), varie esposizioni presso la galleria Croma in Via del Governo Vecchio a Roma, UGC Cine Cité di Roma, rassegna Jazz a Villa Celimontana Roma, Festival Internazionale di Fotografia Roma. Nel 2006 in collaborazione con l’Ambasciata Italiana e l’Istituto per il Commercio Estero, l’Associazione era presente con proprie mostre di fotografia all’interno di un rassegna sulla cultura italiana  presso l’università di Pechino. E’ stata presente inoltre con proprie produzioni video al Festival del Corto di Finale Ligure ed alla Festa del Cinema di Roma. Nel 2009 organizza la prima edizione di CascinaFarsettiArt con il patrocinio del Comune di Roma in collaborazione con Amnesty International, Radio popolare, I sapori del Mondo.

3)Non pensi che ci siano poche donne nella fotografia?

Si, come nella generalità del mondo del lavoro. Nelle professioni autonome il dato è ancora più evidente. Il fatto diventa allarmante se si considera la maggiore scolarità del mondo femminile. Che dire, viviamo ancora in una società profondamente sessista al di là delle apparenze.

4)La situazione politica-sociale-economica si riflette sulla fotografia, sia come linguaggio fotografico che come scelta editoriale dei fotoeditor?

E’ del tutto evidente che “l’immagine ” che verrà pubblicata all’interno di un prodotto industriale editoriale  non dovrà in alcun modo porsi in contraddizione o in concorrenza con le inserzioni pubblicitarie, i finti redazionali ecc. Tutto ciò danneggerebbe i veri soci occulti di molte proprietà e redazioni giornalistiche che sono le agenzie pubblicitarie che gestiscono il portafoglio delle aziende inserzionistiche.  Le immagini non devono compromettere in alcun modo l’efficacia del messaggio pubblicitario. Conseguentemente il ruolo del fotoeditor ne risulta fortemente condizionato.

5)Come dovrebbe essere il reporter perfetto?

Ho difficoltà nell’immaginare un reporter perfetto, credo che una precondizione sia quella di essere disposto a mettersi costantemente in discussione, cioè non avere verità precostituite sulla realtà del mondo ed essere curioso al punto di immaginare che ogni realtà indagata fosse anche la più banale può diventare un racconto unico e irripetibile. In sostanza rendere eccezionale ciò che è normale. Credo che la modestia, l’umanità, la sincerità e l’onestà intellettuale devono accompagnare il lavoro del reporter tutta la vita.
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