AUTORI: INTERVISTA A STEFANO DE LUIGI.

Il Collettivo WSWP ha il piacere di intervistare Stefano De Luigi vincitore del Contemporary Issues 2nd prize singles con la sua fotodella giraffa uccisa dalla siccità in Kenya per VII Network for Le Monde Magazine.

 

1) cosa vuol dire vincere il WPP?
Vuol dire vincere una “lotteria” . Ogni anno la giuria del WPP cambia e la personalità del presidente oltre che quella dei giurati influenza molto le scelte estetiche. Quindi non sempre , visto che si tratta di giudizi soggettivi anche se espressi in modo collegiale, le scelte corrispondono ad un reale bilancio di quello che di meglio si è prodotto nell’anno.
Ma come per ogni attività del genere umano anche il giudizio del WPP può a volte essere incompleto e parziale e lasciarsi dietro dei lavori importanti che purtroppo non vengono premiati. Da qui l’idea che vincere al WPP è un pò come vincere la lotteria. Più concretamente vincere al WPP per un fotogiornalista rappresenta uno dei più alti momenti di visibilità internazionale. Opportunità che se accade ad un giovane vuol dire la possibilità concreta di lanciare la sua carriera e confortarla nei momenti duri che potrà affrontare in seguito.

 

2)Hai già in mente nuovi lavori?
Per fortuna si, anche se questa fase storica che il fotogiornalismo e direi più in generale il giornalismo sta vivendo, rappresenta un vero spartiacque. Mai come oggi la professione sta cambiando in profondità. Quindi è difficile immaginare dei progetti che vedano in qualche modo coinvolti i giornali. Per me i giornali hanno avuto una parte sempre molto importante nei progetti che ho realizzato in passato. Tutti i miei lavori (forse con l’eccezione del lavoro sulla cecità) sono stati pubblicati a puntate sui giornali che sono stati anche gli sponsor naturali di questi progetti.
Oggi la situazione è decisamente cambiata e forse dovrò cercare degli sponsor a dei progetti che rimangono giornalistici in altri settori del campo della comunicazione. E’ triste ma è così.

 

3)Al giorno d’oggi basta la storia per vincere il WPP o serve anche un attenta post-produzione?
Il WPP viene dato alla storia, alla qualità fotografica, alle capacità di ogni singolo fotografo a sintetizzare ed enfatizzare e testimoniare un avvenimento pubblico o privato. Non mi sembra ci sia un WPP dei post-produttori. E’ vero che si comincia a parlare di scuola italiana del colore come verso la fine degli anni 90 si è parlato di scuola danese (per il B/N) nella post produzione. Direi che fa parte della nostra tradizione, della nostra storia artistica. Giorgione, Caravaggio, Pontormo ci siamo cresciuti dentro, mica è colpa nostra se i nostri post produttori hanno negli occhi immagini di una tradizione che è italiana. Ma non invertiamo i fattori, al WPP vince la storia non i post produttori.

 

4)Quest’anno l’Italia ha portato a casa numerosi riconoscimenti tra primi premi e  piazzamenti, è segno che il nostro panorama sta mutando, avanza una nuova generazione di fotografi?
Le nuove generazioni sono frutto di una dinamica, di un “movimento” in moto da diversi anni. Io sono “orgogliosissimo” di essere il decano dei fotografi italiani che hanno vinto quest’anno. Vuol dire che dietro di me sta crescendo una generazione importante, e vuol dire anche che la mia generazione ha lavorato bene ed ha trasmesso dei valori e delle nozioni importanti. Credo sia un bel momento per la fotografia in Italia, ed è giusto esserne contenti.

 

5)Parlaci del lavoro che hai presentato al WPP.
E’ un reportage realizzato nell’ottobre scorso con il giornalista Emilio Manfredi sulla grave siccità che sta colpendo il nord del Kenya. Considerato nel mondo occidentale come il giardino dell’africa ed il paradiso naturalistico dalle migliaia di turisti che ogni anno visitano i suoi parchi naturali ci è parso giusto spostare l’attenzione sul dramma che a qualche centinaio di kilometri a Nord si stava consumando. I greggi delle etnie che vivono intorno al lago Turcana le grandi bestie (elefanti e bufali in particolare) che vivono nei parchi e l’ormai drammatica situazione della regione kenyota a ridosso della Somalia sono rappresentativi di un disastro naturale che è in corso da diversi anni (non piove da due in quelle regioni). Abbiamo proposto la storia a Le Monde magazine con il quale collaboriamo regolarmente e forse, anche la concomitanza con la conferenza sul clima di Copenaghen del dicembre successivo ha fatto un pò il resto.

 

6)Una breve biografia, i tuoi studi fotografici, i tuoi autori di riferimento.
46 anni nato in Germania, cresciuto in Italia (Roma) vissuto in Francia per 8 anni dai 23 ai 31. Lavorato con diverse testate internazionali tra cui Stern Paris Match Time e New Yorker. Pubblicato due libri (Pornoland 2004 Contrasto/ Blanco  2010 Trolley) Due anni di Istituto superiore di Fotografia a Roma.
Autori di riferimento:
William Egglestone, Daido Moryiama, Robert Frank, Gary Winograd.

Link:

Stefano De Luigi

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