Questa sera ore 19.00: Presentazione Workshop fotografico e incontro con Paolo Marchetti: 19 settembre ore 19:00 @ WSP Photography

 Associazione Culturale WSP Photography

presenta

Photo Reportage
La Costruzione del Progetto Fotografico

Presentazione del Workshop fotografico con Paolo Marchetti
19 settembre ore 19:00

WSP Photography
Via Costanzo Cloro 58 (Metro B San Paolo)

(c) Paolo Marchetti

(c) Paolo Marchetti

 

Il workshop “PHOTO REPORTAGE”con Paolo Marchetti  ha l’obiettivo di approfondire tutte le fasi necessarie alla costruzione di un reportage. Non una simulazione, ma la realizzazione concreta di un servizio, dalla fase di previsualizzazione al confezionamento di un racconto per immagini. Particolare attenzione verrà dedicata agli aspetti etici del gesto fotografico, alla traducibilità visiva dell’intenzione narrativa fino al cuore della costruzione della propria identità fotografica: l’editing.

Il workshop sarà strutturato su due fondamentali fasi, la sessione fotografica che si svolgerà  realizzando un reportage in Cambogia e la sessione didattica, affrontando l’organizzazione del corpo di lavoro, suddiviso in tutti i passaggi necessari. “PHOTO REPORTAGE” è stato concepito e dedicato a coloro che intendono affrontare la tradizione del racconto fotografico, perdendosi nel viaggio, fuori e dentro la tecnica, tra disciplina e istinto.

LA  LOCATION

Siem Reap è una delle più famose città della Cambogia, capoluogo dell’omonima provincia. La città è ubicata tra le rovine di Angkor Wat ed il grande Lago di Tonle Sap, nel nord-ovest del Paese. Il centro storico è attraversato dal fiume Siem Reap, lungo 83 km, che nasce dall’altopiano collinare di Phnom Kulen posto a 487 mt. e incluso nell’omonimo Parco Nazionale, al cui interno si trovano cascate immerse nella foresta, antichi templi, bassorilievi scolpiti nel fiume e un budda coricato sulla cima della collina più elevata. Siem Reap è spesso la principale attrazione per i visitatori della Cambogia e si è trasformata da una tranquilla cittadina di provincia a vero punto di partenza per respirare il paese e comprenderne il variegato stile di vita, dalla campagna ai villaggi galleggianti.

Nella parte didattica che precede la partenza verrà discussa la storia che fotograferemo e che sarà  il  campo dove applicheremo “Il Metodo”.

Programma del Workshop

Il workshop si divide in 3 fasi: una prima fase didattica di preparazione al progetto in aula, la fase di realizzazione sul campo in Cambogia della durata di 10 giorni, la fase finale di editing e ultimazione del progetto in aula.

Durante la presentazione vi sarà illustrato il programma completo, le date di svolgimento, i dettagli tecnici e logistici nonché i relativi costi e modalità di partecipazione.

Paolo Marchetti

Paolo Marchetti nasce a Roma nel 1974, lavora come tecnico di ripresa cinematografica, per oltre dodici anni, al fianco di alcuni tra i più autorevoli direttori della fotografia italiani e stranieri, e inizia in contemporanea i suoi studi fotogiornalistici prestando particolare attenzione alle tematiche politiche ed antropologiche. Ha raccontato storie in tutto il mondo  in Brasile, Centro America, Cuba, Haiti, Stati Uniti, Europa dell’est, India, centro Africa, Cina ed ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali come il PDN, Il Best of Photojournsalism, il Grand Prix de Paris noto come PX3, l’IPA, inoltre ha ottenuto un secondo posto al Sony World Photography Award con un reportage  all’interno delle carceri minorili nel Centro America e il prestigioso Getty Images Grant for Editorial Photography con il progetto “Fever – The Awakening of European Fascism”

La partecipazione alla presentazione è gratuita e riservata ai soci ENAL WSP Photography. E’possibile associarsi il giorno della presentazione. Costo della tessera ENAL 2012 3 euro.

Intervista a Paolo Marchetti

Pubblichiamo un’intervista realizzata al fotografo Paolo Marchetti da Massimiliano Tempesta, del Collettivo WSP. Paolo, recentemente vincitore del prestigioso premio Getty Images Grant for Editorial Photography, sarà presente mercoledì 19 settembre presso la nostra sede per presentare alcuni suoi lavori e contestualmente il workshop di reportage in Cambogia in partenza il prossimo novembre.

1)Prima di tutto complimenti per l’interessantissimo lavoro FEVER che ti ha permesso di vincere il GRANT FOR EDITORIAL PHOTOGRAPHY 2012 di Getty Images. Vista la situazione editoriale italiana vincere premi si può definire l’unica forma di finanziamento per continuare i propri progetti?

I Grants rappresentano una tra le più valide risorse per portare avanti i propri progetti e per ottenere un’ampia visibilità degli stessi, ma non l’unica. Durante i giorni trascorsi al “Visa pour L’Image” ho avuto l’occasione di ascoltare colleghi che hanno affrontato differenti strade, una delle quali è la collaborazione con alcune fondazioni che hanno finanziato e promosso i loro progetti. Un’altra opportunità è quella del fundraising che si concentra sul supporto di organizzazioni no-profit, modalità utilizzata anche da enti pubblici per finanziare le proprie iniziative a sfondo sociale. Conosco colleghi che si sono spinti in questo tipo di esperienza con risultati concreti e ciò mi porta a pensare che, dato il terremoto economico in atto, le nuove risorse andranno sempre più rintracciate in questo tipo di dinamiche.

2)    Tornando al tuo lavoro FEVER che tratta il tema della rinascita del fascismo in Europa, puoi raccontarci come è nato, come si è evoluto nel corso del tempo? Pensi che sia un fenomeno passeggero o ha radici più profonde?

“Fever” e’ il primo grande capitolo di una ricerca più ampia che sto affrontando negli ultimi anni. Sto tentando di approfondire un sentimento primordiale che sta caratterizzando sempre più i nostri tempi: la rabbia.
Ho cominciato ad interrogarmi sui fattori scatenanti e sui molteplici strati emotivi in cui può esprimersi ed ho da subito intuito che il primo passo necessario sarebbe stato quello di farmi investire emotivamente, mediante l’esperienza diretta.
Il canale politico e’ stato il primo passo ed ho compreso da subito che inseguire la rabbia sarebbe stato un cammino denso, come correre nel miele, e il tentativo di impregnarsi completamente in certe dinamiche, attraverso la condivisione del quotidiano, si è spesso rivelato contaminante, faticosissimo. Questa sensazione sulla pelle, come per induzione, della rabbia, mi ha concesso una ulteriore opportunità, conoscere il il nido dove la rabbia nasce, macera e si riproduce, quasi come un germe aerobico.
“FEVER” e’ la mia opportunità di trovare la “traducibilità” visiva di studi personali sulla rabbia in storie autentiche, attuali e tangibili.
Il mio metodo per riuscire a restituire le mie intuizioni? Un solo presupposto, lasciarmi contaminare da tutto questo, perdermi nel coinvolgimento emotivo senza mai abbandonare un presupposto etico imprescindibile, il rispetto e la voglia di conoscere la matrice della rabbia, senza porre filtri, né ideologici né culturali. Sono andato avanti per circa quattro anni soltanto col desiderio di non tradire la fiducia ottenuta dai soggetti di “FEVER” e di restituire un documento trasparente della loro vita, obiettivo di cui ogni giorno, bisogna “sentire” il grande peso. Certo la mia visione delle cose resta un fattore determinante sul processo narrativo, ma non si è mai trattato di un atteggiamento giudicante, mi sono concentrato solo sull’opportunità di accompagnare le persone che ho raccontato.
Dati alla mano, il fenomeno è in grande crescita in tutta Europa e non è assolutamente un fenomeno passeggero. Credo dunque, siano la pertinenza giornalistica e la ricerca antropologica espressa, le ragioni per cui “FEVER” abbia raccolto un consenso tale. Le radici vanno rintracciate con analisi approfondite sull’uomo e sui tempi che viviamo.
La recente rivoluzione Mediterranea, la cosiddetta “primavera araba”, ha fatto impennare esponenzialmente il numero di persone in fuga dai loro paesi, un esodo di disperati che non si verificava da decenni, e questo è uno dei fattori che ha amplificato il germe della paura tra i più giovani in gran parte d’Europa. Un altro importante ruolo lo gioca la crescente crisi, soprattutto in Europa, fattore che sta costringendo l’individuo in un angolo e che soffia ossigeno sulla fiamma della rabbia.

3) Scorrendo le gallerie del tuo sito si può notare una grande varietà di temi e di luoghi, si và dai wrestler ai bambini, dalle favelas alle città italiane, c’è un filo rosso che unisce tutti i tuoi lavori? 

Ovviamente l’uomo è al centro delle mie ricerche, ma ciò che accomuna le storie che racconto è il mio desiderio di spingermi sui bordi dell’esistenza umana e cercarne una “traducibilità” visiva, che sia emozionale ma soprattutto fedele alla realtà. La fotografia nutre l’irreversibile ambizione di vivermi il mondo personalmente, per conoscerlo e per conoscermi. Non c’è storia che mi interessi se non quelle col presupposto di scendere dalle mie strutture mentali e le mie consapevolezze, fare fotografia mi ha maturato molto.
Prima di tutto questo però, c’è la consapevolezza che fare dell’informazione è una pretesa altissima e che rappresenta una responsabilità che non può impastarsi con le smanie personali. Cerco dunque di investigare nelle storie e restituirle con la massima umiltà e con la consapevolezza che il desiderio di perdermi nel mondo è la diretta conseguenza di quello che faccio. Racconto la vita degli altri e questo, in nessun modo può essere il passaggio che cerco per arrivare dove voglio.

4) Nella tua vita professionale c’è anche tanto cinema oltre che tanta fotografia. Come le due realtà , che trattano l’immagine così diversamente, si sono fuse, mescolate, influenzate?

Ho lavorato tredici anni nel reparto Operatori (quello preposto alle cineprese), coprendo ogni ruolo previsto, ed ho quindi una preparazione tecnica basata sulla fotografia statica, la madre del linguaggio filmico. La fotografia è sempre stata presente in maniera centrale dunque, lo studio della luce e la grande opportunità di coprire ruoli preposti alla messa in opera dei direttori della fotografia coi quali ho lavorato, mi hanno insegnato moltissimo. Malgrado la distanza tra i due linguaggi, il bagaglio tecnico ereditato è stato davvero enorme e il carattere narrativo del cinema mi ha senz’altro formato. Quello che mi ha strappato dalla carriera cinematografica è l’amore per la potenza sconvolgente di quel solo fotogramma, a discapito dei 25 fps al secondo di una cinepresa.

5) Citando una recente intervista di Smargiassi a Zizola secondo te esiste uno sguardo fotografico italiano?

Esiste un bagaglio culturale delle arti visive fortemente radicato nella nostra storia e che forse ereditiamo geneticamente, difficile da affermare ma senz’altro esiste una tradizione profonda che troviamo espressa ad ogni angolo delle nostre città in termini di pittura, scultura ed ogni magnificenza dell’arte Rinascimentale.

 6) Nella stessa intervista Zizola afferma di non sapere che tipo di fotografo sia, te invece che tipo di fotografo pensi di essere?

Non credo sia interessante che fotografo sto diventando ma che persona coltivo all’interno del mio cammino fotografico. Mi spendo totalmente per produrre immagini ma la ricerca che affronto, necessaria per fare questo, ha risultati molto più alti sulla mia vita, risultati che si riflettono sulla mia persona. Questo processo è composto da anelli concatenati e la fotografia è l’ultimo. Il gesto fotografico è il pretesto che preferisco per vivermi la vita che voglio.

7)    Sempre più spesso si vedono fotografi squalificati nei concorsi, anche prestigiosi, per un eccessivo uso della post-produzione, secodno te bisogna cambiare le regole perchè comunque la fotorgafia è cambiata o si sta esagerando?

Le regole sono da rintracciare solo nell’etica di chi decide di intervenire “artisticamente” su un’immagine che mostra la vita degli altri. L’arbitrarietà di questa decisione è una questione davvero seria che va affrontata, ma ad un livello personale, ciascuno con se stesso. Di fronte alle proprie fotografie, bisogna interrogarsi davvero sulla necessità dell’estetizzazione esasperata e chiedersi se spingersi oltre un certo punto,  possa amplificare il contenuto dell’immagine. Mi intristisce sentire parlare di regole, ad esempio di depotenziazione dei software, o divieto di usarne certi piuttosto che altri, anche qui, secondo quali canoni? Ma soprattutto, chi può deciderlo? Soltanto i fotografi potranno oscurare questo sciame di polemiche. Trovo comunque che la fase isterica della post-produzione stia volgendo al termine e noto che la condotta generale tra i fotogiornalisti, si sia uniformata a dei “toni” più contenuti.

8)Progetti futuri?

Strutturo il mio lavoro in due tipologie di progetto, a lungo e breve termine, dunque i prossimi passi saranno senz’altro quello di portare a termine il mio approfondimento “FEVER”,  per  onorare l’opportunità che il Getty Grant mi ha dato e continuare la mia ricerca sui canali espressivi dove la rabbia può manifestarsi. Sto lavorando già sui nuovi capitoli ma nel frattempo dovrò dedicarmi a progetti editoriali a breve e medio termine.

 

Presentazione Workshop fotografico e incontro con Paolo Marchetti: 19 settembre ore 19:00 @ WSP Photography

Associazione Culturale WSP Photography

presenta

Photo Reportage
La Costruzione del Progetto Fotografico

Presentazione del Workshop fotografico con Paolo Marchetti
19 settembre ore 19:00

WSP Photography
Via Costanzo Cloro 58 (Metro B San Paolo)

(c) Paolo Marchetti

(c) Paolo Marchetti


Il workshop “PHOTO REPORTAGE”con Paolo Marchetti  ha l’obiettivo di approfondire tutte le fasi necessarie alla costruzione di un reportage. Non una simulazione, ma la realizzazione concreta di un servizio, dalla fase di previsualizzazione al confezionamento di un racconto per immagini. Particolare attenzione verrà dedicata agli aspetti etici del gesto fotografico, alla traducibilità visiva dell’intenzione narrativa fino al cuore della costruzione della propria identità fotografica: l’editing.

Il workshop sarà strutturato su due fondamentali fasi, la sessione fotografica che si svolgerà  realizzando un reportage in Cambogia e la sessione didattica, affrontando l’organizzazione del corpo di lavoro, suddiviso in tutti i passaggi necessari. “PHOTO REPORTAGE” è stato concepito e dedicato a coloro che intendono affrontare la tradizione del racconto fotografico, perdendosi nel viaggio, fuori e dentro la tecnica, tra disciplina e istinto.

LA  LOCATION

Siem Reap è una delle più famose città della Cambogia, capoluogo dell’omonima provincia. La città è ubicata tra le rovine di Angkor Wat ed il grande Lago di Tonle Sap, nel nord-ovest del Paese. Il centro storico è attraversato dal fiume Siem Reap, lungo 83 km, che nasce dall’altopiano collinare di Phnom Kulen posto a 487 mt. e incluso nell’omonimo Parco Nazionale, al cui interno si trovano cascate immerse nella foresta, antichi templi, bassorilievi scolpiti nel fiume e un budda coricato sulla cima della collina più elevata. Siem Reap è spesso la principale attrazione per i visitatori della Cambogia e si è trasformata da una tranquilla cittadina di provincia a vero punto di partenza per respirare il paese e comprenderne il variegato stile di vita, dalla campagna ai villaggi galleggianti.

Nella parte didattica che precede la partenza verrà discussa la storia che fotograferemo e che sarà  il  campo dove applicheremo “Il Metodo”.

 

Programma del Workshop

Il workshop si divide in 3 fasi: una prima fase didattica di preparazione al progetto in aula, la fase di realizzazione sul campo in Cambogia della durata di 10 giorni, la fase finale di editing e ultimazione del progetto in aula.

Durante la presentazione vi sarà illustrato il programma completo, le date di svolgimento, i dettagli tecnici e logistici nonché i relativi costi e modalità di partecipazione.

Paolo Marchetti

Paolo Marchetti nasce a Roma nel 1974, lavora come tecnico di ripresa cinematografica, per oltre dodici anni, al fianco di alcuni tra i più autorevoli direttori della fotografia italiani e stranieri, e inizia in contemporanea i suoi studi fotogiornalistici prestando particolare attenzione alle tematiche politiche ed antropologiche. Ha raccontato storie in tutto il mondo  in Brasile, Centro America, Cuba, Haiti, Stati Uniti, Europa dell’est, India, centro Africa, Cina ed ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali come il PDN, Il Best of Photojournsalism, il Grand Prix de Paris noto come PX3, l’IPA, inoltre ha ottenuto un secondo posto al Sony World Photography Award con un reportage  all’interno delle carceri minorili nel Centro America e il prestigioso Getty Images Grant for Editorial Photography con il progetto “Fever – The Awakening of European Fascism”

La partecipazione alla presentazione è gratuita e riservata ai soci ENAL WSP Photography. E’possibile associarsi il giorno della presentazione. Costo della tessera ENAL 2012 3 euro.

 


Getty Images’ 2012 Grants for Editorial Photography: Paolo Marchetti tra i vincitori

Paolo Marchetti - Fever - Getty Images Grant

Paolo Marchetti – Fever – Getty Images Grant

Sono stati pubblicati i vincitori dei Getty Images’ 2012 Grants for Editorial Photography, tra i premi fotografici più ambiti dai fotoreporter, e che permetterà loro di portare avanti i progetti presentati.

I vincitori sono i Fotoreporter Bharat Choudhary, Kosuke Okahara, Paolo Marchetti e Sebastian Liste. Essi riceveranno 20.000 dollari per sostenere progetti di documentari in corso. Getty Images ha anche annunciato che è stato stabilito un premio di 20.000 dollari al Fondo Chris Hondros. Creato in memoria del fotografo Chris Hondros, che è stato ucciso in Libia nel mese di aprile 2011, il no-profit Chris Hondros Fund si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica su problemi che devono affrontare coloro che dichiarano da zone di conflitto e di sostenere fotogiornalisti tramite sovvenzioni e borse di studio.

I nostri complimenti in particolare vanno al nostro amico Paolo Marchetti, che si aggiudica il premio con il suo progetto “Fever“, che indaga sul fenomeno sempre più in crescita dei movimenti di estrema destra in Italia.
Il WSP Photography promuoverà insieme a Paolo Marchetti un workshop intensivo di photoreportage in Cambogia. Il Workshop “Photo Reportage” verrà presentato presso la nostra sede il prossimo 19 settembre dalle ore 19:00.

Per info su Getty Images Grant: http://reportagebygettyimages.tumblr.com/
Per info su Paolo Marchetti: http://www.paolomarchetti.org

 

Questa sera ore 19.00: Conversazioni di fotografia: “La costruzione del progetto fotografico”. Incontro con Paolo Marchetti – @WSP Photography

WSP Photography presenta: Conversazioni di fotografia

“La costruzione del progetto fotografico
Dall’idea alla realizzazione”

Incontro con Paolo Marchetti – Fotografo

Sabato 10 marzo ore 19:00
WSP Photography
Via Costanzo Cloro 56/58 Roma (Metro B San Paolo)

Incontro con Paolo Marchetti 10 marzo @ WSP Photography

Paolo Marchetti nasce a Roma nel 1974, lavora come tecnico di ripresa cinematografica, per oltre dodici anni , al fianco di alcuni tra i più autorevoli direttori della fotografia italiani e stranieri, e inizia in contemporanea i suoi studi fotogiornalistici prestando particolare attenzione alle tematiche politiche ed antropologiche. Ha raccontato storie lontane dal suo paese, realizzando reportage in Brasile, Centro America, Cuba, Haiti, Stati Uniti, Europa dell’est, India, centro Africa, ed ha ricevuto numerose menzioni d’onore e riconoscimenti internazionali al Grand Prix de Paris noto come PX3, all’IPA, e ultimamente un secondo posto al Sony World Photography Award con un sua produzione sulle carceri minorili nel Centro America.

Durante l’incontro Paolo Marchetti ci racconterà come sceglie e realizza i suoi lavori fotografici, in particolare attraverso la presentazione di due progetti:

“Fever”
Il suo progetto a lungo termine appena concluso e durato circa 4 anni sull’estrema destra in Italia.
“Chimere” – Gangs in Port-au-Prince
Un lavoro sulle bande armate del quartiere di Citè Soleil recentemente pubblicato su Newsweek.
Il ciclo “Conversazioni di fotografia” prevede una serie di dibattiti con esponenti del mondo della fotografia, fotografi, docenti, esperti ed artisti emergenti per parlare e discutere di fotografia con contributi audio, video e racconti di esperienze professionali e non solo. Scopo degli incontri è quello di creare gruppi di pensiero e momenti di condivisione che, attraverso il racconto di esperienze e immagini, accrescano la cultura fotografica di ogni partecipante, fornendo spunti di riflessione, idee per nuovi lavori, nonché consigli pratici per tramutare passione in professione.

L’ingresso agli incontri è gratuito e riservato ai soci. Costo della tessera annuale 3 euro.

Conversazioni di fotografia: Incontro con Paolo Marchetti 10 marzo ore 19 @ WSP Photography

Conversazioni di fotografia

La costruzione del progetto fotografico
Dall’idea alla realizzazione

Incontro con Paolo Marchetti – Fotografo

Sabato 10 marzo ore 19:00
WSP Photography
Via Costanzo Cloro 56/58 Roma (Metro B San Paolo)

Incontro con Paolo Marchetti 10 marzo @ WSP Photography

Incontro con Paolo Marchetti 10 marzo @ WSP Photography

Paolo Marchetti nasce a Roma nel 1974, lavora come tecnico di ripresa cinematografica, per oltre dodici anni , al fianco di alcuni tra i più autorevoli direttori della fotografia italiani e stranieri, e inizia in contemporanea i suoi studi fotogiornalistici prestando particolare attenzione alle tematiche politiche ed antropologiche. Ha raccontato storie lontane dal suo paese, realizzando reportage in Brasile, Centro America, Cuba, Haiti, Stati Uniti, Europa dell’est, India, centro Africa, ed ha ricevuto numerose menzioni d’onore e riconoscimenti internazionali al Grand Prix de Paris noto come PX3, all’IPA, e ultimamente un secondo posto al Sony World Photography Award con un sua produzione sulle carceri minorili nel Centro America.

Durante l’incontro Paolo Marchetti ci racconterà come sceglie e realizza i suoi lavori fotografici, in particolare attraverso la presentazione di due progetti:

“Fever”
Il suo progetto a lungo termine appena concluso e durato circa 4 anni sull’estrema destra in Italia.
“Chimere” – Gangs in Port-au-Prince
Un lavoro sulle bande armate del quartiere di Citè Soleil recentemente pubblicato su Newsweek.
Il ciclo “Conversazioni di fotografia” prevede una serie di dibattiti con esponenti del mondo della fotografia, fotografi, docenti, esperti ed artisti emergenti per parlare e discutere di fotografia con contributi audio, video e racconti di esperienze professionali e non solo. Scopo degli incontri è quello di creare gruppi di pensiero e momenti di condivisione che, attraverso il racconto di esperienze e immagini, accrescano la cultura fotografica di ogni partecipante, fornendo spunti di riflessione, idee per nuovi lavori, nonché consigli pratici per tramutare passione in professione.

L’ingresso agli incontri è gratuito e riservato ai soci. Costo della tessera annuale 3 euro.

Sony World Photography Awards 2012: pubblicati i nomi dei finalisti e menzionati

sony world photography awards vincitori

Un ragazzo vittima dei proiettili di gomma sparati dalla polizia catalana durante le manifestazioni (c) Francesca Oggiano

Pubblicati sul sito i nomi dei finalisti e dei selezionati del concorso fotografico Sony World Photography. Massiccia la partecipazione, circa 112.000 partecipanti provenienti da 171 paesi. Tra gli argomenti premiati la guerra in Libia, la crisi economica in Grecia, il disatro di Fukushima e la caduta di Gheddafi.
La premiazione sarà a Londra il prossimo aprile.

Molti gli italiani in finale. In particolare i nostri complimenti vanno alla nostra amica Francesca Oggiano, selezionata per la categoria People, e a Paolo Marchetti, finalista categoria Portraits, prossimamente ospite del Collettivo WSP per un incontro di Conversazioni di fotografia da non perdere.

Clicca qui per la lista dei nomi dei fotografi.

Portfolio: Paolo Marchetti

Paolo Marchetti nasce a Roma nel 1974, lavora come tecnico di ripresa cinematografica, per
oltre dodici anni , al fianco di alcuni tra i più autorevoli direttori della fotografia italiani e stranieri, e inizia in contemporanea i suoi studi fotogiornalistici prestando particolare attenzione alle tematiche politiche ed antropologiche. Ha raccontato storie lontano dal suo
paese, realizzando reportage in Brasile, Centro America, Cuba, Haiti, Stati Uniti, Europa dell’est, India, centro Africa, ma il suo progetto a lungo termine lo sta realizzando nel suo paese l’Italia, da ormai quattro anni: “L’estrema destra”.

(c) Paolo Marchetti

(c) Paolo Marchetti

(c) Paolo Marchetti

(c) Paolo Marchetti

(c) Paolo Marchetti

Winephoto 2010: ecco i vincitori

Wine Photo 2010

Ecco la lista dei vincitori del concorso Winephoto 2010 dal tema “Impressioni di convivialità domestica”.
Quattro italiani tra i premiati: Giovanni Cocco, Paolo Marchetti, Marco Illuminati e Carlo Gianferro.

1 premio EMILY SCHIFFER, USA
2 premio GIOVANNI COCCO, ITALY
3 premio EA MEINSLAND, DENMARK
4 premio ANTONIO DE MESA, SPAIN
5 premio PAOLO MARCHETTI, ITALY

Special Mention LITON MASUD ALAM, BANGLADESH
Special Mention DMITRY MARKOV, RUSSIAN FEDERATION
Special Award della giuria giornalisti CARLO GIANFERRO, ITALY

Also in the exhibit
PETR ANTONOV, RUSSIAN FEDERATION
ANNA MARIA BARRY-JESTER, USA
CHRISTINA CLUSIAU, USA
ANDREA GJESTVANG, NORWAY
MARCO ILLUMINATI, ITALY
SANJA KNEZEVIC, SERBIAN AND MONTENEGRO
HENRICK MALMSTROM, FINLAND
ALFONSO MORAL, SPAIN
SILVIU PAVEL, ROMANIA
JACOPO QUARANTA, ITALY
RAFAL SIDERSKY, POLAND
PANOS SKOULIDAS, GREECE
LISA WILTSE, USA

Al concorso hanno partecipato 340 persone, di 44 paesi differenti, per un totale di 3207 foto.

tutte le info: www.winephoto.it