C’è stato il terremoto: inaugurazione mostra fotografica di Andrea Carrubba 25 maggio @WSP

WSP Photography presenta, sabato 25 maggio, alle ore 19, la mostra fotografica di Andrea CarrubbaC’è stato il terremoto, un reportage fotografico nei luoghi colpiti dal sisma del 2012 in Emilia Romagna.

L’autore si muove nei campi di accoglienza tra chi ha perso la casa e i volontari e nei paesi più colpiti. In occasione dell’inaugurazione incontreremo l’autore Andrea Carrubba e Sandro Iovine, con cui parleremo anche di “fotogiornalismo” e del ruolo del reporter di fronte a tragedie così grandi come quella del terremoto.

Anndrea carrubba

“Pensiamo di saperlo tutti. Ma cos’è il “fotogiornalismo”, il “reportage”, cosa voglia dire raccontare le storie degli altri, in realtà è informazione riservata a pochi oltre agli addetti ai lavori. Di fronte a una tragedia il ruolo del reporter, già delicato per definizione, diviene critico. Da una parte c’è l’urgenza della cronaca, il farsi tramite tra la “notizia” e il “lettore” utilizzando gli strumenti del giornalismo per mediare la soggettività aspirando a una dovuta imparzialità. Dall’altra invece c’è il dramma dei singoli. Il reporter, fotografo o giornalista di penna che sia, deve entrare nell’intimo della vita delle persone, irrompendo da fuori quasi sempre in momenti drammatici. E deve portare via informazioni, immagini, ma al tempo stesso esercitare il senso del rispetto nella condivisione dell’esperienza. Perché per raccontare davvero una storia è necessario viverla. Certo il fotografo che si reca nelle aree terremotate e viene da lontano potrà tornare a casa e ritrovare le sue cose, le geometrie della sua vita. Chi rimane no, ma poter poter raccontare come vive chi non ha potuto scegliere di essere attore della tragedia, è necessario almeno provare a condividerne la quotidianità. Il fotoreporter traduce la realtà a un pubblico che non può presenziare e per questo deve comprendere profondamente, passare settimane vivendo nei campi allestiti dalla protezione civile, esercitare la “compassione” (in senso etimologico) tanto da scegliere di non fotografare, come farebbe un parente, i corpi senza vita di chi è rimasto intrappolato nel crollo di una fabbrica. Quegli stessi corpi che altri, venuti per poche ore e con poca etica, si affannano a profanare con il loro teleobiettivi. La grandi ferite dell’Uomo vanno raccontate, ma senza oltraggiare chi le ha subite con l’esposizione delle piaghe. Questo dovrebbe essere il ruolo del fotogiornalista e questo è il racconto del terremoto dell’Emilia”.

Sandro Iovine

Andrea Carrubba, nato nel 1984, dopo gli studi universitari si diploma in Fotografia Professionale presso l’Accademia John Kaverdash di Milano e, tra gli altri, consegue i master di Fotogiornalismo e di Linguaggio della comunicazione visiva tenuti da Sandro Iovine. Fotogiornalista freelance, copre le notizie nazionali ed internazionali e segue temi di carattere sociale e culturale. Ha collaborato con le maggiori testate nazionali, università, organizzazioni umanitarie, siti web e con l’editoria. Il suo ultimo lavoro “… c’è stato il terremoto”, a cura di Sandro Iovine, è stato presentato nelle province di Milano, Reggio Emilia, Varese, Modena e Roma. Attualmente è impegnato in più progetti, in Italia e all’estero.

Ingresso gratuito riservato ai soci ENAL. È possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento. Costo della tessera annuale 2013 3 euro.
La mostra rimarrà esposta fino al 20 giugno 2013.

Mostra di Luigi Ghirri al MAXXI Roma

24 aprile – 27 ottobre 2013
Galleria 2 e 2a
a cura di Francesca Fabiani, Laura Gasparini, Giuliano Sergio

“Come pensare per immagini”. In questa frase è contenuto il senso di tutto il mio lavoro.
Luigi Ghirri
(c) Luigi Ghirri

(c) Luigi Ghirri

Il MAXXI dedica all’opera di Luigi Ghirri, tra i maestri indiscussi della fotografia in Italia, una grande mostra antologica, nata dalla collaborazione tra il Museo e il Comune di Reggio Emilia, la città dove il fotografo ha vissuto e alla quale ha lasciato il suo archivio. E proprio dai materiali originali – fotografie, menabò, libri, cataloghi e negativi – oggi conservati presso la Biblioteca Panizzi, partner istituzionale del progetto, la mostra intende partire per raccontare i diversi profili di questa complessa figura di artista.

La mostra è organizzata in tre sezioni tematiche – Icone, Paesaggi, Architetture – e invita a ripercorrere la fasi della ricerca artistica di Ghirri: le icone di quotidiano, i paesaggi come luoghi di attenzione e di affezione e le architetture, da quelle anonime a quelle d’autore, attraverso oltre 300 scatti, con particolare attenzione ai vintage prints stampati direttamente dall’autore.

Accanto alle fotografie verranno presentati anche i menabò dei cataloghi, i libri pubblicati, le riviste, le recensioni che testimoniano la sua attività di editore, critico e curatore; una selezione di fotografie e libri d’artista che documentano l’incontro e la collaborazione con gli artisti concettuali modenesi nei primi anni ‘70; le cartoline illustrate e le fotografie anonime che Ghirri collezionava; una selezione di libri tratti dalla biblioteca personale di Ghirri che raccontano dei suoi interessi e dei riferimenti culturali e artistici; le copertine dei dischi che testimoniano l’interesse di Ghirri per la musica e il rapporto con musicisti come i CCCP e Lucio Dalla.

Icone
La ricerca concettuale è un punto di partenza che permette a Ghirri di costruire un nuovo linguaggio che indaga i luoghi abituali per svelare le icone che popolano il mondo contemporaneo. Vetrine, pubblicità, immagini di immagini, cartoline e quadri che interagiscono con la realtà, così come le giostre, i cieli e le persone nei momenti di svago, sono immagini che indagano i processi del vedere ma che allo stesso tempo coinvolgono per la loro capacità evocativa, icone di una memoria collettiva.

Paesaggi
Nei paesaggi compaiono ancora le icone ma l’orizzonte si amplia. I capannoni, le stazioni di servizio, le periferie anonime disegnano una società che Ghirri guarda con affetto e stupore accostando i paesaggi artificiali alle prospettive reali per cercare una nuova identità al di fuori dello stereotipo. Ghirri sarà tra i principali promotori del rinnovamento della fotografia di paesaggio degli anni ’80 che coinvolse un’intera generazione di fotografi. Confrontandosi con la tradizione iconografica dell’Italia Ghirri la rigenera con immagini semplici, in cui i panorami si alternano alle chiese, ai teatri, agli interni, alle piazze, ai “traguardi” dei cancelli.

Architetture
Anche le architetture sono uno strumento costante della narrazione di Ghirri. Il fotografo costruisce una sorta di inventario delle anonime tipologie edilizie e riflette sulla loro interazione con gli spazi verdi. Interpreta l’architettura d’autore e rivela le prospettive delle ville e dei giardini con una solenne e irripetibile leggerezza. Lo sguardo sugli interni apre una dimensione intima sullo spazio del vissuto che si conclude in mostra con un autoritratto narrato attraverso gli oggetti, i libri e gli spazi della propria casa.

MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo ∙ Via Guido Reni 4A – 00196 Roma ∙ t 06 3225178

Questa sera ore 19 Conversazioni di fotografia con Francesca Mancini @WSP

Associazione Culturale WSP Photography

Presenta

“Asylum”

Conversazioni di fotografia con Francesca Mancini

Venerdì 10 Maggio h: 19.00 WSP Photography

(c) Francesca Mancini

(c) Francesca Mancini

Per il ciclo Conversazioni di fotografia, WSP Photography presenta venerdì 10 Maggioalle ore 19: “Asylum”, il progetto della fotogiornalista Francesca Mancini.

Il progetto Asylum nasce nel maggio del 2009 in seguito all’accordo tra l’Italia e la Libia per il controllo del flusso migratorio e i conseguenti rimpatri forzati in violazione della  Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati.

Il progetto racconta le condizioni di estrema precarietà e abbandono in cui versano i rifugiati politici riusciti a giungere in Italia, attraverso le immagini scattate nei centri di accoglienza previsti dal governo, nei palazzi ghetto, nelle periferie, sulla strada.

Il progetto si sviluppa poi  sul transito dei rifugiati dalla guerra in  Libia del campo profughi tunisino di Ras Ajdir.

Insieme a Francesca Mancini parleremo della tecnica e de linguaggio fotografico e multimediale utilizzato,  volto a proteggere l’identità dei soggetti ritratti ed evocare la loro condizione invisibilità  nella società che dovrebbe accoglierli.

L’incontro sarà inoltre l’occasione per conoscere gli altri lavori di Francesca Mancini, il suo percorso professionale, dagli anni della guerra in Kosovo ad oggi.

Francesca Mancini è una fotogiornalista dal 1999. Le sue foto sono state pubblicate da Le Monde Magazine, Le Temps, The Independent, Newsweek Japan, Epsilon, Burn, IL, Internazionale, L’Espresso, Panorama, Vanity Fair, Ventiquattro. I suoi lavori hanno vinto il premio Enzo Baldoni, il Premio Atri per il Reportage, Anthropographia, Story Telling for Human Rights, il Prix de la Photographie. Ha esposto alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, al Wanderbilt Hall di New York, al Palazzo Lombardia di Milano, al Palazzo Attems di Gorizia, alla Noorderlicht Gallery di Amsterdam.

Ingresso gratuito riservato ai soci ENAL. È possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento. Costo della tessera annuale 2013 3 euro

Questa sera ore 19 Inaugurazione mostra fotografica di Remmelt Van Veelen + incontro

WSP Photography

presenta

Man made Landscape, di Remmelt Van Veelen

Inaugurazione sabato 4 Maggio 2013 ore19.00
Intervengono l’autore e la curatrice Marguerite Berreklouw

(c) Remmelt Van Veelen 

Man Made Landscape è un viaggio in Italia, tra luoghi arcaici e leggendari. E’ un progetto dedicato al rapporto tra l’uomo e l’impatto che il suo agire ha sulla natura e la forza della natura stessa.
Come in alcuni paesaggi olandesi, “polder”, Remmelt Van Veelen ritrova in alcune regioni d’Italia (Toscana, Umbria, Sicilia) la consapevolezza dell’uomo di essere parte di una natura dove ogni cosa trova il suo posto all’interno di un ecosistema. L’uomo, pur non essendo la misura di tutte le cose, ritrova nel suo agire l’unico elemento visibile. Il progetto è una riflessione sull’instabilità in natura, sull’alternarsi dei cambiamenti e gli equilibri negli ecosistemi. All’interno di questa cornice l’autore sostiene come non ci sia una distinzione sostanziale tra fotografia paesaggistica ed altri generi fotografici: l’uomo stesso è un paesaggio, soggetto a cambiamento e a momenti di equilibrio.

Remmelt Van Veelen fotografo olandese, laureato in arte, storia e geografia antropica. Vive ad Haarlem ed è membro della comunità “Photographers Evening”. Ha esposto in numerose gallerie europee ed internazionali tra cui il Centro di Architettura di Haarlem, la Galleria De Opsteker di Amsterdam, la Scuola di Fotografia di Madrid.

Marguerite Berreklouw lavora per il Politecnico di Amsterdam e negli ultimi dieci anni si è occupata di seguire il percorso artistico degli studenti durante le fasi di tirocinio previste. Si occupa inoltre di organizzare mostre fotografiche all’interno del Politecnico, curandone personalmente la scelta degli autori e dei lavori. E’ appassionata di storia e arti europee.

Ingresso gratuito riservato ai soci ENAL. È possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento. Costo della tessera annuale 2013 3 euro

 

Questa sera ore 18: Inaugurazione mostra fotografica World Press Photo @Museo di Roma in Trastevere

Mirella - Mostra fotografica WPPCome ogni anno torna al Museo di Roma in Trastevere la mostra fotografica più attesa dell’anno, che espone le foto vincitrici dell’ultima edizione del prestigioso premio World Press Photo.

Si inaugura questa sera, alle 18 e sarà esposta fino al 26 maggio.

Per questa edizione, le immagini sottoposte alla giuria del concorso World Press Photo sono state 103.481, inviate da 5.666 fotografi professionisti di 124 diverse nazionalità.

Anche quest’anno la giuria ha diviso i lavori in nove diverse categorie: Vita Quotidiana, Protagonisti dell’attualità, Spot News, Notizie generali, Natura, Storie d’attualità, Arte e spettacolo, Ritratti, Sport.

Sono stati premiati 54 fotografi di 32 diverse nazionalità: Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Cina, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, India, Indonesia, Iran, Israele, Italia, Giordania, Malesia, Palestina, Paesi Bassi, Perù, Polonia, Portogallo, Russia, Serbia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, USA e Vietnam.

La Foto dell’anno 2012 è dello svedese Paul HansenL’immagine mostra un gruppo di uomini lungo una strada della città di Gaza che trasporta i corpi di due bambini morti verso una moschea per la cerimonia di sepoltura. Suhaib Hijazi, di due anni, e il suo fratello maggiore Muhammad che stava per compierne quattro, sono rimati uccisi nel crollo della loro casa colpita da un missile israeliano, a Gaza, il 20 novembre 2012. Anche il padre Fouad è rimasto ucciso, il suo corpo li segue su una barella, mentre la madre è ricoverata in rianimazione. Gli uomini ritratti nella fotografia sono i fratelli di Fouad.

INFORMAZIONI

Museo di Roma in Trastevere
Piazza Sant’Egidio.

Dal 4 al 26 maggio 2013
Inaugurazione 3 maggio 2013

Martedì-domenica ore 10.00-20.00
Chiuso lunedì
La biglietteria chiude un’ora prima
Biglietto d’ingresso

Intero: € 7,50

Ridotto: € 6,50
Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente.
http://www.museodiromaintrastevere.it

“MAN MADE LANDSCAPE”: MOSTRA FOTOGRAFICA DI REMMELT VAN VEELEN INAUGURAZIONE SABATO 4 MAGGIO H: 19.00 WSP PHOTOGRAPHY

WSP Photography

presenta

Man made Landscape, di Remmelt Van Veelen

Inaugurazione sabato 4 Maggio 2013 ore19.00
Intervengono l’autore e la curatrice Marguerite Berreklouw

(c) Remmelt Van Veelen

(c) Remmelt Van Veelen

Man Made Landscape è un viaggio in Italia, tra luoghi arcaici e leggendari. E’ un progetto dedicato al rapporto tra l’uomo e l’impatto che il suo agire ha sulla natura e la forza della natura stessa.
Come in alcuni paesaggi olandesi, “polder”, Remmelt Van Veelen ritrova in alcune regioni d’Italia (Toscana, Umbria, Sicilia) la consapevolezza dell’uomo di essere parte di una natura dove ogni cosa trova il suo posto all’interno di un ecosistema. L’uomo, pur non essendo la misura di tutte le cose, ritrova nel suo agire l’unico elemento visibile. Il progetto è una riflessione sull’instabilità in natura, sull’alternarsi dei cambiamenti e gli equilibri negli ecosistemi. All’interno di questa cornice l’autore sostiene come non ci sia una distinzione sostanziale tra fotografia paesaggistica ed altri generi fotografici: l’uomo stesso è un paesaggio, soggetto a cambiamento e a momenti di equilibrio.

Remmelt Van Veelen fotografo olandese, laureato in arte, storia e geografia antropica. Vive ad Haarlem ed è membro della comunità “Photographers Evening”. Ha esposto in numerose gallerie europee ed internazionali tra cui il Centro di Architettura di Haarlem, la Galleria De Opsteker di Amsterdam, la Scuola di Fotografia di Madrid.

Marguerite Berreklouw lavora per il Politecnico di Amsterdam e negli ultimi dieci anni si è occupata di seguire il percorso artistico degli studenti durante le fasi di tirocinio previste. Si occupa inoltre di organizzare mostre fotografiche all’interno del Politecnico, curandone personalmente la scelta degli autori e dei lavori. E’ appassionata di storia e arti europee.

Ingresso gratuito riservato ai soci ENAL. È possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento. Costo della tessera annuale 2013 3 euro

 

 

GHITTA CARELL E IL POTERE DEL RITRATTO. MOSTRA FOTOGRAFICA FONDAZIONE PASTIFICIO CERERE

Ghitta Carell - Il Potere del ritratto

Ghitta Carell – Il Potere del ritratto

La Fondazione Pastificio Cerere presenta, da giovedì 18 aprile a venerdì 17 maggio 2013, un’ampia retrospettiva dedicata alla celebre ritrattista Ghitta Carell (1899-1972), a cura di Diego Mormorio – affiancato da un comitato scientifico composto da: Ottavio Celestino, Flavio Misciattelli, Stefano Palumbo e Marcello Smarrelli – con oltre 150 fotografie che restituiscono la testimonianza della storia di un’epoca attraverso i suoi protagonisti, dagli anni Trenta agli anni Cinquanta.
La mostra, voluta e sostenuta da Elsa Peretti Presidente delle Fondazioni Nando e Elsa Peretti, in collaborazione con la Fondazione 3M che ha fornito per l’occasione la maggior parte del patrimonio fotografico, vuole contribuire a riconsiderare la figura di Ghitta Carell all’interno della vitalità della fotografia italiana – e più in generale della cultura – affrontando, da una parte il tema del ritratto come questione fondamentale nella storia della rappresentazione visiva e come punto nodale dell’arte moderna, e dall’altra esaminando la produzione dell’artista all’interno degli sviluppi socio-antropologici dell’Italia del periodo in cui ha operato.

LA MOSTRA 
Tutto il successo di Ghitta Carell veniva dalla composizione e dall’evanescenza delle sue fotografie che diventano segno inconfondibile dei suoi ritratti. Era una grande esperta del ritocco che consisteva nel lavorare con delicatezza le lastre per togliere ombre, durezze, vuoti, restituendo così ai personaggi un’aria meno torva per i fascisti e più seducente per le dame dell’alta società.
Nonostante l’avanzamento tecnologico che proveniva dall’America, Ghitta Carell continuava a fotografare a suo modo – quello che aveva imparato durante il corso giovanile di fotografia a Budapest – usando il bianco e nero, con una macchina a lastre nel formato 18×24 e più raramente una Rolleiflex 6×6.
La mostra vuole riscoprire l’opera di quest’artista attraverso un gruppo di 15 fotografie originali e di 140 immagini, quasi tutte stampate appositamente per l’occasione e presentate per nuclei tematici: la nobiltà, il clero, gli imprenditori, la piccola-media borghesia, gli intellettuali, gli uomini politici, la famiglia, la gente comune.
Inoltre, sarà in mostra la proiezione video di tutto il corpus fotografico della Carell e alcune riviste dell’epoca che riportano dei suoi ritratti.
La mostra si svilupperà in un percorso che si snoda all’interno del Pastificio Cerere occupando i luoghi più suggestivi dell’ex edificio industriale: le fotografie originali saranno esposte nel silos del grano, oggi spazio espositivo della Fondazione Pastificio Cerere, i personaggi ecclesiastici nella Galleria Pino Casagrande, i soggetti femminili al Ristorante Pastificio San Lorenzo eil corpus restante delle opere, numericamente il più consistente, presso loSpazio Cerere. L’esposizione costituisce una nuova occasione per sperimentare in maniera diversa, le potenzialità e la forza del Pastificio Cerere come contenitore per l’arte contemproanea, dimostratosi in grado di funzionare sia nelle singole unità degli spazi che lo compongono, sia nel suo insieme, com’era avvenuto nella celebre mostra Ateliers del 1984, curata da Achille Bonito Oliva. Il desiderio di impegnarsi in un progetto così importante incentrato sulla fotografia, corrisponde allo storico rapporto che il Pastificio ha instaurato con questo medium, iniziato negli anni ’70 con la straordinaria presenza di Francesca Woodman che proprio tra le mura dell’ex edificio industriale, circondata dagli amici artisti della Nuova Scuola Romana, maturava le sue ispirazioni, trovando qui le ambientazioni più adatte ai suoi scatti più celebri.

L’ARTISTA
Nata nel 1899 nell’Ungheria del nord-est, Ghitta Carell impara la tecnica fotografica a Budapest, in un corso di fotografia per “signorine”. Subito dopo inizia a visitare lo studio del fotografo Szekelu Aladair, autore di libri cui collaborano personaggi come lo scrittore Hugó Veigelsberg, detto Ignotus, il poeta Endre Ady e il musicista Béla Bartok. A partire dai personaggi che frequentavano lo studio di Aladair, la Carell comincia a prendere familiarità con l’ambiente intellettuale della capitale ungherese. Animata da questi stimoli, prosegue la sua formazione fotografica a Vienna e Lipsia, per approdare nel 1924 a Firenze, dove frequenta l’ambiente mitteleuropeo che si ritrovava a Fiesole in casa dello scultore Mark Vedres – seguace di Rodin e poi vicino alle posizioni del cubismo e del costruttivismo – e della moglie Matild, storica dell’arte. La casa dei Vedres non era però solo luogo d’incontro di personaggi proveniente dalla Mitteleuropa, ma anche di talenti come quello del musicista Luigi Dalla Piccola, dello scrittore Alberto Carocci, dello scultore Marino Marini e dello storico dell’arte Bernard Berenson.
Dopo il periodo fiorentino, Ghitta Carell si trasferisce a Milano, dove ben presto diventa una fotografa molto apprezzata, soprattutto dai personaggi dell’alta finanza e dell’aristocrazia. A lanciarla è la foto di un bambino vestito da Balilla, scattata nel 1926, e scelta per un manifesto di propaganda. La foto tappezza i muri di tutta la nazione e da quel momento ha inizio l’ascesa verso la grande notorietà. La sua fama raggiunge facilmente la media borghesia, che comincia a considerare le fotografie di Ghitta Carell come una prova di affermazione sociale. Nel vivo del culto di Roma, si trasferisce nella Capitale, vicino a Piazza del Popolo, riuscendo a conquistare tutti quelli che contano: Edda e Galeazzo Ciano, Benito Mussolini, Alberto Savino, Giovanni Papini, Alba De Céspedes, Pio XII, i Gonzaga, i Diaz, i Borghese, i Cicogna, i Visconti, i Colonna, ecc. Diceva di Mussolini: “Io l’ho conosciuto bene e l’ho osservato per giorni dietro la scrivania nella sala del Mappamondo. Era così vanitoso che potevo fare per ore quello che volevo”.
Donna colta e intelligente è stata spesso definita come l’interprete del mondo del potere e le sue immagini più famose, tutte scattate negli Anni Trenta in piena era fascista, sembrerebbero confermarlo. In realtà ritrae anche persone comuni.
Le leggi razziali promulgate nel 1938 non le causano problemi, ma il regime le chiede di non mettersi troppo in mostra. Con la fine della guerra torna l’antica fama e tutto il gotha democristiano (Alcide De Gasperi, Giovanni Gronchi, Giulio Andreotti, ecc.) posa sotto le lampade di questa fotografa, che nel 1959 diviene cittadina italiana. Ma è anche amica e fotografa di scrittori come Cesare Pavese, attrici come Valentina Cortese, giornalisti come Camilla Cederna e personaggi come Walt Disney.
Si allontana dall’Italia in sordina e sceglie di trasferirsi ad Haifa, in Israele, dove muore nel 1972.
Il nome di Ghitta Carell è noto a molti, ma la sua figura e la sua opera restano pesantemente gravate da luoghi comuni ed equivoci interpretativi.

INFO

Fondazione Pastificio Cerere - Via degli Ausoni, 7 – 00185 Roma
info@pastificiocerere.it

 

Zitta Cassandra: la mostra di Aude Fourel @WSP fino al 3 maggio

“Zitta Cassandra!”. Installazione fotografica di Aude Fourel.

Aude Fourel - Zitta Cassandra

L’esclamazione Zitta Cassandra! è utilizzata da Jean-Luc Godard nelle Storie del Cinema per condannare i ricordi e le certezze. Secondo la legenda Apollo per conquistare Cassandra le fece dono della dote profetica. Una volta ricevuto il dono Cassandra non volle concedersi al dio che per vendicarsi le sputò sulle labbra, condannandola con questo gesto a restare per sempre inascoltata.

Zitta Cassandra! è un’installazione, un montaggio di frammenti fotografici stampati su carta acquarello Arches e su vetro, contenuti all’interno di scatole di ferro e barattoli. Autoritratti celati e muti abitano quadri erroneamente vuoti o falsi specchi dal riflesso sfocato. Zitta Cassandra! è un percorso di immagini silenziose.

Aude Fourel

Artista e filmmaker, Aude Fourel vive e lavora tra Lione e Roma. Insegna cinema sperimentale e pratiche performative all’Università di Saint-Etienne (Francia).

La sua ricerca si basa sui legami fra fotogramma, cinema, flusso e corpo. Utilizza le tecnologie digitali insieme alle tecniche antiche della stampa con emulsione fotosensibile e dei film super 8, per fare emergere stati del corpo colpiti dalle instabilità dell’immagine.

Aude Fourel ha appena realizzato il cortometraggio ATTRAVERSARE ROMA (à travers Rome), ispirato alle sue camminate a Roma. Il cortometraggio verrà proiettato per la prima volta nel corso dell’inaugurazione.

La mostra sarà visibile fino al 3 maggio tutti i giorni tranne martedì e domenica dalle 19.00 alle 23.00.

Il 27 aprile alle ore 21.00 sono previste proiezioni e performance filmate di Aude Fourel + concerto e sonorizzazioni di Luca Venitucci sui cortometraggi di Maya Deren.

Ingresso gratuito riservato ai soci ENAL. È possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento. Costo della tessera annuale 2013 3 euro

La scelta di Christophe Bourguedieu: mostra fotografica @Bloo Gallery

Bloogallery ospita per la prima volta in Italia, la personale di Christophe Bourguedieu, artista imprescindibile della scena fotografica francese dell’ultimo decennio. La mostra riunisce delle serie realizzate nell’arco degli ultimi dieci anni di lavoro dell’artista. Ricerca e creazione fotografica incentrate sulla costruzione dello sguardo, del caso e di un discorso pensato, in costante contatto con i luoghi esplorati e sentiti. Christophe Bourguedieu on the road alla ricerca di paesaggi e individui con la persistente esigenza di vivere e pensare la fotografia. Bloogallery ha tentato di dare un’unità e andare al cuore di queste 4 serie realizzate in paesi lontani o vicini della nostra vecchia Europa (inizialmente la Finlandia, poi gli Stati Uniti, l’Australia ed infine la Francia), con l’obbiettivo di offrire al pubblico italiano una panoramica del lavoro dell’artista. Si tratta di un percorso attraverso il tempo e i luoghi in cui l’autore trasporta anima e corpo.

La scelta di Christophe Bourguedieu
Christophe Bouguedieu

Roma (RM)

presso
Bloo Gallery
Via Tiburtina 149, 00185 Roma
Roma (RM)

dal 15 febbraio al 13 aprile 2013

orari
mart-ven 14-19
biglietti
ingresso libero
a cura di
Justine Verneret

Complycidades: Diego e Frida Mostra fotografica

L’Ambasciata del Messico in Italia e l’Istituto Cervantes invitano mercoledì 13 febbraio alle ore 19 in piazza Navona 91 all’inaugurazione della mostra fotografica Complicidades: Diego y Frida alla presenza dell’ambasciatore del Messico in Italia e del direttore dell’Istituto Cervantes. Ospite d’onore il Presidente della Commissione Cultura di Roma capitale. La mostra rimarrà aperta fino al 12 marzo.

Piazza Navona, 91
Istituto cervantes

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