NUOVI AUTORI: INTERVISTA A MARCO VERNASCHI

Intervista a Marco Vernaschi vincitore del General News: 1st prize stories al World Press Photo.
Torinese classe ’73, ma al momento di base a Buenos Aires. “West Africa’s Achilles’ Heel” è il suo tema a lungo termine, mostrando come il traffico di cocaina sia una fonte di finanziamento del terrorismo internazionale. Nel corso degli anni ha documentato il lavoro del presidente boliviano Evo Morales (“Broken Promises“) nel combattere la droga e come gli indigeni siano costretti dalle circostanze,come l’aumento del consumo e la mancanza di alternative, a coltivare la coca. In Madagascar ha mostrato lo sfruttamento della prostituzione giovanile. Al momento lavoro con il Pulitzer Center su una campagna sulla mortalità materna.
1) Cosa vuol dire vincere il WPP?
Vincere il WPP vuol semplicemente dire che hai presentato un lavoro interessante, con un editing forte e che hai avuto la fortuna di essere selezionato. Certo, se la storia presentata e’ di forte impatto, le possibilita’ di vincere aumentano esponenzialmente. Penso conti anche quanto il reportage sia stato distribuito e visto dagli editori, che poi sono i menbri della giuria… Vincere il WPP vuole anche dire che ti si aprono molte porte; gallerie, agenzie, editori, collezionisti, etc. Penso stia alla saggezza di ognuno saper nuotare nella corrente… senza affogare.
L’obbiettivo del WPP e’ premiare quelle storie – o singole immagini – che si sono distinte durante l’anno. L’errore di moltissimi fotogiornalisti e’ considerare il WPP come “L’OBBIETTIVO”. Io lo vedo piu’ come una conseguenza.
2) Hai già in mente nuovi lavori?
Si, infatti sto rispondendo a quest’intervista dall’Uganda. Sono qui da due mesi e tra pochi giorni andro’ in DRCongo, per altri due mesi. La storia a cui sto lavorando e’ ancora piu’ complessa di quella realizzata in Guinea-Bissau, e in qualche modo fa sempre parte del ciclo sui traffici illegali in Africa. Sto lavorando sul traffico d’organi finalizzato ai rituali. Una storia macabra e surreale – un fenomeno che non ha nessuna radice culturale – in cui bambini vengono quotidianamente uccisi o mutilati selvaggiamente, o venduti. Oltre alla parte fotografica ed agli articoli, sto producendo e co-dirigendo un documentario video sul tema, che sta filmando e co-dirigendo un mio caro amico e collega, Sebastiano Vitale. Penso che affrontare una storia del genere abbia un senso se lo si fa con angoli diversi ed un linguaggio completo.
3) Al giorno d’oggi basta la storia per vincere il WPP o serve anche un attenta post-produzione?
La post-produzione e’ un complemento necessario della fotografia moderna. Senza un’adeguata post-produzione non si puo’ parlare di immagini “finite”. Sarebbe come cucinare l’impasto di una torta senza cuocerla nel forno…
4) Quest’anno l’Italia ha portato a casa numerosi riconoscimenti tra primi premi e  piazzamenti, è segno che il nostro panorama sta mutando, avanza una nuova generazione di fotografi?
Il nostro panorama… Che dire. Beh, l’Italia ha un bel gruppo di grandi fotografi. Alcuni sono tra i piu’ interessanti ed innovativi sulla scena internazionale. Peccato che – come spesso succede nel nostro Paese – a causa della forte mentalita’ provinciale questi fotografi siano prima riconosciuti all’estero, poi una volta riconosciuti vengono presi in considerazione dagli editori italiani. In paesi come la Danimarca, che ha buoni fotografi, ma sicuramente meno creativi ed innovativi, i fotogiornalisti sono celebrati, aiutati e vezzeggiati. Da noi sono ignorati. Ma fortunatamente questo lavoro prescinde dai confini nazionali.
5) Parlaci del lavoro che hai presentato al WPP.
Il lavoro che ha vinto il WPP ha fatto rumore per due motivi: il traffico di cocaina in Africa non era mai stato documentato prima, e l’accesso alle situazioni e’ stato ottimale. Non mi piace parlare troppo dei lavori fatti. Penso che sia piu efficace scorrere le immagini e tuffarsi nella storia, se la si vuole capire.
6) Una breve biografia, i tuoi studi fotografici, i tuoi autori di riferimento.
Autodidatta. Non ho mai studiato fotografia, e ho imparato scattando e viaggiando. Ho studiato all’Istituto Europeo di Design di Torino, specializzandomi in Illustrazione. Ma questo ha in qualche modo aiutato. I miei autori di riferimento: tantissimi. J. Koudelka, P. Pellegrin, T. Parke, A. D’Agata per menzionarne alcuni.

West Africa's Achilles' Heel (c) Marco Vernaschi

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Marco Vernaschi

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Un pensiero su “NUOVI AUTORI: INTERVISTA A MARCO VERNASCHI

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