Al via le selezioni per partecipare alla III edizione di The darkroom project

Sono aperte le selezioni per partecipare alla terza edizione di The
Darkroom Project Exhibition che si svolgerà il 16-17-18 Agosto 2013
nell’ex convento di Muro Leccese (LE).
Partecipare a The Darkroom Project Exhibition è soprattutto
un’opportunità per far conoscere il proprio lavoro e per confrontarsi
al di fuori delle logiche concorsuali.

The Darkroom Project è una factory indipendente, uno spazio dedicato
alla ricerca artistica dove esplorare sperimentazioni ed esprimere la
propria curiosità e la propria passione attraverso il dialogo ed il
confronto. La fotografia analogica come punto di partenza di un
cammino verso il mondo dell’arte.
Il progetto nasce nel 2010 da un’idea dello stampatore professionista
Luciano Corvaglia, con la finalità di mantenere viva l’attenzione
degli appassionati e dei professionisti sui processi in camera oscura
e, soprattutto, far conoscere alle nuove generazioni, o a chi non ne
ha mai avuto la possibilità, la magia della stampa ai sali d’argento.
Tra le opere in mostra nelle edizioni precedenti: stampe ai sali
d’argento su carta baritata, emulsiografie, spellicolamenti, pittura
materica su base fotografica, emulsione su carta da acquerello,
emulsione su lastre di piombo. Nell’edizione del 2012 è stata ospitata
un’installazione fotografica visibile tramite dispositivo elettronico
(fotocamera, smathphone).

L’attività si concretizza con le iniziative organizzate durante tutto
l’anno dal gruppo di Darkroom Project: incontri, letture portfolio
gratuite ma soprattutto l’appuntamento annuale con la rassegna The
Darkroom Project Exhibition, ospitata nell’Ex Convento dei Domenicani
di Muro Leccese (LE). Nelle due prime edizioni, del 2011 e del 2012,
sono stati coinvolti più di 80 fotografi, sono state esposte oltre 300
stampe, performance, video e installazioni.

Per l’edizione del 2013 sono ammesse le seguenti opere:

  • Stampe ai sali d’argento
  • Installazioni
  • Performance
  • Videoarte
  • Particolari forme artistiche non specificate sopra

Per partecipare è necessario contattare il curatore Luciano Corvaglia
per discutere del proprio progetto, concluso o in progress.

Maggiori info: www.darkroomproject.org | info@darkroomproject.org

“Argento Vivo” Esposizione collettiva di stampa manuale in bianco e nero @ WSP Photography

Mostra Argento Vivo

Mostra Argento Vivo

Presso WSP Photography è allestita la collettiva fotografica Argento Vivo.

Argento Vivo è un’esposizione collettiva che raccoglie alcuni lavori realizzati nei corsi di stampa in bianco e nero di Officine Fotografiche. Risponde a diversi desideri. Cristallizzare una fase della ricerca, restituire in forma di immagini le pratiche e le tecniche apprese, costruire spazi e momenti di osservazione sullo stato della fotografia analogica, che è una delle anime della fotografia, non soltanto il suo passato. La stampa si fa soggetto quanto il contenuto dell’immagine, e mostra il gesto di scrivere attraverso la luce. Sette autori propongono una serie di tre stampe ciascuno di formato 30×40, attraversando diverse tecniche di ripresa. Sguardi diversi disposti a condividere uno spazio di visione, a tracciare le linee di un disegno sensibile.
Eleonora Polselli – Il mare oltre
Paolo Del Signore – Come non ti ho mai visto
Luca Guerri – Torre Flavia Continuum
Cristiana Vazzoler – Eurhole
Gianluca Capri – Geometrie mediterranee
Alberto Casini – Heima:Islanda
Marina di Fonzo – Hell’s Gate National Park – Kenya 2011

La mostra è visitabile dal lunedì al sabato dalle 19. Chiusi domenica e martedì.
Ingresso gratuito e riservato ai soli soci con tessera ENAL.

WSP Photography
Via Costanzo Cloro 58 Roma

The Darkroom Project: aperte le selezioni per partecipare alle sezioni Sali d’argento e Hipstamatic Showcase

The Darkroom Project nasce da un’idea del Laboratorio Fotografico Professionale di Luciano Corvaglia  ed è realizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale WSP Photography, con il patrocinio del Comune di Muro Leccese e della Regione Puglia.

La prima edizione, dedicata esclusivamente alla stampa da negativo, si è tenuta nell’agosto del 2011, nella cornice dell’Ex Convento dei Domenicani del XVI secolo, di Muro Leccese. Sessanta fotografi di fama nazionale ed internazionale hanno esposto oltre duecento stampe in bianco e nero, realizzate rigorosamente in camera oscura.

Numerosi visitatori si sono immersi nella visione di quelle stampe ai sali d’argento ammirandone le ricchezze tonali, hanno scoperto le nuove tecniche di “spellicolamento” di Andrea Pacioni, hanno stampato, in camera oscura, sotto la guida di Luciano Corvaglia e sono stati coinvolti dalla performance La Camera Chiara di Piero Marsili Libelli, che ha attuato particolari tecniche di camera oscura sotto la luna e le stelle, nel chiostro del convento che ha ospitato l’intera rassegna. Pubblico, fotografi e stampatore si sono confrontati, durante l’arco di tre giorni, raccontando la fotografia dai propri punti di vista, coadiuvati dalle proiezioni, a ciclo continuo, dei video Developing ed Il delirio di uno stampatore di Luciano Corvaglia, concentrati sul rapporto creativo che lega la fotografia ai processi di camera oscura.

THE DARKROOM PROJECT 2

La seconda edizione di The Darkroom Project si svolgerà nei giorni 17, 18 e 19 agosto 2012, sempre nell’Ex Convento dei Domenicani di Muro Leccese, la sostanziale novità rispetto all’edizione precedente consiste nella trasformazione di The Darkroom Project in un contenitore all’interno del quale saranno ospitate quattro sezioni: Sali d’argento, The Darkroom Contest, Hipstamatic Showcase, Work in progress. Il filo conduttore sarà la fotografia stampata, generata da processi fotografici diversi e distanti fra loro, sia culturalmente che tecnologicamente, che genereranno a loro volta un teso ed intenso confronto di linguaggi.

Sali d’argento: Questa sezione è dedicata alla mostra di fotografie analogiche in bianco e nero stampate in camera oscura. La parte più consistente della mostra sarà costituita dalle stampe degli autori scelti da Luciano Corvaglia e dalle stampe della collezione permanente di The Darkroom Project. La parte rimanente della mostra sarà riservata ai fotografi che verranno scelti dopo la partecipazione alla selezione online. La selezione online delle opere avverrà in due distinte fasi: nella prima fase la giuria, composta da Luciano Corvaglia (fotografo e stampatore), Roberto Cavallini (fotografo e critico) e Laura Salvinelli (fotogiornalista), valuterà gli aspetti estetici e linguistici delle opere inviate in formato digitale (scansione del negativo o fotoriproduzione), nella seconda fase le opere selezionate, stampate su carta baritata in camera oscura, saranno poste al vaglio tecnico di Luciano Corvaglia.

The Darkroom Contest: Questa sezione sarà un vero e proprio concorso di stampa, primo nel suo genere, dove al massimo trenta stampatori si cimenteranno, come musicisti davanti allo stesso spartito, nella stampa dello stesso negativo, uno dei più complessi, dal punto di vista tecnico e linguistico, realizzati dal fotografo Francesco Zizola. La stampa migliore, a giudizio insindacabile, espresso in centesimi da Luciano Corvaglia, sarà firmata e avrà la dedicata personale di Francesco Zizola e varrà come premio allo stampatore, vincitore della gara.

Hipstamatic Showcase: è la sezione del progetto che si apre alla fotografia digitale. Hipstamatic è una App per iPhone che ripropone gli stilemi della fotografia di largo consumo degli anni ’60 e ’70 ed è inequivocabilmente evidente come il nome faccia riferimento alla fotocamera la Kodak Istamatic le cui stampe hanno riempito gli album ed i cassetti di più generazioni. Con questa sezione si vuole stabilire un confronto tra due linguaggi fotografici molto distanti tra loro, quello della fotografia analogica dove il controllo del fotografo e dello stampatore si spinge al più alto grado possibile e quella della fotografia digitale a grado zero, quella del fotofonino dove l’immagine digitale non deve neanche passare per il processo di postproduzione in photoshop, perché già elaborata “evocativamente” dall’App Hipstamatic. La partecipazione è aperta a tutti i fotografi senza limiti di età, sesso, razza o provenienza e le fotografie inviate, sotto forma digitale, saranno vagliate da una giuria formata da Luciano Corvaglia (fotografo e stampatore), Roberto Cavallini (fotografo e critico), Mauro Estrada (Hipstamatic) e successivamente stampate per la mostra.

Work in progress: è la sezione tesa ad esplorare i legami che vincolano la fotografia ai linguaggi artistici. Verrà proposta una nuova versione dell’happening de La Camera Chiara di Piero Marsili Libelli, dove la rivelazione dell’immagine latente su fogli di carta fotografica di grandi dimensioni avverrà nel chiostro del convento alla presenza dei visitatori. Ernesto Romano realizzerà dal vivo un collage di fotografie analogiche su un suo dipinto riproponendo la tecnica già adottata nell’istallazione “Whose’s this face?”, la prima istallazione che deve essere osservata con un mezzo di comunicazione, come un videofonino, una telecamera o una macchina fotografica e dove decine di foto d’epoca formano un collage, che rivela un volto. Questa sezione work in progress, ovvero lavori in corso non deve intendersi come esaurita con la presentazione degli interventi di Romano e Marsili Libelli (lavori in corso), essa includerà anche istallazioni video come ulteriori possibilità di dialogo e confronto tra linguaggi tesi a nuove aperture soprattutto per lanciare le basi di riflessione per future edizioni (work in progress) di The Darkroom Project.

Informazioni e regolamento: www.darkroomproject.org – info@darkroomproject.org

“Esponi per le ombre, sviluppa per le luci” Come ottenere il negativo ideale Workshop con Bruno Di Benedetto @ WSP Photography

Associazione Culturale WSP Photography
Presenta

“Esponi per le ombre, sviluppa per le luci”
Come ottenere il negativo ideale

Workshop con Bruno Di Benedetto

Sabato 21 aprile ore 17-19
WSP Photography
Via Costanzo Cloro 56 / 58 Roma (Metro B San Paolo)

workshop sviluppo del negativo ideale

workshop sviluppo del negativo ideale

Come ottenere il negativo “ideale”. Partendo dalla regola base della fotografia “Si espone per le ombre e si sviluppa per le luci” verranno prima spiegati i problemi relativi all’esposizione toccando i seguenti punti:

1- effetti della luce sulla pellicola;
2- le curve caratteristiche delle pellicole;
3- importanza dell’esposizione per la giusta riproduzione delle zone scure;
4- funzionamento degli esposimetri;
5- come fare una buona esposizione;
1- come agisce il bagno di sviluppo;
2- azione dello sviluppo sulla pellicola in base alla luce che questa ha ricevuto;
3- ancora sulle curve caratteristiche delle pellicole ma inerenti lo sviluppo;
4- regolazione dello sviluppo in conseguenza delle luminanze della scena.Considerazioni finali su:
1- il tiraggio delle pellicole;
2- esame delle pellicole dopo lo sviluppo.

Il workshop si svolgerà presso la sede dell’Associazione Culturale WSP Photography sabato 21 aprile 2012.
Orario: 17-19
Costo: 7 euro per gli associati ENAL. Il costo della tessera valida per tutto il 2012 è di euro 3 ed è possibile farla il giorno stesso del Workshop.

E’ gradita una mail di prenotazione all’indirizzo: info@collettivowsp.org

BRUNO DI BENEDETTO
Inizia a interessarsi di fotografia nel 1972 durante gli studi di architettura. Laureatosi nel 1975 diventa fotografo professionista nel campo della fotografia di opere d’arte, di architettura e di paesaggio. Ha svolto lavori per Enti pubblici e aziende private : Poste Italiane, Provincia di Roma, Comune di Roma, Ericsson, etc. Ha lavorato per Legambiente alla realizzazione di fotografie di monumenti per la Campagna “Salvalarte”. Dal 1992 diventa docente di fotografia tenendo corsi nel proprio studio in Roma, per la Provincia di Cagliari e per la Scuola Romana di Fotografia. Si è dedicato alla stampa bianco e nero fine-art e stampato le opere per mostre di vari autori.
Ha fatto varie mostre sia personali che collettiva in tutta Italia.

Ufficio Stampa WSP Photography
Daniela Silvestri 3394009290
David Scerrati 3284135383
http://www.collettivowsp.orginfo@collettivowsp.org

Camera Oscura: laboratorio intensivo con Samantha Marenzi – Sabato 24 e Domenica 25 Marzo

Associazione Culturale WSP Photography e Samantha Marenzi

 presentano

Laboratorio intensivo di camera oscura

docente Samantha Marenzi

 Sabato 24 e Domenica 25 marzo 2012  – Via Ostiense 196/A

Il laboratorio è un’idea di lavoro pratico sulle tecniche di stampa in bianco e nero. È un’occasione per condensare un’esperienza di artigianato fotografico, isolarla dalla velocità del mondo che corre fuori dalla camera oscura. È aperta a principianti che vogliono avere un approccio professionale alle pratiche della fotografia analogica e a stampatori o amatori che ciclicamente sentono il bisogno di uno sguardo altro sulle proprie immagini. Il workshop, della durata di 10 ore suddivise nel fine settimana, prevede un numero minimo di tre e un massimo di quattro partecipanti, pari al numero degli ingranditori disponibili. È possibile stampare diversi formati di negativo in bianco e nero (35 mm, 6X6, 4,5X6, 6X9). Il materiale e l’attrezzatura sono messi a disposizione dalla docente, che in questa prospettiva si propone come guida all’alfabetizzazione visiva e pratica della stampa in bianco e nero in percorsi personalizzati sulla base delle conoscenze tecniche di partenza di ciascun partecipante.

Dove: Via Ostiense 196/A Orario: sabato 24 marzo h 16.00/20.00 – domenica 25 marzo h 10.30/13.30 – 14.30/17.30

Costo € 150,00

Samantha Marenzi (Roma, 1975). Fotografa, specializzata in stampa manuale in bianco e nero, realizza mostre in Italia e all’estero e insegna tecniche fotografiche primordiali, tecniche antiche di stampa e pratiche di camera oscura. Si forma come fotografa durante le scuole superiori, diplomandosi all’Istituto di Stato per la Cinematografia e Televisione R. Rossellini. Dal 1992 inizia a specializzarsi nella stampa e nelle tecniche del fotomontaggio. Lavora in diversi studi privilegiando la ritrattistica e la riproduzione di opere d’arte. Dal 1998 si dedica all’insegnamento della tecnica fotografica e della stampa manuale. Organizza rassegne di fotografia e arti visive, e dal 2005 abbandona la professione di fotografa per dedicarsi alla sperimentazione tecnica, alle mostre, all’insegnamento e alla ricerca teorica. Nel 2002 si laurea in Storia del Teatro e dello Spettacolo e nel 2010 consegue il titolo di Dottore di Ricerca (Università Roma Tre) con una tesi su Antonin Artaud. Dal 2009 partecipa a convegni e pubblica saggi sulla fotografia e sul teatro, occupandosi delle tematiche del corpo e dei rapporti tra fotografia e performance. Attualmente collabora come docente con Ars-Imago e con Officine Fotografiche

 info e prenotazioni: info@collettivowsp.org

Camera Oscura: laboratorio intensivo con Samantha Marenzi

Associazione Culturale WSP Photography e Samantha Marenzi

presentano

Laboratorio intensivo di camera oscura
docente Samantha Marenzi

Sabato 24 e Domenica 25 marzo 2012
Via Ostiense 196/A

 Il laboratorio è un’idea di lavoro pratico sulle tecniche di stampa in bianco e nero. È un’occasione per condensare un’esperienza di artigianato fotografico, isolarla dalla velocità del mondo che corre fuori dalla camera oscura. È aperta a principianti che vogliono avere un approccio professionale alle pratiche della fotografia analogica e a stampatori o amatori che ciclicamente sentono il bisogno di uno sguardo altro sulle proprie immagini. Il workshop, della durata di 10 ore suddivise nel fine settimana, prevede un numero minimo di tre e un massimo di quattro partecipanti, pari al numero degli ingranditori disponibili.

È possibile stampare diversi formati di negativo in bianco e nero (35 mm, 6X6, 4,5X6, 6X9). Il materiale e l’attrezzatura sono messi a disposizione dalla docente, che in questa prospettiva si propone come guida all’alfabetizzazione visiva e pratica della stampa in bianco e nero in percorsi personalizzati sulla base delle conoscenze tecniche di partenza di ciascun partecipante.

Dove: Via Ostiense 196/A   Orario: sabato 24 marzo h 16.00/20.00 – domenica 25 marzo h 10.30/13.30 – 14.30/17.30  Costo € 150,00

Samantha Marenzi (Roma, 1975). Fotografa, specializzata in stampa manuale in bianco e nero, realizza mostre in Italia e all’estero e insegna tecniche fotografiche primordiali, tecniche antiche di stampa e pratiche di camera oscura. Si forma come fotografa durante le scuole superiori, diplomandosi all’Istituto di Stato per la Cinematografia e Televisione R. Rossellini. Dal 1992 inizia a specializzarsi nella stampa e nelle tecniche del fotomontaggio. Lavora in diversi studi privilegiando la ritrattistica e la riproduzione di opere d’arte. Dal 1998 si dedica all’insegnamento della tecnica fotografica e della stampa manuale. Organizza rassegne di fotografia e arti visive, e dal 2005 abbandona la professione di fotografa per dedicarsi alla sperimentazione tecnica, alle mostre, all’insegnamento e alla ricerca teorica. Nel 2002 si laurea in Storia del Teatro e dello Spettacolo e nel 2010 consegue il titolo di Dottore di Ricerca (Università Roma Tre) con una tesi su Antonin Artaud. Dal 2009 partecipa a convegni e pubblica saggi sulla fotografia e sul teatro, occupandosi delle tematiche del corpo e dei rapporti tra fotografia e performance. Attualmente collabora come docente con Ars-Imago e con Officine Fotografiche

 info e prenotazioni: info@collettivowsp.org

corsi di camera oscura roma

(c) Samantha Marenzi

The Darkroom Project su granbelblog

1. Quando ho chiesto a Luciano Corvaglia, salentino di origini, come nasce l’idea di adibire per tre giornate a luogo di fotografia e di produzione fotografica da negativo un convento nel cuore del Salento, mi dice che fa questo da trent’anni, che gli stampatori da negativo in Italia sono rimasti un mucchietto sparuto e che anche a Roma, nonostante l’interesse un po’ più acceso verso quest’arte , i laboratori sono luoghi in via di estinzione. “Questo non può essere un lavoro”, dice. Camera oscura. Camera chiara. Come dire eternamente interno/esterno, realtà/finzione, vita/morte. Come dire utero pieno, buio che plasma l’immagine nell’acquatico. Ogni discorso sulla fotografia si fa complesso, perché pur sempre si tratta della bugia più vera e la magia più umana che la tecnica abbia mai conosciuto.

2. Muro leccese alle sei del pomeriggio sembra come certe paste di crema, l’impressione è di precipitare nel vassoio dei dolci, solo immersi in una luce lattiginosa e profumata di pietra. Nel bianco del Convento dei domenicani ci accolgono le ragazze sorridenti dell’Associazione Wide Shut Photography. Tutto è pronto come un rituale brulicante e mesto insieme, aperto ed intimo allo stesso tempo. A centocinquant’anni dall’invenzione della Kodachrome, il colore che conquistò le masse e fece arricciare il naso a molti famosi fotografi e in piena epoca di Photoshop spinto, ecco riallestito il tempio del bianco e del nero, bipolarità assoluta, il visibile e l’oscuro.
Non mi aspettavo un’immersione così densa e così massiccia di fotografi e fotografie in esposizione, due piani intono al chiostro centrale e più di 200 fotografie di fotografi giovani e meno giovani tra cui nomi di noti come Luciano Corvaglia (fotografo e organizzatore) e Piero Marsili Libelli , fotografo reporter e performer che realizzò il primo e unico set fotografico con un Antonioni al tramonto della sua avventura terrena , scatti confluiti nella mostra del 2009 “I silenzi di Michelangelo”. Nel chiostro grandi schermi e lampadine appese per la performance di tarda serata “La Camera Chiara” proposta da Libelli, il primo esperimento di camera oscura a celo aperto. Tutto è ancora da assaporare.

3. Molto presto, nella società borghese, l’ipotesi che le macchine fotografiche fornissero un’immagine impersonale e oggettiva della realtà, dovette cedere al fatto che le fotografie non attestano soltanto ciò che c’è, ma ciò che un individuo ci vede, come una valutazione del mondo; Nasceva allora la “visione fotografica“ , che era insieme un nuovo modo di vedere e una nuova attività da svolgere, ci ricorda Susan Sontag. Furono i fotoreporter a sancire l’inizio di questa visione, cioè scoprire la bellezza in ciò che uno vede ma trascura perché giudicata banale, ma soprattutto in bilico continuo tra il compito di mostrare la realtà oggettiva (la verità) e la primitiva finalità di abbellirla. Orde di fotografi con attrezzature sempre più maneggevoli rispetto agli ingombranti esordi del mezzo, partivano per i loro “safari culturali” e catturavano il mondo aspettando anche per ore il “momento giusto”. Alfred Stiegliz, celebre fondatore di Camera Work, racconta di essere rimasto per tre ore sotto la bufera di neve del 22 febbraio 1893 “ad aspettare il momento adatto”per realizzare la sua famosa fotografia Inverno nella Quinta Avenue. Ma cosa sarebbe questo momento? E’ quello in cui si possono vedere le cose in maniera nuova.
Ma siamo poi sicuri che con la fotografia si possa vedere qualcosa? La butto lì, temendo lo sguardo austero e segnato di uno stampatore che nonostante i tempi digitali, in camera oscura ci passa ancora giornate con fatica, precisione, sacrificio, lo stesso spirito che, forse e paradossalmente, ci metteva un Baudelaire o un pittore di metà ‘800 nel demonizzare il nuovo mezzo così volgare , in cui la mano e l’ingegno dell’uomo era sorpassato dal meccanismo e dalla chimica del Dagherrotipo!
M’immergo ancora nell’oscuro.

4. Mi soffermo sugli scatti di Dario Coletti “L’uomo nero e lo sciamano e la documentazione dell’invisibile” Ovodda , 1995

“Quasi mai gli eventi si manifestano con chiarezza. E’ questo quello che impari quando cominci a documentare. Raccogliere immagini e informazioni e solo la prima parte del lavoro, quello della verifica è quello più importante. Analizzare ogni particolare, farlo corrispondere con altri indizi fino a quando il quadro generale non è chiaro. Per un fotografo raccogliere tracce consiste nell’isolare i segni presenti all’interno della situazione (scena) e indicare una chiave di lettura che ne sveli i significati più nascosti.”

Le parole di Coletti ci fanno pensare a quanto la fotografia abbia sempre un po’ a che fare con l’indagine poliziesca e scientifica e allo stesso tempo traccia mistica e porta dimensionale e di-svelatrice:

“Quando si assume questo ruolo ci si comincia a muovere in un universo di archetipi, figure di sintesi che scaturiscono da dimensioni insondabili.(…) Bisogna farsi Sciamano, usare i suoi strumenti. Lanciare dadi di ossa di animali e attraverso la loro combinazione prevedere. In questo gioco è il caso che predispone tracce e indizi e chi documenta deve saper cogliere il tempo in cui la loro combinazione forma significati, traccia responsi.”

qui il fotografo è visto come chi getta la sua lancia-scudo lungo il percorso di caso-desiderio, per una visione Scia-mana che è sensibile ai segni dall’oscurità-luminosa del reale.

“E’ già tardi quando incontro l’uomo nero. E’ su una carrozzella spinta da un asino, e canta parla e offre vino. Quasi non ce la fa ad alzare il bicchiere. Ci incrociamo e ci fissiamo. Quasi non ce la faccio ad alzare la fotocamera. Ma quando siamo proprio di fronte, la potenza del suo sguardo, la forza del suo canto farneticante mi regalano un ultimo atto di energia. Per tutto il resto non si può far altro che lasciare fare al caso. (…)

La fotografia è un modo di immergersi nel mondo senza annegarvi, uno schermo-finestra, uno schermo-specchio. In questo scritto in cui Coletti racconta dei rituali di un mercoledì delle ceneri in un paese della Barbagia, quasi si percepisce uno stato alterato di coscienza dell’operatore -non unicamente dovuto al bere vino- che favorisce una sorta di autonomia inquietante e perturbante del mezzo.

5. Il tourbillon continua, e tra gli scatti di Carlo Marras,Daniele Coricciati, Annibale Greco, Angelo Turetta, Lia Pasqualino ed altri ancora, mi imbatto in “ANIME” di Andrea Pacioni, un lavoro davvero bizzarro in cui la fotografia è scarnata, o meglio spellata dalla sua superficie,dal suo supporto. Panni stesi dove ectoplasmi appaiono senza corpo ne supporto, in una gabbia di vetro dove la leggerezza zuccherosa dell’immagine stride implode in un senso di claustrofobia.

Gli organizzatori sono in fibrillazione, le tre giornate vogliono essere un’occasione unica -almeno da queste parti- per chi, appassionato di fotografia analogica o sperimentatore più o meno esperto di camera oscura voglia confrontarsi ed ottenere spiegazioni tecniche sul lavoro che gli stampatori hanno realizzato sui negativi, per portare avanti un’arte e un processo, che per motivi di mercato rischia davvero di scomparire del tutto, ma soprattutto, e questa mi sembra la ragione più originale, per raccontare il sottile legame tra fotografo e stampatore, il momento in cui chi è in camera oscura, muovendosi come in un campo minato, cerca di entrare in sintonia con la traccia e il pensiero che il fotografo ha affidato alla pellicola. A volte l’alchimia riesce, provocando e ri-proponendo la commozione, lo spaesamento e il senso di prodigio, che le prime prove destavano agli esordi del fotografico. La notte è scesa. Libelli e lo staff dispongono il necessario per la performance “La Camera Chiara”, l’ esperimento di camera oscura all’aperto dedicato alla fotografia di guerra, installata nel chiostro. Nella quasi totale oscurità, omini vestiti con tute ospedaliere e mascherine a ritmo di suoni contemporanei che evocano paesaggi di guerra, imbevono i pannelli di emulsione per far apparire sui pannelli, sorprendentemente, vere e proprie fotografie, come accade in una comune camera oscura. L’atmosfera è di suspense surreale, molto intensa, ma all’accensione delle luci ci dicono che qualcosa non è andato, il cielo limpido con la luna piena ha schiarito troppo questa Camera Chiara di Libelli,non permettendo la riuscita dell’esperimento. Bene comunque, questa probabilmente è la metafora migliore per una pratica che nel corso dei decenni è vissuta di mille sacrifici, tentativi, intuizioni, delusioni, eccezionali ri-velazioni; e poi già Brassaï l’aveva detto: “La notte svela, non mostra”!

Gioia Perrone, su granbelblog

Leggi anche Il lato oscuro della fotografia su Repubblica.it

“Il delirio di uno stampatore”: il video di Luciano Corvaglia al CinemAvvenire Video Festival – Proiezione il 27 giugno dalle ore 20,15.

Quindici fotografi, seduti sul gabinetto del laboratorio fotografico dell’autore, raccontano le loro esperienze di camera oscura e il loro rapporto con lo stampatore.

Domani 27  giugno dalle ore 20,15 nell’ambito del CinemaAvvenire Video Festival. Settantadue titoli selezionati (escluse repliche e proiezioni speciali), oltre ventiquattro ore di cinema (come sopra), sei sezioni – di cui due competitive – e una serie di “fuori programma” tutti da vedere e rivedere: sono questi i numeri della seconda edizione del CinemAvvenire Video Festival, in programma dal 24 Giugno al 2 Luglio 2011 presso i locali del Centro Culturale Polivalente CinemAvvenire (Roma, Viale dello Scalo San Lorenzo 51). Un festival che intende testimoniare, come CinemAvvenire fa da diversi anni, il fermento e la vitalità delle produzioni autarchiche e indipendenti – italiane e non solo -, capaci spesso di osare ciò che il cinema ufficiale spesso si nega. Dai generi tradizionali alla sperimentazione più oltranzista, senza soluzione di continuità, “il cinema a CinemAvvenire”, come amiamo definire le “cose” che passano sui nostri schermi, parla la lingua dell’arte.

Fotogramma di "Il delirio di uno stampatore" di Luciano Corvaglia

“Il delirio di uno stampatore” è parte di  The Darkroom Project la prima rassegna di stampa fotografica da negativo che si terrà dal 13 al 15 agosto nel convento dei domenicani di Muro Leccese (LE). Da un’idea di Luciano Corvaglia The Darkroom Project è realizzato con la collaborazione dell’Associazione  Wide Shut Photography.

ARS IMAGO PRESENTA: IL PROCESSO DI STAMPA FINE ART IN CAMERA OSCURA – INCONTRO CON ANDREA CALABRESI

Andrea Calabresi presenterà i suoi lavori e i processi di stampa fine art in camera oscura. Dall’esposizione allo sviluppo del negativo, dai provini alla stampa finale verranno cosi’ affrontati tutti i passaggi che portano alla realizzazione di stampe in bianco e nero fine art destinate all’esposizione. Durante l’incontro verranno inoltre presentati i workshops di camera oscura che si terranno a Luglio nel suo studio a San Quirico D’Orcia in Toscana.

(c) Andrea Calabresi

Andrea Calabresi: artista e fotografo professionista, tecnico ed insegnante di fotografia e camera oscura da moltissimi anni, svolge anche un’indipendente attivita’ di studio e ricerca sull’arte fotografica. Deve la sua formazione a James Megargee ed Arno Rafael Minkkinen. È fotografo professionista dal 1990 principalmente in fotografia d’architettura. Le sue immagini sono state pubblicate su importanti riviste d’architettura come “L’arca”, “Abitare” e “Controspazio” e hanno illustrato mostre internazionali come “The Courage of Images”. Dal 1996 al 2001 ha tenuto a Roma un laboratorio di stampa fine art in bianco e nero, attività che porta ora avanti nel suo studio di San Quirico d’Orcia. I tanti anni dedicati al laboratorio gli hanno consentito di dedicarsi intensamente allo studio della tecnica con l’elaborazione del Metodo Percettivo, un evoluzione radicale del Sistema Zonale di A. Adams; ai progetti fotografici personali; alla ricerca storico critica ed all’insegnamento.

Andrea è stato docente presso la Syracuse University (New York), il Toscana Photographic Workshops, la Scuola Romana di Fotografia, oltre ad aver tenuto in proprio, sin dal 1996, molti workshop. Il suo lavoro individuale si incentra su progetti di lunga durata, come le vedute urbane di “Domande sul senso dello spazio” (1995-2002), od i paesaggi di Close Landscapes (dal 2001). Andrea Calabresi è rappresentato negli USA dalla MV gallery of photography di New York ed ha esposto le sue opere in mostre personali in Italia e negli USA.

INGRESSO GRATUITO – VENERDI’ 24 GIUGNO 2011 – ORE 19,00

Presso ars-imago – Via degli Scipioni 24/26 00192 – ROMA